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L’ultimo reagalo di Vittorio Arrigoni

25 apr

Vittorio Arrigoni , ancora una volta, ha dato ieri un suo forte contributo al movimento pacifista. Ci ha raccolti a migliaia attorno alla sua testimonianza di vita e ci ha guidato lungo un percorso che ha ricondotto ciascuno di noi alla riscoperta delle radici più profonde che animano la nostra scelta pacifista.

In una realtà che scorre tumultuosa, dove ogni giornata archivia quella precedente, dove diventa sempre più difficile costruire una scala di priorità e d’importanza negli eventi che si susseguono, il pomeriggio di ieri è stata un’occasione unica di riflessione e di recupero di forza interiore.

Grazie, grazie ai familiari, grazie agli amici di Vittorio che ci hanno offerto quest’occasione.

Ognuno ha il suo percorso culturale, religioso o meno, e tutti vanno rispettati ugualmente; questo il senso dell’intreccio, del susseguirsi, della celebrazione religiosa e laica.

Il vescovo di Gerusalemme con voce forte a rivendicare il popolo palestinese come il “suo popolo”, come un popolo detentore di diritti calpestati e ignorati dai potenti della terra…..Pax Christi a  denunciare con fermezza l’assenza delle autorità italiane…..uomini e donne di altre religioni con il capo coperto da veli ad ascoltare, a pregare ognuno il proprio Dio nella condivisione di una sola e comune speranza……migliaia di persone ad ascoltare e a cantare con al collo i colori della pace e della Palestina. In un continuum senza alcuna cesura le canzoni di chiesa lasciano il passo a Bella Ciao.

La Pasqua della Resurrezione e il 25 aprile della Liberazione: nessun giorno poteva essere più appropriato per salutare Vittorio

Le migliaia di attivisti, con le loro diversità, con le loro storie rappresentano quell’intreccio, difficile da spiegare ma facile da capire per chi sceglie di condividerne l’impegno, che negli anni passati ha costruito la forza del nostro movimento per la pace.

Un impegno che ieri in tanti abbiamo rinnovato nella palestra di Bulciago e che senza dubbio molti altri hanno condiviso pur non essendo potuti arrivare fin là.

L’assenza di qualunque rappresentanza delle autorità italiane ( compresa l’assenza di qualunque messaggio da parte del presidente Napolitano) è senza dubbio un fatto grave: un militare merita funerali di stato, chi perde la vita per un mondo senza guerre e senza occupazioni non merita nemmeno una corona di fiori.

Ma forse, diciamocelo pure, forse è meglio così.

Sarebbe stato molto imbarazzante dover condividere l’ultimo saluto a Vittorio con chi crede nella guerra, nelle armi, nella legge del più forte.

Vittorio non lo meritava. E nemmeno noi.

Per non dimenticare Gaza

30 dic

Due anni fa, in questi giorni, Israele lanciava sulla Striscia di Gaza l’operazione Piombo Fuso, che in 22 giorni causò la morte di 1400 palestinesi, dei quali quasi 400 bambine e bambini, e 13 israeliani.
Nel febbraio 2009, un mese dopo la conclusione dell’operazione Piombo Fuso, ebbi l’opportunità di entrare a Gaza con una delegazioni di parlamentari europei: incontrammo anche dei giovani studenti. Gli adulti parlavano della scuola da ricostruire,  quando un ragazzino pose una semplice domanda : “perché devo studiare se in qualunque momento dal cielo può arrivare una bomba che distrugge tutto un’altra volta ?”
In queste parole e nel silenzio che ne seguì si può provare a capire, se ne siamo capaci, cosa significa vivere senza poter nemmeno immaginarsi un futuro.
Grazie a Claudia Milani per aver segnalato i seguenti link:
Articolo di Amisnet con il link all’intervista di Fouad Roueiha a Vittorio Arrigoni, attivista per i diritti umani e scrittore, da Gaza City, e a Jessica Montell, B’Tselem, sugli aspetti legali di Piombo Fuso. Gaza: due anni dopo il piombo è ancora fuso.
Ascolta le interviste.

http://amisnet.org/agenzia/2010/12/27/gaza-due-anni-dopo-il-piombo-e-ancora-fuso/

Le immagini di Piombo Fuso in presa diretta: To shoot an elephant di Alberto Arce

http://toshootanelephant.com/node

premio Golden Butterfly – Movies that matter, conferito da Amnesty International quale migliore documentario 2010.
Io non dimentico: articolo di Haidar Eid, 2 anni dopo l’orrore

http://guerrillaradio.iobloggo.com/2010/haidar-eid-gaza-2-anni-dopo-l-orrore

A Gaza il dramma continua

28 giu

- Lavori in corso – Nello scorso mese di maggio 1225 palestinesi hanno chiesto di attraversare il valico di Erez effettuare visite mediche: il 27% delle richieste è stato respinto o posticipato, di queste il 15%, ovvero 26 casi,  riguardavano bambini. Il risultato è stato che tutte queste persone non sono potute andare in ospedale nell’orario e nel giorno previsto per la loro visita e hanno dovuto ripresentare la domanda, ripartendo da zero nelle liste d’attesa. Lo dice il report mensile dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) sui pazienti della Striscia di Gaza. La media della proporzione dei casi “rispediti al mittente” è cresciuta dal 4% del mese di aprile al 13% di maggio. E questo può significare gravi problemi sanitari, in alcuni casi la morte. «I ritardi nello svolgimento delle procedure – si legge nel testo dell’Oms – possono essere molto rischiosi per i pazienti che attendono cure mediche o trattamenti urgenti. Alcuni potrebbero morire nell’attesa di accedere alle cure di cui hanno bisogno. Ci sono state 31 morti di pazienti in attesa di attraversare i valichi per potersi recare negli ospedali, dall’inizio del 2009 a oggi».

Un’analoga denuncia è contenuta nell’ultimo rapporto del Consiglio sui diritti umani dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che sottolinea come la situazione umanitaria a Gaza sia notevolmente peggiorata nell’ultimo anno. Il blocco del transito dei materiali edili ha reso impossibile, tra le altre cose, l’uso dei 4,5 miliardi di fondi per la ricostruzione di Gaza, stanziati a gennaio nel summit dei donatori di Sharm El Sheik. La corrente elettrica, per dare un altro elemento sulle reali condizioni di vita nei Territori, c’è solo per quattro giorni alla settimana, per otto ore al giorno, a detta dell’organismo Onu. Senza dimenticare, come sottolineano ancora le Nazioni unite, la situazione dei 4 milioni di profughi e rifugiati palestinesi che vivono da decine di anni nei campi. Già in passato l’Assemblea generale dell’Onu ha sancito in una sua risoluzione che queste persone hanno diritto a ritornare alle loro case e che chi non vuole farlo ha diritto a una compensazione economica. Ma le risoluzioni dell’Onu non creano obblighi legali per gli Stati, tanto meno per Israele che da sempre gode a livello internazionale di una certa impunità…

Tornando ai grossi limiti imposti al popolo palestinese, a marzo 2010 l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento e gli affari umanitari dei Territori occupati, contava ben 505 ostacoli, tra check point, barriere, blocchi stradali, che limitavano la libertà di movimento di chi vive nella Striscia. L’accesso alla parte vecchia della città di Hebron o alla parte Est di Gerusalemme era pressochè impossibile. Anche arrivare ai terreni agricoli, nella valle del Gerico, era ed è estremamente difficile: la strada senza checkpoint o posti di blocco è lunga più di 170 km, mentre quella diretta, presidiata dai militari israeliani e dunque non percorribile da chi ha esigenze lavorative e deve essere nei campi per tempo, è lunga 24 km.

Ora la situazione potrebbe finalmente cambiare. Pochi giorni fa, il 21 giugno scorso, Israele ha dato il via libera all’ingresso di tutti i beni civili, via terra, nella striscia di Gaza; dovrebbero essere rimossi 60 blocchi stradali. Resta il divieto assoluto per le armi e il blocco navale. C’è da augurarsi che questa sia davvero una svolta, ovvero che tutti gli strumenti e i prodotti necessari per la popolazione di Gaza possano arrivare nei Territori, vista la gravissima situazione delle ultime settimane. Ho i miei dubbi, visto che dietro il “pretesto” delle armi e le lungaggini burocratiche, spesso viene negato il transito a merci del tutto innocue. Ma spero comunque che la pressione internazionale su Israele, dopo il tragico attacco alla Freedom Flottilla, possa rendere al più presto efficace ed effettiva quella che Tel Aviv ha annunciato con grande effetto propagandistico come una concessione unilaterale e che invece rappresenta un’azione dovuta, in base a tutte le convenzioni internazionali.