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Quito: Correa resta presidente, decisivo intervento dell’esercito

1 ott

- Misna – L’annuncio delle dimissioni del capo della polizia, il generale Freddy Martínez Pico, è l’ultima notizia di una notte drammatica, culminata con l’assalto dei commando dell’esercito nell’ospedale di Quito dove il presidente Rafael Correa è rimasto in ostaggio per quasi 12 ore. Secondo l’edizione online del quotidiano ecuadoriano El Commercio, le ragioni delle dimissioni saranno chiarite oggi durante una conferenza stampa. All’origine della decisione sembra però esserci stata l’incapacità di gestire la rivolta dei poliziotti che per tutta la giornata di ieri avevano bloccato alcune delle principali città dell’Ecuador, da Quito a Esmeraldas a Guayaquil. Correa era stato scortato nell’ospedale che si trova di fronte alla caserma principale della capitale, dopo essere spintonato e sfiorato dal lancio di un candelotto di gas lacrimogeno. Aveva tentato di parlare agli agenti che avevano occupato la caserma, per spiegare le ragioni del taglio dei bonus salariali dei poliziotti e di altri dipendenti pubblici all’origine della protesta. Mentre l’ospedale era circondato dai ribelli, Correa aveva detto che sarebbe uscito “come presidente o come cadavere”. Un tentativo di rovesciare il capo dello stato, divenuto l’anno scorso il primo nella storia dell’Ecuador a essere eletto senza bisogno di un ballottaggio, era stato denunciato in tarda serata dai presidenti e dai rappresentanti diplomatici di molti paesi dell’America Latina, della Spagna e dell’Unione Europea. Il blitz dei commando – 35 minuti di fuoco, con un bilancio di due vittime e 37 feriti secondo la Croce Rossa – ha seguito la presa di posizione a sostegno di Correa dei massimi vertici dell’esercito. Il generale Ernesto Gonzales, capo di Stato maggiore delle Forze armate, aveva invitato gli ecuadoriani a “ripristinare il dialogo per risolvere le differenze”. Aveva anche ipotizzato “una revisione” della legge sui bonus e gli scatti di stipendio all’origine della protesta, approvata dal Parlamento Mercoledì ma non ancora entrata in vigore. La crisi si è conclusa con la fuga di Correa dall’ospedale al palazzo della presidenza, Palacio Carondolet, a bordo di un fuoristrada lanciato a grande velocità. Poi, di fronte a migliaia di sostenitori scesi in piazza sin dal pomeriggio, un discorso che alcuni mezzi di informazione internazionali definiscono “trionfale” ma che forse è stato anche molto difficile. Correa ha parlato del suo “giorno più duro”, denunciando la presenza di “infiltrati” tra i poliziotti e alludendo al coinvolgimento di forze conservatrici ostile alla “rivoluzione”. Una rivoluzione, ha sottolineato il presidente, che promette maggiore giustizia sociale ed applica i principi sanciti dalla Costituzione approvata a grande maggioranza dagli ecuadoriani appena lo scorso anno. Secondo Correa, all’origine della legge sui dipendenti pubblici c’è la scelta di impedire “abusi del denaro pubblico”, in linea con le richieste della grande maggioranza della popolazione. Di democrazia e rispetto della legalità si dovrebbe discutere già questa mattina a Buenos Aires, dove è in programma un vertice straordinario dell’Unasur, l’Unione degli Stati latinoamericani. Héctor Timerman, il ministro degli Esteri argentino che presiederà l’incontro, ha detto che in Ecuador bisogna evitare “un colpo di Stato” e impedire così il ripetersi della drammatica esperienza honduregna del Giugno 2009.[VG]
www.misna.it

Gli spazi per una informazione libera in Italia continuano a restringersi…

13 set

Occorre vigilare e reagire.
L’ultimo attacco riguarda l’informazione sull’Europa…

NO ALLA CANCELLAZIONE DAL PALINSESTO RAI DELLA TRASMISSIONE “BUONGIORNO EUROPA”.

Appello

Al Presidente della Rai Paolo Garimberti
Al Consiglio di Amministrazione della Rai
E per conoscenza alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana e all’Usigrai

Apprendiamo con sorpresa che dal 13 settembre 2010 il nuovo palinsesto della Rai prevede la chiusura di “Buongiorno Europa”, storica trasmissione dedicata interamente all’informazione europea.
Riteniamo tale decisione estremamente grave. Se confermata, essa ridurrà ulteriormente i diritti all’informazione in Italia, una situazione negativa  attestata dall’organizzazione indipendente Freedom House  che pone il nostro paese al 72° posto nella graduatoria del 2010 al pari di Benin, Hong Kong e India giudicati paesi solo “parzialmente liberi”.
Rileviamo che, nonostante il fatto che l’Unione Europea giochi un ruolo sempre più importante nella vita dei  cittadini europei e dunque italiani, le notizie sull’Europa trovano invece pochissimo spazio nei media e sulla stampa in Italia. A tal riguardo l’Osservatorio di Pavia in un monitoraggio condotto su un campione di ventuno emittenti radiotelevisive ha rilevato che il tempo dedicato alle notizie relative all’Ue è solo il 3 per cento del totale monitorato e che Rai3 è stato il canale più impegnato nel diffondere informazioni sull’Europa.
E’ probabilmente superfluo ricordare che l’Italia è un paese membro fondatore dell’Ue e che è essenziale che i suoi cittadini siano correttamente ed adeguatamente informati sul ruolo dell’Europa in Italia e sul ruolo dell’Italia in Europa.
Il Presidente Napolitano ha recentemente ribadito che “è giunto per tutti il momento di riconoscere che nessuno Stato europeo, nemmeno i più forti e i più ricchi di tradizioni storiche, persino imperiali, nemmeno i più ricchi ed economicamente avanzati, nessuno potrà con le sue sole forze contare come nel passato se non contribuendo a costruire un’Europa più unita, efficiente e dinamica;” e che “ci vuole però una nuova generazione di leader che abbia visione e coraggio per portare avanti l’integrazione di cui abbiamo assoluto bisogno. Questa generazione di leader non può nascere per miracolo ma solo grazie ad una vasta mobilitazione della società civile e politica”.
Tenuto conto che la società civile e quella politica non possono formarsi in un contesto in cui l’informazione sia ridotta, parziale e non plurale, chiediamo che la trasmissione “Buongiorno Europa” venga mantenuta nel palinsesto della Rai.

Primi firmatari:
- Paolo Acunzo, vicesegretario Movimento Federalista Europeo (MFE)
- Vittorio Agnoletto, ex parlamentare europeo
- Giovanni Allegretti, Università di Coimbra
- Giorgio Anselmi, Segretario MFE
- Tobia Bassanelli, Webgiornale – Notiziario della comunità italiana in Germania
- Paolo Beni, Presidente ARCI
- Brando Benifei, Vicepresidente ECOSY
- Gian Franco Benzi, Direttivo Tavola della Pace
- Raffaella Bolini, Vicepresidente Forum Civico Europeo
- Giuseppe Bronzini, Osservatorio sul rispetto dei diritti fondamentali in Europa
- Alessandro Cavalli, Eustory
- Raffaella Chiodo Karpinsky, Coordinatrice Sdebitarsi
- Chiara Cipolletta, Presidente Gioventu’ Federalista Europea
- Lisa Clark, Beati i Costruttori di Pace
- Eliana Capretti, Francesca Lacaita, Cristina Ronzitti, MFE
- Pier Virgilio Dastoli, Consigliere per gli affari europei del Presidente della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome
- Alex Foti, Euromayday
- Monica Frassoni, Presidente Verdi Europei
- Maurizio Gubbiotti, Responsabile Dipartimento Internazionale Legambiente
- Carlo Gubitosa, PeaceLink
- Lucio Levi, Presidente MFE
- Lorenzo Marsili, European Alternatives
- Francesco Martone, Comitato scientifico SEL
- Guido Montani, Vicepresidente Union of European Federalists
- Domenico Moro, Direttore Istituto di Studi Federalisti Altiero Spinelli
- Roberto Musacchio, SEL
- Liana Novelli Glaab, Presidente Coordinamento Donne Italiane di Francoforte
- Roberto Palea, Presidente Centro Einstein Studi Internazionali
- Carla Ronga, Direttrice Paneacqua
- Raffaele Salinari, Presidente Terre des Hommes International
- Alessandra Tarquini, Onu – Campagna del Millennio
- Nicola Vallinoto, World Federalist Movement
- Simone Vannuccini, Segretario Gioventu’ Federalista Europea

Per informazioni sull’appello e adesioni:  cell. +39.347.0359693, email: ufficiostampa@mfe.it

Fermiamo la riabilitazione del duce. Un appello all’Anpi e alle associazioni democratiche per denunciare Libero per apologia di fascismo

28 mag

In questi giorni stiamo assistendo ad un esplicito tentativo di riabilitare il fascismo come se fosse una qualuque teoria politica e non un’ideologia che ha prodotto una dittatura, una guerra e che ha cancellato le libertà democratiche e i diritti civili. Le gravi affermazioni di Berlusconi non sono isolate; infatti dal 22 maggio il quotidiano Libero offre allegati al quotidiano i dvd coi discorsi del Duce. Ritengo che una simile scelta sia in contrasto con la Costituzione e che possa essere contestato il reato di apologia di fascismo previsto esplicitamente nel nostro codice penale. Se diffondere e reclamizzare i discorsi del Duce non fosse riconosciuto come apologia di fascismo, non capisco quale altra azione possa incarnare tale reato, che non mi risulta essere stato cancellato. Lancio un appello alle organizzazioni antifasciste e in particolare all’ANPI per valutare insieme la possibiltà di una denuncia collettiva contro Libero.