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Val Susa: non serve gridare al tradimento – mio articolo da Il manifesto di oggi

2 apr

Il voto della val Susa merita una seria discussione e non può essere liquidato con stupide, quanto inutili, accuse di tradimento. Anche perché i voti persi dalla Bresso tra astensione e cambio di fronte sono ben di più di quelli valsusini. Conosco i valsusini, da anni lotto al loro fianco contro la TAV, non ho alcun dubbio sulla loro coscienza democratica che affonda le radici nella storia secolare della valle. La lotta contro l’Alta Velocità rappresenta da tempo un elemento costitutivo di una comunità che ha sviluppato un’opposizione non ad una singola opera, ma ad un modello di sviluppo fondato sul mito della crescita a qualunque costo, sulla devastazione ambientale e sulla rottura dei legami di solidarietà umana nelle comunità locali.

Proprio questa è invece la filosofia che da più di dieci anni centrodestra e centrosinistra (nelle sue componenti maggioritarie) condividono e cercano di imporre: il governo Berlusconi attraverso la militarizzazione della valle, il centrosinistra attraverso il falso progetto presentato all’Unione Europea da Di Pietro per ottenere i finanziamenti. Ma gli esempi su entrambi i fronti potrebbero essere numerosissimi.

PRC e Verdi per anni hanno appoggiato il movimento NO TAV ed infatti hanno raccolto ampi consensi elettorali in valle; consensi che sono scomparsi quando queste forze hanno deciso di entrare nella coalizione Bresso. A poco è servito dichiarare che si sarebbero comunque opposte alla TAV: la loro condizione di enorme debolezza (a causa dell’attuale frantumazione) non le ha rese credibili nella capacità di mantenere questo impegno. A quel punto, la lista Grillo, che certamente non può essere collocata a destra, è apparsa come lo strumento più utile per difendere le proprie ragioni. Si può obiettare che la regione Piemonte non decide solo sulla TAV e che già oggi si può avere un assaggio di cosa sarà la gestione Cota (cfr Ru486): è vero; ma è anche vero che, per chi vive in valle, la costruzione della TAV sarebbe destinata a modificare (fortemente e in peggio)tutta la propria esistenza.

Per questo,pur non sostenendo la lista Grillo, non mi iscrivo tra coloro che si dilettano nella lapidazione dei valsusini.

Sarebbe invece più utile che ognuno traesse da questa vicenda spunti utili per guardare in casa propria.

Il centrosinistra (PD, IDV..) per chiedersi in che cosa la propria idea di “sviluppo” si differenzi da quella del centrodestra almeno sul terreno delle infrastrutture e delle grandi opere; considerato che tale differenza (ammesso che esista) non è percepita in ampie aree di popolazione.

La Sinistra deve invece sapere che, con l’attuale sistema elettorale, accadrà anche in futuro di essere stretta tra le lotte di intere popolazioni e le ragioni di schieramento politico.

Una ricetta definitiva non esiste, ma non vi è dubbio che per poter coniugare la fedeltà alle proprie idee con l’obiettivo di sconfiggere la destra autoritaria il primo passo da compiere è quello di raggiungere una massa critica capace almeno di garantire una certa affidabilità e un decente potere contrattuale nelle eventuali coalizioni.

E qui si ripropone con forza l’esigenza di una sinistra capace di superare le proprie divisioni e di ricostruire un’unità.

Come si vede le questioni sollevate dal voto della val Susa sono le questioni vitali alle quali dovrebbero rispondere, ognuna per quanto gli compete, le varie forze d’opposizione.

Altro che liquidare i valsusini come “fuoco amico”.

Regionali 2010, Agnoletto: "Penati e Formigoni? Sull'ambiente non vedo differenze"

16 feb

-intervista di Valentina Tortelli per Milano Today-

Parla Vittorio Agnoletto, candidato alla presidenza della Regione Lombardia per la Federazione della Sinistra. “Senza sinistra, sarebbe un impoverimento per tutti”, dice. E annuncia il suo programma: sanità pubblica, diritto allo studio e sostegno al reddito. Sullo smog? Penati e Formigoni sono uguali: zero politiche per l’ambiente.

Cinquantadue anni, medico, Vittorio Agnoletto ha consacrato la sua vita professionale al sociale. Milanese di nascita, ha partecipato alla fondazione della Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids (Lila), denunciando il business della malattia. È stato medico di fabbrica, ha partecipato come rappresentante dell’Italia al Forum Sociale Mondiale e nel 2004 è stato eletto come indipendente nelle liste di Rifondazione Comunista al Parlamento Europeo, nel gruppo della Sinistra Unitaria Europea. E’ cresciuto frequentando l’associazionismo cattolico e ha militato nei movimenti studenteschi della Nuova Sinistra. Questa è la sua prima candidatura “amministrativa”.

Lei ha affermato che la sua è una “candidatura etica”. In che senso?

Mi sono candidato perchè è fondamentale che in Lombardia continui ad esistere una sinistra rappresentata in Consiglio regionale. Senza sinistra, sarebbe un impoverimento per tutti. Mi candido come presidente ma non come capolista, perchè la mia non è ambizione personale e non appartengo al ceto politico. Questo vuol dire che se non dovessi vincere le elezioni, non siederò in Consiglio.

A questo punto una domanda d’obbligo: qual è la Lombardia di Vittorio Agnoletto?

Il mio è un programma elettorale con quattro capisaldi: Sanità, Lavoro, Diritto allo studio e Politiche per l’ambiente. In Lombardia, oltre il 70% del bilancio regionale riguarda la spesa sanitaria. Negli ultimi anni Formigoni ha spostato il bilancio sulla sanità privata: invece, e non solo per evitare scandali come quello che ha travolto la clinica Santa Rita, serve puntare sulla centralità della sanità pubblica. Il che significa: sospensione del ticket regionale sulle prestazioni sanitarie, controllo rigido sulle Asl, abbattimento dell’Irpef che paghiamo sul disavanzo.

Poi lavoro e diritto allo studio. Due capitoli fondamentali…

La Lombardia in un anno ha perso oltre 200mila posti di lavoro e adesso sono in scadenza decine di migliaia di provvedimenti di cassa integrazione. Servono ammortizzatori sociali per i precari lombardi e il prolungamento dei cassaintegrati in scadenza. In più, come valore aggiunto, formazione obbligatoria per chi ha perso il lavoro e deve essere reinserito. Sul fronte diritto allo studio, invece, serve indirizzare i fondi regionali in difesa della scuola pubblica. Oggi oltre il 90% delle risorse per il diritto allo studio va agli alunni delle scuole private, indipendentemente dal reddito.

Problema inquinamento alla ribalta delle cronache, con avvisi di garanzia sia a Roberto Formigoni che al concorrente Filippo Penati (Pd).

C’è una terza via per risolvere la questione smog?

Gli avvisi di garanzia bipartisan dimostrano quanto siano sovrapponibili le politiche di sviluppo di Formigoni e Penati: non hanno attenzione all’ambiente. La “terza via” al problema smog esiste e passa attraverso il rafforzamento dei servizi ai pendolari. Significa biglietto unico di trasporto regionale e parcheggi di scambio per integrare al meglio città, hinterland e provincia e significa valorizzazione del trasporto breve, adesso schiacciato dall’alta velocità. In questo modo si può ridurre significativamente lo smog, insieme a politiche di sostegno al car-sharing (condivisione dell’auto da parte di più persone, ndr) e ai disincentivi per il trasporto merci su gomma. Non solo, attraverso il sostegno (anche con fondi europei) per l’edilizia sostenibile si può contrastare la dispersione energetica: è anche a causa dei riscaldamenti e delle caldaie se i tassi di smog sono così elevati.

Emergenza casa per le famiglie milanesi: da un lato il nuovo palazzo della Regione, dall’altro il problema degli alloggi popolari. Lei ha definito “uno scandalo” i fondi spesi per la nuova sede. Si può fare “marcia indietro”?

Per costruire il nuovo Palazzo Lombardia, con tanto di eliporto e giardino pensile non certo a disposizione della collettività, sono stati spesi 500milioni di euro. E sono fondi sottratti all’edilizia popolare, con i quali si sarebbero potuti costruire circa 4mila bilocali. In Lombardia l’edilizia pubblica è bloccata da anni e solo il 10% di chi è in lista d’attesa ottiene l’alloggio. Se non ci sono case, si rischia di alimentare il mercato nero e finire nell’illegalità. Altro grande capitolo aperto.