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	<title>Vittorio Agnoletto &#187; Aids</title>
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		<title>RAI:IL DIVIETO A PRONUNCIARE LA PAROLA PRESERVATIVO  E’UN REATO</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 19:17:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Considerato che il profilattico è oggi lo strumento principale per prevenire la trasmissione del virus HIV  e quindi la diffusione dell’AIDS, non vi è dubbio che il divieto di pronunciare la parola  “preservativo” costituisce un attentato alla salute pubblica.
Considerato che il governo, ed in particolare il Ministero della Salute, ha la responsabilità della tutela della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Considerato che il profilattico è oggi lo strumento principale per prevenire la trasmissione del virus HIV  e quindi la diffusione dell’AIDS, non vi è dubbio che il divieto di pronunciare la parola  “preservativo” costituisce un attentato alla salute pubblica.<span id="more-724"></span></p>
<p>Considerato che il governo, ed in particolare il Ministero della Salute, ha la responsabilità della tutela della salute pubblica e considerato che la RAI è ancora un’azienda pubblica vi sono tutti gli estremi perché quanto accaduto ieri possa costituire effettivamente un reato.</p>
<p>In un Paese con circa 200.000 persone sieropositive tale divieto, e la conseguente assenza di ogni campagna di prevenzione, può avere conseguenze estremamente gravi nella diffusione dell’infezione.</p>
<p>Per questo ho chiesto a dei legali di mia fiducia di valutare gli estremi per presentare una formale denuncia.</p>
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		<title>1° dicembre. Giornata di lotta all&#8217;AIDS: un racconto, un&#8217;intervista, un articolo</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 12:07:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un racconto sulla &#8220;Rivista intelligente&#8221; http://www.larivistaintelligente.it/index.php?option=com_content&#38;view=article&#38;id=952%3Ail-compleanno-dellospite&#38;catid=39%3Asocieta&#38;Itemid=263
Un intervista su &#8220;Il fatto Quotidiano&#8221; http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/01/agnoletto-lotta-allaids-uscire-conflitto-dinteressi/174415/
Un articolo su &#8220;il manifesto&#8221;: IL VIRUS CHE PRODUCE MALATTIE  E PROFITTI Vittorio Agnoletto
Non se ne parla più, eppure è vivo e vegeto, il virus dell’HIV.
In Italia si calcola che le persone sieropositive siano circa 180.000, un terzo di costoro non sa di esserlo. L’80% di coloro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un racconto sulla &#8220;Rivista intelligente&#8221; <a rel="nofollow nofollow" href="http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.larivistaintelligente.it%2Findex.php%3Foption%3Dcom_content%26view%3Darticle%26id%3D952%253Ail-compleanno-dellospite%26catid%3D39%253Asocieta%26Itemid%3D263&amp;h=AAQGknfsUAQEkYtkx2w1tZ6JIDsbwwbR45eHuFqQMYo5yRg" target="_blank">http://www.larivistaintelligente.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=952%3Ail-compleanno-dellospite&amp;catid=39%3Asocieta&amp;Itemid=263</a></p>
<p>Un intervista su &#8220;Il fatto Quotidiano&#8221; <a style="font-size: 10px; font-weight: bold;" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/01/agnoletto-lotta-allaids-uscire-conflitto-dinteressi/174415/" target="_blank">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/01/agnoletto-lotta-allaids-uscire-conflitto-dinteressi/174415/</a></p>
<p>Un articolo su &#8220;il manifesto&#8221;: <span style="text-decoration: underline;">IL VIRUS CHE PRODUCE MALATTIE  E PROFITTI </span><em>Vittorio Agnoletto</em></p>
<p>Non se ne parla più, eppure è vivo e vegeto, il virus dell’HIV.</p>
<p>In Italia si calcola che le persone sieropositive siano circa 180.000, un terzo di costoro non sa di esserlo. <span id="more-722"></span>L’80% di coloro che si sono infettati lo scorso anno ha contratto l’infezione per via sessuale, il 5% per via iniettiva attraverso l’uso promiscuo di siringhe tra tossicodipendenti, per il restante 15% non è stata individuata con certezza la via di contagio. L&#8217;età mediana del contagio in Italia e&#8217; di 39 anni per le donne e di 36 per gli uomini. Sono coinvolte tutte le età, dall&#8217;inizio dell&#8217;attività sessuale fino  a 70 anni e oltre. Sono circa 4000 le nuove infezioni che si verificano ogni anno nel nostro Paese.</p>
<p>UNA SCELTA CONSAPEVOLE E “OMICIDA”</p>
<p>In presenza di terapie in grado di cronicizzare la malattia, portando la sopravvivenza anche oltre i 25 anni, ma in assenza di farmaci in grado di distruggere l’agente infettivo (il virus HIV), è evidente che cresce enormemente il numero dei “potenziali vettori d’infezione”.</p>
<p>Un concetto facile da capire ma del tutto sconosciuto ai vari ministri e assessori alla sanità che si sono susseguiti, indipendentemente dal coloro politico, in questi anni.</p>
<p>Il risultato è l’assenza di qualunque campagna di prevenzione e di qualsivoglia progetto di formazione; questo è ancora più grave per le nuove generazioni che, non avendo vissuto la stagione della grande paura, non hanno ricevuto nessuna informazione:  nelle famiglie italiane di sesso non si parla, nelle scuole tutti i programmi di educazione sanitaria sono stati da tempo tagliati. Restano iniziative sporadiche organizzate dalle associazioni di volontariato o da singoli volenterosi professori.</p>
<p>Il risultato è sotto gli occhi di tutti: aumentano le infezioni e quindi la sofferenza individuale e sociale, e aumentano i costi per la collettività: le persone in cura in Italia sono circa 60.000 con un costo tra gli 8.000 e i 10.000 euro per persona e una spesa annua complessiva di circa 500 milioni di euro per la cura.</p>
<p>LE MULTINAZIONALI BRINDANO</p>
<p>Ovviamente c’è anche chi brinda; chi inizia le terapie deve poi proseguirle per tutta la vita:non è difficile comprendere il business delle aziende farmaceutiche, 60.000 <em>clienti fissi</em>, destinati ad aumentare ogni anno.</p>
<p>I miei colleghi del mondo medico-scientifico sono ben consapevoli della gravità e dell’assurdità della situazione e sanno perfettamente che se si investisse nella prevenzione si eviterebbero numerose infezioni e si risparmierebbero centinaia di migliaia di euro. Ma la ricerca in Italia è finanziata quasi unicamente dalle aziende farmaceutiche e se ne contrasti gli interessi sei automaticamente fuori dal giro: dalla ricerca, dalle pubblicazioni scientifiche sulle riviste internazionali ecc. Il taglio dei finanziamenti pubblici e la cancellazione, ormai da qualche anno, del piano nazionale di lotta all’AIDS  da parte del ministero della salute completa il quadro.</p>
<p>Sono state recentemente pubblicate dall’Istituto Superiore di Sanità le nuove linee terapeutiche per l’AIDS, nella loro stesura sono stati coinvolti oltre novanta ricercatori: solo 27, meno di un terzo, non hanno in essere collaborazioni con aziende farmaceutiche. Tutti gli altri hanno un più o meno esplicito conflitto d’interesse.</p>
<p>CURARE I SANI (AL NORD) , LASCIAR MORIRE GLI AMMALATI (AL SUD)</p>
<p>Nella Conferenza Internazionale sulla clinica dell’AIDS svoltasi a Roma nello scorso luglio è stata rilanciata la PrEP, la profilassi pre-esposizione, ossia la somministrazione di terapie antiretrovirali ai soggetti sieronegativi con potenziali comportamenti a rischio, ad esempio per la condizione di sieropositività del loro partner.</p>
<p>I dati emersi fino ad ora indicano la capacità della terapia pre-infezione di diminuire solo parzialmente la possibilità di contrarre l’HIV; d’altra parte, dopo un determinato periodo, si svilupperebbero delle resistenze che renderebbero necessario il passaggio ad una seconda linea terapeutica. Il soggetto sieronegativo sottoposto a terapia rischierebbe in sostanza di bruciarsi alcuni dei farmaci disponibili ancora prima di essersi eventualmente infettato. Nessuno sembra inoltre preoccuparsi più di tanto dei possibili effetti collaterali prodotti in un organismo sano da farmaci così impegnativi normalmente utilizzati per la terapia di persone HIV+.</p>
<p>Si rinuncia a cercare di modificare i comportamenti a rischio, a rilanciare la prevenzione e si sceglie invece di somministrare terapie “pesanti” a persone sane. Con il rischio, oltretutto, di diffondere l’idea di essere comunque protetti e finendo quindi per “sdoganare” e rendere più frequenti i comportamenti a rischio. E’ bene infatti ricordare che non stiamo parlando di un vaccino, che una volta assunto garantisce per sempre  l’immunità.</p>
<p>L’ANNUNCIATO FUNERALE DELLA SANITA’ PUBBLICA</p>
<p>Chi sostiene tale strategia considera la prevenzione completamente fallita e inutile; la soluzione è la medicalizzazione dei sani. In tal modo si deresponsabilizzano le istituzioni pubbliche dal dover realizzare interventi preventivi e i singoli dal dover evitare comportamenti a rischio. Secoli interi di politiche di sanità pubblica verrebbero cancellati, la medicina preventiva verrebbe azzerata in nome di una totale medicalizzazione, anzi farmacologizzazione, della società. Senza, per altro, potere bloccare l’infezione: infatti non si può certo pensare di mettere in terapia centinaia di milioni, e forse un miliardo, di persone, tantomeno nel sud del mondo.</p>
<p>Non può sfuggire che ci troviamo di fronte ad un tentativo di cambiare il paradigma fondante sul quale è nata l’Organizzazione Mondiale della Sanità: la responsabilità degli stati verso la salute pubblica. È necessario aprire velocemente un confronto su questi temi innanzitutto tra gli operatori sanitari e poi nella pubblica opinione, prima che sia troppo tardi</p>
<p>Continuano invece a brindare le aziende farmaceutiche:  la somministrazione di terapie a persone sane, se diverrà una prassi, accrescerà all’infinito il numero dei loro potenziali clienti, ne consegue anche che non avranno alcun vantaggio a finanziare la ricerca del vaccino: perché interrompere un flusso enorme di soldi in continua crescita ?</p>
<p>IL VACCINO FANTASMA</p>
<p>In Italia si parla ormai da oltre dieci anni del “vaccino italiano” ma più passa il tempo più la realtà appare ben diversa. La ricerca era stata annunciata con grandi squilli di tromba e avrebbe dovuto portare alla scoperta di un vero e proprio vaccino. Mentre veniva ridotto il finanziamento per  tutta la ricerca biomedica questo progetto è  sempre stato ampiamente sostenuto economicamente non solo dal ministero della sanità, ma anche dal ministero degli esteri. Vasti settori della comunità scientifica internazionale hanno manifestato, fin dall’inizio, grandi perplessità verso il “vaccino italiano” che sono notevolmente aumentate con il passare del tempo. Oggi l’obiettivo dei responsabili del progetto sembra  essersi modificato, si parla sempre più non di un vaccino vero e proprio, ma di un “vaccino terapeutico”, termine improprio utilizzato per indicare un ulteriore farmaco per le persone sieropositive; ed anche sulla reale efficacia di questo vi sono opinioni molto diverse a livello internazionale. Resta da capire per quale motivo continui ad essere fortemente supportato dall’establishment e quali siano i reali obiettivi ed interessi.</p>
<p>Mi fermo qui. Più volte su questo giornale ho parlato del dramma dell’AIDS nel sud del mondo, degli oltre 22 milioni di persone sieropositive viventi in Africa abbandonati a se stessi e dei circa 9 milioni che necessiterebbero di cure, negate per gli alti prezzi stabiliti dalle aziende farmaceutiche con la copertura del WTO, del mancato pagamento da parte dell’Italia della quota dovuta al Fondo Globale per l’AIDS, la TBC e la Malaria ecc.</p>
<p>Quest’anno ho scelto di raccontare di quello che accade a casa nostra: non è difficile comprendere come tutto ciò sia destinato anche a peggiorare ulteriormente e drasticamente la situazione nel sud del mondo. Non a caso, fu proprio la scoperta del virus dell’HIV,ormai quasi trent’anni fa, ad aiutarci a capire come il mondo era diventato un “villaggio globale”.</p>
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		<title>APPELLO: Aids, no alla profilassi pre-esposizione</title>
		<link>http://www.vittorioagnoletto.it/2011/08/appello-aids-no-alla-profilassi-pre-esposizione/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Aug 2011 21:55:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Aids]]></category>

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		<description><![CDATA[Alex Zanotelli e Vittorio Agnoletto sono i primi firmatari di un appello alla comunità scientifica e ai governi. Ai quali chiedono di assumersi le proprie responsabilità nella lotta all’aids in termini di prevenzione e di non essere subalterni agli interessi delle multinazionali farmaceutiche. Che con la PrEp cercano clienti nel mondo ricco. Per sottoscrivere l’appello: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>Alex Zanotelli e Vittorio Agnoletto sono i primi firmatari di un appello alla comunità scientifica e ai governi. Ai quali chiedono di assumersi le proprie responsabilità nella lotta all’aids in termini di prevenzione e di non essere subalterni agli interessi delle multinazionali farmaceutiche. Che con la PrEp cercano clienti nel mondo ricco. Per sottoscrivere l’appello: forum@nigrizia.it<span id="more-691"></span></strong></p>
<p>Durante la XVIII Conferenza mondiale sull&#8217;aids svoltasi nel luglio 2010 a Vienna è stata presentata una nuova strategia di lotta all&#8217;Hiv: la PrEP, la<a href="http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=10328&amp;IdModule=1" target="_blank"><strong>profilassi pre-esposizione</strong></a>, che prevede la somministrazione di terapie antiretrovirali a persone sane, sieronegative con comportamenti a rischio di contrarre l&#8217;infezione. Nella recente conferenza sugli aspetti clinici dell&#8217;aids svoltasi ad un anno di distanza, nel luglio 2011, a Roma quest&#8217;ipotesi è stata rilanciata con forza.<br />
È bene precisare che non siamo in presenza di un vaccino, che si assume una sola volta e garantisce per sempre l&#8217;immunità, ma di farmaci normalmente utilizzati per la terapia di persone Hiv-positive, che sembrerebbero poter garantire una momentanea e limitata protezione a chi si espone al contatto con il virus.<br />
Per giustificare la PrEP alcuni rappresentanti del mondo scientifico affermano: &#8220;Treatment is prevention&#8221;, intendendo dire che la prevenzione è fallita e che la PrEP attualmente è la scelta migliore per controllare l&#8217;epidemia.<br />
Come persone impegnate da anni in Italia, in Africa e nel mondo, nella lotta all&#8217;aids siamo estremamente preoccupati per le conseguenze che potrebbero derivare da simili scelte.<br />
Facciamo tre considerazioni.<br />
La prima. L&#8217;Unaids (l&#8217;agenzia Onu sull&#8217;aids) ci dice che le persone viventi sieropositive sono 33,5 milioni, due terzi di costoro vivono nell&#8217;Africa subsahariana dove si sono anche verificati i 2/3 dei 1,8 milioni di decessi per aids registrati nel 2009. Oggi in tutto il mondo sono circa 9 milioni coloro che, pur necessitando di terapie antiretrovirali, non possono curarsi a causa degli alti costi dei farmaci.<br />
La seconda. Dove i governi, come dimostrato ad esempio da quanto avvenuto in Uganda tra la fine degli anni &#8216;90 e l&#8217;inizio del nuovo millennio, hanno finanziato importanti progetti di prevenzione, garantendone la continuità e coinvolgendo le comunità locali e le associazioni delle persone sieropositive, si sono ottenuti importanti risultati e la velocità di diffusione del virus è fortemente calata. Dove invece qualunque intervento preventivo è assente il numero delle persone infettate continua ad aumentare, come dimostra, ad esempio, la situazione italiana con circa 180.000 persone sieropositive viventi.<br />
La terza. Quando Kofi Annan lanciò nel 2001 il Fondo globale per la lotta all&#8217;aids, tbc e malaria dichiarò che per porre sotto controllo l&#8217;epidemia sarebbero stati necessari dai 10 ai 15 miliardi di dollari/anno; da allora ad oggi ne sono stati materialmente versati meno di 20, e in futuro le donazioni dei paesi ricchi, anche a causa della crisi economica, sono destinate a diminuire fortemente.<br />
Riteniamo che, se la PrEP diventasse una strategia fondamentale di lotta all&#8217;aids riducendo ulteriormente l&#8217;importanza della prevenzione, ci sarebbero queste conseguenze.<br />
1. Secoli interi di politiche di sanità pubblica verrebbero cancellati, la medicina preventiva verrebbe azzerata con la conseguente deresponsabilizzazione dei governi e verrebbe modificato l&#8217;elemento fondamentale sul quale è nata l&#8217;Oms (Organizzazione mondiale della sanità): la responsabilità degli stati verso la salute pubblica.<br />
2. Vi sarebbero conseguenze drammatiche soprattutto nell&#8217;Africa subsahariana dove è del tutto impossibile pensare di poter fornire le terapie a persone sane quando milioni di malati non hanno già ora nessuna possibilità di accedere ai farmaci per gli alti costi delle terapie; di fronte alla cancellazione, o anche solo all&#8217;ulteriore sottovalutazione delle campagne preventive, un intero continente verrebbe completamente abbandonato ad un destino di morte.<br />
3. Anche nei paesi ricchi si produrrebbe una disparità, fondata sulla disponibilità economica, nell&#8217;accesso alle cure: gli stati, già oggi in difficoltà nel garantirle ai malati, non potranno certo fornirle alle persone sane.<br />
4. Ovunque si rischierebbe una significativa deresponsabilizzazione dei singoli nei comportamenti a tutela della propria e altrui salute; tutto sarebbe delegato all&#8217;assunzione di un farmaco costoso e dagli effetti protettivi estremamente parziali e temporanei.<br />
5. Le uniche a trarne un incommensurabile vantaggio sarebbero le grande compagnie farmaceutiche che vedrebbero improvvisamente aumentare in modo esponenziale il numero dei loro potenziali &#8220;clienti&#8221; (ovviamente nel mondo ricco).<br />
Chiediamo perciò:<br />
- al mondo scientifico di mostrare la propria autonomia dall&#8217;immenso potere delle aziende farmaceutiche, di difendere le evidenze scientifiche contro gli interessi commerciali, di resistere alle pressioni dell&#8217;industria farmaceutica internazionale (come nel caso della PrEP) anche quando questo può porre a rischio carriere e guadagni;<br />
- ai governi e alle istituzioni internazionali, di sostenere la centralità della prevenzione senza abbassare la guardia e senza tagliare i contributi destinati alla lotta all&#8217;aids (l&#8217;Italia ha un arretrato di ben 290 milioni di euro).<br />
Siamo ben consapevoli della drammaticità dell&#8217;attuale crisi economica e sociale, ma siamo altrettanto consapevoli che in assenza delle scelte da noi indicate milioni di persone sono destinate a morte certa in tempi brevi. Ognuno faccia i conti con la propria coscienza.<br />
Primi firmatari</p>
<p>Alex Zanotelli (missionario comboniano), Vittorio Agnoletto (medico)</p>
<p><strong>Altri firmatari:</strong></p>
<p>Franco Moretti<br />
Raffaello Zordan<br />
Maria Alberini<br />
Elisabetta Pace<br />
Stefania Zerella</p>
<p><a href="http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=11112&amp;IdModule=1">http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=11112&amp;IdMod</a></p>
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		<title>Nuove discriminazioni contro le persone sieropositive.</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 15:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Aids]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>

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		<description><![CDATA[I nuovi bandi per il reclutamento in Marina e nell’Esercito escludono coloro che risulteranno positivi al test sull’HIV; il test è stato inserito come obbligatorio per poter presentare la domanda.
Questa grave violazione dei diritti delle persone sieropositive avviene con il consenso del ministro della difesa Ignazio La Russa.
La legge sull&#8217;Aids, la 135 del 1990, fu [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman; color: #222222; font-size: medium;"><span style="font-family: Times New Roman; color: #222222; font-size: medium;"><span style="font-family: Times New Roman; color: #222222; font-size: medium;">I nuovi bandi per il reclutamento in Marina e nell’Esercito escludono coloro che risulteranno positivi al test sull’HIV; il test è stato inserito come obbligatorio per poter presentare la domanda.<span id="more-643"></span></p>
<p><font face="Times New Roman" size="4" color="#222222"><font face="Times New Roman" size="4" color="#222222"><font face="Times New Roman" size="4" color="#222222">Questa grave violazione dei diritti delle persone sieropositive avviene con il consenso del ministro della difesa Ignazio La Russa.</p>
<p>La legge sull&#8217;Aids, la 135 del 1990, fu conquistata dalle associazioni di lotta all’AIDS dopo una battaglia durata anni: ricordo il grande impegno della LILA e di tante persone sieropositive che, per veder riconosciuto anche in Italia un diritto stabilito a livello universale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, denunciarono all’opinione pubblica e nelle aule dei tribunali le numerose discriminazioni.</p>
<p>Cosa non semplice, perché per poter citare davanti ai giudici il datore di lavoro o l’istituzione responsabile della discriminazione, la persona sieropositiva era, ed è, obbligata a rinunciare alla propria privacy.</p>
<p>La legge 135 prevede precise norme &#8220;a tutela della riservatezza dei dati sanitari e a garanzia della non discriminazione di tutti i lavoratori e di tutti i candidati all&#8217;assunzione&#8221;.</p>
<p>Proprio nel rispetto di questa legge lo stesso sito del ministero della Salute informa che &#8220;al lavoratore o alla persona che effettua una selezione per l&#8217;assunzione non può essere chiesto di sottoporsi all&#8217;esecuzione del test Hiv, non si possono effettuare test Hiv durante la visita di leva o il servizio militare&#8221;.</p>
<p>Una posizione in linea con tutti le autorità scientifiche internazionali e, in Italia, confermata nel 1994 anche dalla sentenza numero 218 della Corte Costituzionale.</p>
<p>Alla gravità delle scelte operate dal ministero della Difesa, si aggiunge il rischio che, nel prossimo futuro, altre amministrazioni ne seguano l’esempio ed in tal caso, ne sono certo, non saranno poche le aziende ad imporre a loro volta il test HIV prima dell’assunzione.</p>
<p>Approfittando della crisi economica e, anche del degrado sociale ed etico nel quale versa il nostro Paese, il governo non perde occasione per colpire prima di tutto coloro che già vivono una situazione oggettiva di difficoltà.</p>
<p>Qualcuno può pensare che , di fronte alla drammatica crisi economica di oggi, questo episodio sia ben poca cosa.</p>
<p>Chi ragiona in questo modo si sbaglia di grosso: è proprio attraverso scelte di questo tipo che si diffonde una cultura irrispettosa dei diritti umani che oggi colpisce le persone sieropositive, domani gli immigrati, dopodomani…..non ci sarà più alcun limite.</p>
<p>Senza dimenticare che simili politiche spingono le persone sieropositive a nascondersi, a nascondere la propria situazione, a vivere sempre peggio una situazione già complessa.</p>
<p>Ora è necessario uno sforzo enorme per sensibilizzare i media, far girare la notizia, suscitare una risposta della società civile ed infine ricorrere nelle aule giudiziarie.</p>
<p></font></font></font></span><font face="Times New Roman" size="4" color="#222222"><font face="Times New Roman" size="4" color="#222222"> </p>
<p></font></font></span><font face="Times New Roman" size="4" color="#222222"> </p>
<p></font></span> </p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: medium;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: medium;"> </p>
<p></span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Aids e donazioni di sangue, continua la discriminazione verso gli omosessuali</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 11:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[1° dicembre 2010
Aids e donazioni di sangue, continua la discriminazione verso gli omosessuali…anche a Milano
Sono i comportamenti sessuali non protetti ad esporre le persone al rischio di infettarsi con l’Hiv; non le “categorie”, le preferenze o gli orientamenti del singolo. Lo hanno sancito da tempo l’Organizzazione mondiale della Sanità e l’Unaids, l’agenzia dell’Onu responsabile delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>1° dicembre 2010</p>
<p><strong>Aids e donazioni di sangue, continua la discriminazione verso gli omosessuali…anche a Milano</strong></p>
<p>Sono i comportamenti sessuali non protetti ad esporre le persone al rischio di infettarsi con l’Hiv; non le “categorie”, le preferenze o gli orientamenti del singolo. Lo hanno sancito da tempo l’Organizzazione mondiale della Sanità e l’Unaids, l’agenzia dell’Onu responsabile delle politiche di contrasto all’AIDS, oltre che la letteratura e la comunità scientifica globale. Ciò nonostante, gli omosessuali subiscono pesanti discriminazioni; nel recente passato il Policlinico di Milano, come ricorderete, aveva negato a un cittadino gay la possibilità di donare il sangue.</p>
<p>Un mio conoscente, da anni donatore abituale, indignato per la decisione dell’ospedale milanese ha chiesto qualche giorno fa ulteriori spiegazioni. Di fronte alla conferma del divieto per gli omosessuali di effettuare una donazione, lui, eterosessuale, ha deciso per protesta di interrompere le donazioni. Infatti in uno scambio di mail il referente dell’ufficio comunicazione del Policlinico, nel tentativo di negare ogni discriminazione e di presentare la propria scelta come tutela dei pazienti e in particolare di chi riceve una trasfusione, si è “nascosto” dietro una direttiva europea, la 2004/33. Peccato che proprio andando a leggere il testo di questa normativa, relativa ai requisiti tecnici del sangue e degli emocomponenti, non si trovi alcun riferimento all’orientamento sessuale dei donatori.</p>
<p>Nello specifico, la direttiva sancisce che non possono essere accettati come donatori «persone il cui comportamento sessuale le espone ad alto rischio di contrarre gravi malattie infettive trasmissibili col sangue». Questo non significa impedire a tutti gli omosessuali di donare il sangue.</p>
<p>L’Hiv, infatti, si trasmette – occorre ricordarlo – attraverso rapporti sessuali non protetti, trasfusione di sangue infetto, condivisione di aghi contaminati, allattamento e per via materno-fetale. Lo ripeto: non vi sono categorie a rischio ma comportamenti a rischio. A rischio sono i rapporti sessuali non protetti, indipendentemente dal genere dei partner: questo dovrebbe essere il criterio-guida per chiunque si occupi di donazioni di sangue. È l’uso del profilattico – per quanto riguarda le abitudini sessuali &#8211; che andrebbe messo tra i parametri di selezione. Va precisato poi che a livello nazionale dal 2001 esiste un decreto che abolisce il divieto alle donazioni per gli omosessuali.</p>
<p>Certo, il discorso è anche più complesso: l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha identificato dei gruppi di popolazione che potrebbero (è importante specificarlo) essere più a rischio degli altri, si tratta di chi si prostisce, dei consumatori di sostanze stupefacenti per via endovenosa, dei carcerati. E anche sugli uomini che fanno sesso con altri uomini sono stati realizzati degli studi ad hoc.</p>
<p>Ma la preoccupazione dell’Oms in questi “studi di settore” dipende da un fattore importante: in molti Paesi queste persone riscontrano problemi nell’accedere ai servizi sanitari dovuti alla discriminazione, alla marginalizzazione sociale e a normative sfavorevoli, che criminalizzano la prostituzione, il consumo di droghe e l’omosessualità.</p>
<p>Minore è la possibilità di accedere alle cure sanitarie, all’informazione corretta e alla prevenzione e più si è anche a rischio di contrarre l’Hiv. Sono quindi le legislazioni discriminatorie le migliori alleate della diffusione delle patologie infettive. Mentre due uomini omosessuali che fanno sesso proteggendosi con il preservativo sono evidentemente meno a rischio di due eterosessuali che non usano il profilattico.</p>
<p>L’Hiv è un dramma di cui si parla sempre meno, nonostante nel 2008: siano state infettate in tutto il mondo 2,7 milioni di persone  e più di mille, ogni giorno, siano state le nuove infezioni tra i bambini; 2 milioni di esseri umani siano morti per patologie connesse all’Aids e 33,4 milioni di persone vivano oggi con l’Hiv.</p>
<p>Il 67 per cento delle persone sieropositive vivono nell’ Africa subsahariana, 1,8 milioni sono bambini mentre solo il 53 per cento delle donne incinte affette da Hiv ha avuto accesso nel 2009 ai farmaci antiretrovirali per la prevenzione della trasmissione materno-fetale.</p>
<p>È innegabile dunque la necessità di operare in ogni modo per ridurre la diffusione dell’epidemia. Ma puntare il dito contro presunti “untori” aumenta solamente, a livello sociale, il rischio di messaggi fuorvianti, soprattutto per i più giovani.  </p>
<p>Ogni anno, alla vigilia del 1 dicembre, Giornata mondiale per la lotta contro l’Aids, le istituzioni organizzano qualche concerto e qualche convegno; poi tutto tace, tutto si ferma. Ma non il virus, che silenziosamente prosegue nella sua missione letale.</p>
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		<title>Aids: la bufala della &#8220;pillola del giorno prima&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Nov 2010 16:17:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La pubblicazione apparsa su New England Journal of Medicine e riportata da varie agenzie di stampa, è unicamente relativa alla capacità di ridurre parzialmente il rischio d’infezione somministrando un farmaco a persone sane.
E’ profondamente sbagliato presentare la somministrazione di farmaci antiretrovirali a persone sieronegative, quindi sane (tecnicamente definita PrEP – Profilassi Pre Esposizione -) come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La pubblicazione apparsa su <em>New England Journal of Medicine</em> e riportata da varie agenzie di stampa, è unicamente relativa alla capacità di ridurre parzialmente il rischio d’infezione somministrando un farmaco a persone sane.</p>
<p>E’ profondamente sbagliato presentare la somministrazione di farmaci antiretrovirali a persone sieronegative, quindi sane (tecnicamente definita PrEP – Profilassi Pre Esposizione -) come una soluzione per evitare l’infezione da HIV. Per quanto riguarda l’AIDS non esiste nessuna “pillola del giorno prima” in grado di prevenire il rischio di infezione.</p>
<p>Anziché intervenire sui comportamenti a rischio rilanciando la prevenzione  e le campagne di sensibilizzazione, si sceglie di rinunciare a provare a modificare tali comportamenti e si sceglie di somministrare terapie “pesanti” a persone sane.</p>
<p>Oltretutto forte è il rischio di favorire l’idea in chi assume tali farmaci, di essere comunque protetti e quindi finendo per “sdoganare” e rendere più frequenti i comportamenti a rischio: “tanto ho ingerito il farmaco, mi proteggerà, posso fare quello che voglio, non uso più il preservativo ”. Non è un caso che le stesse agenzie internazionali di lotta all’AIDS hanno espresso le medesime preoccupazioni</p>
<p>E’ bene precisare che non stiamo parlando di un vaccino, che si assume una volta e garantisce per sempre  l’immunità, ma di farmaci normalmente utilizzati per la terapia di persone HIV+.</p>
<p>Il solo pensare di utilizzare tali farmaci per persone sieronegative deresponsabilizza gli Stati dal dover realizzare interventi preventivi e i singoli dal dover evitare comportamenti a rischio.</p>
<p>Nessuno sembra inoltre preoccuparsi più di tanto dei possibili effetti collaterali prodotti in un organismo sano da farmaci così impegnativi.</p>
<p>Di fronte a questi annunci non dovrebbero sfuggire gli enormi interessi delle aziende farmaceutiche, che somministrando le terapie alle persone sieronegative vedrebbero, moltiplicarsi esponenzialmente i propri guadagni.</p>
<p>Secoli interi di politiche di sanità pubblica verrebbero cancellati, la medicina preventiva verrebbe azzerata in nome di una totale medicalizzazione, anzi farmacologizzazione, della società.</p>
<p>Senza per altro bloccare l’infezione: infatti non si può certo pensare di mettere in terapia centinaia di milioni, e forse un miliardo, di persone.</p>
<p>Fino a quando non vi sarà un vaccino la prevenzione e l’educazione sanitaria restano gli unici strumenti contro l’HIV. Il resto è un’ottima azione di marketing.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>L’ONU giustamente ha annunciato un calo significativo delle nuove infezioni da HIV tra il 2009 e il ’99. Ma vanno evitati facili entusiasmi; in Italia sono circa 180.000 le persone viventi sieropositive e in assenza di qualunque progetto di prevenzione questo numero è destinato ad aumentare ulteriormente, producendo sempre maggiori sofferenze umane e sempre maggiori costi per la sanità pubblica.</p>
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		<title>Ratzinger e il profilattico: un passo in avanti, ma la strada è ancora molto lunga.</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 12:58:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Benedetto XVI ha ammesso la possibiltità di utilizzare il preservativo per difendersi dal contagio dell&#8217;AIDS. E&#8217; la prima volta che un Papa fa un&#8217;affermazione simile e questo spiega la grande risonanza che ha avuto la notizia. Da parte mia non posso che esserne contento; so bene quanto male e quanta sofferenza, altrimenti evitabile, abbia prodotto la posizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Benedetto XVI ha ammesso la possibiltità di utilizzare il preservativo per difendersi dal contagio dell&#8217;AIDS. E&#8217; la prima volta che un Papa fa un&#8217;affermazione simile e questo spiega la grande risonanza che ha avuto la notizia. Da parte mia non posso che esserne contento; so bene quanto male e quanta sofferenza, altrimenti evitabile, abbia prodotto la posizione della gerarchia cattolica  di chiusura netta di fronte all&#8217;uso del preservativo.Posizione inflessibile e rimasta tale, nel caso della lotta all&#8217;AIDS, per quasi 30 anni, dall&#8217;83 al 2010. La posizione del Vaticano ha condizionato politiche di diversi governi africani, ha trovato sponda nella decisione di Bush di tagliare i fondi alle ONG che nelle attività di prevenzione distribuivano i profilattici. Intendo dire che non è rimasta solo un&#8217;enunciazione di principio, ma che ha creato enormi difficoltà concrete in chi è da sempre impegnato in prima linea nella lotta a quell&#8217;epidemia.</p>
<p>Ora la situazione sembra modificarsi e questo è un bene. Ma attenzione, se si legge attentamente  il pensierodel Papa, si scopre che Ratzinger ha ribadito fino in fondo la dottrina ufficiale della Chiesa: i rapporti sessuali sono finalizzati alla procreazione e l&#8217;uso di qualunque strumento o tecnica finalizzata ad interferire con il ciclo della natura è vietata. Non solo, Benedetto XVI ha anche ribadito che nemmeno una condizione di grave rischio per la salute, come nel caso dell&#8217;AIDS, può giustificare eticamente l&#8217;uso del profilattico. Il suo sforzo si ferma a riconoscere che il mondo è fatto di peccatori, di esseri umani fragili e che quindi, in talune eccezionali situazioni, può essere accettata un&#8217;eccezione come il minore dei mali. Non sembra comparire all&#8217;orizzonte la consapevolezza della tragedia umana che ancora oggi rappresneta l&#8217;AIDS con oltre 30 milioni di persone infettate in vita, la grande maggioranza delle quali situata nel continente africano e privata dell&#8217;acceso ai farmaci. Questo sì un vero e proprio peccato mortale.</p>
<p>Resta ancora tanta strada da fare perchè il Vaticano faccia propria, senza se e senza ma, la difesa della vita senza ideologismi che, a mio modesto parere, ben poco hanno a che vedere con il messaggio di fede.</p>
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		<title>Vaccino AIDS: Una non-notizia estremamente pericolosa.</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Nov 2010 19:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Milano, 12 novembre. Siamo di fronte ad una non notizia: non solo non c’è alcun nuovo vaccino contro l’AIDS, ma questo annuncio pubblico amplificato dalla principale rete televisiva rischia solo di produrre illusioni.
Per la prima volta in oltre vent’anni di lavoro sull’AIDS concordo pienamente con il prof. Aiuti, dal quale nei decenni passati mi hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Milano, 12 novembre. Siamo di fronte ad una non notizia: non solo non c’è alcun nuovo vaccino contro l’AIDS, ma questo annuncio pubblico amplificato dalla principale rete televisiva rischia solo di produrre illusioni.<br />
Per la prima volta in oltre vent’anni di lavoro sull’AIDS concordo pienamente con il prof. Aiuti, dal quale nei decenni passati mi hanno diviso anche polemiche pubbliche molto forti e con il quale mi trovo su sponde culturali completamente differenti. Ma la scienza ha le sue regole e non si possono ignorare. Sarà forse anche perché ambedue in questo momento siamo esterni non solo a questa sperimentazione, ma anche alla corsa per i finanziamenti pubblici…. <br />
Annunci simili sono irresponsabili perché diffondono la convinzione che l’AIDS è ormai stato sconfitto, abbassando così l’attenzione alla prevenzione e facendo aumentare comportamenti a rischio<br />
Non c’è alcun nuovo vaccino, si sta parlando di dati parziali che eventualmente tra diversi anni potranno solo portare ad un nuovo farmaco da somministrare insieme agli antiretrovirali a persone già sieropositive.<br />
Vaccino significa invece un prodotto che viene somministrato a persone sane perché non s’infettino. Questo era l’obiettivo dichiarato oltre dieci anni fa quando questa ricerca ha avuto inizio, oggi invece si parla al massimo di un futuro prodotto da assumere insieme alle terapie per chi è già infettato.<br />
La ricerca sulla Tat ha già raccolto numerose critiche a livello internazionale da settori importanti del mondo scientifico, alla conferenza mondiale sull’AIDS lo scorso luglio a Vienna in nessuna delle principali sessioni si è parlato di questa ricerca.<br />
Forte è l’impressione che attraverso la grancassa mediatica odierna si cerchi solo di ottenere nuovi finanziamenti sulla spinta dell’emotività per una ricerca che andrebbe analizzata molto più attentamente.</p>
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		<title>Onu, Obiettivi del Millennio: sì alla tassazione delle rendite. Italia maglia nera nella cooperazione e nella lotta all&#8217;Aids. Cancellare il debito, cambiare le regole economiche</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 11:59:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli Obiettivi del Millennio sono lontani ma  in questi giorni, all’Onu, si può e si deve invertire la tendenza attuale con  alcune scelte importanti e decisive. L&#8217;Italia deve  anzi tutto sostenere la proposta di  Sarkozy e Zapatero di tassare le transazioni finanziarie: si stima che tassando  dello 0,05% ogni compravendita di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Gli Obiettivi del Millennio sono lontani ma  in questi giorni, all’Onu, si può e si deve invertire la tendenza attuale con  alcune scelte importanti e decisive. L&#8217;Italia deve  anzi tutto sostenere la proposta di  Sarkozy e Zapatero di tassare le transazioni finanziarie: si stima che tassando  dello 0,05% ogni compravendita di titoli e di strumenti finanziari si potrebbe  assicurare un gettito di 655 miliardi di dollari all’anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro Paese  è inoltre &#8220;colpevole&#8221; di  essere al penultimo posto tra i Paesi Ocse come aiuti al Sud del mondo: anzichè  destinarvi lo 0,7% del Pil come deciso nell&#8217;Ue, si limita ad un misero 0,1 % che sarà  ulteriormente ridotto come previsto da Tremonti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il governo deve assolutamente rispettare  gli impegni presi, a partire dal Fondo globale per la lotta all’Aids, Tbc e  malaria, al quale deve ancora versare 290 milioni di dollari in totale (130 per  il 2009, 130 per il 2010, più altri 30 promessi in aggiunta da Berlusconi al  direttore del Fondo).</p>
<p style="text-align: justify;">Gli aiuti internazionali sono essenziali  per raggiungere gli Obiettivi del Millennio ma da soli non sono sufficienti.</p>
<p style="text-align: justify;">Devono essere modificati in profondità  almeno due aspetti dell&#8217;economia e  del commercio internazionale:</p>
<p style="text-align: justify;">- occorre cancellare il debito, pari a  3.719 miliardi di dollari, altrimenti i Paesi africani saranno costretti ad  utilizzare gli aiuti per pagare gli enormi interessi sul debito, anzichè per  sostenere la sanità, l&#8217;agricoltura  ecc.;</p>
<p style="text-align: justify;">- vanno cancellati i vergognosi sussidi per  l&#8217;esportazione alle grandi aziende  agricole occidentali, che sono una delle principali cause della crisi  dell&#8217;agricoltura africana  (diversamente non vi è nulla da eccepire sui sussidi per i prodotti agricoli  destinati al mercato interno dell&#8217;Ue). Ogni anno infatti i Paesi Ocse, tra i quali Ue,  Usa e Giappone destinano oltre 250 miliardi di dollari di sussidi alle proprie  multinazionali agricole per abbattere i costi di produzione; in tal modo  permetteno loro di vendere a prezzi ribassati i propri prodotti nel sud del  mondo ed in particolare in Africa.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel medesimo tempo l&#8217;Ue, attraverso gli accordi commerciali Epa (Economic  Partnership Agreement), obbliga i Paesi africani a cancellare i dazi doganali e  ad annullare le loro politiche protezionistiche. Questa concorrenza truccata  riduce sul lastrico l&#8217;agricoltura  africana, milioni di contadini smettono di coltivare la terra, abbandonano le  campagne ed emigrano, prima nelle periferie delle grandi città africane,  poi  cercano di raggiungere l&#8217;Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">Per queste ragioni le politiche commerciali  europee rappresentano una causa importante della drammatica situazione di fame e  povertà che oggi sta affossando l&#8217;Africa. Proprio la Francia è la maggior beneficiaria  di questi sussidi agricoli. Sarkozy oltre a sostenere la tassa sulle transazioni  finanziarie dovrebbe chiedere la cancellazione di questi sussudi; altrimenti non  è credibile.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Europa, infatti, per ogni euro che dà  all&#8217;Africa, attraverso gli aiuti, ne  ruba 4 attraverso gli accordi commerciali.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>500.000 firme per la petizione per il pieno rifinanziamento del Fondo Globale Aids, Tbc e malaria entro il 30 settembre</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 20:48:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
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		<category><![CDATA[Fondo globale]]></category>
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		<description><![CDATA[Il vostro sostegno è urgentemente necessario per garantire che i leader mondiali mantengano le loro promesse di fornire cure, assistenza e sostegno ai milioni di persone che vivono con e / o colpite dall&#8217;HIV e da AIDS, tubercolosi e malaria.
I leader mondiali si incontreranno a New York , il 4 e 5 ottobre 2010 per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il vostro sostegno è urgentemente necessario per garantire che i leader mondiali mantengano le loro promesse di fornire cure, assistenza e sostegno ai milioni di persone che vivono con e / o colpite dall&#8217;HIV e da AIDS, tubercolosi e malaria.<br />
I leader mondiali si incontreranno a New York , il 4 e 5 ottobre 2010 per annunciare i contributi finanziari al Fondo Globale per la lotta all&#8217;AIDS, la tubercolosi e la malaria per i prossimi tre anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Fondo Globale ha bisogno di raccogliere 20 miliardi di dollari al fine di mantenere, accelerare e implementare in modo efficace il suo lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Fai sapere ai leader mondiali che saremo a New York a vedere e sentire le loro promesse. Chiediamo che vengano stanziati i 20 miliardi di dollari necessari per continuare il lavoro del Fondo mondiale.Facciamogli sapere che ci interessano i milioni di persone che moriranno senza queste risorse.<br />
Per esprimere il vostro supporto, visitate il seguente link, firmate la petizione e fatela firmare a tutti i vostri contatti.<br />
La petizione è disponibile in inglese, francese, spagnolo, russo e cinese. <a href="www.globalfundreplenishment.org/" target="_blank">www.globalfundreplenishment.org/sign-on-letter/<br />
</a> Abbiamo bisogno di 500.000 firme entro giovedi 30 Settembre 2010!<br />
La petizione sarà consegnata ai leader mondiali nel corso del summit per il rifinanziamento del Fondo ed è una delle tante azioni che saranno organizzate in tutto il mondo prima del 4 e 5 ottobre.<br />
Per ulteriori informazioni su come la vostra partecipazione può fare la differenza, vai a www.globalfundreplenishment.org.</p>
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