– Sarkozy autorizza le “stanze del buco” e le “pipe monouso” –
Mentre in Italia vengono chiusi i progetti di riduzione del danno, in Francia vengono aperte le “stanze del buco” e vengono distribuite siringhe pulite e “pipe monouso”.
Anrs è l’Agenzia nazionale francese per la ricerca sull’Aids; nel corso di una sua assemblea a Vienna, ha annunciato grandi svolte per quanto riguarda le politiche d’Oltralpe in materia di riduzione del danno. Presto, ad esempio, come ha annunciato la ministra della Salute, saranno aperte anche in Francia le stanze per l’autosomministrazione delle sostanze, compresa l’eroina, che si sono dimostrate efficaci in molti altri Paesi. A Parigi sarà poi attivato un programma di distribuzione di “pipe monouso”, utilizzabli per fumare sostanze come crack, cocaina, e metamfetamine. Questo progetto, che inizialmente interesserà solo la capitale, è già stato attivato in Canada ed è collegato principalmente alla prevenzione di epatiti e tubercolosi, e non di Hiv. In Canada, così come in Francia, molti ex consumatori per via iniettiva già HIV positivi sarebbero infatti passati al fumare derivati della cocaina o metamfetamine. Lo scambio di strumenti infetti per l’inalazione avrebbe provocato un aumento dell’incidenza di coinfezioni con epatiti e turbecolosi in persone sieropositive.
In Francia vi e’ un governo simile per orientamento politico a quello italiano ma le scelte di politica sanitaria discendono dalla evidenze scientifiche,non da ideologie fideistiche.

Hiv e carcere: appelli nel vuoto

La conferenza si chiude con l’ennesima denuncia delle condizioni di vita delle persone HIV+ in prigione. Una denuncia che ormai si ripete ogni due anni ma che sembra lasciare totalmente indifferenti le autorità politiche di ogni Paese. Oggi in plenaria è toccato a Manfed Nowak, professore per la protezione dei diritti umani a Vienna, lanciare l’ennesimo appello. La presenza in carcere delle persone sieropositive è in costante aumento in tutto il mondo: superiore al 41% del totale dei detenuti in Sud Africa, al 21% in Indonesia, tra il 15  e il 30 in Ukraina, attorno al 10 in India, superiore al 4% in Russia . Secondo Nowak è fondamentale distinguere tra “la privazione della libertà”, connessa automaticamente con la condizione di reclusione, e invece la “privazione delle libertà e dei diritti”, che non dovrebbe verificarsi nemmeno in prigione.

Le politiche necessarie per prevenire la diffusione dell’HIV in carcere dovrebbero comprendere: informazione ed educazione, disponibilità del test e counselling, distribuzione di profilattici e prevenzione delle violenze sessuali, programmi di scambio di siringhe e disponibilità di disinfettanti (solo nel caso di assenza dei programmi di scambio di siringhe), terapie sostitutive degli oppioidi e trattamento delle tossicodipendenze e infine riduzione del sovraffollamento, realtà che riguarda oltre il 60% dei Paesi al mondo. Ad oggi i programmi di scambio di siringhe sono presenti solo in 11 nazioni tra cui la Svizzera e la Moldova, mentre le terapie sostitutive degli oppioidi sono accessibili in 40 Paesi.  E’ stato presentato come esempio il caso della Spagna, dove da metà degli anni ’90 sono disponibili ambedue i programmi (scambio siringhe e metadone) con il risultato che la prevalenza di HIV+ in carcere è passata dal 32% nell’89 al 7% nel 2009. E’ stato sottolineato il dovere di garantire terapie antiretrovirali a tutti i detenuti, ma aldilà delle parole questa possibilità riguarda pochi Paesi dell’emisfero nord…

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