LETTERA APERTA AL SINDACO DI MILANO, GIUSEPPE SALA

Buongiorno Sindaco e segretaria

Sono Cristina Buffagni, l’ostetrica che ogni tanto ti scrive dalla prima linea della nostra amata città. 

Sono giorni che penso di scriverti, sono giorni che non riesco a togliermi dalle mente l’agonia della piccola Diana, morire d’incuria e stenti a 16 mesi, piccola bambina fantasma.

Ti scrivo perché in tutti gli articoli che leggo, non c’è nessuno che oltre a individuare il colpevole in quella donna, cerca di guardare oltre, con uno sguardo più ampio.

Bambini non desiderati, non amati, non curati, maltrattati, picchiati, molestati ci sono e ci saranno sempre; il problema è che non c’è più un controllo sociosanitario che permette d’intercettare queste situazioni.

Trenta anni fa questo nella nostra città non sarebbe mai successo, ogni municipio aveva una rete capillare territoriale di Consultori Familiari in diretta interazione con i Consultori Pediatrici, quest’ultimi vaccinavano i bimbi fino al terzo anno di vita.

Ecco cosa succedeva ogni mese: dal Servizio Anagrafe del Comune di Milano si ricevevano le liste dei nuovi nati per municipio, ogni bambino residente a Milano riceveva la visita di un operatore sanitario, il nostro intervento non era solo di controllo, ma anche di evidenziare precocemente difficoltà dei genitori per supportarli.

Io stessa ho fatto visite domiciliari in contesti molto precari, di povertà estrema, in baracche; si in baracche perché ne 1997 con l’ondata di migrazione albanese c’erano baraccopoli a Milano.  Quante esperienze potrei raccontare d’interventi con la mediatrice Dava albanese, come questi sono serviti per quelle donne e i loro bambini.

Ma torniamo ai nostri piccoli, inermi cittadini milanesi. La madre poteva rifiutare la visita domiciliare, a noi non è mai successo e cmq bambini fantasmi non esistevano.

Una verifica del benessere del neonato avveniva alla prima seduta vaccinale, al consultorio pediatrico il bimbo veniva spogliato e visitato prima di ogni vaccino; quindi, i segni d’incuria e maltrattamenti non sfuggivano.

Ora i nostri bimbi fanno il vaccino in congestionati Centri vaccinali, ovviamente sottorganico, che, come unico obiettivo, hanno il vaccino ed è già tanto se riescono a farli a tutti.

Se un bimbo non veniva accompagnato alla seduta vaccinale, allora si contattava la madre e se nonostante varie sollecitazioni la madre non si presentava, s’inviavano i vigili.

I richiami vaccinali obbligatori erano un modo per monitorare il benessere di creature inermi.

Nessun bambino sfuggiva al controllo dei servizi territoriali, a Milano non c’erano bambini fantasmi.

Cambiano i tempi, ma non i bisogni.

L’ATS su direttive della Regione Lombardia inizia a chiudere i servizi e impoverirli di personale sia quantitativamente che qualitativamente.

Un piccolo esempio sulla mia diretta esperienza: quando ho iniziato a lavorare nel CFI di val di Bondo c’erano 4 Consultori Pediatrici: Spadini, Cerckovo, Iseo, Fontanelli. Tutti chiusi. Facevamo gruppi di sostegno per le madri chiamati Coccole e giochi tenuti da una psicologa infantile e un’educatrice, ora ti trovi assistenti sanitarie che sono state trasferite dai servizi ADI, quali competenze ci puoi trovare.

Qualche mese fa abbiamo avuto un incontro con la consigliera regionale Paola Bocci, perché siamo disperati come operatori territoriali, ci rendiamo conto che chi ha in mano l’organizzazione dei servizi territoriali non ha minimamente competenze e capacità per farlo. 

Tra un po’ gli forniremo una mappatura di quello che era e quello che è oggi; se t’interessa te la posso fornire.

Allora il mio intervento l’avevo dedicato a un altro bambino fantasma, un piccolino che è giunto in pronto soccorso dell’ospedale di Niguarda anemico per punture di parassiti, ti rendi conto del grado d’incuria; a questo piccolo era morta la madre a sei mesi dopo la nascita; il padre e la nonna non sono stati in grado di garantire le cure necessarie e nessuno sapeva e poteva aiutarli.

Il bambino di 2 anni non aveva fatto alcuna vaccinazione e visita pediatrica; il fratello di 5 anni non aveva avuto accesso a nessun servizio educativo (nido, asilo).

I bambini non sono oggetti di proprietà dei genitori, sono cittadini inermi e come tali devono essere tutelati e garantiti nei loro diritti; il loro garante sei tu caro Beppe, per questo io scrivo a te.

Quindi se in prima persona la colpevole è  la madre, per quanto non direttamente coinvolti io non assolvo e accuso la regione la politica sanitaria dissennata della REGIONE LOMBARDIA che ha metodicamente distrutto il territorio rendendo la nostra civile città alla stregua di una città americana, in cui se nasci desiderato con genitori adeguati te la cavi, in caso contrario muori di stenti.

Buona giornata 

Ostetrica Cristina

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