1. Lettera aperta al sindaco di Milano: requisire cliniche private e alberghi per l’emergenza Coronavirus: Lettera aperta al sindaco di Milano
  2. La lettera di Pupi Avati ai dirigenti Rai https://www.vittorioagnoletto.it/2020/03/27/la-lettera-di-pupi-avati-ai-dirigenti-rai/
  3. In Irlanda le strutture sanitarie private, diventeranno pubbliche per tutta la durata della crisi.
  4. Firma la petizione: “Meno arsenali più ospedali https://www.petizioni.com/no_arsenali_si_ospedali?s=68906368
  5. Sono 9 milio gli italiani che lavorano questi i dati diffusi, secondo al fondazione Feltrinelli, dalla fondazione Di Vittorio. Domanda semplice: che senso ha mandare l’esercito per impedire che qualcuno vada ai giardinetti e contemporaneamente far lavorare 9 milioni di persone? Da un punto di vista razionale, sanitario ed epidemiologico non ha nessun senso. Se vogliamo accelerare il contenimento dell’epidemia i luoghi di lavoro non essenziali per la sopravvivenza vanno chiusi.
  6. Prima di costruire altri ospedali, i cui tempi di realizzazione non saranno certo brevi, vanno riaperti tutti gli ospedali che sono stati chiusi in questi ultimi anni dalla giunta lombarda. Questi ospedali e sono ben più di uno, sono stati chiusi nonostante in ogni luogo vi fossero comitati di cittadini che protestavano. La regione non vuole riaprirli perché avrebbe difficoltà, dopo l’emergenza Coronavirus, a rimotivarne la chiusura per lasciare spazio a cliniche private che sorgono come funghi. Inoltre la costruzione di un nuovo ospedale inizia con fondi pubblici, poi costruiscono la solita partnership pubblico privato e il privato trae enormi guadagni. Devono riaprire gli ospedali che hanno chiuso! Devono requisire gli ospedali privati, le cliniche private, quelle non accreditate e che non collaborano con il Servizio Sanitario Nazionale.
  7. La situazione del personale sanitario è veramente drammatica non solo in Lombardia. Le linee guida del governo prevedono per tutti i lavoratori del comparto sanitario, a differenza di quanto previsto per tutti gli altri cittadini, che nel caso che un collega sia risultato positivo al Coronavirus, non si vada in quarantena ma si continui a lavorare. Soltanto in presenza di febbre e sintomatologia respiratoria potrà essere effettuato il tampone.Se si può comprendere che si vuole evitare la quarantena di centinaia di operatori sanitari che porterebbe alla chiusura di interi reparti ospedalieri, d’altra parte non si può rischiare che un operatore sanitario (medico, infermiere ecc.) possa infettare altri colleghi e/o pazienti. Per questo è assolutamente necessario prevedere che gli operatori sanitari che lavorano in un reparto dove un collega si è infettato siano sottoposti periodicamente, ad esempio ogni 3 gg., al tampone in modo tale che appena dovessero risultare positivi potrebbero subito essere allontanati dall’ospedale. E dovrebbe essere altrettanto ovvio che tutti gli operatori sanitari debbano essere protetti con i DPI i dispositivi di protezione individuale; sembra incredibile ma non è così. Le linee guida per la protezione degli operatori sanitari prevedono che i DPI (strumenti professionali di protezione) siano a disposizione solo per chi cura pazienti già sicuramente affetti da Coronavirus e in pochissime altre occasioni. Questa è una follia che porterà ad infettarsi migliaia di operatori sanitari con il rischio di trasmettere a colleghi e pazienti il virus. Ad ora, secondo il sindacato Nursing Up ad oggi ci sarebbero già 1674 operatori sanitari infettati. Chiediamo al governo di modificare immediatamente le linee guida per gli operatori sanitari e di fornire loro i DPI. Se si ammalano i medici e gli infermieri crolla l’assistenza per tutti. Non bisogna essere dei geni per capirlo.
  8. Bloccare gli sfratti, evitare di buttare la gente in strada sembrerebbe ovvio al tempo di #iorestoacasa , ma non è così. a Milano, Bergamo, Mantova, Padova e Firenze è stato sospeso l’intervento della forza pubblica negli sfratti. Ognuno chieda che questo avvenga anche nella propria città, in tutto il territorio nazionale.
  9. Tutte le strutture sanitarie private, anche quelle non convenzionate, devono mettere a disposizione i loro reparti, i loro letti ed il loro personale. Se non lo fanno la regione deve requisirle e terminata l’emergenza Coronavirus, togliere loro l’autorizzazione concessa a svolgere attività sanitaria. Nessuno può sottrarsi al dovere di collaborare in un momento che vede i nostri medici, gli operatori sanitari tutti sottoposti ad un lavoro immane.

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