Un’ interessante riflessione di Lorenzo Guadagnucci

Il Senato ha approvato una legge sulla tortura. Detta così verrebbe da
sospirare: finalmente. E invece siamo di fronte a una legge
profondamente sbagliata se la sua finalità dev’essere – come dev’essere
– la prevenzione di ulteriori abusi rispetto a quelli – troppi –
commessi e documentati neggli ultimi anni.

Il testo passato al Senato pecca soprattutto in un punto, laddove
definisce la tortura come reato generico e non come reato specifico del
pubblico ufficiale. E’ una differenza sostanziale, perché svuota
l’effetto deterrente che una legge del genere deve avere. Gli agenti
devono sapere che l’abuso sui detenuti o su persone momentaneamente
provate delle libertà è un reato odioso e insopportabile per chi veste
una divisa e rappresenta lo stato. Non un reato qualunque con una
semplice aggravante se commesso da un agente.

Altro elemento inaccettabile, la correzione introdotta rispetto al testo
originario del senatore Luigi Manconi, con l’indicazione che si parla di
tortura solo quando si riscontrino “più atti di violenza o minaccia”
(emendati dall’Aula in “con violenze o minacce gravi”). Una formulazione
che ricalca l’emendamento leghista che alcuni anni fa fece scandalo e
condusse il parlamento ad accantonare la legge. Oggi questo dettaglio,
cioè il fatto che in caso di violenza o minaccia singola non si possa
parlare di tortura, passa inosservato. Miracolo delle larghe intese (che
in questo caso si estende a Sel e 5 Stelle visto il loro assenso e il
loro silenzio).

Il brutto testo approvato ieri è frutto di precise pressioni esercitate
in questi anni dai vertici delle forze dell’ordine, che hanno sempre
considerato l’eventualità di una legge ad hoc sulla tortura come
un’offesa, quasi un atto d’accusa. Quando è vero l’esatto contrario: una
legge severa e intelligente può essere un ottimo strumento di
formazione, persuasione e correzione.

Le forze politiche hanno ceduto a queste pressioni e hanno anche evitato
di prevedere l’esclusione della prescrizione, allontanando così il
nostro paese dagli standard europei. L’Italia conferma di avere seri
problemi quando si tratta di garantire i diritti fondamentali delle persone.

Ora c’è da chiedersi seriamente se valga davvero la pena introdurre una
legge così nell’ordinamento. L’Unione delle camere penali (cioè gli
avvocati penalisti) dice che la legge è sbagliata perché non rispetta le
indicazioni dell’Onu e crea confusione rispetto a reati già previsti dal
codice penale. Qualcuno, compreso Manconi, spera che la Camera corregga
gli errori più gravi, ma il dibattito che si è sviluppato al Senato fa
capire che non ci sono le condizioni politiche per andare nella
direzione giusta. Il parlamento ha dimostrato d’essere incapace di
recepire ciò che matura nella parte più viva della società.

Lorenzo Guadagnucci
comitato verità e giustizia per Genova

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