di Vittorio Agnoletto e Alessandro Braga conduttori della trasmissione “37e2” a Radio Popolare (ogni giovedì alle 10,35 e poi in podcast)
È l’ennesimo tentativo di privatizzazione della sanità, forse quello definitivo. Ma c’è ancora la possibilità che non avvenga. Parliamo di una delibera della giunta regionale lombarda, la 6164 del 30 gennaio scorso, che introduce modifiche pesantissime nel sistema sanitario della nostra regione. In pratica la giunta guidata da Roberto Maroni, con voto unanime, ha introdotto nel nostro sistema una nuova figura, quella del gestore. Cosa significa? Che i medici di base indirizzeranno i pazienti (ma sarebbe meglio chiamarli gestiti) a questi nuovi enti (attenzione, non necessariamente legati alla medicina) per gestire appuntamenti, esami, visite diagnostiche dei loro pazienti. Il nuovo ente, una volta concordato il percorso di diagnosi e cura del paziente con il medico di base, gestirà la pratica, ottenendo da Regione Lombardia il rimborso dei costi.

Fatto 100 quello che la Regione darà al gestore, questo terrà l’8% per sé, e magari per il medico di base che l’ha messo in contatto con il paziente, come compenso per il servizio erogato. Salta immediatamente all’occhio che se il gestore sarà bravo (nel gestire il proprio interesse e non quello del paziente) potrà ottenere visite a prezzi minori aumentando la sua percentuale di guadagno (ovviamente a discapito della qualità della prestazione).
L’ordine dei medici di Milano, tra i primi a sollevare dubbi sulla delibera insieme alla trasmissione di radio popolare 37e2, parla di aspetti non deontologici. Un sistema che ricorda la riforma sanitaria che Margaret Thatcher introdusse negli anni Ottanta nel Regno Unito, e che ha avuto le conseguenze che tutti conosciamo. La delibera, che dovrebbe essere immediatamente esecutiva, manca fortunatamente ancora dei decreti attuativi, e c’è quindi la possibilità di opporsi. Gli aspetti incostituzionali della delibera sono abbastanza evidenti, ma bisogna muoversi alla svelta, perché a ottobre ci sarà il referendum sull’autonomia della Lombardia. Consultivo certo, ma che potrebbe far aprire un dialogo tra Regione e Governo per trovare maggiori forme di autonomia per la nostra regione. Magari anche in ambito sanitario, distaccando definitivamente il sistema regionale da quello nazionale.

 

 

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