Se passa l’accordo voluto da Marchionne, e sostenuto da CISL e UIL, i lavoratori di Torino dovranno anche chiedere alla Fiat persino il permesso per ammalarsi e, se si ammaleranno nei giorni sbagliati, potranno essere sanzionati.
A Bologna un neonato muore per il freddo; poche settimane prima  i servizi sociali non si erano accorti che la donna era  all’ottavo mese.
Due notizie certamente molto diverse fra loro, ma, purtroppo c’è un filo che le collega: i diritti dei lavoratori e un welfare per tutti sono state le conquiste principali delle lotte che hanno segnato in Italia gli anni ’60 e ’70.
Nessun lavoratore poteva essere spogliato dei propri diritti quando entrava in fabbrica; nessun essere umano, donna o uomo, poteva essere abbandonato dalla collettività ad una situazione di tale povertà da porlo a rischio di vita.
Oggi questi principi sono stati cancellati dalla cultura dominante sparsa a piene mani per quasi trent’anni prima dal craxismo e poi dal berlusconismo.
I modelli presentati come vincenti sono quelli del tutti contro tutti, ognuno per sé, gira lo sguardo dall’altra parte e pensa solo a te stesso….
Lo Stato si ritira, non si assume più alcuna responsabilità, il campo è lasciato alla feroce legge del più forte e ai suoi ricatti.
La posizione della Fiom oggi è di estrema importanza perché: difende i diritti indisponibili dei lavoratori della Fiat; perché è consapevole che lo scontro a Torino rappresenta la linea del Piave, se sfondano lì quegli stessi ricatti si riprodurranno in tutte le aziende; ma soprattutto perché ha compreso che attraverso la lotta dei lavoratori Fiat è possibile provare (almeno provare) a ricostruire un ampio fronte sociale con al centro i diritti sociali per tutti.
I lavoratori precari, i cittadini immigrati, i tanti che individualmente (come nel caso di Bologna) sono lasciati soli ad affrontare il freddo e la fame, possono trovare nella lotta della Fiom un terreno comune per la difesa dei propri diritti e di un welfare universale, per la conquista di un reddito di cittadinanza, oggi più che mai necessario.
Riunificare attorno ad obiettivi comuni tutti quei settori popolari che lo sviluppo capitalista ha diviso e che la crisi rischia di porre gli uni contro gli altri è la priorità odierna. Ed è anche la ragione principale per aderire alla mobilitazione del 28 gennaio.

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