PETIZIONE DI SCOUT ED EX SCOUT: L’ AGESCI CANCELLI LA SUA ADESIONE AD EXPO

https://secure.avaaz.org/it/petition/AGESCI_Associazione_Guide_e_Scout_Cattolici_Italiani_Ritiriamo_ladesione_di_AGESCI_a_Expo_2015/?mFDjnjb

AGESCI (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani): Ritiriamo l’adesione di AGESCI a Expo 2015
Siamo un gruppo di scout ed ex scout.
Abbiamo accolto con molta preoccupazione la scelta di AGESCI di aderire ad Expo 2015. Ricevendone la notizia è stato spontaneo interrogarci su cosa avesse in comune il megaevento con la proposta educativa scout: nel confrontare l’immagine che di esso si va definendo con i punti della Carta di Clan, che accompagna l’essere scout dall’adolescenza all’età adulta, vi abbiamo a fatica scorto delle affinità.
Pur nella loro lunga e variegata storia, la costante delle esposizioni universali è sempre stata la brama di grandezza e sfarzo, la spettacolarizzazione di un modello di sviluppo e il culto del denaro, valori che stonano profondamente con laFede semplice che scaturisce dal nostro vissuto scout. Allo stesso modo, il rispetto che abbiamo imparato a nutrire per il creato ci impedisce di recepire i concetti propugnati da Expo, che lo dipingono come un assemblaggio di risorse ambientali da sfruttare, vendere e acquistare.
Troviamo inoltre che una visione simile abbia per controparte l’idea di un individuo ridotto a turista, visitatore, consumatore, una rappresentazione che alimenta l’immiserimento sociale e culturale contro cui ci battiamo quotidianamente. Da scout, la crescita e la progressione personale sono sempre state tese a renderci parte attiva, competente e responsabile diComunità che vogliamo solide e solidali nelle loro diversità.
All’interno di queste comunità coltiviamo una disponibilità alServizio grazie a cui abbiamo già problematizzato il volontariato tout court, il suo senso e il contesto in cui si sviluppa. Per noi, declinare il servizio come lavoro gratuito per gli utili di Expo SPA – e non per Expo Onlus, che non ci risulta essere un soggetto giuridico esistente – vuol dire da un lato svilire il servizio, mercificandolo, dall’altro svilire il lavoro, annullandone il giusto riconoscimento a livello retributivo e avvicinandolo preoccupantemente alla schiavitù volontaria.
Resta solo da vedere su quale Strada, a velocità vertiginosa e inebriante, viaggia Expo 2015.
Materialmente, sull’imponente rete infrastrutturale sbloccata e ampliata per l’occasione: la Bre-Be-Mi, la Pedemontana, la TEEM, autostrade che calpestano aree boschive che hanno ospitato le nostre attività ed espropriano terreni di piccoli produttori a cui ci siamo rivolti per le nostre cambuse critiche.
Idealmente, non certo sulla strada fatta al passo dell’ultimo che abbiamo messo in pratica nel nostro cammino scout. Dove sono gli ultimi nel modello Expo? Che posto trovano? Gli ultimi del cibo dentro Expo non ci sono, ma ci sono, eccome, i loro carnefici.
Ci sono le grandi multinazionali McDonalds e Coca-Cola, ad esempio; ci sono Monsanto e Pioneer Dupont, aziende che promuovono grandi monocolture minando la biodiversità e spesso pongono i coltivatori in una condizione di dipendenza e ricattabilità. C’è Nestlé che tramite la sua società San Pellegrino venderà bibite e 150 milioni di bottigliette d’acqua all’interno del padiglione italiano, in barba a un referendum per l’acqua bene comune per il quale ci siamo impegnati come gruppi locali e di cui aspettiamo ancora una chiara ricezione politica.
Ci sono Mantovani SPA, sottoposta ad indagini per collusione con la criminalità organizzata, e Infrastrutture Lombarde, i cui vertici sono stati incarcerati lo scorso marzo per reati che vanno dalla truffa alla turbativa d’asta, mentre l’operato della commissione comunale antimafia e degli organi di garanzia è costantemente neutralizzato da una messa in deroga giustificata dall’emergenzialità del megaevento. Per i tanti di noi che si sono formati sui valori dell’antimafia, che hanno fatto campi a Scampia o in Sicilia nei beni confiscati, per chi ha faticosamente appreso e trasmesso i principi dell’onestà, della fiducia, della giustizia, tutto ciò è inaccettabile.
C’è Israele, che nel suo padiglione Lands of Tomorrow darà pubblico sfoggio alle politiche di esproprio statale e land grabbing con cui vengono depredati i piccoli coltivatori palestinesi; c’è Selex, l’azienda che rifornisce ufficialmente il suo esercito e che si occuperà della sicurezza sperimentando nuove tecnologie di sorveglianza e controllo. Da scout ci siamo impegnati nel promuovere i valori del disarmo e dellapace, abbiamo organizzato marce, campi a Sarajevo o in Palestina… abbiamo imparato dalle Aquile Randagie che le sopraffazioni, le pulizie etniche e le oppressioni vanno combattute, non vanno messe in vetrina.
Ancora ci sfugge cosa lo Scautismo, che si sta trovando invischiato in questo meccanismo, abbia da spartire con esso. Ne scorgiamo, al limite, il disperato tentativo di infilare tra gli ingranaggi una briciola di positività. È nostra decisa opinione, motivata dai fatti precedentemente esposti, che non ci sia alcun margine di “redenzione” all’interno dell’affare Expo. In un mondo di maschere, l’effetto preminente del coinvolgimento di AGESCI (e dell’intera Cascina Triulza) resterà quello di fornire al tutto una facciata ammiccante con cui affermarsi pubblicamente.
Insieme abbiamo marciato un dì, per strade non battute. Ebbene, la strada di Expo è battuta da abbastanza soggetti spiacevoli perché valga la pena di non seguirli e di non legittimarli con la nostra presenza. Invitiamo cape e capi, ex cape ed ex capi, guide e scout a dissociarsi dall’adesione a Expo, che segna una bruttissima pagina dello Scautismo, e di continuare a seguire “strade non battute”, quelle dello sforzo quotidiano di portare avanti attività che alimentino le competenze, le aspirazioni, la responsabilità, la capacità di fare scelte nel e per la propria vita.
Per tutte queste ragioni, crediamo che sia dovere della guida e dello scout imboccare una strada che proceda non dentro ma in direzione ostinata e contraria rispetto al modello Expo.
In particolare, invitiamo tutte le Guide e gli Scout, tutti i Capi e le Cape, a:
Prendere parola in ogni sede di discussione e a ogni livello associativo per contestare l’adesione di AGESCI ad Expo 2015Non prestarsi a sostenere la macchina Expo con il proprio lavoro gratuito (né a titolo personale né tantomeno in uniforme) e nemmeno con l’acquisto del bigliettoSottoscrivere il presente appello, per dare un primo segnale di opposizione a questa forma di connivenza
Meccanismi perversi fuori
meccanismi che dentro teme
avere/sembrare ti prendono a fondo
cercare sé stessi è più dura, ma insieme…
http://milano.fanpage.it/inchieste-di-expo-2015/
http://cipsi.it/expo-e-multinazionali-lettera-aperta-renzi/
http://boccaccio.noblogs.org/files/2014/05/dossier-A5-con-pagina-bianca.pdf
https://secure.avaaz.org/it/petition/AGESCI_Associazione_Guide_e_Scout_Cattolici_Italiani_Ritiriamo_ladesione_di_AGESCI_a_Expo_2015/?tzWbpdb

AGESCI (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani): Ritiriamo l’adesione di AGESCI a Expo 2015
Siamo un gruppo di scout ed ex scout.Abbiamo accolto con molta preoccupazione la scelta di AGESCI di aderire ad Expo 2015. Ricevendone la notizia è stato spontaneo interrogarci su cosa avesse in comune il megaevento con la proposta educativa scout: nel confrontare l’immagine che di esso si va definendo con i punti della Carta di Clan, che accompagna l’essere scout dall’adolescenza all’età adulta, vi abbiamo a fatica scorto delle affinità.
Pur nella loro lunga e variegata storia, la costante delle esposizioni universali è sempre stata la brama di grandezza e sfarzo, la spettacolarizzazione di un modello di sviluppo e il culto del denaro, valori che stonano profondamente con laFede semplice che scaturisce dal nostro vissuto scout. Allo stesso modo, il rispetto che abbiamo imparato a nutrire per il creato ci impedisce di recepire i concetti propugnati da Expo, che lo dipingono come un assemblaggio di risorse ambientali da sfruttare, vendere e acquistare.
Troviamo inoltre che una visione simile abbia per controparte l’idea di un individuo ridotto a turista, visitatore, consumatore, una rappresentazione che alimenta l’immiserimento sociale e culturale contro cui ci battiamo quotidianamente. Da scout, la crescita e la progressione personale sono sempre state tese a renderci parte attiva, competente e responsabile diComunità che vogliamo solide e solidali nelle loro diversità.
All’interno di queste comunità coltiviamo una disponibilità alServizio grazie a cui abbiamo già problematizzato il volontariato tout court, il suo senso e il contesto in cui si sviluppa. Per noi, declinare il servizio come lavoro gratuito per gli utili di Expo SPA – e non per Expo Onlus, che non ci risulta essere un soggetto giuridico esistente – vuol dire da un lato svilire il servizio, mercificandolo, dall’altro svilire il lavoro, annullandone il giusto riconoscimento a livello retributivo e avvicinandolo preoccupantemente alla schiavitù volontaria.
Resta solo da vedere su quale Strada, a velocità vertiginosa e inebriante, viaggia Expo 2015.Materialmente, sull’imponente rete infrastrutturale sbloccata e ampliata per l’occasione: la Bre-Be-Mi, la Pedemontana, la TEEM, autostrade che calpestano aree boschive che hanno ospitato le nostre attività ed espropriano terreni di piccoli produttori a cui ci siamo rivolti per le nostre cambuse critiche.Idealmente, non certo sulla strada fatta al passo dell’ultimo che abbiamo messo in pratica nel nostro cammino scout. Dove sono gli ultimi nel modello Expo? Che posto trovano? Gli ultimi del cibo dentro Expo non ci sono, ma ci sono, eccome, i loro carnefici.
Ci sono le grandi multinazionali McDonalds e Coca-Cola, ad esempio; ci sono Monsanto e Pioneer Dupont, aziende che promuovono grandi monocolture minando la biodiversità e spesso pongono i coltivatori in una condizione di dipendenza e ricattabilità. C’è Nestlé che tramite la sua società San Pellegrino venderà bibite e 150 milioni di bottigliette d’acqua all’interno del padiglione italiano, in barba a un referendum per l’acqua bene comune per il quale ci siamo impegnati come gruppi locali e di cui aspettiamo ancora una chiara ricezione politica. Ci sono Mantovani SPA, sottoposta ad indagini per collusione con la criminalità organizzata, e Infrastrutture Lombarde, i cui vertici sono stati incarcerati lo scorso marzo per reati che vanno dalla truffa alla turbativa d’asta, mentre l’operato della commissione comunale antimafia e degli organi di garanzia è costantemente neutralizzato da una messa in deroga giustificata dall’emergenzialità del megaevento. Per i tanti di noi che si sono formati sui valori dell’antimafia, che hanno fatto campi a Scampia o in Sicilia nei beni confiscati, per chi ha faticosamente appreso e trasmesso i principi dell’onestà, della fiducia, della giustizia, tutto ciò è inaccettabile.C’è Israele, che nel suo padiglione Lands of Tomorrow darà pubblico sfoggio alle politiche di esproprio statale e land grabbing con cui vengono depredati i piccoli coltivatori palestinesi; c’è Selex, l’azienda che rifornisce ufficialmente il suo esercito e che si occuperà della sicurezza sperimentando nuove tecnologie di sorveglianza e controllo. Da scout ci siamo impegnati nel promuovere i valori del disarmo e dellapace, abbiamo organizzato marce, campi a Sarajevo o in Palestina… abbiamo imparato dalle Aquile Randagie che le sopraffazioni, le pulizie etniche e le oppressioni vanno combattute, non vanno messe in vetrina.
Ancora ci sfugge cosa lo Scautismo, che si sta trovando invischiato in questo meccanismo, abbia da spartire con esso. Ne scorgiamo, al limite, il disperato tentativo di infilare tra gli ingranaggi una briciola di positività. È nostra decisa opinione, motivata dai fatti precedentemente esposti, che non ci sia alcun margine di “redenzione” all’interno dell’affare Expo. In un mondo di maschere, l’effetto preminente del coinvolgimento di AGESCI (e dell’intera Cascina Triulza) resterà quello di fornire al tutto una facciata ammiccante con cui affermarsi pubblicamente.Insieme abbiamo marciato un dì, per strade non battute. Ebbene, la strada di Expo è battuta da abbastanza soggetti spiacevoli perché valga la pena di non seguirli e di non legittimarli con la nostra presenza. Invitiamo cape e capi, ex cape ed ex capi, guide e scout a dissociarsi dall’adesione a Expo, che segna una bruttissima pagina dello Scautismo, e di continuare a seguire “strade non battute”, quelle dello sforzo quotidiano di portare avanti attività che alimentino le competenze, le aspirazioni, la responsabilità, la capacità di fare scelte nel e per la propria vita.
Per tutte queste ragioni, crediamo che sia dovere della guida e dello scout imboccare una strada che proceda non dentro ma in direzione ostinata e contraria rispetto al modello Expo.In particolare, invitiamo tutte le Guide e gli Scout, tutti i Capi e le Cape, a:
Prendere parola in ogni sede di discussione e a ogni livello associativo per contestare l’adesione di AGESCI ad Expo 2015Non prestarsi a sostenere la macchina Expo con il proprio lavoro gratuito (né a titolo personale né tantomeno in uniforme) e nemmeno con l’acquisto del bigliettoSottoscrivere il presente appello, per dare un primo segnale di opposizione a questa forma di connivenzaMeccanismi perversi fuorimeccanismi che dentro temeavere/sembrare ti prendono a fondocercare sé stessi è più dura, ma insieme…
http://milano.fanpage.it/inchieste-di-expo-2015/http://cipsi.it/expo-e-multinazionali-lettera-aperta-renzi/http://boccaccio.noblogs.org/files/2014/05/dossier-A5-con-pagina-bianca.pdf
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