Come purtroppo era facile prevedere da Durban, dove si è conclusa la Conferenza mondiale, non arrivano notizie positive in grado di far sperare a breve una modifica dello scenario globale.
Vaccino: è stato annunciato che tra qualche mese sarà avviata una nuova sperimentazione in Sudafrica applicando alcune modifiche ad un vaccino, contro la proteina Env dell’HIV, che era già stato sperimentato nel 2009 in Thailandia con un successo solo del 31% ed era quindi stato abbandonato. La speranza è che il nuovo trial sperimentale possa ottenere un’efficacia decisamente maggiore; per i primi risultati occorreranno almeno altri 2 anni. In caso positivo si dovranno attendere altri anni per procedere alle fasi successive della sperimentazione.
La terapia come prevenzione , la PrEP: alcune ricerche realizzate soprattutto tra la popolazione gay delle grandi città USA hanno evidenziato come la somministrazione di antiretrovirali (in particolare del Truvada) a persone sane, sieronegative, ma coinvolte in pratiche ad alto rischio di infezione possa abbattere fortemente la possibilità di trasmissione dal partner sieropositivo del virus HIV. In seguito a questi risultati anche l’EMA, l’agenzia europea del farmaco, ha approvato la PrEP autorizzandone l’inserimento sul mercato e lasciando ai vari Stati europei la possibilità di deciderne non solo il prezzo ma anche le modalità d’uso, ossia quando può essere prescritta ed eventualmente rimborsabile. Come già ebbi modo di sottolineare in altre occasioni, questo entusiasmo verso la PrEP mi lascia molto perplesso per vari motivi: sarebbe la prima volta nella storia della medicina che verrebbero somministrati farmaci curativi (e non certo leggeri) a persone sane, provate ad immaginarvi cosa accadrebbe se tale prassi venisse generalizzata, non limitata più solo all’infezione HIV; ne deriverebbe un oggettivo abbandono della prevenzione, con conseguente abbandono di ogni responsabilità sia individuale sia delle istituzioni; i costi sarebbero altissimi, insopportabili per le finanze pubbliche e abbordabili solo da una fascia molto ricca della popolazione. Indubbiamente un successo per le aziende farmaceutiche produttricidi questi farmaci. Tutto ciò mentre milioni di persone HIV+ restano senza terapia.
L’epidemia e l’accesso alle terapie: ad oggi sono viventi circa 35 milioni di persone HIV+ di cui 2/3 nell’Africa Subsahariana; di questi circa la metà sono in terapia, gli altri sono abbandonati a se stessi, e questa situazione non riguarda solo alcune regioni africane, ma coinvolge anche Paesi asiatici e dell’est europeo. E’ stato annunciata una diminuzione nei finanziamenti al Fondo Globale per Aids, Malaria e TBC per i prossimi anni da parte dei privati e dei Paesi più ricchi; ciò significa concretamente che milioni di persone continueranno a restare senza terapia. Eppure, a differenza di quanto si ipotizzava, varie ricerche hanno dimostrato come anche in Africa, in condizioni logistiche molto difficili, la maggioranza delle persone che riescono ad ottenere la terapia poi ne rispettano il protocollo mantenendo un’alta compliance, adesione.
Un appello infine è stato rivolto a tutti i donatori per concentrare gli sforzi per rendere disponibile la terapia antiretrovirale ai minori in ogni continente. Buoni propositi….ma la realtà spesso non coincide con le speranza.

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