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Afghanistan, subito il ritiro delle truppe. Militari italiani mandati a morire per difendere un governo corrotto, pieno di narcotrafficanti e signori della guerra.

17 mag

«Esprimo le mie condoglianze ai famigliari dei due militari morti in Afghanistan e auguro una pronta guarigione ai feriti – dichiara Vittorio Agnoletto, ex eurodeputato del gruppo della Sinistra Europea – Chiedo al governo di rispettare la volontà di pace manifestata anche ieri da oltre centomila persone alla Perugia-Assisi. I nostri militari continuano a morire in Afghanistan per difendere un governo corrotto, pieno di narcotrafficanti e signori della guerra, in un clima di impunità e illegalità, anche nel corso delle ultime elezioni.

Esiste invece una società civile a cui bisognerebbe far riferimento per un vero percorso di pace e democratizzazione: in primis le donne afghane dell’associazione Rawa e Malalai Joya, la giovane parlamentare democratica che da anni difende i diritti del popolo afghano.

È invece ancora più scandaloso che in un periodo di crisi economica come questo si spendano 455 milioni di euro nei primi dieci mesi del 2009 per mantenere la missione in Afghanistan, con 3227 militari, mentre nello stesso anno sono stati stanziati, nei due decreti di proroga delle missioni italiane all’estero, solo 73 milioni per la cooperazione. I soldi degli italiani, in un momento come questo, andrebbero spesi meglio: non certo per mantenere una missione di guerra che continua a provocare morti tra i nostri connazionali e i civili afghani».

«Lashakar Gah come Genova» – editoriale su Liberazione

16 apr

L’Italia ha avuto il compito dalla Comunità internazionale di aiutare le istituzioni afgane a riformare il proprio sistema giudiziario, proponendo come modello quello di casa nostra.

Osservando come si è sviluppata la recente vicenda dei tre cooperanti di Emergency, pare poter affermare che più che ai nostri codici,l’ establishment afgano si sia ispirato ad alcune prassi d’azione investigativa attualmente in uso dalla polizia italiana.

Non sarà sfuggito a nessuno, infatti, la forte similitudine di quanto avvenuto all’ospedale di Lashakar Gah con i fatti della scuola Diaz.

A Genova un gruppo di ufficiali di polizia ha artatamente collocato delle bottiglie molotov  nei locali dove dormivano decine di giovani per poi accusare costoro di esserne i proprietari e quindi massacrarli di botte e perseguirli come Black Block e fiancheggiatori del terrorismo. Sulla base di queste “prove” fu orchestrata una campagna mediatica imponente tesa a criminalizzare tutto il movimento fino a cercare di accusare l’intero GSF (Genoa Social Forum) di essere un’associazione sovversiva.

A  Lashakar Gah la pratica non sembra essere stata molto differente: viene fatto scattare un allarme bomba, il personale è evacuato, nell’ospedale entrano dei poliziotti che devono verificare la serietà dell’allarme, dopo circa un’ora alcuni operatori internazionali vengono invitati a rientrare e a quel punto militari afgani ed inglesi, senza perdere tempo a girare per i reparti dell’ospedale, si precipitano in un magazzino e, come in un gioco di prestigio, proprio dalle prime casse che vengono aperte spuntano le armi. Gli operatori internazionali sono accusati di collaborare con il nemico per preparare un attentato e tutta Emergency viene additata pubblicamente come un’associazione che strizza l’occhio ai terroristi talebani.

A Genova la testimonianza di centinaia di migliaia di occhi umani e di decine di migliaia di occhi tecnologici furono fondamentali per ribaltare la verità di regime; ma il prezzo pagato fu enorme in termini di sofferenza e di dolore: Carlo non c’è più e una moltitudine fu massacrata di botte.

A Lashakar Gah non potevano esserci migliaia di occhi a svelare l’ignobile inganno, ma,  c’è un video che mostra le inequivocabili modalità d’azione dei militari afgani e inglesi. Ci sono milioni di persone che hanno avuto salva la loro vita grazie al lavoro di Emergency; io stesso ho potuto verificare a Kabul nel 2007 come gli operatori di Emergency rischino ogni giorno la vita per rispettare il giuramento d’Ippocrate: curare chiunque indipendentemente da chi sia e da cosa abbia fatto.

Chi conosce Emergency sa che le accuse rivolte ai tre arrestati sono delle montature per liberarsi di  testimoni il cui silenzio non si può comprare.

Ed infatti ora le autorità afgane cominceranno a distinguere i tre arrestati, a dividerli fra loro, a dire che c’è chi non ha alcuna colpa  e chi invece è responsabile di ogni nefandezza fino al punto di essere accusato di aver venduto una vita umana all’epoca del rapimento di Mastrogiacomo: poco importa che in quel momento l’accusato si trovasse in un altro angolo del mondo.

Ma l’unica responsabilità di chi viene dipinto come sodale dei talebani  è proprio quella di  non aver mai abdicato alla propria neutralità, e di non aver quindi mai voluto tacere le stragi di civili che si ripetono quotidianamente.

Fini e La Russa non potevano non sapere: devono dimettersi

Nessun altro Paese avrebbe mai accettato che militari di una nazione alleata arrestassero senza preavviso e senza fornire giustificazioni dei propri concittadini. Questa elementare considerazione diventa ancora più ovvia se consideriamo la fitta presenza in Afghanistan di agenti dei servizi segreti italiani abituati ad interagire quotidianamente con i loro colleghi statunitensi, afgani, inglesi…E’ ed allora legittimo domandarsi se veramente qualcuno tra  i vertici dei nostri Servizi o del  governo italiano non fosse stato precedentemente avvisato.

Se, nonostante l’Italia continui a mandare migliaia di giovani  a morire per difendere un governo come quello di Karzai (composto da signori della guerra e da narcotrafficanti) la Farnesina e il ministero della Difesa italiano non sapevano nulla (versione poco credibile) allora sono stati umiliati e trattati dai propri alleati peggio di un vassallo medievale.

Oggi la priorità assoluta è l’immediata mobilitazione per chiedere al governo italiano di impegnarsi con tutte le proprie forze per ottenere l’immediata liberazione dei tre arrestati.

Ma poi dovremo rilanciare senza indugi il movimento per il ritiro delle truppe e andranno chieste le immediate dimissioni di Frattini e di La Russa. Qualunque sia stato il loro ruolo: sia che sapessero e nulla hanno fatto per evitare l’arresto, sia che fossero stati tenuti all’oscuro mostrando così la totale incapacità e inefficienza dei nostri apparati informativi. In ambedue i casi vi sono ragioni più che sufficienti perché lascino immediatamente i loro incarichi.

da Liberazione di venerdì 16 aprile

*ex portavoce del GSF a Genova nel 2001 – membro Consiglio Nazionale federazione della Sinistra

Emergency, Agnoletto: «Ora tutti s’impegnino per l’immediata liberazione. Ma poi Frattini e La Russa dovranno dimettersi e si apra un’inchiesta sui nostri servizi segreti. Come potevano non sapere cosa stavano preparando gli alleati?»

12 apr

Nessun altro Paese avrebbe mai accettato che militari di una nazione alleata arrestassero senza preavviso e senza fornire giustificazioni dei propri concittadini. La situazione pare talmente incredibile che viene da domandarsi se veramente qualcuno, a qualche livello, dei nostri Servizi o del governo italiano non fosse stato precedentemente avvisato…

L’arresto dei tre operatori rappresenta anche l’ennesima dimostrazione della mancanza di qualunque peso politico del nostro governo nella vicenda afgana;  se veramente la Farnesina e il ministero della Difesa italiano non sapevano nulla (versione poco credibile) allora sono stati umiliati e trattati peggio di un vassallo medioevale sia dal governo afgano sia dall’alleato inglese.
Infatti nonostante l’Italia continui a mandare migliaia di giovani  a morire per difendere un governo come quello di Karzai, composto da signori della guerra e da narcotrafficanti, quello stesso governo non avrebbe nemmeno ritenuto di preavvisare l’Italia che stava per arrestare tre connazionali; non solo, nemmeno il governo inglese, alleato nella missione ISAF con quello italiano, avrebbe ritenuto necessario preavvisare Roma che  militari britannici avrebbero partecipato (come dimostrato da un video) all’arresto di alcuni cittadini italiani.
In ambedue i casi i ministri La Russa e Frattini dovrebbero  dimettersi: in un caso per non aver tutelato, pur potendolo fare, dei cittadini italiani impegnati in un’attività di grande valore umanitario, nell’altro per essere stati trattati loro e l’Italia come degli zerbini da nazioni alleate.

Nel 2007 sono stato in Afghanistan ho visto come lavora Emergency, quanto rischiano la vita ogni giorno i suoi operatori per rispettare il giuramento d’Ippocrate: curare chiunque indipendentemente da chi sia e da cosa abbia fatto. Chi conosce Emergency sa che le accuse rivolte ai tre arrestati sono delle montature per liberarsi di un testimone il cui silenzio non si può comprare; Emergency ad esempio ha sempre denunciato le stragi di civili compiute dalle forze occidentali l’ultima delle quali è avvenuta oggi stesso.
Il governo italiano ora deve impegnarsi con tutte le proprie forze per ottenere l’immediata liberazione dei tre arrestati, questa è oggi la priorità assoluta.
Ma non vi è dubbio che, dopo, sarà necessario non solo chiedere l’immediato ritiro delle truppe italiane ma anche le dimissioni di Frattini e La Russa e aprire un’inchiesta sul ruolo dei nostri servizi segreti».