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Tutto come previsto, Penati “soddisfatto e rimborsato” vicepresidente del Consiglio regionale. Scompare l’opposizione

13 mag

Durante la campagna elettorale avevo più volte dichiarato che la candidatura di Penati non aveva l’obiettivo di cercare di sconfiggere la destra; ma che l’obiettivo vero era quello di collocare il candidato presidente del PD in un ruolo istituzionale, dove fosse dispensato dal dover condurre una vera opposizione alla giunta PDL-LEGA-CL, e nello stesso tempo fosse sufficientemente vicino al presidente della regione per poter, all’occorrenza, senza troppa difficoltà, raggiungerlo nel caso fosse necessaria qualche discussione bipartisan sulla gestione degli enormi finanziamenti in arrivo per l’Expo.

Ed ecco che, a meno di due mesi dalle elezioni, questa mia previsione si è prontamente realizzata.

Penati si è sistemato sullo scranno di vicepresidente del consiglio regionale (come tra l’altro avevano previsto, già in campagna elettorale, alcuni dirigenti del PDL), non guiderà quindi il maggior gruppo d’opposizione in consiglio, ma avrà facilità di frequentazione con “il celeste” in uno spirito di collaborazione bipartisan, come ha subito dichiarato, appena eletto vicepresidente, lo stesso ex candidato alla presidenza del PD.

Ovviamente avrà a sua disposizione le strutture e i funzionari previsti dal suo ruolo istituzionale, ben maggiori di quelle, già più che abbondanti, a disposizione di un singolo consigliere.

Ma pare che anche tutto ciò non sia sufficiente e che  il “nostro” stia pensando, annuncia qualche quotidiano, di costituire un gruppo consigliare autonomo dal suo partito, potendo così aumentare ulteriormente le risorse a sua disposizione. Ovviamente si tratterebbe sempre di soldi pubblici; ma di questo Penati non sembra preoccuparsi. Tantomeno se ne preoccupa la destra, anzi pronta a seguirne l’esempio in un’ulteriore sperpero di risorse pubbliche, in totale spirito bipartisan.

Se “il buon giorno si vede dal mattino” temo che nei prossimi cinque anni ben poca speranza ci sarà di trovare in consiglio regionale un’opposizione degna di questo nome, desiderosa di opporsi realmente alle politiche speculative e di saccheggio ambientale portate avanti dalla giunta Formigoni.

Articolo da il manifesto – «Riunire la sinistra offrendo un’alternativa reale a Formigoni»

27 mar

Nonostante gli errori che, anche nella nostra regione, hanno segnato la vita della sinistra politica, si è riusciti, durante questa campagna elettorale, a ristabilire una connessione con chi soffre maggiormente gli effetti delle politiche liberiste.

In Lombardia è necessario un voto per costruire oggi un’opposizione intelligente e domani un governo di vera alternativa al formigonismo. Il programma di Penati, per dirla con le parole di Moni Ovadia, è infatti solo la fotocopia sbiadita di un originale, quello di Formigoni. Gli esempi sono molti: dall’Expo 2015, che per entrambi rappresenta una grande opportunità, mentre per noi rischia di diventare terra di conquista per la ‘ndrangheta e business speculativo, al tema immigrazione: mentre Formigoni è schiacciato dalla violenza xenofoba della Lega, Penati è colui che da presidente della provincia propose di multare gli islamici che pregavano col tappetino sui marciapiedi.

Il gran numero di politici arrestati o indagati dimostra come la gestione della Lombardia sia contrassegnata da idee e pratiche fondate sulla cultura dell’illegalità e dell’intolleranza, senza che da parte del Pd vi sia alcuna reale opposizione, anzi la pratica del consociativismo ha favorito l’attività dei poteri mafiosi.

Questa situazione ha convinto alcune delle principali personalità della tradizione democratica milanese ad appoggiare la mia candidatura: Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia, Paolo Rossi, Milly Moratti, Giorgio Galli, Andrea Di Stefano e tanti altri con percorsi politici e culturali differenti. Con loro, e con tutti gli elettori, ho assunto un impegno solenne: invertire la tendenza degli ultimi anni, contraddistinta da divisioni e scissioni e fare di queste elezioni regionali il primo passo per riunificare tutto ciò che c’è a sinistra del Partito Democratico.

Per fare ciò occorre innanzitutto superare la soglia di sbarramento del 3 per cento – obiettivo alla nostra portata ma che necessita dello sforzo di tutti.

Una scelta astensionista, oggi, rischia di lasciare senza interlocuzione istituzionale chi è sopraffatto dal peso della crisi: sarebbe un comportamento snobistico e autolesionista; mi rivolgo anche agli elettori di SeL perché si sgancino dall’indecente alleanza  con Penati.

Oggi è necessario mandare al Pirellone un vera voce d’opposizione  su un programma che prevede: l’estensione della cassa integrazione, la tutela del popolo delle partite IVA,  l’istituzione di un “salario sociale”….; la difesa della sanità e della scuola pubblica appaltate da Formigoni alla compagnia delle Opere; l’istituzione di una Commissione regionale di vigilanza sugli appalti dell’Expò presieduta da un esponente di Libera; la difesa dei beni comuni, a partire dall’acqua pubblica e dall’aria che respiriamo,il rifiuto del nucleare…..

Ma da lunedì dobbiamo velocemente ricercare le strade di un percorso comune per costruire un unico polo a sinistra, autonomo culturalmente dal PD; è questa la richiesta che ogni giorno ci rivolge il vasto mondo della sinistra diffusa.

Vittorio Agnoletto

candidato presidente in regione Lombardia per la Federazione della Sinistra

Appello finale al voto: «Astenersi oggi è un lusso che nessuno a sinistra può permettersi»

26 mar

Mi rivolgo a tutti i democratici, a tutti coloro  il cui cuore batte a sinistra e che oggi si sentono ex militanti, ex simpatizzanti, delusi e sconsolati.

Condivido la vostra stessa rabbia: le divisioni e gli errori commessi ci hanno reso tutti più deboli e meno credibili.

Ma non è vero che tanto peggio andranno le elezioni e tanto più facile sarà ricostruire in futuro una sinistra: il “tanto peggio, tanto meglio” in politica non funziona.

Non sono in grado di fare miracoli e non è nel mio stile fare promesse demagogiche e irrealizzabili.

Quando ho accettato di candidarmi a Presidente per la regione Lombardia ho voluto assumermi un compito preciso: impegnarmi in campagna elettorale e nei prossimi mesi a ricostruire un unico polo di sinistra coinvolgendo tutta la sinistra diffusa presente nei territori.

Il listino e l’appello che mi sostiene hanno proprio questo significato: vi sono personalità indipendenti, tra le più prestigiose della cultura lombarda, che mettono a disposizione la loro credibilità per un progetto capace di riunire la sinistra.

Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia, Margherita Hack, Paolo Rossi, Emilio Molinari, Milly Moratti, Giorgio Galli, Luca Mangoni detto supergiovane, Andrea Di Stefano e tanti altri con storie politiche e con percorsi culturali diversi fra loro, e talvolta differenti dai miei, hanno deciso di investire in questa scommessa.

Insieme a loro, io vi chiedo un voto per costruire oggi un’opposizione intelligente in Lombardia e domani  un’alternativa al formigonismo e un percorso unitario della sinistra.

Ho scelto come slogan della mia campagna “Vittorio non è uno di loro” e sullo sfondo i poster di Formigoni e di Penati; il significato è preciso: il nostro programma è diverso dal loro, noi siamo per l’acqua pubblica e contro il nucleare, siamo per la difesa del posto di lavoro e contro le speculazioni immobiliari e finanziarie, siamo per il trasporto pubblico, per i treni dei pendolari e contro l’Expo e contro le immense spese a favore dell’Alta Velocità, siamo per la difesa della sanità e della scuola pubblica contro l’enorme potere della Compagnia delle Opere.

Ma non è solo questo: siamo contro una politica che è solo far carriera, contro la logica dei favori agli amici degli amici, contro gli intrecci tra politica e malaffare, che sia la mafia o la corruzione di piccolo cabotaggio. Siamo contro una politica fatta di auto blu, fatta di stipendi troppo alti quando c’è chi fa fatica a sopravvivere, fatta di privilegi e di favori.

Anche questo ho cercato di testimoniare nella mia vita e nelle settimane di campagna elettorale. Sarete voi a dire se sono stato credibile.

Per queste ragioni vi chiedo di non astenervi, ma anche di non disperdere, di non sprecare il voto in un semplice atto di protesta, che certamente può procurare la soddisfazione personale di un momento, ma che non aiuta a cambiare la situazione.

L’astensione a sinistra oggi è un lusso che nessuno può permettersi; sarebbe un atto snobistico e autolesionista

Di fronte ad una crisi economica gravissima, per i lavoratori, per la povera gente, è importante poter avere un riferimento istituzionale; chi della Federazione della Sinistra sarà eletto non potrà risolvere tutto, ma sarà un importante strumento d’aiuto in mezzo all’ indifferenza dei potenti che oggi ci sorridono dalle migliaia di manifesti appesi nelle nostre città, ma che da lunedì volgeranno altrove il loro sguardo predatore.

Ps Vi chiedo anche di non votare scheda bianca, perché, come scrive perfino Sergio Romano sul Corriere del 25/3, è bene «evitare che qualcuno la riempia a modo suo: un “incidente” che accade purtroppo anche nelle migliori democrazie», e la nostra non è proprio la migliore!!

Intervista su La Repubblica Milano: «Riuscirò a riunire la vera sinistra. Siamo l’unica alternativa a Formigoni»

24 mar

(Di Rodolfo Sala)

«Ai cittadini lombardi chiedo un voto che serve oggi per costruire un’opposizione intelligente, e domani un governo di vera alternativa al formigonismo». Lo dice Vittorio Agnoletto, candidato governatore della Federazione della sinistra.

Dunque la «vera» alternativa siete voi…

«Difficile negarlo. Provo a dirlo con le parole di Moni Ovadia, che insieme a Dario Fo, Franca Rame, Margherita Hack, Paolo Rossi e altri è candidato nel mio listino: il programma di Penati è la fotocopia sbiadita di un originale, quello di Formigoni. Vuole un paio di esempi?»

Prego.

«Entrambi pensano che l’Expo sia una grande opportunità per Milano. Così com’è progettato, invece, rischia di diventare la porta d’ingresso della ‘ndrangheta negli appalti e di produrre un saccheggio ambientale fondato sulla speculazione edilizia. Poi l’immigrazione».

Cioè?

«Penati è quello che da presidente della Provincia propose di multare, sulla base del codice della strada, gli islamici che pregavano col tappetino sui marciapiedi».

La cosa più importante di questa sua campagna elettorale?

«L’appoggio ricevuto da parecchi esponenti della cultura democratica milanese e lombarda: persone diverse tra loro e anche distanti dal mio percorso politico, che tuttavia vedono nella mia candidatura una speranza di alternativa. Tra coloro che hanno sottoscritto un appello al voto per me c’è anche Milly Moratti. Con loro, e con tutti gli elettori, io ho assunto un impegno solenne».

Quale?

«Fare di queste elezioni regionali il primo passo per riunificare tutto ciò che c’è a sinistra del Pd e invertire l’andazzo degli ultimi anni, contraddistinti da divisioni e scissioni che non hanno più senso».

I capisaldi della vostra opposizione?

«Innanzitutto difesa della scuola pubblica. Su 61.130 buoni scuola distribuiti nel 2008-2009, 61.125 sono andati a scuole private. Ne hanno usufruito 8.713 famiglie con reddito superiore agli 85mila euro, e altre 265 con reddito tra i 140 e i 200mila euro».

Poi?

«La sanità. In Lombardia più di dieci cliniche private sono sotto inchiesta con l’accusa di aver gonfiato le richieste di rimborso alla Regione. Oltre 80mila cartelle cliniche sono nelle mani dei magistrati. Questa è l’emergenza, ma più in generale Formigoni sta usando le eccellenze sanitarie, che ci sono eccome, per finanziare i privati».

La prima proposta che farà da consigliere regionale?

«Il Pirellone è travolto dalla corruzione del rapporto tra politica e affari, propongo di istituire una commissione sulla trasparenza negli appalti composta per il 50 per cento da rappresentanti della società civile e presieduta da un esponente di Libera, l’associazione anti-mafia di don Ciotti».

Queste elezioni sono a forte rischio di astensionismo: preoccupato?

«In una fase di grandissima crisi economica i ceti più deboli hanno il bisogno assoluto di avere una sponda istituzionale in regione. Se non c’erano i nostri al Pirellone, il prefetto neppure avrebbe aperto un tavolo di confronto Innse. Per questo dico che l’astensionismo è un lusso che a sinistra nessuno si può permettere».