Quella che il governo ha fornito alla regione Lombardia è una risposta degna delle Sibille, le profetesse dell’antichità le cui risposte potevano essere interpretate in un modo ed esattamente nel suo opposto. Gli equilibri da mantenere tra il governo di unità nazionale e la regione Lombardia hanno prodotto una risposta che permette a ciascuno, maggioranza e opposizione di proclamarsi vincitore. Ma, se le osservazioni del ministero della salute, riguardano per lo più aspetti lessicali e formali e una delle poche contestazioni sostanziali è la critica alle modalità indicate per scegliere i direttori generali; i funzionari del Ministero dell’economia e della Finanze mettono invece in discussione alcuni punti fondamentali della legge: contestano l’equivalenza delle strutture private accreditate con quelle pubbliche, che risulterebbe in contrasto con il Decreto Legislativo 502 del 1992 che stabilisce un preminente ruolo del pubblico nel Servizio Sanitario Nazionale; contestano l’assoluta flessibilità e autonomia organizzativa attribuite al privato accreditato; sostengono che la perseveranza nell’istituzione delle ATS e delle ASST è in contrasto con le Asl previste dalla legge nazionale e chiedono chiarimenti sia sulle modalità con le quali si vogliono modificare le tariffe delle prestazioni, sia sulle coperture finanziarie, ipotizzando, su questo, un possibile rinvio della legge alla Corte Costituzionale. La regione ha replicato con due scarne paginette indicando modifiche minimali; la replica del ministro Speranza ad oggi non è stata resa pubblica.Non sarà facile per la giunta regionale sostenere che le modifiche richieste potranno avvenire senza un ampio dibattito in consiglio regionale.

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