– Lavori in corso – Osservatorio Europa – Dieci anni fa i leader mondiali decisero di impegnarsi per sradicale la povertà nel mondo entro il 2015, definendo 8 settori prioritari d’intervento come obiettivi del millennio: tra questi, la riduzione della fame del 50 per cento, l’istruzione primaria per tutti, l’eliminazione delle disparità di genere e il diritto alla salute garantito a chiunque, in ogni Paese. Mancano ora cinque anni per realizzare i suddetti obiettivi di sviluppo del millennio (Osm) ma siamo lontanissimi dal raggiungimento di quei traguardi. Per questo, pochi giorni fa, i deputati europei hanno votato una risoluzione, approvata con 353 voti favorevoli, 206 contrari e 75 astensioni, per dare slancio agli aiuti e centrare quanto ci si era prefissati dieci anni fa. Qual è lo stato dell’arte e, soprattutto, come si sta comportando il governo italiano? Tra i 15 Paesi europei con l’obbligo di raggiungere l’obiettivo intermedio prefissato, ovvero lo 0.56% del Pil entro il 2010, l’Italia è al quartultimo posto per i progressi fatti tra il 2008 e il 2009, seguita solo da Portogallo, Grecia e Spagna: siamo passati dallo 0.22% del Pil del 2008 allo 0.16% dello scorso anno, allontanandoci quindi sempre più dall’obiettivo previsto. Siamo addirittura dietro ai così detti Paesi di nuovo accesso, che hanno l’obbligo di raggiungere lo 0.17% entro quest’anno: Cipro ha già centrato l’obiettivo nel 2009, mentre la Slovenia è cresciuta dallo 0.13% del 2008 allo 0.15% del 2009, a pochissima distanza da quanto fatto dall’Italia, che pure ha un’economia non comparabile con quella slovena. Inoltre, in base alle stime ufficiali, come ha denunciato il rapporto Aidwatch 2010 di recente, i livelli di aiuto del 2010 nell’Europa a 27 raggiungeranno al massimo uno 0.46% del Pil, o lo 0,48% nell’Europa a 15, ben lontano dall’obiettivo collettivo dello 0.56% stabilito nel 2005, con un ammanco di circa 11 miliardi di euro rispetto a quanto promesso. La maggior parte di questo deficit dipende da tre grandi Stati membri: l’Italia – manco a dirlo – (40%), la Germania (23%) e la Francia (7,5%). Ciò che è davvero vergognoso è che gli stati europei, che dovrebbero rappresentare il principale donatore a livello mondiale, continuano a “gonfiare” le loro statistiche sugli aiuti: nel 2009 hanno riportato 3,8 miliardi di contributi gonfiati come aiuto pubblico allo sviluppo, quasi l’8% del totale. Un’analisi più attenta mostra che 1,4 miliardi di euro derivavano dalle cancellazioni di debiti, 1,5 miliardi erano le borse di studio degli studenti dei Paesi in via di sviluppo che studiano nelle università del vecchio continente e quasi un miliardo è stato speso in realtà per i rifugiati.

Quindi, “al netto” il contributo europeo per la cooperazione allo sviluppo scende, rispetto alle stime ufficiali, allo 0,38% del Pil, facendo aumentare l’ammanco complessivo per il 2010 a 19 miliardi di euro. Per tanto, l’Europarlamento, nella risoluzione sul bilancio intermedio riguardo alla realizzazione degli obiettivi del millennio, ha chiesto «nuovi impegni aggiuntivi, trasparenti, misurabili e orientati ai risultati», sottolineato come «il conseguimento degli Osm deve rimanere un obiettivo chiave per l’Unione europea» ed esortato «l’Unione europea e gli Stati membri a mettere in atto misure rafforzate di responsabilità per quanto concerne l’impegno da essi assunto di destinare agli aiuti lo 0,7% del Pil entro il 2015».

Il prossimo settembre a New York si svolgerà una riunione plenaria delle Nazioni Unite per la revisione degli Osm; in vista di quell’appuntamento l’Unione europea dovrà presentarsi con un’opinione comune: mi auguro il più ambiziosa possibile e soprattutto, come chiedono a gran voce Ong e associazioni, che impegni realmente i Paesi più ricchi a rispettare gli impegni presi.

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