Vittorio Arrigoni , ancora una volta, ha dato ieri un suo forte contributo al movimento pacifista. Ci ha raccolti a migliaia attorno alla sua testimonianza di vita e ci ha guidato lungo un percorso che ha ricondotto ciascuno di noi alla riscoperta delle radici più profonde che animano la nostra scelta pacifista.

In una realtà che scorre tumultuosa, dove ogni giornata archivia quella precedente, dove diventa sempre più difficile costruire una scala di priorità e d’importanza negli eventi che si susseguono, il pomeriggio di ieri è stata un’occasione unica di riflessione e di recupero di forza interiore.

Grazie, grazie ai familiari, grazie agli amici di Vittorio che ci hanno offerto quest’occasione.

Ognuno ha il suo percorso culturale, religioso o meno, e tutti vanno rispettati ugualmente; questo il senso dell’intreccio, del susseguirsi, della celebrazione religiosa e laica.

Il vescovo di Gerusalemme con voce forte a rivendicare il popolo palestinese come il “suo popolo”, come un popolo detentore di diritti calpestati e ignorati dai potenti della terra…..Pax Christi a  denunciare con fermezza l’assenza delle autorità italiane…..uomini e donne di altre religioni con il capo coperto da veli ad ascoltare, a pregare ognuno il proprio Dio nella condivisione di una sola e comune speranza……migliaia di persone ad ascoltare e a cantare con al collo i colori della pace e della Palestina. In un continuum senza alcuna cesura le canzoni di chiesa lasciano il passo a Bella Ciao.

La Pasqua della Resurrezione e il 25 aprile della Liberazione: nessun giorno poteva essere più appropriato per salutare Vittorio

Le migliaia di attivisti, con le loro diversità, con le loro storie rappresentano quell’intreccio, difficile da spiegare ma facile da capire per chi sceglie di condividerne l’impegno, che negli anni passati ha costruito la forza del nostro movimento per la pace.

Un impegno che ieri in tanti abbiamo rinnovato nella palestra di Bulciago e che senza dubbio molti altri hanno condiviso pur non essendo potuti arrivare fin là.

L’assenza di qualunque rappresentanza delle autorità italiane ( compresa l’assenza di qualunque messaggio da parte del presidente Napolitano) è senza dubbio un fatto grave: un militare merita funerali di stato, chi perde la vita per un mondo senza guerre e senza occupazioni non merita nemmeno una corona di fiori.

Ma forse, diciamocelo pure, forse è meglio così.

Sarebbe stato molto imbarazzante dover condividere l’ultimo saluto a Vittorio con chi crede nella guerra, nelle armi, nella legge del più forte.

Vittorio non lo meritava. E nemmeno noi.

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