DearDr. Giorgio Ricci,

Michiamo Mark Covell.  Sono il giornalista inglese che fu quasi uccisonell’irruzione alla Scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001. Mi permetto diinviarLe questa lettera per esprimere ciò che provo a proposito delle condanneinflitte con la sentenza della Suprema Corte di Cassazione, lo scorsoLuglio.  So che ci saranno diverse udienze per decidere se i poliziotticondannati dovranno scontare la pena in carcere o no.

Nonostantenon sia una pratica usuale per un giudice ricevere una lettera del genere, Viscrivo per farVi sapere esattamente cosa provo, come una delle vittime piùconosciute, e ciò che tutti noi della Diaz ci aspettiamo di veder fare, in nomedella giustizia.

Chiedoa tutti coloro che considereranno il contenuto di questa lettera di comprendereche noi, vittime della Diaz, abbiamo vissuto un inferno che non si è fermatosolo alla notte della “macelleria messicana”. Abbiamo visto da lontano, etalvolta anche da Genova o da Roma, queste persone condannate  venirepromosse di volta in volta, fino al punto in cui hanno potuto usare glistrumenti e le risorse del loro lavoro per intimidire, minacciare e metteresotto sorveglianza le vittime di Diaz. Essi hanno inoltre ostacolato lagiustizia, distrutto le prove ed eretto un muro di silenzio che abbiamo dovutofronteggiare per anni. Non mi risulta che siano mai state pronunciate parole dicomprensione o di scuse nei confronti delle loro vittime, né che vi sia stataresipiscenza rispetto ai fatti commessi.

Perquasi dodici anni, tutti noi della Diaz abbiamo visto uomini come Berlusconi ealtri cambiare le leggi e le regole del gioco, in modo da permettere aipoliziotti di sfuggire a qualsiasi sanzione per le loro azioni nella nottedella Diaz, come ad esempio la riduzione della prescrizione e l’introduzione dileggi volte ad assicurare l’immunità delle Forze di Polizia condannate a pagareuna qualsiasi forma di risarcimento.

Ma,nonostante ciò che Berlusconi e altri politici hanno fatto, i superpoliziotticondannati della Diaz  mantengono la loro buona parte di colpa eresponsabilità.

Inoltre,sembra che i diritti dei criminali poliziotti condannati siano sempre statitenuti in maggiore considerazione rispetto ai diritti delle vittime. Mettendoda parte tutte le promozioni, ad alcuni di questi uomini è stato permesso didichiararsi nullatenenti per evitare di pagare un solo euro a titolo dirisarcimento a noi vittime, lasciando l’onere ai contribuenti italiani.Inoltre, grazie all’indulto, nessuno di loro finora ha mai scontato un sologiorno di carcere, per i loro crimini.

Aproposito dell’indulto, posso solo dire che è stato enormemente ingiusto vederepoliziotti che hanno scritto la pagina più nera della storia dellaPolizia  Italiana, distruggendone la reputazione, essere autorizzati abeneficiare di uno sconto di pena significativo. Nel mio paese l’indulto èconcesso solo a detenuti che hanno commesso reati minori e che comunque hannogià scontato una parte della pena. Non è concesso ad alti comandanti della polizia,che sono stati condannati per reati gravi come percosse, tentato omicidio dellevittime, falsificazione delle prove (vale a dire due bottiglie molotov), falsiarresti, false dichiarazioni, abusi e torture.

Aproposito dei falsi arresti e delle false dichiarazioni, desidero sottolineareche il falso arresto per associazione a delinquere di  vittime gravementeferite è stato compiuto con il preciso intento di mandare in carcere le vittimeper almeno 10-15 anni sulla base di false accuse e coprire ciò che AmnestyInternational ha chiamato “la più grande sospensione dei diritti democratici inun Paese occidentale dalla Seconda Guerra Mondiale”.

Equi stiamo discutendo se Gratteri e altri poliziotti condannati debbanoscontare una pena di meno di due anni!

Dov’è il confronto? Come una delle vittime gravementeferite della Diaz, vorrei vedere questi poliziotti scontare in prigioneesattamente lo stesso periodo di tempo che loro stessi hanno tentato diinfliggere a noi, sulla base di prove e dichiarazioni assolutamente false.

Spessomi domando cosa sarebbe successo se il piano della polizia alla Diaz fossestato portato a termine; sarei stato ingiustamente condannato e avrei scontato15 anni in una prigione italiana, senza nessuna pietà. Quasi 12 anni dopoquella fatidica notte, ogni misericordia disponibile viene dispensata solo afavore di questi poliziotti, da un sistema legale che è incapace di proteggerei diritti delle vittime.

Ilmio caso, in particolare, è stato archiviato perché nessuno dei moltipoliziotti e funzionari presenti si è fatto avanti per testimoniare. A quantopare nessuno ha visto o ha sentito, nonostante in quel momento io fossi l’unica persona in strada, sulla quale si sonoaccaniti i poliziotti. Vi prego di consultare la richiesta e il decreto diarchiviazione del procedimento aperto per tentato omicidio in mio danno, sedesiderate acquisire familiarità con il mio caso personale.

Anchese il desiderio dei poliziotti condannati di mandare le vittime in carcere percoprire i loro crimini non si è realizzato, le vittime hanno comunque dovutosubire una realtà se possibile ancora più insidiosa.

Lamaggior parte delle vittime internazionali del raid alla Diaz sono stateillegalmente deportate nei loro paesi di origine, dove sono state accusate dailoro governi, e talvolta anche da amici e parenti, di essere criminali ed hannodovuto affrontare un particolare tipo di discriminazione. I livelli di povertàe la profondità del danno sono estremamente elevati tra le vittime della Diaz.Alcuni di noi si sono ridotti ad essere senzatetto e a vivere per strada, ed èstato estremamente difficile essere trattati come terroristi dalle autorità delproprio paese, solo perché tutti hanno creduto alle menzogne raccontate daquesti superpoliziotti condannati.

Perquelle vittime che non si sono fatte intimidire dalla prepotenza, dallemenzogne e dall’odio puro della polizia e che hanno osato tornare a Genova perlo svolgimento dei processi, è stato come vivere in una guerra in cui entrambele parti si scrutano l’un l’altra attentamente, mentre il processo va avanti.Ogni volta che vedo poliziotti italiani divento incredibilmente nervoso. E’così per tutti noi. Per noi le forze dell’ordine e i tutori della leggerappresentano la paura, il dolore, la tortura, il controllo totale dellapopolazione.

Lavita per me a Genova è stata ed è sempre molto intensa. Viviamo tutti la paurache un giorno uno di noi incontrerà uno dei poliziotti della Diaz e le minaccegià date saranno realizzate. Non riesco mai a rilassarmi quando sono in Italia.La maggior parte di noi si sente come se dovesse giocare perennemente al giocodel gatto col topo, per rimanere in vita qui.

E’proprio per l’arroganza e per la completa mancanza di rimorso dei comandanticondannati, che dovrebbe essere applicata la massima sanzione possibile. Daparte dei condannati non ci sono state scuse significative né tantomeno alcunsenso di rimorso. Non c’è stata e non c’è ancora nessuna collaborazione daparte loro sulle questioni in sospeso del caso Diaz. Tutti, in diversa misura,hanno eluso le domande, sono rimasti in silenzio nonostante il lorocoinvolgimento fosse testimoniato da prove schiaccianti e hanno raccontato unamarea di bugie alla stampa, rifiutandosi però di testimoniare in tribunale.Solo dopo la loro condanna in Cassazione alcuni di loro hanno dichiarato lapropria innocenza, come Fournier e Canterini. Per le vittime della Diaz, i lorodeboli tentativi per evitare la prigione, sono l’ultimo modo che hanno persfuggire alle loro responsabilità per il raid.

Perquanto riguarda la verità su ciò che è realmente accaduto, la Procura haaffermato che c’è stato un vero e proprio muro di silenzio al quale, per unaregola non scritta, ogni poliziotto si è attenuto. Questo muro di silenzio daicomandanti condannati, da tutta la polizia italiana e dal Ministero dell’Interno è assordante per le vittime della Diaz.Esso ha permesso ai poliziotti condannati, lungi dal mostrare rimorso ocolpevolezza, di intimidire, mentire, ostacolare le indagini e distruggere leprove, nel tentativo di sfuggire all’azione penale. Ha inoltre impedito a me ead  altre vittime di avviare un processo per tentato omicidio, contro igià condannati superpoliziotti.

Infine,come detto sopra, l’irruzione alla Diaz è stata la pagina più nera della storiadella polizia italiana. La sentenza definitiva della Corte di Cassazione deveessere accolta e, dal punto di vista delle vittime, ai comandanti di poliziacondannati si dovrebbe applicare la massima sanzione possibile, in modo che ciòserva da esempio ad altri poliziotti su cosa non fare durante un’incursione perla ricerca di armi (Tulps 41).

Inconclusione, prego il Tribunale di prendere in considerazione anche la vocedelle vittime nella decisione che dovrà prendere.

Comepost-scriptum, trascrivo di seguito questa poesia chiamata ‘Total Eclipse’. E’ stata scritta da un’anonimavittima della Diaz nel 2006.

Yourssincerely

MarkCovell

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