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In Benin riprende il Forum Sociale Mondiale dopo il braccio di ferro con il governo. Agnoletto: “I movimenti danno ancora fastidio. Centrale la critica all’intreccio tra neoliberismo e nuova colonizzazione” (Laura Tussi)
Di redazione -06/08/2026

Dopo giorni di incertezza, divieti e tensioni con le autorità, il XVII Forum Sociale Mondiale può finalmente prendere il via in Benin. La decisione è arrivata al termine di un confronto tra una delegazione del Consiglio internazionale del Forum e il ministro dell’Interno, che ha autorizzato lo svolgimento degli incontri all’interno dell’università e il rientro delle carovane di attivisti africani che erano state respinte alla frontiera.
La notizia è stata annunciata in diretta a Radio Popolare da Vittorio Agnoletto, già portavoce del Genoa Social Forum durante il G8 del 2001, oggi tra i protagonisti dell’appuntamento che riunisce migliaia di rappresentanti di movimenti sociali, sindacati, associazioni e organizzazioni non governative provenienti da 108 Paesi. Venticinque anni dopo la prima edizione di Porto Alegre, quella che lanciò lo slogan “Un altro mondo è possibile”, il Forum cerca una nuova identità, con una leadership sempre più africana e asiatica e una forte attenzione ai temi della decolonizzazione, della pace e della giustizia climatica.
L’apertura era stata però segnata da un vero e proprio scontro con il governo beninese. La manifestazione inaugurale era stata vietata all’ultimo momento, l’università non aveva ricevuto l’autorizzazione a ospitare gli eventi e diversi attivisti erano stati rimpatriati o bloccati negli aeroporti. Solo dopo un’intensa mediazione la situazione si è sbloccata.
“Il governo ha annunciato che autorizzerà lo svolgimento del Forum all’interno dell’università e, cosa altrettanto importante, consentirà il rientro delle carovane provenienti dai Paesi africani circostanti che erano state espulse”, ha spiegato Agnoletto, sottolineando che la decisione rappresenta una svolta dopo giornate caratterizzate da grande preoccupazione.
Secondo l’ex portavoce del Genoa Social Forum, le restrizioni non sono casuali. “La nostra impressione è che non si volesse fornire uno spazio di incontro e di confronto ai movimenti sociali regionali”, ha osservato, ricordando come proprio i Forum organizzati nel Maghreb abbiano rappresentato, negli anni passati, luoghi di incontro per molti degli attivisti che sarebbero poi stati protagonisti delle Primavere arabe. “L’impressione è che questo sia il timore del governo del Benin, un Paese nel quale si sta sviluppando una svolta autoritaria”.
Il Forum si svolge infatti in un contesto geopolitico particolarmente delicato. Per Agnoletto il Benin si trova al centro di un continente attraversato da profondi cambiamenti, con diversi Paesi dell’Africa occidentale che stanno ridefinendo i propri rapporti con le potenze occidentali, aprendosi sempre più a nuovi interlocutori internazionali come Cina e Russia.
Nonostante l’attenzione mediatica sia oggi molto inferiore rispetto ai primi anni Duemila, Agnoletto è convinto che il ruolo dei movimenti sociali resti decisivo. “I Forum danno ancora fastidio”, ha scandito. “Le delegazioni provengono da 108 Paesi, che non sono pochi, e questo permette di costruire reti e campagne globali. Si torna a discutere di economia con una critica durissima al neoliberismo e del futuro di un intero continente che vuole trovare una propria strada senza inseguire i modelli occidentali”.
Per questo motivo, spiega, il Consiglio internazionale ha deciso di aprire una riflessione sul futuro stesso del Forum. “Forse non abbiamo più bisogno soltanto di un luogo di dibattito: il Forum deve diventare capace di organizzare direttamente iniziative e campagne mondiali”, afferma, riconoscendo la necessità di una struttura più efficace e coordinata per affrontare le sfide globali.
Il Forum Mondiale della Teologia della Liberazione
Tra gli appuntamenti che hanno caratterizzato le prime giornate, anche quelli organizzati fuori dall’università durante il periodo dei divieti. Particolarmente significativa la presenza del Forum Mondiale della Teologia della Liberazione , che ha riunito rappresentanti di comunità ecclesiali di base, gruppi religiosi e movimenti provenienti da diversi continenti.
La Teologia della Liberazione, nata in America Latina negli anni Sessanta e Settanta, continua così a rappresentare una voce importante nei percorsi di trasformazione sociale del Sud del mondo. Il suo messaggio – che coniuga annuncio evangelico, giustizia sociale, difesa dei poveri e impegno per la pace – trova oggi nuove forme di espressione in Africa, dove il contrasto alle disuguaglianze, al neocolonialismo economico e alle guerre si intreccia con la promozione dei diritti umani e della dignità delle comunità locali.
Accanto ai grandi temi geopolitici trovano spazio anche questioni legate alla vita quotidiana. Dai seminari sulla salute e sui diritti delle donne, come quello dedicato alle discriminazioni subite dalle ragazze durante il ciclo mestruale in alcune aree rurali, fino ai dibattiti sulla sovranità alimentare, sul cambiamento climatico e sulla costruzione della pace, il Forum conferma la sua vocazione a mettere in relazione esperienze locali e sfide globali.
A venticinque anni da Porto Alegre e dal celebre slogan “Un altro mondo è possibile”, il Forum Sociale Mondiale prova dunque a rilanciare la propria missione, riaffermando il valore del dialogo tra i popoli e dell’organizzazione dal basso in un contesto internazionale segnato da nuove tensioni geopolitiche e da una crescente restrizione degli spazi democratici.
Laura Tussi





