Ieri è stato annunciato un accordo con il governo libico che prevede la liberazione dei 250 eritrei in cambio di «lavoro socialmente utile». Ma quale lavoro! Anzi tutto quelle persone avrebbero diritto alla protezione garantita dallo status di rifugiato. In secondo luogo mi chiedo di che lavoro si tratti: credete che la Libia sia in grado di offrire un lavoro dignitoso, remunerato in maniera equa, in contesti decenti? Io no. E la comunità internazionale non può permettersi di dire «si» ad un accordo di questo tipo, che nega nuovamente il diritto alla protezione per queste persone – ricordo che la Libia non ha firmato la Convenzione sui rifugiati
– e li obbliga, in buona sostanza, a barattare la loro libertà in cambio di un’altra forma di limitazione dei loro diritti. Una soluzione che sembra una pena alternativa alla detenzione: chi garantirà realmente le condizioni di vita e di lavoro di questi cittadini?
Oggi il ministero degli Esteri libico ha dichiarato che nei «centri di accoglienza» libici tutti gli immigrati «sono trattati umanamente e considerati come ospiti»: queste affermazioni sono state già smentite da numerose denunce da parte di Ong, associazioni, media, mentre l’Alto Commissariato Onu è stato espulso dal Paese. Non è per tanto possibile fare affidamento sulle prese di posizione e sui propositi del governo libico.
Il sottosegretario Craxi ha dichiarato oggi la disponibilità dell’Italia ad accogliere alcuni eritrei: io sostengo la necessità di accoglierli tutti e subito, prima che, dopo essere stati ingiustamente incarcerati, debbano anche essere sottoposti ai lavori forzati…

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