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CON I GIOVANI IN RIVOLTA. CONTRO LA NUOVA FALSA “GUERRA UMANITARIA”

18 mar

Scorrendo le agenzie in queste ore si coglie un attivismo sfrenato di tutti gruppi parlamentari desiderosi di mettere subito a disposizione le basi militari  italiane per l’offensiva contro la Libia.
La Russa non sta nella pelle all’idea di tornare in Libia, Bocchino chiede per l’Italia il comando della coalizione militare, il resto dell’opposizione si accoda.
Parlano di difesa dei diritti umani e intanto mandano le navi al largo delle coste libiche per impedire a chi fugge dalla guerra e dalla dittatura di trarsi in salvo; parlano di democrazia e facevano a gara fino a ieri a baciare Gheddafi e a trattare accordi economici per le loro aziende.
Come per il Kosovo, l’Iraq e l’Afghanistan tutte le ragioni sono buone pur di controllare le risorse energetiche.
Tacciono sulle stragi che i loro stessi alleati, in questi precisi momenti stanno facendo contro altri giovani in diversi paesi mediorientali, basta vedere il comportamento dell’Arabia Suadita o quello che avviene in Yemen. 41 morti nelle ultime ore.
Eppure quei giovani uccisi sono i fratelli dei giovani libici che si battono contro Gheddafi….ma lì il petrolio è in mani sicure, di regimi alleati di ferro con l’occidente, che quindi vanno lasciati agire senza disturbarli. Anche se fanno stragi.
Siamo sempre stati, come movimento pacifista, a fianco dei giovani maghrebini nella loro lotta contro le dittature e i regimi autoritari e non c’è dubbio che quello di Gheddafi lo sia.
Siamo stati al fianco di quei giovani anche quando i nostri governanti fornivano ai dittatori le armi per massacrarli.
Siamo al loro fianco anche ora “senza se e senza ma”; per questo abbiamo chiesto da tempo la rottura dell’accordo (anche militare !!) tra Italia e Libia, per questo abbiamo chiesto il blocco dei beni libici all’estero, l’interruzione degli accordi commerciali, l’isolamento politico immediato di Gheddafi, l’invio di aiuti umanitari immediati attraverso l’ONU e l’Unione Africana, l’accoglienza dei migranti, il supporto di cibo e di beni di prima necessità ai movimenti libici in rivolta…..
I governi se ne sono ampiamente fregati di tutto questo, non hanno fatto nulla, ed ora il rischio è di assistere ad un’ennesima guerra con l’alto rischio che, “per il bene della popolazione”,  si trasformi in un occupazione di territorio e in un protettorato su una parte, quella più ricca di petrolio, della Libia.

Eritrei: ma quale lavoro? Hanno diritto all’asilo! Impossibile fidarsi di Tripoli

8 lug

Ieri è stato annunciato un accordo con il governo libico che prevede la liberazione dei 250 eritrei in cambio di «lavoro socialmente utile». Ma quale lavoro! Anzi tutto quelle persone avrebbero diritto alla protezione garantita dallo status di rifugiato. In secondo luogo mi chiedo di che lavoro si tratti: credete che la Libia sia in grado di offrire un lavoro dignitoso, remunerato in maniera equa, in contesti decenti? Io no. E la comunità internazionale non può permettersi di dire «si» ad un accordo di questo tipo, che nega nuovamente il diritto alla protezione per queste persone – ricordo che la Libia non ha firmato la Convenzione sui rifugiati
- e li obbliga, in buona sostanza, a barattare la loro libertà in cambio di un’altra forma di limitazione dei loro diritti. Una soluzione che sembra una pena alternativa alla detenzione: chi garantirà realmente le condizioni di vita e di lavoro di questi cittadini?
Oggi il ministero degli Esteri libico ha dichiarato che nei «centri di accoglienza» libici tutti gli immigrati «sono trattati umanamente e considerati come ospiti»: queste affermazioni sono state già smentite da numerose denunce da parte di Ong, associazioni, media, mentre l’Alto Commissariato Onu è stato espulso dal Paese. Non è per tanto possibile fare affidamento sulle prese di posizione e sui propositi del governo libico.
Il sottosegretario Craxi ha dichiarato oggi la disponibilità dell’Italia ad accogliere alcuni eritrei: io sostengo la necessità di accoglierli tutti e subito, prima che, dopo essere stati ingiustamente incarcerati, debbano anche essere sottoposti ai lavori forzati…

Eritrei: scandalosa complicità del governo italiano con il regime antidemocratico della Libia

7 lug

«Il 17 giugno scorso il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione di condanna della Libia: è solo l’ultima di una lunghissima serie di prese di posizione contro quel Paese. Il governo italiano non può agire al di sopra delle leggi e delle convenzioni internazionali, continuando a rendersi complice delle violenze e delle morti di centinaia, migliaia di potenziali rifugiati – dichiara Vittorio Agnoletto, ex eurodeputato Sinistra europea –  Ricordo che proprio la Libia, che a giugno ha espulso l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, non ha mai firmato la Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati, siglata a Ginevra nel 1951: pertanto rifugiati e richiedenti asilo vengono rimandati indietro senza riguardo per il loro bisogno di protezione. Già la Commissione europea, rispondendo a una mia interrogazione parlamentare sull’espulsione di migranti irregolari dalla Libia, nel febbraio 2009, aveva annunciato di aver «fatto presente alle autorità libiche l’esigenza di istituire il quadro giuridico necessario per garantire una protezione adeguata alle persone presenti sul territorio della Libia che avrebbero diritto di essere riconosciute come rifugiati, applicando il principio del “non respingimento”, e ha chiesto che il problema venisse affrontato nel contesto di possibili futuri negoziati per un accordo tra Ue e Libia». Attualmente non c’è nessun accordo di cooperazione tra Ue e Libia bensì dei programmi specifici e vari accordi bilaterali sulla vigilanza aerea e via mare, stipulati con l’Italia ed altri Paesi membri. Si sta lavorando ad un accordo generale dell’Unione, che comprenderà un capitolo ad hoc sulle migrazioni: l’Europa dovrebbe ricordarsi a quel punto di inserire la clausola per la democrazia, approvata il 14 febbraio 2006, quindi vincolante, oggetto della relazione che ho curato e che prevede sanzioni progressive per i Paesi che non rispettano di diritti umani e stipulano accordi commerciali con l’Ue.

Esiste già, inoltre, una direttiva comunitaria ad hoc, la direttiva del Consiglio 2004/83/CE (la «direttiva sul riconoscimento dello status di rifugiato») che, conformemente ai principi riconosciuti segnatamente nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, stabilisce delle norme minime per quanto riguarda la definizione e il contenuto dello status di rifugiato. Anche il Consiglio d’Europa si è più volte espresso contro il governo italiano sulla sua politica dei respingimenti. Un divieto, quello di di respingimento e di espulsione, che è sancito perfino dalla Bossi-Fini per chi desidera presentare domanda d’asilo in Italia: il governo non rispetta nemmeno le sue leggi!

Per questo lancio un invito alla società civile e all’opposizione intera a partecipare alle manifestazioni già indette in varie città: fermiamo questa vergogna, uniamo le forze e scendiamo in piazza per chiedere di accogliere subito i 250 eritrei detenuti in Libia».