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	<title>Vittorio Agnoletto &#187; Gaza</title>
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		<title>L&#8217;ultimo reagalo di Vittorio Arrigoni</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Apr 2011 14:07:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[movimenti]]></category>
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		<description><![CDATA[Vittorio Arrigoni , ancora una volta, ha dato ieri un suo forte contributo al movimento pacifista. Ci ha raccolti a migliaia attorno alla sua testimonianza di vita e ci ha guidato lungo un percorso che ha ricondotto ciascuno di noi alla riscoperta delle radici più profonde che animano la nostra scelta pacifista.
In una realtà che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vittorio Arrigoni , ancora una volta, ha dato ieri un suo forte contributo al movimento pacifista. Ci ha raccolti a migliaia attorno alla sua testimonianza di vita e ci ha guidato lungo un percorso che ha ricondotto ciascuno di noi alla riscoperta delle radici più profonde che animano la nostra scelta pacifista.</p>
<p>In una realtà che scorre tumultuosa, dove ogni giornata archivia quella precedente, dove diventa sempre più difficile costruire una scala di priorità e d’importanza negli eventi che si susseguono, il pomeriggio di ieri è stata un’occasione unica di riflessione e di recupero di forza interiore.</p>
<p>Grazie, grazie ai familiari, grazie agli amici di Vittorio che ci hanno offerto quest’occasione.</p>
<p>Ognuno ha il suo percorso culturale, religioso o meno, e tutti vanno rispettati ugualmente; questo il senso dell’intreccio, del susseguirsi, della celebrazione religiosa e laica.</p>
<p>Il vescovo di Gerusalemme con voce forte a rivendicare il popolo palestinese come il “suo popolo”, come un popolo detentore di diritti calpestati e ignorati dai potenti della terra…..Pax Christi a  denunciare con fermezza l’assenza delle autorità italiane…..uomini e donne di altre religioni con il capo coperto da veli ad ascoltare, a pregare ognuno il proprio Dio nella condivisione di una sola e comune speranza……migliaia di persone ad ascoltare e a cantare con al collo i colori della pace e della Palestina. In un <em>continuum </em>senza alcuna cesura le canzoni di chiesa lasciano il passo a Bella Ciao.</p>
<p>La Pasqua della Resurrezione e il 25 aprile della Liberazione: nessun giorno poteva essere più appropriato per salutare Vittorio</p>
<p>Le migliaia di attivisti, con le loro diversità, con le loro storie rappresentano quell’intreccio, difficile da spiegare ma facile da capire per chi sceglie di condividerne l’impegno, che negli anni passati ha costruito la forza del nostro movimento per la pace.</p>
<p>Un impegno che ieri in tanti abbiamo rinnovato nella palestra di Bulciago e che senza dubbio molti altri hanno condiviso pur non essendo potuti arrivare fin là.</p>
<p>L’assenza di qualunque rappresentanza delle autorità italiane ( compresa l’assenza di qualunque messaggio da parte del presidente Napolitano) è senza dubbio un fatto grave: un militare merita funerali di stato, chi perde la vita per un mondo senza guerre e senza occupazioni non merita nemmeno una corona di fiori.</p>
<p>Ma forse, diciamocelo pure, forse è meglio così.</p>
<p>Sarebbe stato molto imbarazzante dover condividere l’ultimo saluto a Vittorio con chi crede nella guerra, nelle armi, nella legge del più forte.</p>
<p>Vittorio non lo meritava. E nemmeno noi.</p>
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		<title>Per non dimenticare Gaza</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Dec 2010 10:26:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due anni fa, in questi giorni, Israele lanciava sulla Striscia di Gaza l’operazione Piombo Fuso, che in 22 giorni causò la morte di 1400 palestinesi, dei quali quasi 400 bambine e bambini, e 13 israeliani.
Nel febbraio 2009, un mese dopo la conclusione dell’operazione Piombo Fuso, ebbi l’opportunità di entrare a Gaza con una delegazioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Due anni fa, in questi giorni, Israele lanciava sulla Striscia di Gaza l’operazione Piombo Fuso, che in 22 giorni causò la morte di 1400 palestinesi, dei quali quasi 400 bambine e bambini, e 13 israeliani.<br />
Nel febbraio 2009, un mese dopo la conclusione dell’operazione Piombo Fuso, ebbi l’opportunità di entrare a Gaza con una delegazioni di parlamentari europei: incontrammo anche dei giovani studenti. Gli adulti parlavano della scuola da ricostruire,  quando un ragazzino pose una semplice domanda : “perché devo studiare se in qualunque momento dal cielo può arrivare una bomba che distrugge tutto un’altra volta ?”<br />
In queste parole e nel silenzio che ne seguì si può provare a capire, se ne siamo capaci, cosa significa vivere senza poter nemmeno immaginarsi un futuro.<br />
Grazie a Claudia Milani per aver segnalato i seguenti link:<br />
Articolo di Amisnet con il link all’intervista di Fouad Roueiha a Vittorio Arrigoni, attivista per i diritti umani e scrittore, da Gaza City, e a Jessica Montell, B&#8217;Tselem, sugli aspetti legali di Piombo Fuso. Gaza: due anni dopo il piombo è ancora fuso.<br />
Ascolta le interviste.</p>
<p>http://amisnet.org/agenzia/2010/12/27/gaza-due-anni-dopo-il-piombo-e-ancora-fuso/</p>
<p>Le immagini di Piombo Fuso in presa diretta: To shoot an elephant di Alberto Arce</p>
<p>http://toshootanelephant.com/node</p>
<p>premio Golden Butterfly – Movies that matter, conferito da Amnesty International quale migliore documentario 2010.<br />
Io non dimentico: articolo di Haidar Eid, 2 anni dopo l’orrore</p>
<p>http://guerrillaradio.iobloggo.com/2010/haidar-eid-gaza-2-anni-dopo-l-orrore</p>
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		<title>A Gaza il dramma continua</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 10:24:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
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		<description><![CDATA[- Lavori in corso &#8211; Nello scorso mese  di maggio 1225 palestinesi hanno chiesto di attraversare il valico di Erez  effettuare visite mediche: il 27% delle richieste è stato respinto o  posticipato, di queste il 15%, ovvero 26 casi,  riguardavano bambini. Il  risultato è stato che tutte queste persone non sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">- <em>Lavori in corso</em> &#8211; Nello scorso mese  di maggio 1225 palestinesi hanno chiesto di attraversare il valico di Erez  effettuare visite mediche: il 27% delle richieste è stato respinto o  posticipato, di queste il 15%, ovvero 26 casi,  riguardavano bambini. Il  risultato è stato che tutte queste persone non sono potute andare in ospedale  nell’orario e nel giorno previsto per la loro visita e hanno dovuto ripresentare  la domanda, ripartendo da zero nelle liste d’attesa. Lo dice il report mensile  dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) sui pazienti della Striscia di  Gaza. La media della proporzione dei casi “rispediti al mittente” è cresciuta  dal 4% del mese di aprile al 13% di maggio. E questo può significare gravi  problemi sanitari, in alcuni casi la morte. «I ritardi nello svolgimento delle  procedure – si legge nel testo dell’Oms – possono essere molto rischiosi per i  pazienti che attendono cure mediche o trattamenti urgenti. Alcuni potrebbero  morire nell’attesa di accedere alle cure di cui hanno bisogno. Ci sono state 31  morti di pazienti in attesa di attraversare i valichi per potersi recare negli  ospedali, dall’inizio del 2009  a oggi».</p>
<p style="text-align: justify;">Un’analoga  denuncia è contenuta nell’ultimo rapporto del Consiglio sui diritti umani  dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che sottolinea come la situazione  umanitaria a Gaza sia notevolmente peggiorata nell’ultimo anno. Il blocco del  transito dei materiali edili ha reso impossibile, tra le altre cose, l’uso dei  4,5 miliardi di fondi per la ricostruzione di Gaza, stanziati a gennaio nel  summit dei donatori di Sharm El Sheik. La corrente elettrica, per dare un altro  elemento sulle reali condizioni di vita nei Territori, c’è solo per quattro  giorni alla settimana, per otto ore al giorno, a detta dell’organismo Onu. Senza  dimenticare, come sottolineano ancora le Nazioni unite, la situazione dei 4  milioni di profughi e rifugiati palestinesi che vivono da decine di anni nei  campi. Già in passato l’Assemblea generale dell’Onu ha sancito in una sua  risoluzione che queste persone hanno diritto a ritornare alle loro case e che  chi non vuole farlo ha diritto a una compensazione economica. Ma le risoluzioni  dell’Onu non creano obblighi legali per gli Stati, tanto meno per Israele che da  sempre gode a livello internazionale di una certa  impunità…</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando ai  grossi limiti imposti al popolo palestinese, a marzo 2010 l’Ufficio delle  Nazioni Unite per il coordinamento e gli affari umanitari dei Territori  occupati, contava ben 505 ostacoli, tra check point, barriere, blocchi stradali,  che limitavano la libertà di movimento di chi vive nella Striscia. L’accesso  alla parte vecchia della città di Hebron o alla parte Est di Gerusalemme era  pressochè impossibile. Anche arrivare ai terreni agricoli, nella valle del Gerico, era  ed è estremamente difficile: la strada senza checkpoint o posti di blocco è  lunga più di 170  km, mentre quella diretta, presidiata dai militari  israeliani e dunque non percorribile da chi ha esigenze lavorative e deve essere  nei campi per tempo, è lunga 24  km.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora la situazione  potrebbe finalmente cambiare. Pochi giorni fa, il 21 giugno scorso, Israele ha  dato il via  libera all’ingresso di tutti i beni civili, via terra, nella  striscia di Gaza; dovrebbero essere rimossi 60 blocchi stradali. Resta il  divieto assoluto per le armi e il blocco navale. C’è da augurarsi che questa sia  davvero una svolta, ovvero che tutti gli strumenti e i prodotti necessari per la  popolazione di Gaza possano arrivare nei Territori, vista la gravissima  situazione delle ultime settimane. Ho i miei dubbi, visto che dietro il  “pretesto” delle armi e le lungaggini burocratiche, spesso viene negato il  transito a merci del tutto innocue. Ma spero comunque che la pressione  internazionale su Israele, dopo il tragico attacco alla Freedom Flottilla, possa  rendere al più presto efficace ed effettiva quella che Tel Aviv ha annunciato  con grande effetto propagandistico come una concessione unilaterale e che invece  rappresenta un&#8217;azione dovuta, in base a tutte le convenzioni internazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>L&#8217;Oms: libero accesso alle forniture mediche necessarie per Gaza</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 10:43:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nota stampa dell’Organizzazione  Mondiale della Sanità &#8211; 1 Giugno 2010 &#124;  GERUSALEMME &#8211; L&#8217;Organizzazione  Mondiale della Sanità rinnova l’invito a consentire il libero accesso nella Striscia di Gaza  alle forniture mediche salvavita, oltre che una più efficace circolazione delle  persone dentro e fuori dal territorio per la formazione medica e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vittorioagnoletto.it/wp-content/uploads/2010/06/who_logo_en2.gif" rel="lightbox[461]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-465" style="border: 4px solid white;" title="who_logo_en" src="http://www.vittorioagnoletto.it/wp-content/uploads/2010/06/who_logo_en2-150x65.gif" alt="" width="150" height="65" /></a>Nota stampa dell’Organizzazione  Mondiale della Sanità &#8211; 1 Giugno 2010 |  GERUSALEMME &#8211; L&#8217;Organizzazione  Mondiale della Sanità rinnova l’invito a consentire il libero accesso nella Striscia di Gaza  alle forniture mediche salvavita, oltre che una più efficace circolazione delle  persone dentro e fuori dal territorio per la formazione medica e la riparazione dei  dispositivi necessari per fornire un&#8217;assistenza sanitaria adeguata.<br />
«Centinaia di attrezzature procurate da OMS e altre organizzazioni  sono in attesa di entrare a Gaza da un anno-, dichiara Tony Laurance, capo  dell&#8217;Ufficio dell’OMS per Gaza e la  Cisgiordania &#8211; Questi strumenti includono scanner CT, raggi X, fluoroscopi,  pompe di infusione, strumenti per la sterilizzazione, apparecchiature di  laboratorio, UPS (gruppi di continuità), batterie e parti di ricambio per  sistemi di sostegno come gli ascensori.<br />
«È  impossibile mantenere un sistema sanitario efficace e sicuro nelle condizioni di  assedio che sono in vigore ormai dal giugno 2007», ha dichiarato Laurance  «Non è sufficiente garantire solo le  forniture, come farmaci e materiali di consumo. Apparecchiature mediche e pezzi  di ricambio devono essere resi disponibili».<br />
I vari limiti posti dall’assedio,  che hanno un impatto sulla situazione sanitaria e sulla fornitura di assistenza  sanitaria a Gaza, sono:<br />
-L&#8217;impossibilità per il personale medico di lasciare  Gaza per i corsi di formazione si ripercuote pesantemente sul livello di  assistenza sanitaria disponibile per gli abitanti di Gaza. Allo stesso modo, tecnici e  medici spesso non hanno la possibilità di acquisire le competenze necessarie per  mantenere le attrezzature ospedaliere, molte delle quali sono cadute in rovina a  causa di parti di ricambio non disponibili. Ciò comporta l&#8217;acquisto di nuove attrezzature costose.<br />
-Il settore  privato che fornisce e gestisce le attrezzature deve operare con un certo grado  di efficienza, in particolare con la possibilità di ricevere personale e  attrezzature da e verso Gaza.<br />
-La maggior parte delle apparecchiature mediche dev’essere  controllata regolarmente relativamente agli aspetti della sicurezza, i  defibrillatori ad esempio devono essere testati due volte all&#8217;anno. Gli strumenti necessari per il controllo  devono essere ricalibrati annualmente in laboratori specializzati che si trovano  fuori da Gaza. Ma l&#8217;impossibilità di inviare tali apparecchi al di fuori  della Striscia significa che non è stato possibile effettuare tali test per  garantire la sicurezza delle apparecchiature.<br />
«Una catena di  approvvigionamento così frammentata e discontinua porta una imprevedibilità  nella programmazione delle procedure salva-vita, quando sono necessarie per  salvare vite umane», ha dichiarato Laurence.<br />
Tale situazione,  le condizioni discontinue dell’approvvigionamento di  acqua e servizi igienico-sanitari hanno un impatto molto forte sulla fornitura  di assistenza sanitaria e sulle condizioni di salute degli abitanti di Gaza.<br />
Il secondo ospedale più grande di Gaza, l’ospedale  europeo della Striscia di Gaza, opera 2 dei suoi ascensori su 3, non funzionanti  a causa della mancata riparazione.<br />
Tutti gli ospedali hanno atteso  oltre 6 mesi per avere i pezzi di ricambio per riparare i loro sterilizzatori  principali.<br />
Pezzi di ricambio necessari per i  laboratori di cateterizzazione cardiaca presso l&#8217;ospedale europeo di Gaza sono in attesa di entrare  nei territori da 6 mesi.<br />
Ci sono spesso carenze di farmaci  essenziali, con il 15% -20% di tali farmaci comunemente esaurito.<br />
Molti trattamenti specializzati  (ad esempio per la chirurgia cardiaca complessa e alcuni tipi di cancro) non  sono disponibili nella Striscia di Gaza. Molti pazienti che sono  sottoposti a trattamenti al di fuori degli ospedali di Gaza hanno avuto i  permessi di uscita negati o concessi in ritardo da parte delle autorità  israeliane e non hanno per tanto effettuato le visite o le sedute necessarie.  Molti sono morti  in attesa di rinvio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Press statement &#8211;  Unimpeded access of medical supplies needed for  Gaza</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">1 June 2010 ¦ JERUSALEM &#8212; The World  Health Organization renews a call to allow for the unimpeded access into the  Gaza Strip of life-saving medical supplies, including equipment and medicines,  as well as more effective movement of people in and out of the territory for  medical training and the repair of devices needed to deliver appropriate  healthcare.</p>
<p>&#8212;-</p>
<p style="text-align: justify;">Hundreds of items of equipment have  been waiting to enter Gaza for up to a year,  procured by WHO and other organizations, says Mr Tony Laurance, head of  WHO&#8217;s office for Gaza and the West Bank.  These items include CT scanners, x-rays, fluoroscopes, infusion pumps, medical  sterilization gasses, laboratory equipment, UPS (uninterrupted power supply)  batteries, and spare parts for support systems like elevators.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;It is impossible to maintain a safe  and effective healthcare system under the conditions of siege that have been in  place now since June 2007,&#8221; Mr Laurance says. &#8220;It is not enough to simply ensure  supplies like drugs and consumables. Medical equipment and spare parts must be  available and be properly maintained.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">The various challenges posed by the  siege that impact on the health situation, and delivery of health care in  Gaza,  include:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>The  inability for medical staff to leave Gaza for training impacts greatly on the level  of health care available for Gazans. Similarly, medical technicians are often  unable to acquire the latest expertise to maintain hospital equipment, much of  which falls into disrepair due to spare parts not being available. This results  in the costly purchase of new equipment.</li>
<li>The private  sector which supplies and maintains equipment must operate with some degree of  efficiency, particularly by being able to get staff and equipment in and out of  Gaza.  <strong><em> </em></strong></li>
<li>Most medical  equipment must be tested regularly for safety, for example defibrillators must  be tested twice a year. The instruments needed for checking must be recalibrated  annually in specialized laboratories outside Gaza. But the inability to send such equipment  outside the Strip means it has not been possible to conduct such tests to ensure  the safety of equipment.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Such disruptions and the fragmented  supply chain brings an unpredictability in scheduling life-saving procedures at  a time and place when they are needed to save lives,&#8221; Mr Laurance  says.</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Disrupted  power, water and sanitation services greatly impact on the delivery of  healthcare and consequent health conditions for Gazans.</li>
<li>Gaza&#8217;s second biggest  hospital, the Gaza-European Hospital, operates without 2 out of its 3  elevators not functioning due to disrepair.</li>
<li>All  hospitals have been waiting for over 6 months to get spare parts to repair their  main sterilizers.</li>
<li>Spare parts  needed for the cardiac catheterization laboratories in the Gaza-European Hospital have been waiting to enter for 6  months.</li>
<li>There are  often shortages essential medicines, with 15%–20% of such drugs commonly out of  stock.</li>
<li style="text-align: justify;">Many  specialized treatments (e.g. for complex heart surgery and certain types of  cancer) are unavailable in the Gaza Strip. Many patients who are referred for  treatment to hospitals outside Gaza have had their applications for exit  permits denied or delayed by Israeli authorities and have missed their  appointments. Several have died while waiting for referral.</li>
</ul>
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		</item>
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		<title>Israele: un atto di guerra contro l&#8217;umanità. la responsabilità è di chi ha sempre garantito l&#8217;impunità a Tel Aviv. Subito rottura degli accordi militari e ritiro degli ambasciatori</title>
		<link>http://www.vittorioagnoletto.it/2010/05/israele-un-atto-di-guerra-contro-lumanita/</link>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 10:04:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’aggressione israeliana alla flotta umanitaria è un atto di guerra contro tutta l’umanità. Infatti nella Storia moderna mai era fino ad ora avvenuto che uno Stato  assalisse e uccidesse decine di pacifisti disarmati, mentre tentano di trasportare aiuti umanitari ad una popolazione sequestrata dopo un’azione di guerra unilaterale condannata da tutte le istituzioni internazionali.
L’assalto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’aggressione israeliana alla flotta umanitaria è un atto di guerra contro tutta l’umanità. Infatti nella Storia moderna mai era fino ad ora avvenuto che uno Stato  assalisse e uccidesse decine di pacifisti disarmati, mentre tentano di trasportare aiuti umanitari ad una popolazione sequestrata dopo un’azione di guerra unilaterale condannata da tutte le istituzioni internazionali.<br />
L’assalto di oggi è stato possibile perché Israele sa di poter continuare a fregarsene completamente di ogni accordo internazionale e di potersi ritenere al di sopra di ogni legge e di ogni Convenzione grazie ad una totale impunità garantitagli da decenni da alcuni governi occidentali, innanzitutto dagli USA. La responsabilità dell’azione odierna ricade anche su coloro che, pure in Italia, hanno sempre difeso “senza se e senza ma” ogni atto di guerra e ogni violazione del diritto umanitario da parte di Israele; simili atti hanno favorito la convinzione nel governo israeliano che qualunque atto di forza alla fine sarebbe comunque stato accettato dall’opinione pubblica occidentale. Vorrei ad esempio sapere cosa ne pensano ora i vari editorialisti del Corriere e quei dirigenti del PdL  e del PD che hanno accusato di razzismo la Coop per aver sospeso la distribuzione di alcuni prodotti israeliani sospettati di provenire da colonie sorte su territori occupati illegalmente. Quali parole troveranno ora per difendere Israele? Invocheranno la legittima difesa contro centinaia di pacifisti disarmati? Va rilanciato, come strumento di lotta nonviolenta, il boicottaggio contro i prodotti israeliani, innanzitutto quelli provenienti dai Territori Occupati; di fronte all’atto criminale odierno va chiesto all’Italia e all’Unione Europea l’immediata rottura di ogni accordo militare con Israele e il ritiro dei propri ambasciatori.<br />
Invito ad organizzare oggi la più ampia mobilitazione in tutte le città in previsione di una necessaria mobilitazione nazionale da organizzarsi nei prossimi giorni.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Bene Coop! Ma il boicottaggio è una scelta etica e nonviolenta.</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 14:56:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sembra veramente impossibile qualunque critica allo stato d’Israele. Questa volta a finire nell’occhi del ciclone è stata la Coop.  La sua colpa è semplicemente quella di aver applicato le normative UE sull’obbligo di informare i consumatori sull’origine dei prodotti messi in vendita.
In conseguenza di questa normativa la Coop ha ritenuto che su alcune merci israeliane [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sembra veramente impossibile qualunque critica allo stato d’Israele. Questa volta a finire nell’occhi del ciclone è stata la Coop.  La sua colpa è semplicemente quella di aver applicato le normative UE sull’obbligo di informare i consumatori sull’origine dei prodotti messi in vendita.</p>
<p style="text-align: justify;">In conseguenza di questa normativa la Coop ha ritenuto che su alcune merci israeliane non fosse stata dichiarata in modo preciso la loro provenienza; non era cioè specificato se fossero stati prodotti in Israele o nei territori occupati: regioni che come tutti dovrebbero sapere sono occupate illegalmente e dove il dominio israeliano non è riconosciuto dall’ONU. L’informazione sul luogo di produzione è obbligatoria per permettere al consumatore di poter fare le proprie valutazioni che possono essere di qualunque tipo: sulla sicurezza ambientale come di natura etica. La mancanza di queste informazioni lede il diritto alla libera scelta dell’acquirente. Se i prodotti esclusi dagli scaffali fossero stati di qualunque Paese nessuno avrebbe avuto nulla da ridire.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma Israele considera se stesso al di sopra di ogni regolamento internazionale e di qualunque pronunciamento dell’ONU, come chiunque ha potuto constatare in questi lunghi decenni. Ed è così partito il linciaggio verso chi ha osato tanto. Le scelte di Coop e di Conad sono state attaccate in modo bipartisan da Pdl e Pd; i pasdaran  di ambedue gli schieramenti hanno gareggiato fra loro: “cultura razzista”, “scelta ideologica e discriminatoria”, ed infine “decisione strabica”. Definizione, quest’ultima, che potrebbe sembrare addirittura una battuta satirica, ma di cattivo gusto, pronunciata da chi si ostina a non volere vedere (ecco il vero strabismo) la tragedia palestinese.</p>
<p style="text-align: justify;">L’attacco concentrico ha ottenuto, almeno parzialmente, il suo obiettivo: Conad ha precisato di aver tolto i pompelmi solo perché non è più stagione !!!!! (un po’ più di fegato non avrebbe fatto male…); la Coop ha dovuto comprare una pagina intera dei principali quotidiani per precisare la propria posizione e, onore al vero, cercare di difenderla. Un’ultima, ma non meno importante, considerazione. La Coop, per spiegare le ragioni della sua scelta da non confondere con un boicottaggio scrive: «Il boicottaggio è un’azione del tutto estranea a Coop che da sempre opera seguendo i propri valori: solidarietà, eticità, cooperazione e trasparenza».</p>
<p style="text-align: justify;">Il boicottaggio sarà pure estraneo alla Coop ma certamente non lo è ai valori della solidarietà, eticità, cooperazione e trasparenza. Anzi, a maggior ragione quando è il mercato a determinare il destino delle persone &#8211; e così è in questa nostra società &#8211; cercare  di usare il mercato per difendere i diritti umani e il diritto alla vita di un popolo è un atto non solo etico,  ma doveroso.</p>
<p style="text-align: justify;">Applaudo quindi alla scelta di Coop, ma se avesse anche pubblicamente aderito alla campagna di boicottaggio dei prodotti israeliani provenienti dai territori occupati, avrei applaudito due volte. Ma di questi tempi è bene sapersi accontentare.</p>
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