Alex Zanotelli e Vittorio Agnoletto sono i primi firmatari di un appello alla comunità scientifica e ai governi. Ai quali chiedono di assumersi le proprie responsabilità nella lotta all’aids in termini di prevenzione e di non essere subalterni agli interessi delle multinazionali farmaceutiche. Che con la PrEp cercano clienti nel mondo ricco. Per sottoscrivere l’appello: forum@nigrizia.it

Durante la XVIII Conferenza mondiale sull’aids svoltasi nel luglio 2010 a Vienna è stata presentata una nuova strategia di lotta all’Hiv: la PrEP, laprofilassi pre-esposizione, che prevede la somministrazione di terapie antiretrovirali a persone sane, sieronegative con comportamenti a rischio di contrarre l’infezione. Nella recente conferenza sugli aspetti clinici dell’aids svoltasi ad un anno di distanza, nel luglio 2011, a Roma quest’ipotesi è stata rilanciata con forza.
È bene precisare che non siamo in presenza di un vaccino, che si assume una sola volta e garantisce per sempre l’immunità, ma di farmaci normalmente utilizzati per la terapia di persone Hiv-positive, che sembrerebbero poter garantire una momentanea e limitata protezione a chi si espone al contatto con il virus.
Per giustificare la PrEP alcuni rappresentanti del mondo scientifico affermano: “Treatment is prevention”, intendendo dire che la prevenzione è fallita e che la PrEP attualmente è la scelta migliore per controllare l’epidemia.
Come persone impegnate da anni in Italia, in Africa e nel mondo, nella lotta all’aids siamo estremamente preoccupati per le conseguenze che potrebbero derivare da simili scelte.
Facciamo tre considerazioni.
La prima. L’Unaids (l’agenzia Onu sull’aids) ci dice che le persone viventi sieropositive sono 33,5 milioni, due terzi di costoro vivono nell’Africa subsahariana dove si sono anche verificati i 2/3 dei 1,8 milioni di decessi per aids registrati nel 2009. Oggi in tutto il mondo sono circa 9 milioni coloro che, pur necessitando di terapie antiretrovirali, non possono curarsi a causa degli alti costi dei farmaci.
La seconda. Dove i governi, come dimostrato ad esempio da quanto avvenuto in Uganda tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio, hanno finanziato importanti progetti di prevenzione, garantendone la continuità e coinvolgendo le comunità locali e le associazioni delle persone sieropositive, si sono ottenuti importanti risultati e la velocità di diffusione del virus è fortemente calata. Dove invece qualunque intervento preventivo è assente il numero delle persone infettate continua ad aumentare, come dimostra, ad esempio, la situazione italiana con circa 180.000 persone sieropositive viventi.
La terza. Quando Kofi Annan lanciò nel 2001 il Fondo globale per la lotta all’aids, tbc e malaria dichiarò che per porre sotto controllo l’epidemia sarebbero stati necessari dai 10 ai 15 miliardi di dollari/anno; da allora ad oggi ne sono stati materialmente versati meno di 20, e in futuro le donazioni dei paesi ricchi, anche a causa della crisi economica, sono destinate a diminuire fortemente.
Riteniamo che, se la PrEP diventasse una strategia fondamentale di lotta all’aids riducendo ulteriormente l’importanza della prevenzione, ci sarebbero queste conseguenze.
1. Secoli interi di politiche di sanità pubblica verrebbero cancellati, la medicina preventiva verrebbe azzerata con la conseguente deresponsabilizzazione dei governi e verrebbe modificato l’elemento fondamentale sul quale è nata l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità): la responsabilità degli stati verso la salute pubblica.
2. Vi sarebbero conseguenze drammatiche soprattutto nell’Africa subsahariana dove è del tutto impossibile pensare di poter fornire le terapie a persone sane quando milioni di malati non hanno già ora nessuna possibilità di accedere ai farmaci per gli alti costi delle terapie; di fronte alla cancellazione, o anche solo all’ulteriore sottovalutazione delle campagne preventive, un intero continente verrebbe completamente abbandonato ad un destino di morte.
3. Anche nei paesi ricchi si produrrebbe una disparità, fondata sulla disponibilità economica, nell’accesso alle cure: gli stati, già oggi in difficoltà nel garantirle ai malati, non potranno certo fornirle alle persone sane.
4. Ovunque si rischierebbe una significativa deresponsabilizzazione dei singoli nei comportamenti a tutela della propria e altrui salute; tutto sarebbe delegato all’assunzione di un farmaco costoso e dagli effetti protettivi estremamente parziali e temporanei.
5. Le uniche a trarne un incommensurabile vantaggio sarebbero le grande compagnie farmaceutiche che vedrebbero improvvisamente aumentare in modo esponenziale il numero dei loro potenziali “clienti” (ovviamente nel mondo ricco).
Chiediamo perciò:
– al mondo scientifico di mostrare la propria autonomia dall’immenso potere delle aziende farmaceutiche, di difendere le evidenze scientifiche contro gli interessi commerciali, di resistere alle pressioni dell’industria farmaceutica internazionale (come nel caso della PrEP) anche quando questo può porre a rischio carriere e guadagni;
– ai governi e alle istituzioni internazionali, di sostenere la centralità della prevenzione senza abbassare la guardia e senza tagliare i contributi destinati alla lotta all’aids (l’Italia ha un arretrato di ben 290 milioni di euro).
Siamo ben consapevoli della drammaticità dell’attuale crisi economica e sociale, ma siamo altrettanto consapevoli che in assenza delle scelte da noi indicate milioni di persone sono destinate a morte certa in tempi brevi. Ognuno faccia i conti con la propria coscienza.
Primi firmatari

Alex Zanotelli (missionario comboniano), Vittorio Agnoletto (medico)

Altri firmatari:

Franco Moretti
Raffaello Zordan
Maria Alberini
Elisabetta Pace
Stefania Zerella

http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=11112&IdMod

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