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La globalizzazione che ha favorito le mafie

5 set

- intervista a Terra – Parla Vittorio Agnoletto, coordinatore culturale del forum di Otranto, già portavoce della delegazione italiana al Forum sociale mondiale di Porto Alegre e del Genoa social forum durante il G8 di Genova.

«Questo è un momento storico particolare in cui le masse sono ormai diventate globali assieme alle mafie», spiega Vittorio Agnoletto, coordinatore culturale della Otranto Legality Experience (Ole), medico impegnato nella lotta contro l’Hiv, già portavoce nel 2001 della delegazione italiana al Forum sociale mondiale di Porto Alegre e del Genoa social forum durante il tragico G8 di Genova.

Quali sono i principali aspetti che avete analizzato?
A Porto Alegre, quasi dieci anni fa, già denunciavamo che la globalizzazione avrebbe aperto le porte ad ogni sorta di mafia illegale. Cosa puntualmente avvenuta. Prendiamo i Balcani, dove gli scontri sulle identità nazionali continuano mentre le mafie locali già si sono unite. Il secondo è invece la globalizzazione finanziaria e dell’economia. Perché il denaro oggi ha la possibilità di muoversi da una parte all’altra del mondo senza nessuna forma di controllo. E così anche il capitale illegale ha trovato ottime condizioni per spostarsi indisturbato e inserirsi nelle speculazioni finanziarie. Il potere politico, viceversa, ha ancora più difficoltà a muoversi.

Come ne usciamo?
Il 90 per cento delle transazioni finanziarie sono speculative. È evidente che quelle mafiose sono prevalenti. Ma se la politica ha difficoltà a controllare le transazioni servono nuovi strumenti. Al forum abbiamo chiesto ai più alti dirigenti della Ue nuove norme in grado di contrastare il capitale illegale.

Ad esempio?
Nella Ue soltanto 3 Paesi su 27 hanno approvato il meccanismo di confisca europea. E bisogna fare i conti con altrettanti sistemi giudiziari. Oggi se un magistrato italiano deve confiscare un bene in Belgio, non può farlo automaticamente. Una difficoltà oggettiva per contrastare la criminalità. Inoltre chiediamo alla Commissione europea una direttiva per consentire l’uso sociale dei beni confiscati, sul modello adottato in Italia. Anche se nel nostro Paese il 41 per cento dei beni che dovrebbero essere riutilizzati dalla società civile è ipotecato e sotto il controllo delle banche.

Riguardo ai paradisi fiscali di cui in questo periodo si parla molto?
Prima di tutto non sempre si tratta di luoghi lontani. In un dibattito si è parlato dell’isola di Jersey, un porto franco che si trova nella Manica. Infatti molte multinazionali hanno sede su quell’isola per evadere le tasse.

Le grandi coorporation quale ruolo giocano?
Il confine tra economia legale e illegale, tra crimine organizzato e multinazionale, è molto labile. Le mafie saccheggiano l’Africa in stretto rapporto con le multinazionali e nell’indifferenza degli Stati. Nelle miniere di coltan del Congo, fondamentali per produrre i cellulari, l’esercito tratta come schiavi e fa scavare migliaia di ruandesi scappati dalla guerra civile. Un materiale poi acquistato dalle multinazionali. Al forum c’è anche Pedro Paez, ex ministro delle Finanze dell’Ecuador, che ha il ruolo di ridisegnare le organizzazioni economiche sudamericane per sottrarle alla Banca centrale. L’economia deve dare delle risposte al contrasto alle mafie.

(intervista di Alessandro De Pascale)

Economia illegale e mafie globali. Un Forum

27 ago

- dal manifesto del 27 agosto 2010 – Una globalizzazione finanziaria selvaggia ha favorito il rafforzamento delle economie illegali; la criminalità organizzata agisce sempre più a livello internazionale e, non raramente, ha accumulato un potere ben maggiore di quello di singoli Paesi. Il sistema finanziario svolge oggi un ruolo di governo nella società globale  e non più una funzione di ammortizzatore tra le istituzioni e il sistema produttivo. La governance internazionale è in mano alle principali banche, al Fondo Monetario, alla Banca Mondiale, e al WTO. Le Borse dettano legge e non poche nazioni, tra le quali alcuni Paesi dell’UE,  gareggiano per ospitare i paradisi fiscali.
A segnare questo processo hanno concorso la caduta dell’ex Unione Sovietica con la svendita delle imprese di stato, la nascita del WTO nel 1995, l’adesione ad esso della Cina e il rapido moltiplicarsi dei trattati di libero commercio.
Le reti informatiche globali hanno permesso che le transazioni valutarie, una volta liberalizzate, potessero essere eseguite istantaneamente da qualunque luogo. Le riforme economiche orientate al mercato hanno aumentato lo stimolo ad infrangere le barriere doganali, e quindi i confini degli Stati,  legalmente o meno.
Droghe, esseri umani da destinare alla prostituzione e alla schiavitù, organi da trapianti, ogni sorta di armamenti e di rifiuti, oltre a reperti archeologici ed icone sacre, attraversano quotidianamente le frontiere, che spesso  rappresentano, per le mafie internazionali, opportunità di profitto e schermi protettivi. Mentre per i funzionari statali, impegnati contro la criminalità, i confini  costituiscono, non raramente, degli ostacoli insormontabili.
L’Europa è investita in pieno da questo cambiamento; gruppi criminali italiani, francesi e spagnoli, con i loro contatti nel nord e sud America, si sono saldati con i gruppi emergenti dei Paesi post-sovietici. La caduta del blocco orientale ha riversato sul mercato nuovi flussi di beni, di grande interesse per i traffici illeciti, alcuni dei quali a prezzi di saldo.
Ucraina e Serbia sono diventati celebri per la produzione illegale di cd e munizioni; Moldavia, Romania e Ucraina, per lo smistamento di esseri umani, la Transnistria appare sempre più come un vero e proprio parastato mafioso….
Ma l’azione dei gruppi criminali è ormai globale: senza la cocaina il PIL di molti Paesi crollerebbe; nella Repubblica Democratica del Congo in un anno gli istituti bancari sono passati da 13 a 22, la maggior parte di questi sono nati per riciclare i guadagni provenienti dalle attività illegali.
Nel 2006 il volume del denaro riciclato era stimato al 10% del PIL globale, oggi questa percentuale è abbondantemente superata e l’ interdipendenza tra l’economia legale e illegale ha fortemente contribuito alla attuale crisi economica. Il rischio è che, di fronte alla necessità di far ripartire l’economia, i principali incentivi possano giungere proprio dai gruppi criminali; infatti, per il vantaggio competitivo derivante dall’illiceità dei propri proventi, l’economia illegale, nell’era del mercato globale, ne rappresenta proprio la parte più competitiva.
In questo contesto anche le risposte devono necessariamente collocarsi a livello sovranazionale.  .
E’ questo uno degli obiettivi del Forum Internazionale “Economia Illegale, Mafie e Globalizzazione Finanziaria “ prima edizione di “OLE, Otranto Legality Experience”, che si svolgerà nella cittadina pugliese dal 29 agosto al 3 settembre.
Il Forum, organizzato da Flare (Freedom Legality and Rights in Europe, il principale network Europeo contro la criminalità organizzata, fondato da Libera e composto da 45 organizzazioni di 27 Paesi), finanziato dall’UE e dalla regione Puglia, diventerà un appuntamento annuale. Dall’anno prossimo sarà preceduto da un Master organizzato da un pool internazionale di università  tra i quali tutti gli atenei pugliesi.
Il programma prevede una Summer School rivolta a 200 persone, in particolare attivisti, giornalisti, ricercatori, parenti e amici delle vittime, provenienti da una trentina di Paesi, tutti impegnati da anni nella lotta alle mafie, e un Public Forum aperto a tutta la cittadinanza che si svolgerà la sera con dibattiti, spettacoli e Mondografie, una raccolta di video-documentari sui diversi campi d’azione delle mafie internazionali (programma e relatori del Forum su www.ole2010.org ).
Un evento di alto livello scientifico, con oltre cinquanta relatori collocati in ruoli “chiave”a livello internazionale, che alterneranno le loro comunicazioni con le testimonianze delle vittime e con le denunce delle associazioni impegnate nel contrasto alle mafie.
Nella convinzione che l’azione affidata alle istituzioni legislative, giuridiche e alle agenzie di contrasto al crimine organizzato, non possa raggiungere alcun successo significativo senza intrecciarsi con un’azione collettiva, politica e sociale, in grado di modificare profondamente i meccanismi di funzionamento degli attuali organismi  finanziari internazionali.

Vittorio Agnoletto, coordinatore culturale del Forum
Michele Curto, presidente di Flare

Vi aspetto a Otranto dal 29 agosto al 3 settembre per il Forum internazionale OLE

4 ago

Care/i, vi ricordo l’appuntamento con la prima edizione del forum internazionale Otranto Legality Experience, organizzato dal network Flare, che si svolgerà nella città pugliese dal 29 agosto al 3 settembre e del quale sono il coordinatore culturale. Vi segnalo che per iscriversi è necessario compilare, entro il 13 agosto, l’application form all’indirizzo www.ole2010.org. I posti disponibili sono 200; il programma e l’elenco completo dei relatori è disponibile sul sito.

Nel corso di OLE verranno approfondite tre tematiche principali:

  • Le modalità con le quali i cambiamenti politici emersi dalla caduta del Muro di Berlino e dall’ascesa del sistema finanziario internazionale sono stati utilizzati dalle organizzazioni criminali per rafforzare e internazionalizzare le proprie attività;
  • L’identificazione dei coni d’ombra nel sistema finanziario e giuridico che favoriscono l’infiltrazione dei gruppi criminali;
  • L’analisi delle responsabilità delle organizzazioni internazionali, dei governi, delle multinazionali e delle società civili, e la definizione delle azioni che possono essere messe in atto contro la criminalità organizzata.

Numerosi gli interventi previsti negli oltre 30 workshop e seminari organizzati nel corso dell’evento, con ospiti di fama internazionale tra i quali si segnalano: Pedro Paez, ex Ministro delle Finanze dell’Ecuador; Moni Ovadia, attore teatrale, musicista e scrittore; Pierre Moukala, Presidente dell’associazione Sfera Africa; Colette Kitoga, medico di South Kiwud, Congo; Hans Nilsson, responsabile del Division Council dell’Unione Europea; Shane Enright, Global Trade Union Adviser di Amnesty International; Luigi Ciotti, Presidente di Libera; Francesco Forgione, scrittore ed ex Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia.

Realizzato con il contributo dell’Unione Europea e della Regione Puglia, Otranto Legality Experience è organizzato da FLARE Network in collaborazione con il Comune di Otranto, la Provincia di Lecce, Libera (Associazioni, nomi e numeri contro le mafie), Libera Terra, Terra del Fuoco Mediterranea.

OLE conta inoltre sull’appoggio e sulla collaborazione delle Università del territorio pugliese, con lo scopo di diventare un’opportunità di formazione riconosciuta dal mondo universitario su tematiche legate alla criminalità organizzata e alle economie illegali.

Spero di vedervi a Otranto!

Buone vacanze,

Vittorio Agnoletto