Agnoletto e Aiuti: “Perché il vaccino anti-Aids è fallito”

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Il confronto a distanza sul vaccino anti-Aids continua. Dopo il blog con l’intervento della dottoressa Barbara Ensoli, a capo del progetto di ricerca, ecco cosa dicono Aiuti e Agnoletto, molto critici nei confronti della sperimentazione.
Pensavo che la Ensoli avesse già risposto sufficientemente alle critiche e invece no. Ecco comunque cosa dicono Aiuti e Agnoletto che ripropongono in larga parte le cose dette, in modo informale, si fs per dire, davanti alla Commissione Sanità del Senato.
(La nuova puntata della blog-story sul caso Stsmina uscirà nei prossimi giorni).

Caro Pepe,
con questo nostro intervento, intendiamo intervenire sugli aspetti scientifici del vaccino anti-Tat e commentare alcune affermazioni rilasciate dalla Dr.ssa Barbara Ensoli, principale responsabile del vaccino sperimentale in questione, al suo Blog e in altre sedi consultabili su internet. Di seguito sono riportati i punti essenziali del nostro pensiero.

1. La sperimentazione del vaccino terapeutico anti-Tat dell’ISS è iniziata nel modello sperimentale delle scimmie nel 1998 ed è giunta alla fase I (studio di non tossicità/sicurezza) nell’uomo nel 2003-5 e in fase II (immunogenicità e determinazione della dose ottimale) nel 2010, ma non ha ancora fornito risultati ritenuti di particolare interesse dalla comunità scientifica internazionale dopo svariati milioni d’investimenti (almeno 49, secondo alcune fonti; molto meno, ma comunque molti, secondo la Dr.ssa Ensoli) e 16 anni di ricerche! Infatti, non esiste in letteratura internazionale alcuna pubblicazione – ad eccezione dei modesti effetti riportati nelle pubblicazioni della Dr.ssa Ensoli e di precedenti lavori degli anni ’90 di Daniel Zagury e Alessandro Gringeri – che abbia documentato una chiara efficacia relativamente agli unici due parametri ritenuti fondamentali per il controllo dell’infezione da HIV e della sua progressione verso l’AIDS: (I) i livelli di replicazione virale misurabili nel plasma (viremia) e (II) la percentuale e/o il valore assoluto dei linfociti T CD4 circolanti. Sulla base di questi parametri dal 1987 a oggi sono stati autorizzati in tante nazioni del mondo tutti gli attuali farmaci antivirali in commercio, farmaci che finora sono gli unici ad avere definitivamente bloccato la progressione della malattia nei singoli individui e rallentato, almeno in parte, la pandemia di HIV a livello globale.

2. La sperimentazione di fase I dell’ISS, sia del vaccino terapeutico che di quello preventivo, ha sollevato critiche a livello scientifico sia nazionale che, soprattutto, internazionale anche per l’eccessiva ed ingiustificata enfatizzazione dei media. La stessa sperimentazione è stata criticata anche dall’AIFA come risulta da un documento di 4 ispettori della stessa AIFA che hanno rilevato nel corso della sperimentazione avvenuta nel periodo 2003-5 ben 7 deviazioni critiche e 3 maggiori. La rivista Science in data 10 agosto 2007 ha ripreso questo dibattito ed ha anche criticato il finanziamento diretto della sperimentazione senza che ci sia stato un bando di ricerca aperto ai vari ricercatori. Per quanto riguarda i risultati di questa sofferta fase I della sperimentazione terminata nel 2005 si è atteso fino al 2009 per la pubblicazione dei risultati (Vaccine. 2009 May 26;27:3306-12.). Ma la pubblicazione, come sottolinea il Prof. Fernando Aiuti, non riporta tra gli autori alcun medico del Policlinico Umberto I, Università Sapienza Roma che hanno pur partecipato alla sperimentazione; ovviamente, nessuno di loro ha partecipato alla stesura del lavoro.

3. Ricordiamo inoltre che l’11 giugno 2008 Maria Antonietta Coscioni, parlamentare del Pd, ha presentato un’interrogazione al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e al Ministero degli Esteri (cofirmatari Matteo Mecacci, Rita Bernardini, Elisabetta Zamparutti, Marco Beltrandi, tutti del Pd, e Giuseppe Giulietti dell’Italia dei Valori, alla quale si associano Donatella Poretti e il senatore Marco Peduca) chiedendo ai ministri interrogati “se non ritengano opportuno nel rispetto del principio di trasparenza ed equità di rispondere a vari punti sul finanziamento del vaccino Tat”. Altri risultati della fase II terapeutica sono stati poi pubblicati nel 2010 su PlosOne (rivista generalista, considerata di livello differente rispetto alle riviste più importanti) dopo un’analisi ad interim ed hanno riguardato malati provenienti da 11 centri clinici italiani. A nostro avviso questo lavoro mostra alcune criticità in quanto: a) è stato condotto “in aperto” (ovvero chi somministrava il vaccino sapeva cosa stava somministrando) e non in cieco;  b) perché il gruppo di controllo dei non vaccinati è stato selezionato sulla base storica degli archivi dei vari centri clinici e, infine, c) perché tutti i malati erano in terapia antivirale con viremia azzerata. Infatti, le modificazioni quantitative dei principali parametri nei vaccinati sono risultate insignificanti.

4. Sono anche trascorsi 11 anni dall’avvio della fase I nell’uomo del vaccino anti-Tat preventivo; la fase I si è conclusa nel 2005, ma nel settembre 2011 la sperimentazione è ripartita nuovamente dalla fase I, e con un differente disegno clinico che oltre alla proteina Tat comprendeva anche la proteina Env fornita dalla Novartis. Il 24 marzo 2014 – come si può verificare sul sito dell’ISS – vi è stata la sospensione dell’arruolamento per la non conformità della proteina Env di Novartis alle nuove linee guida europee in materia di requisiti di documentazione di qualità relative ai prodotti impiegati nelle sperimentazioni cliniche. Nel frattempo, la ricerca internazionale è ovviamente andata avanti producendo altri candidati vaccinali interessanti ora pervenuti alle fasi II e III. Tra questi, quelli concepiti come plasmidi contenenti DNA virale o la combinazione di almeno tre subunità proteiche del virus HIV (Gag, Env, Nef o, eventualmente, Gag, Nef, Tat + Env). Quindi, non mancano competenze e linee di ricerca perseguite dai migliori centri di ricerca internazionali. Ci chiediamo se non sarebbe opportuno sottoporre al vaglio di una commissione di esperti internazionali i risultati ottenuti dalla sperimentazione del vaccino anti-Tat dell’ISS prima di decidere se continuare la sperimentazione – con gli ovvi finanziamenti relativi – in Italia come in Sud Africa.

5. Lo sviluppo di vaccini verso altre malattie infettive non è mai stato bloccato quando i risultati si sono dimostrati robusti e sostenibili solo per il fatto che le industrie farmaceutiche avevano paura di perdere un mercato di farmaci direttamente o indirettamente collegati a queste patologie. A questo proposito la dott.ssa Ensoli dichiara “…chi me li da 100-150 milioni di € per concludere la sperimentazione?” Oggi il costo dello sviluppo di un nuovo farmaco dalla scoperta fino alla sua commercializzazione è stimato tra i 250 e 400 milioni di €, costi che le grandi industrie non hanno problemi a sostenere. Quindi, il pacchetto di brevetti dell’ISS relativi al vaccino anti-Tat potrebbe essere venduto o concesso in licenza d’uso all’industria specializzata con profitto per l’istituto pubblico (nonché per gl’inventori dei brevetti). Ovviamente, il partner industriale deve “credere” nella bontà potenziale del farmaco (un vaccino terapeutico può essere considerato tale) o del vaccino preventivo in oggetto per investirci, evento che, ad oggi, non si è verificato per il vaccino anti-Tat dell’ISS.

6. Su questo tema vale anche la pena di ricordare la vicenda che ha suscitato un recente dibattito nazionale. Nel mese di marzo c.a. che il Consiglio di Amministrazione dell’ISS (delibera n. 7 del 2014) ha concesso la licenza del vaccino TAT per 18 mesi ad una Società privata, la Vaxxit Srl con capitale sociale di 10.000 € e con il 70% delle quote di proprietà detenute dalla stessa Dr.ssa Ensoli, per il 30% a un ex consulente dell’ISS (Dr. Giovanni Battista Cozzone, esperto brevettuale). Dopo le critiche pubbliche, sollevate in particolare dal mensile Altreconomia pervenute all’operazione e l’interrogazione parlamentare della Sen. Emilia De Blasi, Presidente della Commissione Sanità del Senato, a giugno il Consiglio di Amministrazione dell’ISS ha fatto un passo indietro ritirando (almeno temporaneamente) la delibera di concessione alla Vaxxit Srl. Nel frattempo l’ISS, per la prima volta nella sua storia, è stato commissariato e la delibera è ora in mano al nuovo commissario dell’ISS. Nel frattempo, nella Vaxxit Srl – che risulta aver iniziato a cercare capitali sul mercato –  sono entrati nuovi soci, tra i quali il fratello della Dr.ssa Ensoli, il Dr. Fabrizio Ensoli del San Gallicano (altra istituzione recentemente commissariata), il suo ex-marito, il Dr. Aurelio Cafaro, ricercatore all’ISS, il più grande fondo Canadese (Teralys Capital) ed una multinazionale del credito (Ferghana Securities Inc.) con domicilio nel Delaware, USA, stato americano a fiscalità agevolata, oltre ad un rappresentante di un’ONG italiana che da tempo si è distinta per essersi schierata in pubblica difesa del vaccino anti-Tat dell’ISS.

Vede, caro Pepe, se lo studio vaccinale della Dr.ssa Ensoli fosse a suo tempo rientrato nell’alveo del Progetto AIDS, i cui finanziamenti erano frutto di una sana competizione tra i progetti migliori grazie al meccanismo della “peer review”, non avrebbe avuto probabilmente nulla di scandaloso. Invece questo progetto è stato finanziato per decine di milioni di euro direttamente per decisioni governative senza consultazioni preventive con esperti nazionali ed internazionali indipendenti. Si aggiunga che nel corso degli anni i risultati sono stati al più modesti, senza alcuna efficacia rilevante sulla viremia e valori dei linfociti Cd4 troppo dilazionati nel tempo e con incerte prospettive di sviluppo, come dimostrato dal fatto che le principali farmaceutiche specializzate nella messa a punto di vaccini non si sono fatte avanti per rilevare o avere in concessione d’uso i brevetti dell’ISS.

Ci auguriamo che la recente audizione al Senato (di cui sopra) presso la Commissione Igiene Sanità di alcuni esperti coinvolti in questa vicenda possa portare utili suggerimenti all’attuale Governo, al neo commissario dell’ISS ed ai Ministri della Salute e degli Affari Esteri.

Noi firmatari di questo documento abbiamo diverse opinioni politiche, ma in questo caso condividiamo l’idea che la ricerca di qualità e la promozione della prevenzione debbano essere finanziate in Italia attraverso un sistema di valutazione che coinvolga esperti sia nazionali che internazionali per formulare una scelta oculata dei temi più attuali ed importanti mediante un bando competitivo e trasparente senza condizionamenti o scavalcamenti dalla politica o corsie preferenziali come si è verificato nel caso del candidato vaccinale dell’ISS basato sulla proteina virale Tat. Il problema è urgente perché l’epidemia da HIV ogni anno in Italia continua a infettare circa 4000 persone e il 50% circa degli individui scoprono di essersi infettati solo quando sono già nella fase di AIDS conclamata. Rinunciare alla ricerca pubblica e libera da condizionamenti del mondo politico e dell’industria farmaceutica significa rinunciare ad un po’ di libertà ed abdicare dallo status di un paese civile ed avanzato quale l’Italia ambisce ancora di essere.

Cordialmente,
Prof. Vittorio Agnoletto
Università Statale, Milano
Prof. Fernando Aiuti
Professore Emerito Università “Sapienza” Roma

(le opinioni qui espresse sono a titolo personale e non intendono rappresentare in alcun modo l’opinione delle istituzioni presso cui i firmatari lavorano o hanno lavorato negli scorsi anni)

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