“I
nostri torturatori sono ai vertici della polizia, come possiamo chiedere all’Egitto di consegnarci i loro torturatori (nda. di Regeni) ?”  Non c’è nulla di provocatorio in questa frase pronunciata dal dott. Enrico Zucca, Pm al processo Diaz per i fatti verificatesi nel luglio 2001, ma la semplice constatazione di una verità che è sotto gli occhi di tutti.

L’ultima promozione in ordine di tempo è quella del 24 dicembre 2017 quando Gilberto Caldarozzi venne nominato vicedirettore della Direzione Investigativa Antimafia; Caldarozzi era stato condannato in via definitiva a tre anni e otto mesi per falso, ovvero per aver partecipato alla costruzione di prove false con l’obiettivo di accusare ingiustamente chi, innocente, quella notte dormiva nella scuola Diaz prima di essere massacrato di botte da agenti rimasti sconosciuti.

Francesco Gratteri, anche lui condannato è stato promosso prefetto prima di andare in pensione. Le promozioni si sono susseguite durante tutti i lunghi anni dei processi: i magistrati indagavano, formulavano le accuse, i tribunali condannavano e lo Stato dispensava promozioni e riconoscimenti: Giovanni Luperi diventa capo-analista dell’AISI, il servizio segreto interno, Filippo Ferri viene inviato a guidare la squadra mobile di Firenze, Spartaco Mortola la Polfer di Torino… la lista sarebbe molto lunga.

Non solo. Non mancano tra i condannati coloro ai quali sono stati affidati incarichi di docenza alla Scuola Superiore di Polizia piuttosto che l’invito a salire in cattedra in qualche università della nostra Repubblica. Quali insegnamenti avranno potuto apprendere i giovani universitari ? Quali esempi avranno interiorizzato i poliziotti all’inizio della loro carriera?

Priva di qualunque credibilità appare l’invettiva lanciata contro il dott. Zucca dal capo della polizia Franco Gabrielli che ha definito le affermazione del PM come “ infamanti accuse…” chiedendo “…rispetto” in nome “di chi ha dato il sangue, di chi ha dato la vita” nella lotta contro la criminalità organizzata. Come se il sacrificio di chi, indossando la divisa contro la mafia, ha perso la vita dovesse servire da giustificazione per chi, indossando quella stessa divisa, “…ha gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero..” come scrisse la Cassazione nel 2012 rendendo definitive le condanne.

Eppure lo stesso Gabrielli aveva dichiarato nel luglio del 2017 che l’allora capo della polizia Gianni de Gennaro nel 2001 avrebbe dovuto dimettersi …

Il vicepresidente del CSM Giovanni Legnini, con poco senso del ruolo istituzionale che ricopre e invece perfettamente in linea con la posizione assunta in questi lunghi sedici anni dal partito nel quale milita, il PD, non ha atteso molto ad unirsi alla gran cassa di tutti i media mainstream, chiedendo interventi punitivi contro Enrico Zucca.

Ma quanto Zucca ha affermato è un dato oggettivo che tutti possono verificare.

Una verità che fa male; una verità che lo Stato non può riconoscere senza abdicare alla responsabilità che ha verso i propri cittadini. Una verità che quindi va ignorata e chi la proclama pubblicamente va ridotto al silenzio. Non lasciamolo solo.

Articolo pubblicato sulla rivista online Odissea: https://libertariam.blogspot.it/2018/03/messo-alla-gogna-per-aver-detto-una.html

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