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	<title>Vittorio Agnoletto &#187; migranti</title>
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		<title>Emergenza rom? Una balla. Lo conferma il Consiglio di Stato.(per non dimenticare, era il 2008..)</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 11:46:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Rom]]></category>

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		<description><![CDATA[Il decreto in materia era illegittimo. Via i commissari e i loro atti
Sara De Carli da Vita.it
L&#8217;emergenza nomadi è stata una bufala. Lo ha detto ufficialmente il Consiglio di Stato con la sentenza n. 6050 del 16 novembre 2011, con cui ha dichiarato illegittimo il decreto della Presidenza del Consiglio del 2008 che stabiliva l&#8217;emergenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il decreto in materia era illegittimo. Via i commissari e i loro atti</p>
<p><em>Sara De Carli da Vita.it</em></p>
<p>L&#8217;emergenza nomadi è stata una bufala. Lo ha detto ufficialmente il Consiglio di Stato con la sentenza n. 6050 del 16 novembre 2011, con cui ha dichiarato illegittimo il decreto della Presidenza del Consiglio del 2008 che stabiliva l&#8217;emergenza nomadi nelle Regioni Lombardia, Lazio e Campania, nominando per l&#8217;occasione dei Commissari straordinari. L&#8217;emergenza era poi stata estesa a Veneto e Piemonte e prorogata per il 2010 e 2011. Ora il Consiglio di Stato, dichiarando che l&#8217;emergenza non sussisteva e che il decreto (come i successivi) era illegittimo, decide anche per il decadimento dei commissari straordinari e dei loro atti.<span id="more-721"></span></p>
<p>Vittoria quindi pressoché totale di due individui residenti in un campo nomadi romano sostenuti dall&#8217;associazione ERRC-European Roma Rights Centre Foundation. L&#8217;unico punto su cui è stato respinto il ricorso è sulla intenzionale discriminazione dei rom contenuta nel decreto: questa discriminazione non c&#8217;è stata.</p>
<p>L&#8217;emergenza senza numeri</p>
<p>Per il resto, invece, il testo della sentenza del Consiglio di Stato contiene anche passaggi molto duri. Innanzitutto rileva che per quanto presentato come un piano per superare la situazione di precarietà dei campi, «l&#8217;interesse primariamente perseguito» è «la tutela delle popolazioni residenti nelle aree urabane» più interessate dalla presenza di campi nomadi; che non c&#8217;è alcun «rapporto eziologico», cioè alcun nesso causale dimostrato fra la presenza di campi nomadi sul territorio e una turbativa dell&#8217;ordine pubblico e della sicurezza, ma che anzi questo «allarme sociale» è stato «paventato pro futuro»; che non ci sono dati numerici che autorizzino a pensare a un&#8217;emergenza.</p>
<p>I mezzi ordinari e l&#8217;incapacità delle istituzioni</p>
<p>La Corte poi precisa che «non disconosce affatto le difficoltà» che vi possono essere nel coordinare gli interventi, ma non è inverosimile che &#8211; con i numeri italiani &#8211; siano sufficienti e idonei gli strumenti ordinari, poiché «per la legittimità dell&#8217;intervento emergenziale è indispensabile» che il requisito della «non fronteggiabilità della situazione con i mezzi ordinari» non possa «essere ricavata in ipotesi da una mera incapacità delle istituzioni o da una loro scarsa volontà politica».</p>
<p>I villaggi turistici</p>
<p>Ha quasi del comico la difesa fatta dalle istituzioni, come emerge dalla sentenza. Pare infatti che la difesa della &#8220;schedatura&#8221; dei residenti nei campi sia stata basata sull&#8217;analogia con i villaggi turistici e le strutture alberghiere. Ma se, replica la sentenza, quella dei villaggi attrezzati è «una soluzione al problema della precarietà degli insediamenti nomadi, e quindi di creare sistemazioni definitive per i soggetti interessati, allora è chiaro che per questi ultimi dovrebbe valere ciò che vale per qualsiasi soggetto in casa propria, essendo incongrua ogni comparazione con la condizione di ospiti di alberghi e villaggi turistici». Schedatura addio, come pure i presidi per controllare tutti gli ospiti e l&#8217;obbligo di accettare i lavori offerti come condizione per la permanenza nel villaggio.</p>
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		<title>Ecco come nel 2008 a Bruxelles fu approvata la detenzione fino a 18 mesi nei CIE con l&#8217;astensione del PD</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Aug 2011 09:59:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricordate la &#8220;direttiva della vergogna&#8221;? Autorizzò la detenzione per 18 mesi nei CIE fu approvata nel parlamento europeo nel maggio 2008 su proposta anche di governi europei socialisti e con l&#8217;astensione degli europarlamentari del PD.Gli stessi che ora si stracciano le vesti! I diritti umani, di TUTTI gli esseri umani, non possono dipendere dalle convenienze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordate la &#8220;direttiva della vergogna&#8221;? Autorizzò la detenzione per 18 mesi nei CIE fu approvata nel parlamento europeo nel maggio 2008 su proposta anche di governi europei socialisti e con l&#8217;astensione degli europarlamentari del PD.Gli stessi che ora si stracciano le vesti! I diritti umani, di TUTTI gli esseri umani, non possono dipendere dalle convenienze del momento. Arriverà mai un&#8217;autocritica? Temo di no.</p>
<p>Ecco cosa scrivevo nel giugno 2008:</p>
<p><span id="more-688"></span>LA DIRETTIVA DELLA VERGOGNA 23 GIUGNO 2008</p>
<p>L’assemblea di Strasburgo ha approvato la direttiva sui rimpatri forzati. L’Europa diventa così sempre più una fortezza e nega i valori su cui è fondata. I migranti potranno essere rinchiusi nei Cpt fino a 18 mesi ed essere espulsi anche verso Paesi dai quali non provengono, senza garanzie sulla fine cui andranno incontro. E anche i bambini potranno finire nei centri di permanenza temporanea, nel totale disprezzo di tutte le convenzioni internazionali sui loro diritti.<br />
369 voti a favore,197 contro e 106 astensioni. Così il Parlamento Europeo ha approvato pochi giorni fa la direttiva sui rimpatri degli immigrati “clandestini”, già soprannominata ‘direttiva della vergogna’. Dopo anni di trattative il testo è purtroppo passato, nonostante la richiesta giunta da Ong, associazioni, Capi di stato, intellettuali e alti rappresentanti del Vaticano di votare contro la direttiva. La normativa comprende in particolare quattro punti: il prolungamento della detenzione nei centri di permanenza temporanea fino a un massimo di 18 mesi; la possibilità di detenzione, in determinati casi, anche per i minorenni non accompagnati; il divieto di ritornare in Europa per cinque anni dopo il primo ingresso “illegale”; la possibilità di espulsione dei migranti non solo verso il Paese di provenienza, ma anche verso altri Stati.<br />
Ciò significa che ci saranno centinaia, forse migliaia di persone che verranno espulse – si stima che oggi in Europa ci siano 8 milioni di immigrati irregolari &#8211; e mandate in Paesi che non garantiscono e rispettano i diritti umani, ad esempio; ciò significherà che di queste persone si perderanno le tracce e che il loro tentativo di fuggire dalla miseria o dalle guerre non solo sarà vanificato dal provvedimento europeo, ma potrà avere conseguenze ben peggiori sulla loro possibilità di sopravvivere. A niente sono valsi, come dicevo, gli appelli di Amnesty International, delle Nazioni Unite e di tutti i rappresentanti della società civile che da mesi chiedevano agli eurodeputati di bloccare la proposta della Commissione europea. Per quanto riguarda gli italiani, come probabilmente saprete, mentre il gruppo della Sinistra Europea di cui faccio parte ha votato contro la direttiva, il gruppo socialista si è spaccato e i parlamentari in quota Pd, ovvero ex Ds ed ex Margherita, si sono astenuti. Un atto gravissimo, di fronte ad un attacco della destra xenofoba al quale tutti gli esponenti di sinistra e cattolici avrebbero dovuto reagire con determinazione, e di fronte al fatto che il governo di centro destra non aspettava altro che la possibilità di allungare il tempo di permanenza nei cpt italiani.<br />
Sono rimaste inascoltate le denunce – anche fatte dal sottoscritto – sulle violenze che alcuni immigrati avrebbero subito nelle strutture del Belpaese, come ad esempio in quella di Torino, dove poche settimane fa è morto un uomo in circostanze ancora da chiarire. Ora, sul fronte istituzionale, la palla passa ai governi nazionali dei Paesi membri, che dovranno recepire la direttiva. È ragionevole pensare che in Italia non ci saranno problemi a riguardo e che, anzi, il governo Berlusconi coglierà al volo l’occasione per attuare in tempi bevi un nuovo provvedimento contro gli immigrati, dopo quelli già contenuti nel famigerato pacchetto sicurezza.</p>
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		<title>Libia: distinguere la solidarietà dalla propaganda di guerra.</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Feb 2011 00:20:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non c’è limite all’uso vergognoso dei drammatici fatti libici da parte del governo italiano.
Tutta l’attenzione è concentrata su due obiettivi finalizzati ad ottenere vantaggi nella politica interna e a garantirsi la prosecuzione degli affari di sempre.
Da un lato viene ingigantito l’allarme profughi in modo da suscitare paura e ampliare sentimenti razzisti in ampie fasce della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non c’è limite all’uso vergognoso dei drammatici fatti libici da parte del governo italiano.<br />
Tutta l’attenzione è concentrata su due obiettivi finalizzati ad ottenere vantaggi nella politica interna e a garantirsi la prosecuzione degli affari di sempre.<br />
Da un lato viene ingigantito l’allarme profughi in modo da suscitare paura e ampliare sentimenti razzisti in ampie fasce della popolazione così da raccogliere ulteriori consensi elettorali. Non è  difficile pensare che l’invio della flotta davanti alle coste libiche, formalmente motivata con l’obiettivo di impedire a Gheddafi di sparare dal mare sulle città in mano agli insorti, sarà utilizzata anche per bloccare i profughi, per impedire loro di raggiungere l’Italia e l’Europa per chiedere asilo politico e umanitario.<br />
Dall’altro vengono amplificati i drammatici fatti libici per creare un’opinione pubblica favorevole ad un intervento militare diretto dell’occidente. Dovremo stare molto attenti nelle prossime ore a cercare di distinguere le notizie dalla propaganda. Come se non bastassero le notizie delle milizie armate e dei morti a Bengasi, vengono inventati cimiteri di massa e bombardamenti a tappeto su quartieri interi per giustificare un possibile intervento armato.<br />
Nel frattempo non sono ancora stati congelati i beni di Gheddafi e della sua  corte, non stati cancellati gli accordi commerciali che prevedono la vendita di armi (e l’Italia è al primo posto), non è stato denunciato l’accordo di amicizia con la Libia, siglato due anni fa, non è stato nemmeno deciso un embargo.<br />
Dobbiamo fare molta attenzione perché quelle stesse forze che per anni hanno siglato ogni sorta di patto con il regime di Gheddafi per garantirsi affari e petrolio, non si fanno certo alcuno scrupolo di ricorrere ad un ennesimo “intervento umanitario” per garantirsi gli stessi risultati: il controllo delle risorse energetiche delle quali è ricca la Libia.<br />
E sappiamo bene come finiscono le “guerre umanitarie “ e “l’esportazione della democrazia”.</p>
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		<title>Rom, un primo passo della Commissione Europea contro la Francia</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 18:02:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Commissione Europea, come scritto dalle agenzie questo pomeriggio, ha deciso di dare un ultimatum alla Francia per il mancato rispetto della legislazione europea riguardo allo smantellamento dei campi Rom. La portavoce Pia Ahrenkilde Hansen ha dichiarato che la Commissione ha deciso che il governo francese non ha rispettato la propria legislazione nazionale riguardante la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La Commissione Europea, come scritto dalle agenzie questo pomeriggio, ha deciso di dare un ultimatum alla Francia per il mancato rispetto della legislazione europea riguardo allo smantellamento dei campi Rom. La portavoce Pia Ahrenkilde Hansen ha dichiarato che la Commissione ha deciso che il governo francese non ha rispettato la propria legislazione nazionale riguardante la direttiva sulla libera circolazione dei cittadini europei e ha per tanto stabilito di inviare una lettera per chiedere delucidazioni in merito, oltre che dati precisi su ogni persona espulsa. La lettera e&#8217; il primo step della procedura d’infrazione che scatterà a meno che non vengano date spiegazioni esaustive e prese misure concrete, definite con un preciso timetable, entro il 15 ottobre.</p>
<div style="text-align: justify;">
<div>
<p>In merito alla direttiva sulla discriminazione basata su fattori etnici o di nazionalita&#8217;, la Commissione Ue ha preso atto delle rassicurazioni ricevute dalla Francia lo scorso 22 settembre e ne valuterà l&#8217;applicazione pratica. L&#8217;esecutivo starebbe inoltre analizzando la mancata trasposizione della direttiva sulla libera circolazione (questo è anche il difetto “di forma” che viene contestato al governo francese) anche in altri Paesi e valutando la possibilita&#8217; di aprire procedimenti legali anche verso altri governi.</p>
<p style="text-align: justify;">A quando un intervento sull&#8217;Italia?</p>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
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		<title>Eritrei: ma quale lavoro? Hanno diritto all&#8217;asilo! Impossibile fidarsi di Tripoli</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 16:39:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
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		<description><![CDATA[Ieri è stato annunciato un accordo con il governo libico che prevede la liberazione dei 250 eritrei in cambio di «lavoro socialmente utile». Ma quale lavoro! Anzi tutto quelle persone avrebbero diritto alla protezione garantita dallo status di rifugiato. In secondo luogo mi chiedo di che lavoro si tratti: credete che la Libia sia in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ieri è stato annunciato un accordo con il governo libico che prevede la liberazione dei 250 eritrei in cambio di «lavoro socialmente utile». Ma quale lavoro! Anzi tutto quelle persone avrebbero diritto alla protezione garantita dallo status di rifugiato. In secondo luogo mi chiedo di che lavoro si tratti: credete che la Libia sia in grado di offrire un lavoro dignitoso, remunerato in maniera equa, in contesti decenti? Io no. E la comunità internazionale non può permettersi di dire «si» ad un accordo di questo tipo, che nega nuovamente il diritto alla protezione per queste persone &#8211; ricordo che la Libia non ha firmato la Convenzione sui rifugiati<br />
- e li obbliga, in buona sostanza, a barattare la loro libertà in cambio di un&#8217;altra forma di limitazione dei loro diritti. Una soluzione che sembra una pena alternativa alla detenzione: chi garantirà realmente le condizioni di vita e di lavoro di questi cittadini?<br />
Oggi il ministero degli Esteri libico ha dichiarato che nei «centri di accoglienza» libici tutti gli immigrati «sono trattati umanamente e considerati come ospiti»: queste affermazioni sono state già smentite da numerose denunce da parte di Ong, associazioni, media, mentre l&#8217;Alto Commissariato Onu è stato espulso dal Paese. Non è per tanto possibile fare affidamento sulle prese di posizione e sui propositi del governo libico.<br />
Il sottosegretario Craxi ha dichiarato oggi la disponibilità dell&#8217;Italia ad accogliere alcuni eritrei: io sostengo la necessità di accoglierli tutti e subito, prima che, dopo essere stati ingiustamente incarcerati, debbano anche essere sottoposti ai lavori forzati&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mobilitazione nazionale per gli eritrei &#8211; appello &#8211;</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 11:36:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
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		<description><![CDATA[ 
PER LA LIBERAZIONE DEI 250  ERITREI DEPORTATI NEL DESERTO  LIBICO: 
8  LUGLIO, ROMA dalle 18.30  davanti all&#8217;Ambasciata Libica in Via  Nomentana 365, NAPOLI dalle  19.00  in Piazza Bellini; 
9 LUGLIO,
in tutta Italia davanti alle  Prefetture.
Portiamo tutti una  candela davanti all&#8217;ambasciata libica e manifestiamo davanti alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PER LA LIBERAZIONE DEI 250  ERITREI DEPORTATI NEL DESERTO  LIBICO: </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>8  LUGLIO, ROMA</strong> dalle 18.30  davanti all&#8217;Ambasciata Libica in Via  Nomentana 365<strong>, NAPOLI</strong> dalle  19.00  in Piazza Bellini<strong>; </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>9 LUGLIO</strong>,<br />
in tutta Italia davanti alle  Prefetture.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Portiamo tutti una  candela</strong> davanti all&#8217;ambasciata libica e manifestiamo davanti alle  Prefetture<br />
<strong>UNA LUCE PER LA DIGNITA&#8217;<br />
Libertà e diritto  d&#8217;asilo per 250 profughi eritrei  deportati nel deserto Libico</strong><br />
Fermiamo le violenze della polizia  libica contro i migranti.<br />
Rivediamo gli accordi Italia &#8211; Libia e fermiamo la  politica dei respingimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Da giorni gli appelli dei 250 eritrei  rinchiusi nella prigione di Brak, in Libia, ed esposti ad ogni tipo di violenza  e al rischio di morte stanno raggiungendo l&#8217;Italia e cercando di risvegliare le nostre  coscienze. Le torture e le violazioni subite da queste persone legittimamente in  fuga da guerra e persecuzione non sono un caso isolato. Che la Libia sia un  paese non democratico e senza alcun rispetto dei diritti fondamentali della  persona umana è una realtà che solo per convenienza e calcolo i governi europei  fingono a volte di dimenticare. Quelle torture, quelle violenze, ci raccontano  però, soprattutto, della disumanità e dei crimini contro la vita umana di cui i  governi italiani degli ultimi anni si sono macchiati delegando alla terra di  Gheddafi la gestione di migliaia di profughi, ovvero il potere e  l&#8217;arbitrio assoluto su migliaia di  esseri umani inermi e titolari di diritti fondamentali come quello di chiedere e  ottenere asilo politico. I respingimenti definiti con crudeltà e ipocrisia da  Maroni come &#8220;una grande vittoria contro  l&#8217;immigrazione clandestina&#8221; sono solo  l&#8217;ultimo atto di una storia di  complicità e ridefinizione di equilibri politici ed economici che ha usato e  continua ad usare il corpo vivo dei migranti come moneta di scambio, la vita  delle persone come una merce qualunque. Tutto ciò è avvenuto e sta avvenendo ad  opera del governo italiano con un cinismo e un&#8217;indifferenza degni dei periodi peggiori del  Novecento europeo. Con i respingimenti verso la Libia la classe politica al  potere in Italia sta dichiarando a gran voce che la vita umana non vale nulla,  specie se si tratta di quella di persone considerate ormai sotto-uomini. I  richiedenti asilo come tutti gli altri migranti sono stati stigmatizzati e  criminalizzati da leggi come quella sul reato di immigrazione clandestina e da  decenni di razzismo istituzionale che ha imbarbarito questo paese e i suoi  cittadini. Restare in silenzio mentre le donne, gli uomini e i bambini respinti  dall&#8217;Italia stanno morendo in Libia  significa rendersi complici di questa vergogna. Salvare le centinaia di persone  che stanno morendo in Libia, anche a causa delle politiche migratorie italiane,  significa lottare per i diritti e le libertà di tutti, per il diritto di ognuno  di noi di vivere in un paese civile.</p>
<p>Agenzia Habesha<br />
Amnesty  International<br />
Come  un uomo sulla terra<br />
Fortress Europe<br />
Melting  Pot<br />
Stalker &#8211; Primavera Romana<br />
Welcome! Indietro non si torna</p>
<p>per  info e  adesioni</p>
<p>http://comeunuomosullaterra.blogspot.com</p>
<p>http://fortresseurope.blogspot.com</p>
<p>per organizzare e  segnalare le vostre iniziative: gabriele_delgrande@yahoo.it e  comeunuomosullaterra@zalab.org</p>
<p>per info sulle manifestazioni del 9  luglio</p>
<p>http://www.meltingpot.org/</p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman; font-size: medium;"><a title="blocked::blocked::http://fortresseurope.blogspot.com/2010/07/mobilitazione-nazionale-per-la.html blocked::http://fortresseurope.blogspot.com/2010/07/mobilitazione-nazionale-per-la.html" href="blocked::http://fortresseurope.blogspot.com/2010/07/mobilitazione-nazionale-per-la.html">http://fortresseurope.blogspot.com/2010/07/mobilitazione-nazionale-per-la.html</a></span></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Permesso a punti per gli immigrati: una vergogna!</title>
		<link>http://www.vittorioagnoletto.it/2010/06/permesso-a-punti-per-gli-immigrati-una-vergogna/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 16:46:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La decisione del governo di applicare il permesso a punti agli immigrati è scandalosa e totalmente ingiusta. Se gli stessi criteri fossero applicati a parlamentari e governo in un colpo solo ci libereremmo di molti parlamentari della Lega (e non solo) e di metà del governo. E&#8217; infatti sufficiente ricordarsi le pessime performance offerte dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La decisione del governo di applicare il permesso a punti agli immigrati è scandalosa e totalmente ingiusta. Se gli stessi criteri fossero applicati a parlamentari e governo in un colpo solo ci libereremmo di molti parlamentari della Lega (e non solo) e di metà del governo. E&#8217; infatti sufficiente ricordarsi le pessime performance offerte dai politici alle periodiche interviste realizzate dalle Iene per prevedere che se il criterio valesse per tutti ci troveremmo con un Parlamento mezzo vuoto. Chi dovrebbe decidere i contenuti del corso di &#8220;formazione civica&#8221;? Un governo che cerca in tutti i modi di calpestare e azzerare la Costituzione? I ministri sarebbero i primi a doverlo frequentare con in testa il Presidente del Consiglio! O forse quei dirigenti della Lega che si divertivano con il gioco &#8220;rimbalza il clandestino&#8221;? La richiesta del permesso di soggiorno per chi fugge dal proprio Paese, dalla fame e dalla miseria, è una cosa seria dalla quale può dipendere la vita o la morte; non può essere equiparata ad un concorso a punti promosso da un supermercato. Prevedere un bonus di punti nel caso di un affitto o di un acquisto di casa, è una presa in giro: tutti sanno che per i migranti è difficilissimo avere un&#8217;abitazione e che spesso sono sfruttati da locatari senza scrupoli che affittano in nero, a prezzi esorbitanti.</p>
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		<title>Respingimenti, ecco come il Consiglio d’Europa ha criticato l’Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 08:20:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lavori in corso &#8211; Osservatorio Europa -

Dal 27 al 30 luglio dello scorso anno una  delegazione del Comitato per la prevenzione della tortura (il caso vuole che  l’abbreviazione dell’istituzione sia proprio Cpt) del Consiglio d&#8217;Europa ha visitato l’Italia, con lo scopo di  esaminare la politica dei respingimenti del nostro Paese, di capire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>Lavori in corso &#8211; Osservatorio Europa -<br />
</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Dal 27 al 30 luglio dello scorso anno una  delegazione del Comitato per la prevenzione della tortura (il caso vuole che  l’abbreviazione dell’istituzione sia proprio Cpt) del Consiglio d&#8217;Europa ha visitato l’Italia, con lo scopo di  esaminare la politica dei respingimenti del nostro Paese, di capire come  venivano individuati i migranti in mare e quali procedure venivano a quel punto  avviate. Pochi giorni fa il Cpt ha pubblicato il resoconto di quella visita: una  denuncia che ha fatto il giro di tutt’Europa, con una grande risonanza mediatica  anche in Italia. Ma qual è il contenuto di quel dossier? Anzi tutto, occorre  precisare che la delegazione del Consiglio d’Europa ha incontrato, oltre ai  rappresentanti istituzionali del governo, responsabili dei Carabinieri, della  Guardia di Finanza, della Guardia Costiera e della Marina militare. Ha  intervistato persone che si trovavano in varie strutture di identificazione: il  centro di ricezione dei migranti irregolari di Caltanissetta, due centri per  minori sempre in Sicilia, il Centro di identificazione ed espulsione di Ponte  Galeria, a Roma. Riguardo alla collaborazione da parte delle autorità, come si  legge nel testo del rapporto, il livello di cooperazione a livello locale è  stato soddisfacente ma non quello dell’apparato centrale: alla delegazione è  stato negato l’accesso a varie informative e documenti che aveva richiesto,  altre informazioni chieste in precedenza non sono state fornite, tutti gli  incontri con la Guardia di Finanza si sono svolti in presenza di un  rappresentante del Ministero dell’Interno…Questa prima denuncia ha un preciso  rilievo formale: è in contraddizione con l’articolo 8, paragrafo 2, della  Convenzione europea per la prevenzione della tortura e dei trattamenti  degradanti o punitivi. Inoltre, il Comitato si rammarica di aver appreso dalla  stampa e non dalle istituzioni, proprio nei giorni della sua visita in Italia,  dello svolgersi di un’operazione di respingimento. L’analisi della delegazione  ha riguardato le sette operazioni simili che si sono svolte tra il 6 maggio e il  31 luglio 2009: secondo i dati forniti dall’Italia, 602 immigrati (più di 900  per l’Agenzia dell’onu per i rifugiati, l’Unhcr) in quel periodo furono respinti  verso la Libia e 23 rimandati in Algeria. Almeno sette di loro erano  probabilmente minorenni, alcune donne erano incinte. Su 623 imbarcazioni seguite  e contattate complessivamente dall’Unhcr, 97 avrebbero avuto diritto a una forma  di protezione internazionale: ciò nonostante, il Governo italiano ha dichiarato  che nessuno dei migranti respinti ha fatto domanda di asilo e che, di  conseguenza, non vi è stata la necessità di identificarli e verificarne la  nazionalità! Ma ovviamente, come sottolinea anche il Cpt, le condizioni in cui  si trovavano i migranti non erano tali da permettere loro di avere piena  consapevolezza della possibilità di presentare domanda di asilo. Dopo un’attenta  disamina dei presupposti legislativi della politica dei respingimenti attuati  dall’Italia, il comitato del Consiglio d’Europa analizza ogni operazione  effettuata, citando particolari a dir poco scandalosi. Il 6 maggio, ad esempio,  231 migranti, tra i quali quattro donne incinte, furono trasportati in Libia in  12 ore di viaggio, senza cibo e con una quantità insufficiente di acqua. Stesso  trattamento per altre 82 persone respinte il 1 luglio 2009; sei di loro hanno  sostenuto di essersi feriti nel corso dell’operazione e di essere stati poi  trasferiti in ospedale una volta arrivati in Libia. Non è chiaro come ciò sia  potuto accadere: per questo il Cpt chiede un’indagine approfondita sul  trattamento riservato ai migranti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutte queste gravi inadempienze del  nostro Governo, il Cpt chiede di rivedere la politica di intercettazione dei  migranti in mare: non è tollerabile la violazione del principio di non  refoulement (non respingimento) contenuto nell’articolo 3 della Convenzione  europea sui Diritti umani, sottoscritta dall’Italia. Secondo quanto sancito  dalla Convenzione, a tutte le persone deve essere garantito il diritto di  presentare una domanda di richiesta di protezione internazionale, dopo aver  ricevuto le necessarie cure mediche e l’assistenza di cui hanno bisogno. La  Libia, si legge ancora nel testo, non è considerata un Paese sicuro dal punto di  vista del rispetto dei diritti umani: il rischio di tortura e maltrattamenti per  chi viene respinto verso quello Stato è altissimo.</p>
<p style="text-align: justify;">La denuncia e la richiesta del Cpt sono, in  conclusione, chiarissime: il governo italiano è sotto accusa e non potrà  ignorare questo pesante richiamo internazionale.</p>
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		<title>L&#039;uso del linguaggio per criminalizzare i migranti</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 00:13:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[migranti]]></category>

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		<description><![CDATA[-Lavori in corso-
Come si criminalizzano i migranti e quali sono le implicazioni di questo fenomeno sul fronte dei diritti umani? Se ne occupa un rapporto commissionato e pubblicato pochi giorni fa da Thomas Hammarberg, commissario per i diritti umani del Consiglio d&#8217;Europa (Coe), l&#8217;istituzione internazionale (da non confondere con il Consiglio europeo dell&#8217;UE) che conta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>-Lavori in corso-</p>
<p>Come si criminalizzano i migranti e quali sono le implicazioni di questo fenomeno sul fronte dei diritti umani? Se ne occupa un rapporto commissionato e pubblicato pochi giorni fa da Thomas Hammarberg, commissario per i diritti umani del Consiglio d&#8217;Europa (Coe), l&#8217;istituzione internazionale (da non confondere con il Consiglio europeo dell&#8217;UE) che conta 47 stati membri, si occupa di promuovere i diritti umani, predisporre e favorire la stipulazione di accordi o convenzioni internazionali. Particolarmente interessante è la parte del documento relativa all&#8217;uso del linguaggio. Per evitare la stigmatizzazione dei migranti, infatti, il Consiglio d&#8217;Europa ha invitato gli Stati membri a usare il termine neutrale «migrante irregolare», eliminando una volta per tutte la parola «clandestino», troppo spesso abusata sia dai media che dai politici stessi.</p>
<p>Questo concetto era stato espresso anche dall&#8217;assemblea parlamentare del Coe nella risoluzione 1509 del 2006: invano, visto che tutte le istituzioni europee e i governi degli stati membri usano l&#8217;espressione &#8220;immigrazione illegale&#8221; (in inglese &#8220;illegal immigration&#8221;) per descrivere questa categoria di persone. Nel rapporto di Hammarberg si chiede inoltre che vengano cancellate le espressioni che conferiscono un carattere di illegalità al migrante: non ha necessariamente commesso un crimine rispetto alle leggi del paese in cui si trova o è di passaggio. Dunque, come si legge nel documento del Coe, «la scelta del linguaggio è molto importante per l&#8217;immagine che le autorità proiettano ai cittadini. Essere un immigrato si associa, attraverso l&#8217;uso del linguaggio, ad atti illegali e criminali. Tutti gli immigrati diventano vittime di continui sospetti. [...] con l&#8217;effetto di rendere sospetto agli occhi della popolazione, inclusi i pubblici ufficiali, il semplice passaggio di persone attraverso i confini internazionali».</p>
<p>Per tanto, l&#8217;Europa ritiene che debba essere la politica a definire ed imporre (almeno nelle istituzioni e nei loro documenti) un uso neutro della lingua. Dopo un&#8217;analisi approfondita dei vari aspetti del problema della marginalizzazione e criminalizzazione degli immigrati, il documento firmato dal commissario per i diritti umani del Coe contiene alcune precise raccomandazioni: la politica generale sul tema deve escludere, come abbiamo detto, un uso criminalizzante del linguaggio; le persone che giungono nei confini nazionali degli stati membri devono essere trattate con «rispetto e dignità»; nel periodo durante il quale il migrante chiede di accedere a una forma di protezione internazionale (asilo o rifugio politico, ad esempio) egli deve essere messo nelle condizioni di appellarsi al diritto internazionale di non respingimento (a differenza, purtroppo, di quanto è accaduto spesso nel nostro Paese); gli stati membri devono garantire che gli stranieri ricevano sempre i documenti necessari nel corso del loro iter di regolarizzazione; gli stati non possono lasciare le persone in un «limbo» tra il poter restare nel Paese e l&#8217;essere espulsi, va dato un documento preliminare di residenza nel caso non ci sia la realistica possibilità di espulsione nel giro di trenta giorni; il diritto di asilo va garantito e, nel caso la domanda venisse respinta, le autorità devono assicurare che l&#8217;individuo possa tornare in condizioni dignitose al proprio Paese; nessun migrante minorenne dovrebbe essere soggetto a detenzione, così come nessuna persona che ha richiesto una forma di protezione internazionale, per tutti gli altri le condizioni di detenzione debbono rispettare i parametri del Coe in materia di diritti umani; infine, per quanto attiene ai diritti sociali, non deve essere fatta alcuna discriminazione, soprattutto in materia di salute, educazione e formazione. Esattamente quanto non è successo in Italia con le decine di provvedimenti comunali che hanno escluso da alcuni &#8220;benefit sociali&#8221; i cittadini immigrati e i loro figli. In contrasto, quindi, con il Consiglio d&#8217;Europa.</p>
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