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Eritrei: ma quale lavoro? Hanno diritto all’asilo! Impossibile fidarsi di Tripoli

8 lug

Ieri è stato annunciato un accordo con il governo libico che prevede la liberazione dei 250 eritrei in cambio di «lavoro socialmente utile». Ma quale lavoro! Anzi tutto quelle persone avrebbero diritto alla protezione garantita dallo status di rifugiato. In secondo luogo mi chiedo di che lavoro si tratti: credete che la Libia sia in grado di offrire un lavoro dignitoso, remunerato in maniera equa, in contesti decenti? Io no. E la comunità internazionale non può permettersi di dire «si» ad un accordo di questo tipo, che nega nuovamente il diritto alla protezione per queste persone – ricordo che la Libia non ha firmato la Convenzione sui rifugiati
- e li obbliga, in buona sostanza, a barattare la loro libertà in cambio di un’altra forma di limitazione dei loro diritti. Una soluzione che sembra una pena alternativa alla detenzione: chi garantirà realmente le condizioni di vita e di lavoro di questi cittadini?
Oggi il ministero degli Esteri libico ha dichiarato che nei «centri di accoglienza» libici tutti gli immigrati «sono trattati umanamente e considerati come ospiti»: queste affermazioni sono state già smentite da numerose denunce da parte di Ong, associazioni, media, mentre l’Alto Commissariato Onu è stato espulso dal Paese. Non è per tanto possibile fare affidamento sulle prese di posizione e sui propositi del governo libico.
Il sottosegretario Craxi ha dichiarato oggi la disponibilità dell’Italia ad accogliere alcuni eritrei: io sostengo la necessità di accoglierli tutti e subito, prima che, dopo essere stati ingiustamente incarcerati, debbano anche essere sottoposti ai lavori forzati…

Mobilitazione nazionale per gli eritrei – appello –

7 lug

PER LA LIBERAZIONE DEI 250 ERITREI DEPORTATI NEL DESERTO LIBICO:

8 LUGLIO, ROMA dalle 18.30 davanti all’Ambasciata Libica in Via Nomentana 365, NAPOLI dalle 19.00 in Piazza Bellini;

9 LUGLIO,
in tutta Italia davanti alle Prefetture.

Portiamo tutti una candela davanti all’ambasciata libica e manifestiamo davanti alle Prefetture
UNA LUCE PER LA DIGNITA’
Libertà e diritto d’asilo per 250 profughi eritrei deportati nel deserto Libico

Fermiamo le violenze della polizia libica contro i migranti.
Rivediamo gli accordi Italia – Libia e fermiamo la politica dei respingimenti.

Da giorni gli appelli dei 250 eritrei rinchiusi nella prigione di Brak, in Libia, ed esposti ad ogni tipo di violenza e al rischio di morte stanno raggiungendo l’Italia e cercando di risvegliare le nostre coscienze. Le torture e le violazioni subite da queste persone legittimamente in fuga da guerra e persecuzione non sono un caso isolato. Che la Libia sia un paese non democratico e senza alcun rispetto dei diritti fondamentali della persona umana è una realtà che solo per convenienza e calcolo i governi europei fingono a volte di dimenticare. Quelle torture, quelle violenze, ci raccontano però, soprattutto, della disumanità e dei crimini contro la vita umana di cui i governi italiani degli ultimi anni si sono macchiati delegando alla terra di Gheddafi la gestione di migliaia di profughi, ovvero il potere e l’arbitrio assoluto su migliaia di esseri umani inermi e titolari di diritti fondamentali come quello di chiedere e ottenere asilo politico. I respingimenti definiti con crudeltà e ipocrisia da Maroni come “una grande vittoria contro l’immigrazione clandestina” sono solo l’ultimo atto di una storia di complicità e ridefinizione di equilibri politici ed economici che ha usato e continua ad usare il corpo vivo dei migranti come moneta di scambio, la vita delle persone come una merce qualunque. Tutto ciò è avvenuto e sta avvenendo ad opera del governo italiano con un cinismo e un’indifferenza degni dei periodi peggiori del Novecento europeo. Con i respingimenti verso la Libia la classe politica al potere in Italia sta dichiarando a gran voce che la vita umana non vale nulla, specie se si tratta di quella di persone considerate ormai sotto-uomini. I richiedenti asilo come tutti gli altri migranti sono stati stigmatizzati e criminalizzati da leggi come quella sul reato di immigrazione clandestina e da decenni di razzismo istituzionale che ha imbarbarito questo paese e i suoi cittadini. Restare in silenzio mentre le donne, gli uomini e i bambini respinti dall’Italia stanno morendo in Libia significa rendersi complici di questa vergogna. Salvare le centinaia di persone che stanno morendo in Libia, anche a causa delle politiche migratorie italiane, significa lottare per i diritti e le libertà di tutti, per il diritto di ognuno di noi di vivere in un paese civile.

Agenzia Habesha
Amnesty International
Come un uomo sulla terra
Fortress Europe
Melting Pot
Stalker – Primavera Romana
Welcome! Indietro non si torna

per info e adesioni

http://comeunuomosullaterra.blogspot.com

http://fortresseurope.blogspot.com

per organizzare e segnalare le vostre iniziative: gabriele_delgrande@yahoo.it e comeunuomosullaterra@zalab.org

per info sulle manifestazioni del 9 luglio

http://www.meltingpot.org/

http://fortresseurope.blogspot.com/2010/07/mobilitazione-nazionale-per-la.html

Permesso a punti per gli immigrati: una vergogna!

10 giu

La decisione del governo di applicare il permesso a punti agli immigrati è scandalosa e totalmente ingiusta. Se gli stessi criteri fossero applicati a parlamentari e governo in un colpo solo ci libereremmo di molti parlamentari della Lega (e non solo) e di metà del governo. E’ infatti sufficiente ricordarsi le pessime performance offerte dai politici alle periodiche interviste realizzate dalle Iene per prevedere che se il criterio valesse per tutti ci troveremmo con un Parlamento mezzo vuoto. Chi dovrebbe decidere i contenuti del corso di “formazione civica”? Un governo che cerca in tutti i modi di calpestare e azzerare la Costituzione? I ministri sarebbero i primi a doverlo frequentare con in testa il Presidente del Consiglio! O forse quei dirigenti della Lega che si divertivano con il gioco “rimbalza il clandestino”? La richiesta del permesso di soggiorno per chi fugge dal proprio Paese, dalla fame e dalla miseria, è una cosa seria dalla quale può dipendere la vita o la morte; non può essere equiparata ad un concorso a punti promosso da un supermercato. Prevedere un bonus di punti nel caso di un affitto o di un acquisto di casa, è una presa in giro: tutti sanno che per i migranti è difficilissimo avere un’abitazione e che spesso sono sfruttati da locatari senza scrupoli che affittano in nero, a prezzi esorbitanti.