«Il 17 giugno scorso il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione di condanna della Libia: è solo l’ultima di una lunghissima serie di prese di posizione contro quel Paese. Il governo italiano non può agire al di sopra delle leggi e delle convenzioni internazionali, continuando a rendersi complice delle violenze e delle morti di centinaia, migliaia di potenziali rifugiati – dichiara Vittorio Agnoletto, ex eurodeputato Sinistra europea –  Ricordo che proprio la Libia, che a giugno ha espulso l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, non ha mai firmato la Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati, siglata a Ginevra nel 1951: pertanto rifugiati e richiedenti asilo vengono rimandati indietro senza riguardo per il loro bisogno di protezione. Già la Commissione europea, rispondendo a una mia interrogazione parlamentare sull’espulsione di migranti irregolari dalla Libia, nel febbraio 2009, aveva annunciato di aver «fatto presente alle autorità libiche l’esigenza di istituire il quadro giuridico necessario per garantire una protezione adeguata alle persone presenti sul territorio della Libia che avrebbero diritto di essere riconosciute come rifugiati, applicando il principio del “non respingimento”, e ha chiesto che il problema venisse affrontato nel contesto di possibili futuri negoziati per un accordo tra Ue e Libia». Attualmente non c’è nessun accordo di cooperazione tra Ue e Libia bensì dei programmi specifici e vari accordi bilaterali sulla vigilanza aerea e via mare, stipulati con l’Italia ed altri Paesi membri. Si sta lavorando ad un accordo generale dell’Unione, che comprenderà un capitolo ad hoc sulle migrazioni: l’Europa dovrebbe ricordarsi a quel punto di inserire la clausola per la democrazia, approvata il 14 febbraio 2006, quindi vincolante, oggetto della relazione che ho curato e che prevede sanzioni progressive per i Paesi che non rispettano di diritti umani e stipulano accordi commerciali con l’Ue.

Esiste già, inoltre, una direttiva comunitaria ad hoc, la direttiva del Consiglio 2004/83/CE (la «direttiva sul riconoscimento dello status di rifugiato») che, conformemente ai principi riconosciuti segnatamente nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, stabilisce delle norme minime per quanto riguarda la definizione e il contenuto dello status di rifugiato. Anche il Consiglio d’Europa si è più volte espresso contro il governo italiano sulla sua politica dei respingimenti. Un divieto, quello di di respingimento e di espulsione, che è sancito perfino dalla Bossi-Fini per chi desidera presentare domanda d’asilo in Italia: il governo non rispetta nemmeno le sue leggi!

Per questo lancio un invito alla società civile e all’opposizione intera a partecipare alle manifestazioni già indette in varie città: fermiamo questa vergogna, uniamo le forze e scendiamo in piazza per chiedere di accogliere subito i 250 eritrei detenuti in Libia».

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