Alimenti ottenuti da animali clonati o prodotti con processi nanotecnologici? No, grazie. Così si è espressa pochi giorni fa, il 4 maggio scorso, la Commissione per l’Ambiente, la Sanità pubblica e la Sicurezza alimentare del Parlamento europeo, approvando a stragrande maggioranza un testo firmato dalla relatrice olandese dei Verdi nordici (gruppo GUE/NGL), Kartika Liotard, sulla posizione comune del Consiglio in vista dell’adozione del nuovo regolamento relativo ai nuovi alimenti. Obiettivo precipuo del rapporto in questione è la tutela dei consumatori. In Europa, nel 1997, è  stata introdotta una nuova legislazione sugli alimenti. Da tempo ormai il Consiglio e la Commissione europei hanno tentato di aggiornare questo regolamento: è un modo per semplificare e centralizzare la procedura di autorizzazione per i nuovi alimenti, visto e considerato che solo i cibi presenti nella lista comunitaria possono essere introdotti sul mercato. L’esecutivo europeo e il Consiglio, ad esempio, volevano includere nel suddetto regolamento anche una decisione sugli animali clonati e la loro prole ma i deputati europei si sono opposti a tale proposta e hanno chiesto di presentare un progetto ad hoc, che miri al bando dalle tavole europee degli alimenti derivati da clonazione. Gli animali clonati non sono geneticamente modificati ma sono copie perfette degli esemplari migliori, utilizzate per introdurre velocemente alcuni tratti genetici superiori alla norma; sono molto rari e pertanto non vengono destinati al macello. Ma il rischio elevatissimo è che la loro discendenza possa essere destinata alla produzione alimentare. Si tratta evidentemente di un argomento delicatissimo, sul quale non ci si può esimere dal confronto con i consumatori, le associazioni, la comunità scientifica. «La Commissione – ha dichiarato infatti la deputata del GUE – sta provando a spingere una legislazione su questo tema controverso senza nemmeno un dibattito pubblico. Noi vogliamo che la questione venga affrontata in un regolamento separato». Per quanto riguarda gli alimenti prodotti con processi nanotecnologici, la Commissione per l’Ambiente, la Sanità pubblica e la Sicurezza alimentare dell’Europarlamento ha deciso che dovranno essere sottoposti a un’attenta valutazione dei rischi prima di essere approvati, etichettati e immessi nel mercato europeo. Fino ad allora, fino a quando non ci saranno dati scientifici sui possibili effetti di questi nanoalimenti, essi non potranno essere inclusi nella lista comunitaria dei nuovi alimenti. Ma di cosa stiamo parlando? Un esempio di nanotecnologia applicato all’industria alimentare – fortunatamente, come dicevo, non ancora presente sul mercato Ue – è costituito dai microrivestimenti commestibili su frutta e verdura per allungarne la vita sugli scaffali e sui banconi dei supermercati.

Il rapporto dovrà ora essere votato in seconda lettura dalla plenaria del Parlamento europeo, nella sessione del prossimo mese di luglio: mi auguro che in quell’occasione l’intero emiciclo si schieri dalla parte dei consumatori europei e della loro salute, rispedendo definitivamente al mittente l’ennesima proposta di Commissione e Consiglio tesa all’affermazione del liberismo più sfrenato, a scapito dei diritti dei cittadini.

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