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L’inestricabile intreccio tra criminalità organizzata e finanza mondiale

7 set

- Un primo bilancio di “OLE – Otranto Legality Experience” -

Se non potete eliminare l’ingiustizia almeno raccontatela a tutti” così scriveva Alì Shariati, uno dei principali teorici dell’Islam non integralista.

Flare (Freedom Legality And Rights in Europe), il principale network internazionale contro la criminalità organizzata, fondato da Libera e composto da 45 organizzazioni di 27 Paesi, ha invitato ad Otranto, alla prima edizione di “OLE (Otranto Legality Experience)” intitolata “Economia illegale, mafie e globalizzazione finanziaria”, oltre 50 relatori/testimoni per raccontare il formarsi delle mafie globali, i loro affari e per illustrare i varchi che il funzionamento della finanza internazionale offre alla loro azione.

Ma gli aderenti a Flare non si accontentano di raccontare, sono attivisti nel pieno senso della parola e sono quotidianamente impegnati nell’azione sociale di contrasto alle mafie, spesso rischiando la vita, ed infatti ad Otranto non erano pochi i familiari delle vittime di mafia; a cominciare da Viviana Matrangola, figlia di Renata Fonte, prima donna amministratrice pubblica ad essere vittima nel 1984 di un delitto politico-mafioso per il quale sono stati puniti gli esecutori, ma mai i mandanti, collocati nei piani alti della politica e degli affari. Alcuni dei partecipanti al Forum sono riusciti a raggiungere la Puglia solo dopo innumerevoli peripezie attraverso le burocrazie statali europee, pur essendo in fuga ricercati dai clan criminali locali, come Mário Sá Gomes. Altri dall’Afghanistan, dall’Iran e dalla Nigeria non sono riusciti ad arrivare per la mancata concessione del visto da parte delle ambasciate italiane. Se pensiamo che avrebbero dovuto testimoniarci l’intreccio nei loro Paesi  tra criminalità, affari, governi e multinazionali, comprendiamo quanto sia stata grave la decisione delle rappresentanze italiane.

La competenza dei relatori, l’alta qualità delle relazioni e l’indubbia preparazione dei 150 partecipanti al Summer Camp (organizzato con una trentina di seminari mattutini e visite pomeridiane ai terreni confiscati) hanno trasformato il Forum, come si è potuto constatare anche negli incontri pubblici, in un’occasione unica a livello internazionale. Opportunità fondamentale per la formazione di chi vuole agire in questo campo, ma anche per l’informazione dei normali cittadini che nella loro vita subiscono, spesso senza averne coscienza, le conseguenze degli intrecci mafiosi.

Il Forum diventerà un appuntamento annuale. Il prossimo anno vi sarà una Summer School (sostenuta da tutti gli atenei pugliesi a da alcune università europee ed internazionali) per studenti universitari e neolaureati che vedrà riconosciuti dei crediti formativi; si replicherà il Summer Camp in forma più ampia, ed infine vi saranno alcune giornate di vero e proprio Forum aperte a chiunque sia interessato.

In attesa della pubblicazione degli atti completi del Forum, riassumo i cinque punti che ho affrontato nella sessione conclusiva del Forum:

1) Non c’è una separazione netta tra economia legale e illegale, anzi c’è un’economia finanziaria formalmente legale ma che concretamente si comporta illegalmente; questa zona grigia è fortemente aumentata negli ultimi anni e rischia di dilatare ulteriormente la propria azione nei prossimi anni. In particolare Pedro Paez, già ministro delle Finanze in Ecuador e membro della commissione Stiglitz delle Nazioni Unite, ci ha ricordato come mentre il PIL mondiale è di 67.000 miliardi di $, l’ammontare totale dei derivati finanziari, quindi di prodotti “off balance”, fuori dal bilancio formale delle banche , ammonta a 1,5 milioni di miliardi di $; la sola Banca d’America ha 100.000 miliardi di $ di derivati finanziari, una cifra superiore al PIL mondiale. Nei paradisi fiscali vi sono11.000 miliardi di $ non tassati. Questa immensa massa finanziaria è stata, e lo è ancora, in grado di condizionare fortemente l’economia mondiale.

2) L’UE non sfugge a tale situazione; con 29 sistemi giuridici differenti, più del numero degli Stati dell’Unione (infatti alcuni, come la Gran Bretagna, ne hanno più di uno, in base alle autonomie amministrative) e con altrettanti sistemi fiscali, anche qualora vi fosse una decisa, trasparente e unanime volontà politica di contrastare il crimine organizzato internazionale, è evidente come questo sia oggettivamente un obiettivo difficile da raggiungere, in una simile situazione. Ad oggi sono solo tre – e tra questi non c’è l’Italia – i Paesi dell’UE che hanno reso automatica sul loro territorio la confisca dei beni mafiosi decisa da un magistrato di un altro Paese europeo. Paradisi fiscali e off-shore sono di casa anche nell’UE: il caso dell’isola britannica Jersey, collocata nel canale della Manica, è solo uno dei più eclatanti.

3) Forte è l’ambiguità di non poche istituzioni nazionali e internazionali. Il 60% del commercio internazionale transita dai paradisi fiscali nell’indifferenza del WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio. D’altra parte, solo per fare un esempio, sono le medesime regole del WTO che, garantendo 20 anni di brevetto monopolistico sui farmaci, favoriscono lo sviluppo del commercio illegale dei farmaci contraffatti nel sud del mondo. In alcuni Paesi l’intreccio tra economia illegale e Stato è sotto gli occhi di tutti; infatti crollerebbero intere economie se fosse azzerato il narcotraffico. Politiche repressive verso i migranti, quale è il progetto Frontex dell’UE, producono come conseguenza la crescita del traffico di esseri umani.

4) La crisi rischia di essere un ulteriore volano per l’economie criminali. In tempo di crisi le mafie sono tra i soggetti che meglio di altri possono garantire la disponibilità in tempo reale di ingenti quantità di denaro da investire; sono in grado di aggiudicarsi percentuali significative degli appalti per le grandi opere; trovano terreno fertile al moltiplicarsi delle pratiche usuraie. In una situazione nella quale diventa sempre più difficile la separazione tra economia materiale e speculazione finanziaria.

5) Movimenti globali contro la criminalità organizzata. L’appuntamento di Otranto è stato il risultato di un importante incontro tra due dei più interessanti percorsi verificatisi negli ultimi 15 anni: Libera, anima dell’antimafia sociale che punta alla sconfitta delle mafie attraverso la  mobilitazione della società civile e la sua capacità di affiancare e stimolare l’azione repressiva delle istituzioni e il WSF, il Forum Sociale Mondiale, cuore dei movimenti antiliberisti che per primi hanno compreso le drammatiche conseguenze per tutta l’umanità derivanti da un modello dominato dalla finanziarizzazione dell’economia e dalla globalizzazione dei mercati, in assenza di un ruolo prioritario delle istituzioni politiche. Potenziare e diffondere in una dimensione mondiale l’azione derivante da questo fecondo intreccio è stata l’intuizione di FLARE e sarà l’obiettivo prioritario del futuro prossimo di “OLE”.

Vittorio Agnoletto, Coordinatore Culturale di “OLE – Otranto Legality Experience”

Economia illegale e mafie globali. Un Forum

27 ago

- dal manifesto del 27 agosto 2010 – Una globalizzazione finanziaria selvaggia ha favorito il rafforzamento delle economie illegali; la criminalità organizzata agisce sempre più a livello internazionale e, non raramente, ha accumulato un potere ben maggiore di quello di singoli Paesi. Il sistema finanziario svolge oggi un ruolo di governo nella società globale  e non più una funzione di ammortizzatore tra le istituzioni e il sistema produttivo. La governance internazionale è in mano alle principali banche, al Fondo Monetario, alla Banca Mondiale, e al WTO. Le Borse dettano legge e non poche nazioni, tra le quali alcuni Paesi dell’UE,  gareggiano per ospitare i paradisi fiscali.
A segnare questo processo hanno concorso la caduta dell’ex Unione Sovietica con la svendita delle imprese di stato, la nascita del WTO nel 1995, l’adesione ad esso della Cina e il rapido moltiplicarsi dei trattati di libero commercio.
Le reti informatiche globali hanno permesso che le transazioni valutarie, una volta liberalizzate, potessero essere eseguite istantaneamente da qualunque luogo. Le riforme economiche orientate al mercato hanno aumentato lo stimolo ad infrangere le barriere doganali, e quindi i confini degli Stati,  legalmente o meno.
Droghe, esseri umani da destinare alla prostituzione e alla schiavitù, organi da trapianti, ogni sorta di armamenti e di rifiuti, oltre a reperti archeologici ed icone sacre, attraversano quotidianamente le frontiere, che spesso  rappresentano, per le mafie internazionali, opportunità di profitto e schermi protettivi. Mentre per i funzionari statali, impegnati contro la criminalità, i confini  costituiscono, non raramente, degli ostacoli insormontabili.
L’Europa è investita in pieno da questo cambiamento; gruppi criminali italiani, francesi e spagnoli, con i loro contatti nel nord e sud America, si sono saldati con i gruppi emergenti dei Paesi post-sovietici. La caduta del blocco orientale ha riversato sul mercato nuovi flussi di beni, di grande interesse per i traffici illeciti, alcuni dei quali a prezzi di saldo.
Ucraina e Serbia sono diventati celebri per la produzione illegale di cd e munizioni; Moldavia, Romania e Ucraina, per lo smistamento di esseri umani, la Transnistria appare sempre più come un vero e proprio parastato mafioso….
Ma l’azione dei gruppi criminali è ormai globale: senza la cocaina il PIL di molti Paesi crollerebbe; nella Repubblica Democratica del Congo in un anno gli istituti bancari sono passati da 13 a 22, la maggior parte di questi sono nati per riciclare i guadagni provenienti dalle attività illegali.
Nel 2006 il volume del denaro riciclato era stimato al 10% del PIL globale, oggi questa percentuale è abbondantemente superata e l’ interdipendenza tra l’economia legale e illegale ha fortemente contribuito alla attuale crisi economica. Il rischio è che, di fronte alla necessità di far ripartire l’economia, i principali incentivi possano giungere proprio dai gruppi criminali; infatti, per il vantaggio competitivo derivante dall’illiceità dei propri proventi, l’economia illegale, nell’era del mercato globale, ne rappresenta proprio la parte più competitiva.
In questo contesto anche le risposte devono necessariamente collocarsi a livello sovranazionale.  .
E’ questo uno degli obiettivi del Forum Internazionale “Economia Illegale, Mafie e Globalizzazione Finanziaria “ prima edizione di “OLE, Otranto Legality Experience”, che si svolgerà nella cittadina pugliese dal 29 agosto al 3 settembre.
Il Forum, organizzato da Flare (Freedom Legality and Rights in Europe, il principale network Europeo contro la criminalità organizzata, fondato da Libera e composto da 45 organizzazioni di 27 Paesi), finanziato dall’UE e dalla regione Puglia, diventerà un appuntamento annuale. Dall’anno prossimo sarà preceduto da un Master organizzato da un pool internazionale di università  tra i quali tutti gli atenei pugliesi.
Il programma prevede una Summer School rivolta a 200 persone, in particolare attivisti, giornalisti, ricercatori, parenti e amici delle vittime, provenienti da una trentina di Paesi, tutti impegnati da anni nella lotta alle mafie, e un Public Forum aperto a tutta la cittadinanza che si svolgerà la sera con dibattiti, spettacoli e Mondografie, una raccolta di video-documentari sui diversi campi d’azione delle mafie internazionali (programma e relatori del Forum su www.ole2010.org ).
Un evento di alto livello scientifico, con oltre cinquanta relatori collocati in ruoli “chiave”a livello internazionale, che alterneranno le loro comunicazioni con le testimonianze delle vittime e con le denunce delle associazioni impegnate nel contrasto alle mafie.
Nella convinzione che l’azione affidata alle istituzioni legislative, giuridiche e alle agenzie di contrasto al crimine organizzato, non possa raggiungere alcun successo significativo senza intrecciarsi con un’azione collettiva, politica e sociale, in grado di modificare profondamente i meccanismi di funzionamento degli attuali organismi  finanziari internazionali.

Vittorio Agnoletto, coordinatore culturale del Forum
Michele Curto, presidente di Flare

Mafie in Lombardia, venga nominata una nuova commissione regionale per la trasparenza

16 mar

In occasione del report sulle “Mafie in Lombardia” presentato da LIBERA «I dati forniti dall’associazione Libera, 639 beni confiscati in 116 comuni lombardi, confermano la vastità e l’articolazione della penetrazione delle mafie in Lombardia – dichiara Vittorio Agnoletto, candidato presidente in Regione Lombardia per la Federazione della Sinistra -. Vi è una fortissima probabilità, già confermata dalle indagini condotte dalla magistratura milanese, che in occasione del prossimo Expo aumenti in tutta la regione le penetrazione delle mafie ed in particolare della ‘Ndrangheta calabrese, negli appalti milionari. È vergognoso e inaccettabile che di fronte a questo enorme rischio la giunta Formigoni abbia nominato una commissione per la trasparenza nella quale vi sono persone indagate e sotto processo a Palermo per inchieste connesse alla lotta alla mafia; i cittadini lombardi certo non possono sentirsi protetti da una commissione simile. Ma il comportamento della regione non è isolato, è evidente l’assoluto disinteresse per la lotta alla mafia di tutte le istituzioni locali governate dal centro destra: per  la provincia le mafie non esistono e Podestà prende in giro Libera fornendogli la miseria di soli 1000 euro per la celebrazione della giornata in ricordo delle vittime di mafia, mentre il Comune di Milano ha già da tempo provveduto a cancellare o sciogliere ogni commissione per la vigilanza sugli appalti. Propongo che la Commissione nominata da Formigoni sia immediatamente sciolta e sostituita da una nuova, composta in maggioranza da rappresentanti delle società civile e di associazioni impegnate nella lotta alle mafie; propongo che la presidenza di tale Commissione sia affidata a Libera».