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500.000 firme per la petizione per il pieno rifinanziamento del Fondo Globale Aids, Tbc e malaria entro il 30 settembre

15 set

Il vostro sostegno è urgentemente necessario per garantire che i leader mondiali mantengano le loro promesse di fornire cure, assistenza e sostegno ai milioni di persone che vivono con e / o colpite dall’HIV e da AIDS, tubercolosi e malaria.
I leader mondiali si incontreranno a New York , il 4 e 5 ottobre 2010 per annunciare i contributi finanziari al Fondo Globale per la lotta all’AIDS, la tubercolosi e la malaria per i prossimi tre anni.

Il Fondo Globale ha bisogno di raccogliere 20 miliardi di dollari al fine di mantenere, accelerare e implementare in modo efficace il suo lavoro.

Fai sapere ai leader mondiali che saremo a New York a vedere e sentire le loro promesse. Chiediamo che vengano stanziati i 20 miliardi di dollari necessari per continuare il lavoro del Fondo mondiale.Facciamogli sapere che ci interessano i milioni di persone che moriranno senza queste risorse.
Per esprimere il vostro supporto, visitate il seguente link, firmate la petizione e fatela firmare a tutti i vostri contatti.
La petizione è disponibile in inglese, francese, spagnolo, russo e cinese. www.globalfundreplenishment.org/sign-on-letter/
Abbiamo bisogno di 500.000 firme entro giovedi 30 Settembre 2010!
La petizione sarà consegnata ai leader mondiali nel corso del summit per il rifinanziamento del Fondo ed è una delle tante azioni che saranno organizzate in tutto il mondo prima del 4 e 5 ottobre.
Per ulteriori informazioni su come la vostra partecipazione può fare la differenza, vai a www.globalfundreplenishment.org.

AIDS, Conferenza mondiale a Vienna dal 18 al 23 luglio: «L’emergenza mondiale continua. In Italia mancano prevenzione e informazione. Da Vienna un appello: le politiche proibizioniste facilitano la diffusione dell’Aids»

16 lug

Vittorio Agnoletto, medico, ex presidente e fondatore della LILA (Lega italiana per la Lotta contro l’Aids), ex eurodeputato, parteciperà da domenica 18 luglio al 23 luglio alla XVIII Conferenza mondiale sull’Aids, in programma a Vienna.

«Secondo i dati dell’UNAIDS (l’agenzia dell’ONU sull’AIDS) riferiti al 2008 – dichiara Vittorio Agnoletto – le persone HIV+ sono nel mondo 33,5 milioni; di queste 22,5 milioni vivono nell’Africa sub sahariana e su 2 milioni di morti quasi i 3/4 si sono verificate in quella stessa regione. Di fronte a questa tragedia l’Italia, nonostante le ripetute promesse del Presidente del Consiglio ad aumentare il  contributo economico al Fondo globale per la lotta all’Aids, Tbc e malaria (voluto dall’Onu), deve ancora versare 260 milioni: tutto il contributo previsto per il 2009 e quello per il 2010.

La conferenza si aprirà con un importante documento ufficiale :la “Dichiarazione di Vienna”. Per la prima volta infatti un summit mondiale prende una posizione netta contro le politiche proibizioniste sulle droghe. La Dichiarazione sostiene che: «La criminalizzazione dei consumatori di droghe sta alimentando l’epidemia di HIV e ha comportato conseguenze negative per la salute pubblica e a livello sociale. È necessario reindirizzare le politiche sulle droghe verso approcci basati su evidenze scientifiche, che rispettino i diritti umani». Un documento quindi in sintonia con la posizione dell’UE, ma in forte contrasto con la posizione del governo italiano che ha cancellato quasi tutti i progetti di riduzione del danno.

In Italia ogni giorno 11 persone contraggono il virus dell’Hiv: il 60 per cento scopre di essere sieropositivo solo nel momento in cui gli viene diagnosticata l’Aids, cioè in uno stadio della malattia molto avanzato. È un dato impressionante: significa che i progetti di prevenzione, informazione e sensibilizzazione sono totalmente insufficienti, se non inesistenti.

Prevenire l’Hiv/Aids significherebbe un enorme risparmio per il sistema sanitario nazionale: in Italia si stimano 180 mila persone HIV+ viventi, i farmaci antiretrovirali e l’assistenza costa circa 1,5 miliardi di euro l’anno e ognuna delle 60 mila persone attualmente in trattamento costa dai 20 ai 30 mila euro l’anno.

Il numero delle infezioni e quindi i costi per la cura potrebbero essere fortemente ridotti se si investisse nella prevenzione, se il test fosse davvero gratuito e accessibile a tutti, se nelle scuole si ripristinassero i programmi di educazione sessuale, se i profilattici fossero considerati presidi sanitari e i loro costi fossero fortemente abbassati. Ma di tutto questo in Italia nulla viene fatto; e le persone continuano ad ammalarsi».

Per informazioni sulla conferenza: www.aids2010.org

Obiettivi di sviluppo del millennio sempre più lontani

5 lug

- Lavori in corso – Osservatorio Europa – Dieci anni fa i leader mondiali decisero di impegnarsi per sradicale la povertà nel mondo entro il 2015, definendo 8 settori prioritari d’intervento come obiettivi del millennio: tra questi, la riduzione della fame del 50 per cento, l’istruzione primaria per tutti, l’eliminazione delle disparità di genere e il diritto alla salute garantito a chiunque, in ogni Paese. Mancano ora cinque anni per realizzare i suddetti obiettivi di sviluppo del millennio (Osm) ma siamo lontanissimi dal raggiungimento di quei traguardi. Per questo, pochi giorni fa, i deputati europei hanno votato una risoluzione, approvata con 353 voti favorevoli, 206 contrari e 75 astensioni, per dare slancio agli aiuti e centrare quanto ci si era prefissati dieci anni fa. Qual è lo stato dell’arte e, soprattutto, come si sta comportando il governo italiano? Tra i 15 Paesi europei con l’obbligo di raggiungere l’obiettivo intermedio prefissato, ovvero lo 0.56% del Pil entro il 2010, l’Italia è al quartultimo posto per i progressi fatti tra il 2008 e il 2009, seguita solo da Portogallo, Grecia e Spagna: siamo passati dallo 0.22% del Pil del 2008 allo 0.16% dello scorso anno, allontanandoci quindi sempre più dall’obiettivo previsto. Siamo addirittura dietro ai così detti Paesi di nuovo accesso, che hanno l’obbligo di raggiungere lo 0.17% entro quest’anno: Cipro ha già centrato l’obiettivo nel 2009, mentre la Slovenia è cresciuta dallo 0.13% del 2008 allo 0.15% del 2009, a pochissima distanza da quanto fatto dall’Italia, che pure ha un’economia non comparabile con quella slovena. Inoltre, in base alle stime ufficiali, come ha denunciato il rapporto Aidwatch 2010 di recente, i livelli di aiuto del 2010 nell’Europa a 27 raggiungeranno al massimo uno 0.46% del Pil, o lo 0,48% nell’Europa a 15, ben lontano dall’obiettivo collettivo dello 0.56% stabilito nel 2005, con un ammanco di circa 11 miliardi di euro rispetto a quanto promesso. La maggior parte di questo deficit dipende da tre grandi Stati membri: l’Italia – manco a dirlo – (40%), la Germania (23%) e la Francia (7,5%). Ciò che è davvero vergognoso è che gli stati europei, che dovrebbero rappresentare il principale donatore a livello mondiale, continuano a “gonfiare” le loro statistiche sugli aiuti: nel 2009 hanno riportato 3,8 miliardi di contributi gonfiati come aiuto pubblico allo sviluppo, quasi l’8% del totale. Un’analisi più attenta mostra che 1,4 miliardi di euro derivavano dalle cancellazioni di debiti, 1,5 miliardi erano le borse di studio degli studenti dei Paesi in via di sviluppo che studiano nelle università del vecchio continente e quasi un miliardo è stato speso in realtà per i rifugiati.

Quindi, “al netto” il contributo europeo per la cooperazione allo sviluppo scende, rispetto alle stime ufficiali, allo 0,38% del Pil, facendo aumentare l’ammanco complessivo per il 2010 a 19 miliardi di euro. Per tanto, l’Europarlamento, nella risoluzione sul bilancio intermedio riguardo alla realizzazione degli obiettivi del millennio, ha chiesto «nuovi impegni aggiuntivi, trasparenti, misurabili e orientati ai risultati», sottolineato come «il conseguimento degli Osm deve rimanere un obiettivo chiave per l’Unione europea» ed esortato «l’Unione europea e gli Stati membri a mettere in atto misure rafforzate di responsabilità per quanto concerne l’impegno da essi assunto di destinare agli aiuti lo 0,7% del Pil entro il 2015».

Il prossimo settembre a New York si svolgerà una riunione plenaria delle Nazioni Unite per la revisione degli Osm; in vista di quell’appuntamento l’Unione europea dovrà presentarsi con un’opinione comune: mi auguro il più ambiziosa possibile e soprattutto, come chiedono a gran voce Ong e associazioni, che impegni realmente i Paesi più ricchi a rispettare gli impegni presi.