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Onu, Obiettivi del Millennio: sì alla tassazione delle rendite. Italia maglia nera nella cooperazione e nella lotta all’Aids. Cancellare il debito, cambiare le regole economiche

21 set

Gli Obiettivi del Millennio sono lontani ma in questi giorni, all’Onu, si può e si deve invertire la tendenza attuale con alcune scelte importanti e decisive. L’Italia deve  anzi tutto sostenere la proposta di Sarkozy e Zapatero di tassare le transazioni finanziarie: si stima che tassando dello 0,05% ogni compravendita di titoli e di strumenti finanziari si potrebbe assicurare un gettito di 655 miliardi di dollari all’anno.

Il nostro Paese  è inoltre “colpevole” di essere al penultimo posto tra i Paesi Ocse come aiuti al Sud del mondo: anzichè destinarvi lo 0,7% del Pil come deciso nell’Ue, si limita ad un misero 0,1 % che sarà ulteriormente ridotto come previsto da Tremonti.

Il governo deve assolutamente rispettare gli impegni presi, a partire dal Fondo globale per la lotta all’Aids, Tbc e malaria, al quale deve ancora versare 290 milioni di dollari in totale (130 per il 2009, 130 per il 2010, più altri 30 promessi in aggiunta da Berlusconi al direttore del Fondo).

Gli aiuti internazionali sono essenziali per raggiungere gli Obiettivi del Millennio ma da soli non sono sufficienti.

Devono essere modificati in profondità almeno due aspetti dell’economia e del commercio internazionale:

- occorre cancellare il debito, pari a 3.719 miliardi di dollari, altrimenti i Paesi africani saranno costretti ad utilizzare gli aiuti per pagare gli enormi interessi sul debito, anzichè per sostenere la sanità, l’agricoltura ecc.;

- vanno cancellati i vergognosi sussidi per l’esportazione alle grandi aziende agricole occidentali, che sono una delle principali cause della crisi dell’agricoltura africana (diversamente non vi è nulla da eccepire sui sussidi per i prodotti agricoli destinati al mercato interno dell’Ue). Ogni anno infatti i Paesi Ocse, tra i quali Ue, Usa e Giappone destinano oltre 250 miliardi di dollari di sussidi alle proprie multinazionali agricole per abbattere i costi di produzione; in tal modo permetteno loro di vendere a prezzi ribassati i propri prodotti nel sud del mondo ed in particolare in Africa.

Nel medesimo tempo l’Ue, attraverso gli accordi commerciali Epa (Economic Partnership Agreement), obbliga i Paesi africani a cancellare i dazi doganali e ad annullare le loro politiche protezionistiche. Questa concorrenza truccata riduce sul lastrico l’agricoltura africana, milioni di contadini smettono di coltivare la terra, abbandonano le campagne ed emigrano, prima nelle periferie delle grandi città africane,  poi cercano di raggiungere l’Europa.

Per queste ragioni le politiche commerciali europee rappresentano una causa importante della drammatica situazione di fame e povertà che oggi sta affossando l’Africa. Proprio la Francia è la maggior beneficiaria di questi sussidi agricoli. Sarkozy oltre a sostenere la tassa sulle transazioni finanziarie dovrebbe chiedere la cancellazione di questi sussudi; altrimenti non è credibile.

L’Europa, infatti, per ogni euro che dà all’Africa, attraverso gli aiuti, ne ruba 4 attraverso gli accordi commerciali.

Obiettivi di sviluppo del millennio sempre più lontani

5 lug

- Lavori in corso – Osservatorio Europa – Dieci anni fa i leader mondiali decisero di impegnarsi per sradicale la povertà nel mondo entro il 2015, definendo 8 settori prioritari d’intervento come obiettivi del millennio: tra questi, la riduzione della fame del 50 per cento, l’istruzione primaria per tutti, l’eliminazione delle disparità di genere e il diritto alla salute garantito a chiunque, in ogni Paese. Mancano ora cinque anni per realizzare i suddetti obiettivi di sviluppo del millennio (Osm) ma siamo lontanissimi dal raggiungimento di quei traguardi. Per questo, pochi giorni fa, i deputati europei hanno votato una risoluzione, approvata con 353 voti favorevoli, 206 contrari e 75 astensioni, per dare slancio agli aiuti e centrare quanto ci si era prefissati dieci anni fa. Qual è lo stato dell’arte e, soprattutto, come si sta comportando il governo italiano? Tra i 15 Paesi europei con l’obbligo di raggiungere l’obiettivo intermedio prefissato, ovvero lo 0.56% del Pil entro il 2010, l’Italia è al quartultimo posto per i progressi fatti tra il 2008 e il 2009, seguita solo da Portogallo, Grecia e Spagna: siamo passati dallo 0.22% del Pil del 2008 allo 0.16% dello scorso anno, allontanandoci quindi sempre più dall’obiettivo previsto. Siamo addirittura dietro ai così detti Paesi di nuovo accesso, che hanno l’obbligo di raggiungere lo 0.17% entro quest’anno: Cipro ha già centrato l’obiettivo nel 2009, mentre la Slovenia è cresciuta dallo 0.13% del 2008 allo 0.15% del 2009, a pochissima distanza da quanto fatto dall’Italia, che pure ha un’economia non comparabile con quella slovena. Inoltre, in base alle stime ufficiali, come ha denunciato il rapporto Aidwatch 2010 di recente, i livelli di aiuto del 2010 nell’Europa a 27 raggiungeranno al massimo uno 0.46% del Pil, o lo 0,48% nell’Europa a 15, ben lontano dall’obiettivo collettivo dello 0.56% stabilito nel 2005, con un ammanco di circa 11 miliardi di euro rispetto a quanto promesso. La maggior parte di questo deficit dipende da tre grandi Stati membri: l’Italia – manco a dirlo – (40%), la Germania (23%) e la Francia (7,5%). Ciò che è davvero vergognoso è che gli stati europei, che dovrebbero rappresentare il principale donatore a livello mondiale, continuano a “gonfiare” le loro statistiche sugli aiuti: nel 2009 hanno riportato 3,8 miliardi di contributi gonfiati come aiuto pubblico allo sviluppo, quasi l’8% del totale. Un’analisi più attenta mostra che 1,4 miliardi di euro derivavano dalle cancellazioni di debiti, 1,5 miliardi erano le borse di studio degli studenti dei Paesi in via di sviluppo che studiano nelle università del vecchio continente e quasi un miliardo è stato speso in realtà per i rifugiati.

Quindi, “al netto” il contributo europeo per la cooperazione allo sviluppo scende, rispetto alle stime ufficiali, allo 0,38% del Pil, facendo aumentare l’ammanco complessivo per il 2010 a 19 miliardi di euro. Per tanto, l’Europarlamento, nella risoluzione sul bilancio intermedio riguardo alla realizzazione degli obiettivi del millennio, ha chiesto «nuovi impegni aggiuntivi, trasparenti, misurabili e orientati ai risultati», sottolineato come «il conseguimento degli Osm deve rimanere un obiettivo chiave per l’Unione europea» ed esortato «l’Unione europea e gli Stati membri a mettere in atto misure rafforzate di responsabilità per quanto concerne l’impegno da essi assunto di destinare agli aiuti lo 0,7% del Pil entro il 2015».

Il prossimo settembre a New York si svolgerà una riunione plenaria delle Nazioni Unite per la revisione degli Osm; in vista di quell’appuntamento l’Unione europea dovrà presentarsi con un’opinione comune: mi auguro il più ambiziosa possibile e soprattutto, come chiedono a gran voce Ong e associazioni, che impegni realmente i Paesi più ricchi a rispettare gli impegni presi.

Afghanistan, subito il ritiro delle truppe. Militari italiani mandati a morire per difendere un governo corrotto, pieno di narcotrafficanti e signori della guerra.

17 mag

«Esprimo le mie condoglianze ai famigliari dei due militari morti in Afghanistan e auguro una pronta guarigione ai feriti – dichiara Vittorio Agnoletto, ex eurodeputato del gruppo della Sinistra Europea – Chiedo al governo di rispettare la volontà di pace manifestata anche ieri da oltre centomila persone alla Perugia-Assisi. I nostri militari continuano a morire in Afghanistan per difendere un governo corrotto, pieno di narcotrafficanti e signori della guerra, in un clima di impunità e illegalità, anche nel corso delle ultime elezioni.

Esiste invece una società civile a cui bisognerebbe far riferimento per un vero percorso di pace e democratizzazione: in primis le donne afghane dell’associazione Rawa e Malalai Joya, la giovane parlamentare democratica che da anni difende i diritti del popolo afghano.

È invece ancora più scandaloso che in un periodo di crisi economica come questo si spendano 455 milioni di euro nei primi dieci mesi del 2009 per mantenere la missione in Afghanistan, con 3227 militari, mentre nello stesso anno sono stati stanziati, nei due decreti di proroga delle missioni italiane all’estero, solo 73 milioni per la cooperazione. I soldi degli italiani, in un momento come questo, andrebbero spesi meglio: non certo per mantenere una missione di guerra che continua a provocare morti tra i nostri connazionali e i civili afghani».