Le condanne definitive contro i vertici della polizia per i fatti del G8 di Genova hanno riacceso l’attenzione sul movimento no global. Ma dai file della diplomazia Usa rivelati da WikiLeaks si scopre che la rete di Vittorio Agnoletto era oggetto di attenzioni molto particolari. Un rapporto trasmesso nel febbraio 2003 a Washington dall’ambasciata americana di Roma analizza la forza del movimento e i suoi leader. C’è il timore che le proteste possano fermare la partenza di truppe e materiali statunitensi dalle basi italiane verso l’imminente guerra contro l’Iraq.

«Il dipartimento di Pubblica sicurezza del ministero dell’Interno ha creato un centro di monitoraggio della crisi e lavora a una serie di tattiche con i rappresentanti delle Ferrovie. È stato attivato un sistema di contromisure, che include una pesante sorveglianza delle comunicazioni dei manifestanti». Dunque e-mail e telefonate dei pacifisti erano spiate. Da chi? Dalla polizia italiana, dal Sismi o dalla Cia?

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