25 APRILE: LETTERA DI MONI OVADIA AL SINDACO

Egregio signor Sindaco,
le scrivo a seguito della notizia circolata nella rete, che un’associazione di
ebrei legata alla Comunità Ebraica milanese, attraverso il suo sito
/www/.linformale.eu/, le ha chiesto, non si capisce a quale titolo, di
adoperarsi per impedire la partecipazione alla prossima manifestazione del 25
Aprile, festa della Liberazione, al movimento BDS /(Boicotta Disinvesti
Sanziona)/, calunniandolo con accuse false e infamanti.

Il 25 Aprile ricorda e celebra si la memoria della lotta contro la barbarie
nazifascista, ma irradia anche un insegnamento e un monito che cammina di
generazione in generazione: il dovere di opporsi ad ogni oppressione per
liberare ogni popolo oppresso da chiunque ne sia l’oppressore.

Per questa ragione, lo slogan più ripetuto nella manifestazione
dell’antifascismo è “/Ora e sempre //Resistenza!/”, pertanto chiunque
inalberi simboli che richiamano alla libertà e all’indipendenza dei popoli, è
legittimo erede dei partigiani.

Signor Sindaco, io non mi permetto di chiederle di prendere posizione sul BDS,
voglio solo sot toporle un’accorata sollecitazione a non prestarsi a
legittimare un uso scellerato e strumentale dall’accusa di antisemitismo o di
terrorismo contro BDS. L’unico scopo di tali falsità e quello di tappare la
bocca, imbavagliare il pensiero e criminalizzare una militanza sacrosanta che
si batte per i diritti di un popolo oppresso, i cui territori sono occupati,
colonizzati da cinquantanni, le cui topografie esistenziali sono devastate, ai
cui figli è negato il presente e il futuro, la cui gente è sottoposta a
punizioni collettive e ad un autentico apartheid a causa del quale, i
palestinesi subiscono un diuturno ed incessante stillicidio di vessazioni e
patiscono la negazione sistematica della dignità sociale e personale.

Signor Sindaco, questa situazione tragica, violenta ed ingiusta, e denunciata
con forza anche dalle voci più coraggiose della stampa e della società
israeliana. A titolo di esempio riporto qui alcuni brani del discorso
pronunciato davanti all’assemblea delle Nazioni Unite il 16 ottobre 2016 da
Hagai El-Ad, direttore esecutivo del gruppo israeliano per i diritti umani
/Bet’Tselem: “Ho parlato alle Nazioni Unite contro l’occupozione perché sono
israeliano. Non ho un altro Paese. Non ho un’altra cittadinanza né un altro
futuro. Sono nato e cresciuto qui e qui sarò sepolto: mi sta a cuore il
destino di questo luogo, il destino del suo popolo e il suo destino politico,
che è anche il //mio. E alla luce di tutti questi legami, l’occupazione è un
disastro./

/[…] Ho parlato alle Nazioni Unite contro l’occupazione perché i miei
colleghi di B’Tselem ed io, dopo così tanti anni di lavoro, siamo arrivati ad
una serie di conclusioni. Eccone una: la situazione non cambierà se il mondo
non interviene. Sospetto che anche il nostro arrogante governo lo sappia, per
cui è impegnato a seminare la paura contro un simile intervento./

/[…] Non ci sono possibilità che la società israeliana, di sua spontanea
volontà e senza alcun aiuto, metta fine all’incubo. Troppi meccanismi
nascondono la violenza che mettiamo in atto per controllare i palestinesi./

/[…] Non capisco cosa il governo voglia che facciano i palestinesi. Abbiamo
dominato la loro vita per circa 50 anni, abbiamo fatto a pezzi la loro terra.
Noi esercitiamo il potere militare e burocratico con grande successo e stiamo
bene con noi stessi e con il mondo./

/Cosa dovrebbero fare i palestinesi? Se osano fare manifestazioni, è
terrorismo di massa. Se chiedono sanzioni, è terrorismo economico. Se usano
mezzi legali, è terrorismo giudiziario. Se si rivolgono alle Nazioni Unite, è
terrorismo diplomatico./

/Risulta che qualunque cosa faccia un palestinese, a parte alzarsi la mattina e
dire “Grazie, Raiss” – “Grazie, padrone” – è terrorismo. Cosa vuole il
governo, una lettera di resa o che i palestinesi spariscano? Non possono
sparire/.”.

L’antisemitismo, signor Sindaco, è stato ed è uno dei crimini più odiosi,
farne uso di vergognosa propaganda al fine di legittimare politiche di
oppressione contrarie ad ogni principio del diritto internazionale è infame.

Proprio in occasione delle recenti polemiche, la comunità ebraica romana in
una sua nota, ne ha rispolverato a pappagallo una versione inventata dal
talento di Bibi Netanyahu: “/L’Anpi sceglie di cancellare la Storia e far
sfilare gli eredi del Gran Muftì di Gerusalemme che si alleò con Hitler con
le proprie bandiere…/” (la Repubblica 20/04/2016). Ovvero, chi inalbera la
bandiera palestinese, simbolo dell’identità e della dignità di un popolo
oppresso, sarebbe erede del Gran Mufti di Gerusalemme del tempo della Seconda
Guerra Mondiale, noto per le sue simpatie filonaziste. Questo argomento se non
fosse una vigliaccata sarebbe ridicolo e patetico, tanto più se serve come
scusa alle istituzioni della Comunità Ebraica romana per non partecipare alla
manifestazione a cui ha pieno titolo ad esserci ma non contro l’aspirazione
alla libertà e all’indipendenza del popolo palestinese.

Da ultimo, signor Sindaco, mi permetto di rivolgermi a lei a titolo personale.
Se lei desse legittimità a chi vuole criminalizzare /BDS/, metterebbe anche su
di me che ne sostengo il diritto, la libertà e la piena legittimità, lo
stigma del terrorista antisemita. Mi permetto orgogliosamente di ricordarle,
che sono ebreo per nascita, cittadino milanese da 68 anni, militante
antifascista dall’età della ragione e che ho dedicato oltre quarant’anni a far
conoscere e a celebrare i valori specifici e universali della cultura ebraica
rappresentandoli in teatro, scrivendone e parlandone.

In questi ultimi anni per avere sostenuto i diritti del popolo palestinese, ho
ricevuto ogni sorta di spietati insulti e maledizioni, ci ho un po’ fatto il
callo, ma se, ancorché indirettamente, l’istituzione della mia città si
unisse al coro, il vulnus colpirebbe non me ma i valori della tradizione
antifascista e democratica della nostra Milano.

La ringrazio anticipatamente per l’attenzione che vorrà rivolgermi

*Moni Ovadia*

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