Lavori in corso – Osservatorio Europa.

La Commissione Impiego e Affari Sociali del Parlamento europeo ha bloccato, per ora, il tentativo della Commissione Europea di aumentare in modo significativo il tempo di lavoro degli autotrasportatori indipendenti, non salariati da un’azienda ma che svolgono in proprio la loro attività. Infatti nel nuovo regolamento proposto dall’esecutivo, ossia dalla Commissione Europea, il tetto delle ore di guida settimanali sarebbe passato da 60 a 85: con gli evidenti rischi per la sicurezza di chi guida (e di chiunque viaggi sulle autostrade europee) e con l’evidente ricaduta sui camionisti dipendenti, che si sarebbero trovati a dover competere “ad armi impari” con i lavoratori “free lance”.

Nel Parlamento Europeo, per ora, è stata bloccata tale proposta, che mirava ad escludere questa categoria di lavoratori dalla direttiva 2002/15, attualmente in vigore, sulla regolamentazione del tempo di lavoro per le persone che svolgono un’attività di guida del trasporto su strada. La direttiva definisce, tra l’altro, i tempi di riposo per gli autotrasportatori e le ore di lavoro supplementari: quelle, per esempio, di carico e scarico, di relazione con i fornitori e con i clienti; il suo scopo è espressamente quello di «proteggere i lavoratori».

Gli autisti autonomi avrebbero dovuti essere inclusi automaticamente nel testo del 2002 a partire dal 23 marzo 2009, a meno che la Commissione Europea non avesse fatto una proposta alternativa entro quel termine.

E così è successo: nell’ottobre 2008, l’esecutivo Ue ha proposto la loro esclusione da quanto sancito dalla direttiva.

In una prima sessione di voto, nel maggio dello scorso anno, la sessione plenaria del Parlamento europeo, con una maggioranza composta da socialisti, verdi e Gue (Sinistra unitaria europea), riuscì ad opporsi a quanto chiesto dalla Commissione Europea.  A quel punto il dossier è stato rinviato alla commissione parlamentare competente, e la procedura rinviata alla legislatura seguente.

Dopo le elezioni europee di luglio, quindi, con il nuovo assetto dell’emiciclo, la battaglia è diventata più difficile. Per un solo voto, nel settembre 2009, la “nuova” Commissione Impiego e Affari sociali si è opposta al precedente voto, dicendo «sì» alla proposta della Commissione europea.

Così, la procedura relativa al dossier – con la negoziazione tra i vari gruppi, la presentazione di emendamenti etc – è ricominciata dall’inizio.

Pochi giorni fa, mercoledì 28 aprile, quindi, la stessa Commissione Impiego e Affari sociali si è dovuta pronunciare su una nuova relazione legislativa, redatta da Edite Bauer, del Ppe, che sosteneva la posizione della Commissione europea, ovvero a favore dell’esclusione dei lavoratori autonomi dai vincoli sul tempo di lavoro. E questa volta ha vinto il «no» dei deputati europei al parere dell’esecutivo Ue.

Ora tale risoluzione di rigetto siglata in seno alla Commissione Impiego e Affari sociali dovrà ottenere il consenso della prossima sessione plenaria del Parlamento europeo, prevista dal 14 al 17 giugno, per essere definitivamente efficace.

Un simile risultato potrebbe spingere  la Commissione a non tentare nuovi colpi di mano liberisti e falsamente modernizzatori.

Resta scandaloso, in ogni caso, l’ennesimo tentativo della Commissione Europea, sostenuta dai governi, di affermare il primato del profitto a tutti i costi, a scapito dei diritti e della sicurezza di lavoratori e cittadini: a che servono allora le tante campagne di sensibilizzazione ed informazione, per la prevenzione degli incidenti stradali?

A fianco della scelta degli europarlamentari, ed in particolare del gruppo della Sinistra Europea che ha votato contro la proposta della Commissione, ci sono stati e continueranno ad esserci i sindacati europei, che da tempo si oppongono a provvedimenti che aumenterebbero il dumping sociale. Per questo, in occasione dell’avvio della discussione su questo a tema a Bruxelles, lo scorso 28 aprile, hanno manifestato sotto le aule dell’Europarlamento, esprimendo il loro dissenso verso una norma che aumenterebbe il rischio di essere sfruttati dai propri datori di lavoro, per poter competere con gli autotrasportatori autonomi.

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