Archivio | agosto, 2010

Ampliare i propri spazi. Così la sinistra torna in pista

30 ago

- Intervista di Liberazione

Un forum internazionale e una summer school a Otranto. Tema: economia illegale e mafie. Organizzato da Flare, organizzazione internazionale che si occupa di questi temi. Agnoletto nè è il curatore culturale. Leggere di queste iniziative è come prendere una boccata d’aria fuori dalla stanze Italia e sinistra in Italia……
Non può che essere così se alzi lo sguardo dai tuoi confini, se lo allarghi. La mafia non è più solo italiana. La globalizzazione riguarda anche l’illegalità e una critica all’economia a livello globale ti porta a guardare dentro l’economia illegale.
Tema caro ai Forum di inizio millennio
Certo. Noi avevamo ragione. Sul piano politico la mancanza di controllo politico sulla finanza ha aperto la strada alla penetrazione di capitale illegale. Questo Forum concretizza l’intuizione dei Forum di Porto Alegre, di Genova.
La scelta della Puglia è casuale?
In questo momento il presidente di Flare è italiano. Dunque è stata scelta l’Italia, e in Italia abbiamo scelto il Sud come punto di passaggio, incontro Est e Sud, territori per traffici di illegalità, e Otranto come estrema punta del Sud. La Puglia, inutile negarlo, offre anche una ragione politica in quanto si propone come un laboratorio interessante nel nostro paese.
Si parlerà di riciclaggio, politiche di sicurezza, mafie e verranno proposti scenari nuovi, strade percorribili per uscire dal sistema. Insomma si mettono in connessione, come si dice oggi, esperienze e saperi. È un suggerimento anche per le politiche di casa nostra?
Si, partire da queste iniziative, lasciar perdere i propri ombelichi. Son tante le tematiche da portare al centro  delle discussioni. Uno schema così ampio è patrimonio di tutta la sinistra, a sinistra del Pd. Sono gli scenari internazionali che ci aiutano a ridimensionare le differenze.
Ripensando alla stagione del movimento di Genova questo Forum di Otranto sembra lriprendere il discorso la dove era stato lasciato. La politica del fare rispetto a quella del dire.
Io credo che dalla pratica, da queste occasioni si possono riscoprire le ragioni comuni di una sinistra antiliberista.
Ottimista. Come?
Voglio citare Mao. Mao diceva che se vai di notte in una strada di montagna e guardi le pietre per terra probabilmente non inciamperai, ma potresti sbagliare direzione. Se invece guardi le stelle probabilmente non sbaglierai direzione, ma potresti incimapare. Che cosa voglio dire? Che  le grandi ragioni ci devono guidare, ma bisogna guardare anche, alternativamente, per terra per non imbattersi in ostacoli e cadere. Le ragioni comuni sono molto forti e aiutano a ridimensionare le fratture

Economia illegale e mafie globali. Un Forum

27 ago

- dal manifesto del 27 agosto 2010 – Una globalizzazione finanziaria selvaggia ha favorito il rafforzamento delle economie illegali; la criminalità organizzata agisce sempre più a livello internazionale e, non raramente, ha accumulato un potere ben maggiore di quello di singoli Paesi. Il sistema finanziario svolge oggi un ruolo di governo nella società globale  e non più una funzione di ammortizzatore tra le istituzioni e il sistema produttivo. La governance internazionale è in mano alle principali banche, al Fondo Monetario, alla Banca Mondiale, e al WTO. Le Borse dettano legge e non poche nazioni, tra le quali alcuni Paesi dell’UE,  gareggiano per ospitare i paradisi fiscali.
A segnare questo processo hanno concorso la caduta dell’ex Unione Sovietica con la svendita delle imprese di stato, la nascita del WTO nel 1995, l’adesione ad esso della Cina e il rapido moltiplicarsi dei trattati di libero commercio.
Le reti informatiche globali hanno permesso che le transazioni valutarie, una volta liberalizzate, potessero essere eseguite istantaneamente da qualunque luogo. Le riforme economiche orientate al mercato hanno aumentato lo stimolo ad infrangere le barriere doganali, e quindi i confini degli Stati,  legalmente o meno.
Droghe, esseri umani da destinare alla prostituzione e alla schiavitù, organi da trapianti, ogni sorta di armamenti e di rifiuti, oltre a reperti archeologici ed icone sacre, attraversano quotidianamente le frontiere, che spesso  rappresentano, per le mafie internazionali, opportunità di profitto e schermi protettivi. Mentre per i funzionari statali, impegnati contro la criminalità, i confini  costituiscono, non raramente, degli ostacoli insormontabili.
L’Europa è investita in pieno da questo cambiamento; gruppi criminali italiani, francesi e spagnoli, con i loro contatti nel nord e sud America, si sono saldati con i gruppi emergenti dei Paesi post-sovietici. La caduta del blocco orientale ha riversato sul mercato nuovi flussi di beni, di grande interesse per i traffici illeciti, alcuni dei quali a prezzi di saldo.
Ucraina e Serbia sono diventati celebri per la produzione illegale di cd e munizioni; Moldavia, Romania e Ucraina, per lo smistamento di esseri umani, la Transnistria appare sempre più come un vero e proprio parastato mafioso….
Ma l’azione dei gruppi criminali è ormai globale: senza la cocaina il PIL di molti Paesi crollerebbe; nella Repubblica Democratica del Congo in un anno gli istituti bancari sono passati da 13 a 22, la maggior parte di questi sono nati per riciclare i guadagni provenienti dalle attività illegali.
Nel 2006 il volume del denaro riciclato era stimato al 10% del PIL globale, oggi questa percentuale è abbondantemente superata e l’ interdipendenza tra l’economia legale e illegale ha fortemente contribuito alla attuale crisi economica. Il rischio è che, di fronte alla necessità di far ripartire l’economia, i principali incentivi possano giungere proprio dai gruppi criminali; infatti, per il vantaggio competitivo derivante dall’illiceità dei propri proventi, l’economia illegale, nell’era del mercato globale, ne rappresenta proprio la parte più competitiva.
In questo contesto anche le risposte devono necessariamente collocarsi a livello sovranazionale.  .
E’ questo uno degli obiettivi del Forum Internazionale “Economia Illegale, Mafie e Globalizzazione Finanziaria “ prima edizione di “OLE, Otranto Legality Experience”, che si svolgerà nella cittadina pugliese dal 29 agosto al 3 settembre.
Il Forum, organizzato da Flare (Freedom Legality and Rights in Europe, il principale network Europeo contro la criminalità organizzata, fondato da Libera e composto da 45 organizzazioni di 27 Paesi), finanziato dall’UE e dalla regione Puglia, diventerà un appuntamento annuale. Dall’anno prossimo sarà preceduto da un Master organizzato da un pool internazionale di università  tra i quali tutti gli atenei pugliesi.
Il programma prevede una Summer School rivolta a 200 persone, in particolare attivisti, giornalisti, ricercatori, parenti e amici delle vittime, provenienti da una trentina di Paesi, tutti impegnati da anni nella lotta alle mafie, e un Public Forum aperto a tutta la cittadinanza che si svolgerà la sera con dibattiti, spettacoli e Mondografie, una raccolta di video-documentari sui diversi campi d’azione delle mafie internazionali (programma e relatori del Forum su www.ole2010.org ).
Un evento di alto livello scientifico, con oltre cinquanta relatori collocati in ruoli “chiave”a livello internazionale, che alterneranno le loro comunicazioni con le testimonianze delle vittime e con le denunce delle associazioni impegnate nel contrasto alle mafie.
Nella convinzione che l’azione affidata alle istituzioni legislative, giuridiche e alle agenzie di contrasto al crimine organizzato, non possa raggiungere alcun successo significativo senza intrecciarsi con un’azione collettiva, politica e sociale, in grado di modificare profondamente i meccanismi di funzionamento degli attuali organismi  finanziari internazionali.

Vittorio Agnoletto, coordinatore culturale del Forum
Michele Curto, presidente di Flare

Non rimpiango Kossiga

18 ago

La morte non santifica le persone. Trovo indecente il coro celebrativo bipartisan in onore di Cossiga. Non è possibile dimenticare l’uccisione di Giorgiana Masi, le responsabilità nella costruzione e gestione di Gladio, struttura segreta e illegale (indecente che Napolitano lo definisca un “grande uomo di stato”), l’attacco al giudice Rosario Livatino, ucciso poi dalla mafia nel 1990…