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Droghe, le parole di Berlusconi segno di grave ignoranza e in contrasto con la comunità scientifica e con l’Ue

10 set

La richiesta di Berlusconi di sanzionare in modo più forte i consumatori è in totale contrasto con la posizione dell’Unione Europea, che ha invitato in più occasione, esplicitamente, i governi a distinguere le politiche verso i consumatori, che devono essere improntate all’assistenza sociale e sanitaria, da quelle verso i narcotrafficanti, che devono essere contrassegnate da forti misure repressive.
L’UE pone inoltre al centro delle politiche verso i consumatori le strategie di riduzione del danno che sono l’opposto della repressione auspicata da Berlusconi. Già in occasione dell’ultima conferenza mondiale sulle droghe, organizzata dall’UNODC (l’Agenzia delle Nazioni Unite per la lotta alle droghe e al crimine organizzato, nel marzo del 2009, la posizione italiana di contrapposizione alla riduzione del danno era risultata isolata dalle scelte di tutti gli altri paesi UE.
La posizione di Berlusconi inoltre è estremamente rischiosa da un punto di vista sanitario perché è ormai accertato da decine di ricerche scientifiche che la repressione dei tossicodipendenti spinge costoro a nascondersi, a evitare i contatti con i servizi soci-sanitari e quindi favorisce la diffusione di patologie infettive come l’AIDS.
Infatti, proprio per questa ragione la Conferenza Mondiale sull’AIDS che si è svolta lo scorso luglio si è aperta con una solenne “Dichiarazione di Vienna” sottoscritta da decine di società scientifiche internazionali e da numerosissimi governi  proprio contro la punibilità dei tossicodipendenti.

Ancora da Vienna…

26 lug

– Sarkozy autorizza le “stanze del buco” e le “pipe monouso” -
Mentre in Italia vengono chiusi i progetti di riduzione del danno, in Francia vengono aperte le “stanze del buco” e vengono distribuite siringhe pulite e “pipe monouso”.
Anrs è l’Agenzia nazionale francese per la ricerca sull’Aids; nel corso di una sua assemblea a Vienna, ha annunciato grandi svolte per quanto riguarda le politiche d’Oltralpe in materia di riduzione del danno. Presto, ad esempio, come ha annunciato la ministra della Salute, saranno aperte anche in Francia le stanze per l’autosomministrazione delle sostanze, compresa l’eroina, che si sono dimostrate efficaci in molti altri Paesi. A Parigi sarà poi attivato un programma di distribuzione di “pipe monouso”, utilizzabli per fumare sostanze come crack, cocaina, e metamfetamine. Questo progetto, che inizialmente interesserà solo la capitale, è già stato attivato in Canada ed è collegato principalmente alla prevenzione di epatiti e tubercolosi, e non di Hiv. In Canada, così come in Francia, molti ex consumatori per via iniettiva già HIV positivi sarebbero infatti passati al fumare derivati della cocaina o metamfetamine. Lo scambio di strumenti infetti per l’inalazione avrebbe provocato un aumento dell’incidenza di coinfezioni con epatiti e turbecolosi in persone sieropositive.
In Francia vi e’ un governo simile per orientamento politico a quello italiano ma le scelte di politica sanitaria discendono dalla evidenze scientifiche,non da ideologie fideistiche.

Hiv e carcere: appelli nel vuoto

La conferenza si chiude con l’ennesima denuncia delle condizioni di vita delle persone HIV+ in prigione. Una denuncia che ormai si ripete ogni due anni ma che sembra lasciare totalmente indifferenti le autorità politiche di ogni Paese. Oggi in plenaria è toccato a Manfed Nowak, professore per la protezione dei diritti umani a Vienna, lanciare l’ennesimo appello. La presenza in carcere delle persone sieropositive è in costante aumento in tutto il mondo: superiore al 41% del totale dei detenuti in Sud Africa, al 21% in Indonesia, tra il 15  e il 30 in Ukraina, attorno al 10 in India, superiore al 4% in Russia . Secondo Nowak è fondamentale distinguere tra “la privazione della libertà”, connessa automaticamente con la condizione di reclusione, e invece la “privazione delle libertà e dei diritti”, che non dovrebbe verificarsi nemmeno in prigione.

Le politiche necessarie per prevenire la diffusione dell’HIV in carcere dovrebbero comprendere: informazione ed educazione, disponibilità del test e counselling, distribuzione di profilattici e prevenzione delle violenze sessuali, programmi di scambio di siringhe e disponibilità di disinfettanti (solo nel caso di assenza dei programmi di scambio di siringhe), terapie sostitutive degli oppioidi e trattamento delle tossicodipendenze e infine riduzione del sovraffollamento, realtà che riguarda oltre il 60% dei Paesi al mondo. Ad oggi i programmi di scambio di siringhe sono presenti solo in 11 nazioni tra cui la Svizzera e la Moldova, mentre le terapie sostitutive degli oppioidi sono accessibili in 40 Paesi.  E’ stato presentato come esempio il caso della Spagna, dove da metà degli anni ’90 sono disponibili ambedue i programmi (scambio siringhe e metadone) con il risultato che la prevalenza di HIV+ in carcere è passata dal 32% nell’89 al 7% nel 2009. E’ stato sottolineato il dovere di garantire terapie antiretrovirali a tutti i detenuti, ma aldilà delle parole questa possibilità riguarda pochi Paesi dell’emisfero nord…

Dalla Conferenza di Vienna – sintesi della Lila

20 lug

La XVIII Conferenza mondiale sull’Aids si è aperta ufficialmente ieri pomeriggio, con oltre 20mila delegati da 185 paesi. Il tema portante, rassunto dallo slogan Rights here, right now (Diritti qui e adesso), è il legame tra l’obiettivo dell’Accesso universale (a prevenzione, trattamenti e cure) e i diritti umani. Nel mirino ci sono le politiche che ancora discriminano le persone sieropositive e le popolazioni vulnerabili, i tossicodipendenti, gli omosessuali (leggi omofobiche sono presenti in oltre 80 paesi, dati Unaids), i e le sex workers, le leggi che criminalizzano la trasmissione del virus e marginalizzano le persone con Hiv. La violazione dei diritti umani comporta: maggiore diffusione del virus e mancata conoscenza epidemiologica.
I dati globali raccontano di 2 milioni di morti l’anno per Aids (5.000 ogni giorno), e di 2.7 milioni di nuove infezioni ogni anno (7.400 ogni giorno, mentre sono 3.000 le persone che ogni giorno entrano in terapia). I trattamenti nei paesi in via di sviluppo raggiungono oggi, a 5 anni dalla Conferenza di Durban, 5 milioni di persone, e ciò dimostra che l’Accesso universale è un obiettivo perseguibile, ma ancora 10 milioni di persone non hanno alcun accesso alle cure. Questo anno 2010 è con ogni evidenza strategico, e sta giusto in mezzo fra la Sessione Speciale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – Ungass del 2001 dove gli stati membri dell’ONU hanno firmato una dichiarazione che li impegnati a combattere l’HIV/AIDS e il raggiungimento dei Millenium Goals (MDG) fissati per il 2015. Ed è adesso che si devono fare i primi bilanci e capire quali sono le barriere da rimuovere per poter garantire nel 2015 l’Accesso universale alla prevenzione e al trattamento dell’HIV.
Julio Montaner, presidente della International Aids Association e chair della Conferenza:
«Non posso nascondere sconforto e frustrazione, visto l’esito del recente G8/G20 che si è tenuto in Canada, dove non è stata assunta alcuna decisione e responsabilità sull’Accesso universale. E’ un fallimento. In molti stanno usando la scusa della crisi economica globale. Ma è solo una scusa, non ci sono stati problemi a finanziare i banchieri di Wall Street, mentre 110 miliardi di euro sono apparsi dal nulla quando è saltata l’economia della Grecia. E’ solo una questione di priorità e, cari amici, le loro priorità devono cambiare. Dove finiamo, se la cruda realtà oggi è che non siamo neppure a metà dell’obiettivo dell’Accesso universale? Molti gruppi, incluso il nostro, ha prodotto in questi anni una serie di evidenze che dimostrano che la Haart non riduce solo la mortalità, ma produce una massiccio calo delle infezioni. Una ricerca prodotta dalla Gates Foundation e pubblicata da Lancet il mese scorso mostra una riduzione del 90 per cento in Africa della trasmissione fra coppie sierodiscordanti eterosessuali. Un lavoro prodotto a Vancouver ha mostrato l’importanza della Haart nella riduzione delle infezione da Hiv tra gli assuntori di droghe per via iniettiva, e oggi su Lancet c’è uno studio simile che parla di una riduzione del 50 per cento negli ultimi tre anni in British Columbia (Canada). “Treatment is prevention”, e fino a quando non ci sarà una cura definitiva, o un vaccino, “treatment 2.0” è fra le migliori scelte che abbiamo per controllare l’epidemia.
Durante la cerimonia di apertura, nei corridoi della Messe Wien, dove si tiene la Conferenza, ha fatto irruzione la manifestazione degli attivisti di tutti i continenti, sotto lo slogan “Broken Promises Kill”. Le promesse mancate uccidono, il riferimento è a quanto promesso, e non mantenuto, dai Governi al Global Fund. Più di un migliaio di persone sono arrivate alle porte dell’enorme spazio che accoglie le Plenarie, e si sono stese a terra per mimare la morte di tutti quelli che non sono e non saranno raggiunti dalle terapie grazie ai tagli dei contributi al Global Fund, sotto enormi palloni sospesi con stampate le facce dei leader del G8. Hanno quindi fatto irruzione nella sala e portato sul palco lo striscione con scritto “No Retreat. Fund Aids”. Sul palco, Julio Montaner stava dando il benvenuto ai delegati, ha accolto lo striscione e gli attivisti spiegando chiaramente che quello slogan è anche lo slogan della Conferenza.
Michel Kazatchkine, a capo del Global Fund to Fight AIDS, Tuberculosis and Malaria, ha detto che servono più di 20 miliardi di dollari per i prossimi tre anni per sostenere i progressi. “Sono enormemente spaventato, e molto preoccupato”, ha spiegato, “per la crisi economica… per il conflitto di priorità”.
Come sempre tra i relatori della plenaria che ha aperto la conferenza ci sono anche le associazioni e gli attivisti. Quest’anno la rappresentanza delle persone sieropositive (PLHIV) è stata affidata a Sasha Volgina per la Russia e a Vladimi Zhovtyak per l’Ucraina che hanno mostrato il disastro che sta avvenendo in questa parte di Europa. Il direttore dell’Unaids, Michel Sidibé, ha parlato dopo lo strepitoso intervento di Rachel Arinii Judhistari (21 anni) della Independent Youth Alliance di Bali, per ribadire il fondamentale ruolo dei giovani: “Non siamo i leader di domani, ma i leader di oggi. Vogliamo riconoscimento e sostegno”. Dopo Sidibé, sul palco è salita l’efficace Paula Akugizibwe, della Aids and Rights Alliance del Sudafrica, con una articolata e provocatoria relazione sullo stato dell’arte della lotta globale all’Hiv e il suo (mancato) finanziamento.
La scelta di Vienna come sede della XVIII Conferenza (che torna in Europa 8 anni dopo Barcellona) è dovuta alla sua prossimità con l’Europa dell’Est e l’Asia Centrale, attuali veri focolai dell’epidemia da Hiv (in alcune parti della Federazione Russa si registra un aumento dei contagi del 700 per cento dal 2006. Nell’intera area oltre l’80 per cento delle persone sieropositive ha meno di 30 anni, l’infezione è dovuta per la stragrande parte allo scambio di siringhe fra IDU (injecting drug users), che sono circa 3.7 milioni, circa un quarto del totale mondiale. Di questi 1.8 milioni vivono in Russia, circa 300mila sono in Azerbaijan, dove la prevalenza di IDU sul totale della popolazione è la più alta al mondo, il 5.2 per cento. Seguono la Georgia (5.2 per cento) la Russia (1.8) e l’Ucraina (1.2), dati Unicef rilasciati oggi.
In Russia ed Est Europa praticamente non esistono programmi statali di riduzione del danno, soprattutto scambio di siringhe, i tossicodipendenti sono incarcerati, e ogni 100 IDU che vivono con l’Hiv, uno solo riceve la Art (terapia antiretrovirale). Uno studio illustrato da Yves Souteyrand, del Dipartimento Hiv della WHO – World Health Organization. Sempre Souteyrand ha mostrato come i programmi di riduzione del danno e l’accesso alle terapie abbiano invece ridotto la prevalenza di Hiv tra gli Idu dal 30 per cento del 2004 all’11 per cento nel 2008, in soli 4 anni!
Nei giorni precedenti la Conferenza, è stata rilasciata la Dichiarazione di Vienna (consultabile nella traduzione italiana nel sito della Lila), che chiede che le politiche di contrasto alla droga tengano conto delle evidenze scientifiche senza cedere all’ideologia e alle esigenze demagogiche della politica. Sostanzialmente, viene sancito il fallimento della “War on drugs”. Già firmata da importanti personalità e rappresentanti di governo di tutto il mondo, viene ricordata a ogni occasione dal chair della Conferenza Julio Montaner: “questa settimana, firmate la Dichiarazione, partecipate alla Human Right Rally (la marcia per i diritti umani che si terrà domani sera e si concluderà con il concerto di Annie Lennox, goodwill ambassador per l’Onu e attivista con la sua associazione Sing, ndr), e sostenete la Conferenza come l’inizio della fine dello stigma, della discriminazione, e dell’epidemia globale di Hiv/Aids”.

Quando vince la legge spietata del mercato

18 lug

- mio articolo da Il manifesto -

Si apre oggi a Vienna la XVIII Conferenza Internazionale sull’AIDS. Forte è il rischio che diventi una semplice ricorrenza destinata a ripetersi stancamente ogni due anni. Invece la pandemia dell’AIDS rappresenta uno dei paradigmi più espliciti della nostra società globale.

Secondo i dati 2008 dell’UNAIDS (l’agenzia ONU sull’AIDS) su 33,5 milioni di persone HIV+ 22,5 vivono nell’Africa sub sahariana e su 2 milioni di morti quasi  i 3/4 si sono verificate nella stessa regione.

Nel frattempo il Vaticano non perde occasione per condannare l’uso del preservativo e le grandi fondazioni USA tagliano i finanziamenti a chiunque ritenga un dovere morale distribuire profilattici per salvare delle vite.

Quando Kofi Annan lanciò nel 2001 il Fondo Globale per la Lotta all’AIDS, TBC e Malaria dichiarò che per porre sotto controllo l’epidemia sarebbero necessari dai 10 ai 15 miliardi di dollari/anno; da allora in 9 anni ne sono stati raccolti 13. E in futuro le donazioni dei Paesi ricchi, con la crisi, sono destinate a diminuire al punto di mettere in forse il finanziamento 2011. In questo contesto si distingue l’Italia che deve ancora versare tutta la quota del 2009 e quella del 2010, 260 milioni totali, nonostante al G8 il presidente del Consiglio dichiari che il nostro Paese triplicherà la propria quota.

Oggi secondo UNAIDS le persone che necessiterebbero della terapia antiretrovirale sarebbero 9 milioni, mentre solo 3 (gran parte nell’emisfero nord) ne hanno accesso; mancano 6 milioni di persone all’appello. Negli ultimi anni l’accesso alle terapie è diventato più difficile, ad esempio nel 2005 l’India è stata obbligata dal WTO ad approvare una legge che tutelasse i brevetti farmaceutici delle multinazionali, interrompendo quasi totalmente una lunga tradizione risalente a Gandhi, che ne faceva la “farmacia dei poveri”, ossia il Paese che produceva farmaci generici, senza brevetto, e li esportava in Africa e in Asia.

Big Pharma ha un potere senza limiti e per raggiungere i propri obiettivi non rinuncia ad alcun strumento, legale o illegale, come è accaduto nella vicenda del vaccino H1N1. Non è stato un caso che l’OMS sia giunto, per la prima volta nella sua storia, a modificare la definizione di “pandemia” per farvi rientrare l’ H1N1 e favorire l’immissione sul mercato di milioni di vaccini inutili, per un’epidemia che non c’è mai stata, se non nell’allarmismo creato ad hoc dalle aziende farmaceutiche. Le stesse aziende che, in spregio a qualunque regola sul conflitto d’interesse, avevano collocato i propri esperti in SAGE (il gruppo di consulenti dell’OMS) e figuravano tra i finanziatori di ESWI (il gruppo europeo di ricerca sull’influenza).

Europei, nordamericani, giapponesi invasi da vaccini inutili, milioni di africani senza i farmaci essenziali. Questa è la centralità del mercato.

In occidente le terapie antiretrovirali prolungano la vita delle persone sieropositive ma non distruggono il virus; aumenta quindi il numero delle persone HIV+ viventi e la possibilità di venire in contatto con il virus. In Italia si stima che siano 180.000 le persone HIV+. Ma non si investe niente nella prevenzione.

Si aspetta che le persone si infettino e che diventino “clienti” fissi delle case farmaceutiche che producono gli antiretrovirali; intanto lo Stato paga circa 1,5 miliardi di euro/anno per garantire terapie e assistenza a 60mila persone in fase avanzata di malattia, mentre altre decine di migliaia non sanno di essersi infettate e aumenta il rischio per la collettività. Intanto, per la prima volta, una conferenza mondiale si apre con un documento ufficiale, la «Dichiarazione di Vienna» che boccia il proibizionismo e la guerra alla droga, sostenendo che: «La criminalizzazione dei consumatori di droghe sta alimentando l’epidemia di HIV e ha comportato conseguenze negative per la salute pubblica e a livello sociale». Il testo chiede ai governi di adottare un approccio scientifico e non ideologico al problema.

Gli africani non possono pagare, lasciamoli morire; la prevenzione non produce profitti: lasciamoli ammalare, poi li cureremo a caro prezzo. Le regole e le conseguenze della globalizzazione liberista sono semplici, elementari; per comprenderle basta non voltare la testa dall’altra parte.