Oggi si è aperta a Durban, in Sudafrica, la 21° conferenza mondiale sull’AIDS, nonostante sia calato il silenzio, l’infezione è tutt’altro che sconfitta, come dimostrano i numeri.

foto di Vittorio Agnoletto.
I temi principali all’ordine del giorno sono:
1) Rilanciare le strategie di prevenzione: nel 2015  le nuove infezioni hanno superato i 2 milioni,
2) Aumentare il numero delle persone che possono usufruire delle terapie antiretrovirali: su 37 milioni di HIV+ solo 15 milioni possono curarsi a causa dei prezzi troppo alti dei farmaci, imposti dalle aziende farmaceutiche
3) Evitare che aumenti il numero di coloro che, essendo in terapia, hanno già sviluppato delle resistenze agli antiretrovirali vanificandone l’efficacia. Già oggi tale fenomeno riguarda il 5% di chi assume i farmaci.
4) Aumentare il budget globale destinato alla lotta all’AIDS, le risorse attuali sono decisamente insufficienti per generalizzare la cura.
5) Valutare attentamente i risultati della PrEP, ossia della somministrazione preventiva degli antiretrovirali a partner stabili sieronegativi (sani) conviventi di persone HIV+ per evitare/ridurre la trasmissione del virus. Questa pratica secondo i proponenti dovrebbe sostituire la prevenzione, ossia l’uso del profilattico. A mio parere tale proposta, sostenuta con forza dalle aziende farmaceutiche produttrici degli antiretrovirali è alquanto discutibile: a) cancella ogni attenzione alle pratiche preventive con il rischio di facilitare la diffusione del virus; b) sottopone all’assunzione di farmaci pesanti persone sane esponendole ad effetti collaterali; c) è impraticabile in modo generalizzato per i costi: già oggi sono diversi milioni coloro che dovrebbero assumere la terapia ma non possono curarsi per gli alti prezzi, pensare che tale terapia possa essere fornita a persone sane è una follia, a meno che sia a pagamento, ma in tal caso questa riguarderebbe unicamente una piccolissima minoranza di cittadini ricchi del nord del mondo.
Nessun ottimismo per il vaccino: per ora nulla è all’orizzonte. I capisaldi restano: la prevenzione per non  infettarsi, le terapie (per chi può averle) per cronicizzare la malattia.

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