Che cosa è successo in Europa
Rom: com’è andata a finire con la Francia?
Lo scorso luglio il governo Sarkozy stabiliva la possibilità per le autorità francesi di espellere i rom non su base individuale ma sulla base della loro etnia. Il governo d’Oltralpe aveva deciso nello specifico di chiudere 300 campi rom ed espellere dal Paese i loro abitanti. La Commissione Europea aveva accusato l’esecutivo francese di violazione della normativa europea sui migranti nelle leggi nazionali; per tanto aveva dato a Parigi un ultimatum per modificare il provvedimento in linea con le normative comunitarie, pena l’apertura ufficiale della procedura d’infrazione e le conseguenti sanzioni pecuniarie. L’ultimatum europeo è scaduto lo scorso 15 ottobre. Com’è andata a finire? La Francia ha risposto nell’ultimo giorno a disposizione, assicurando di voler cambiare la legge in questione, in modo conforme alla direttiva europea 2004/38, sulla libera circolazione dei cittadini del’Unione europea, oggetto del contendere secondo la Commissione Ue. Quindi la Francia avrebbe sostanzialmente ammesso di aver autorizzato delle espulsioni illegali. La Commissione europea, quindi, ha dichiarato che non aprirà nessun procedimento penale contro la Francia, esprimendo soddisfazione per la retromarcia del governo Sarkozy e per il progetto francese per l’applicazione della direttiva europea. Viviane Reding, vicepresidente dell’esecutivo Ue, ha comunque ribadito che la Commissione intende esaminare come gli stati membri impiegano i fondi comunitari stanziati ad hoc per l’integrazione dei cittadini di etnia rom. E proprio pochi giorni dopo, il 20 ottobre, il Consiglio d’Europa è tornato nuovamente ad occuparsi della questione, votando una risoluzione contro le discriminazioni ai danni delle minoranze, nella quale è stato stralciato il riferimento al ‘caso’ francese. In Europa vivono infatti tra i 10 e i 12 milioni di rom e sinti e la questione della loro integrazione e del rispetto dei loro diritti non riguarda solo Parigi. Thomas Hammarberg, commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa ha nuovamente ricordato le violazioni del nostro Paese: «l’Italia ha arrestato ed espulso un numero notevole di rom romeni in questi ultimi anni». Ma mentre continuano a siglarsi testi e risoluzioni che inneggiano genericamente al rispetto dei diritti del popolo rom, è evidente come i Paesi membri continuino ad essere restii ad applicare puntualmente le normative europee e i leader ad abbandonare le loro strategie di propaganda xenofoba e razzista. Tutto ciò mentre sta per concludersi il 2010, anno in cui si celebrano i 60 anni della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e a poche settimane dal 2011, Anno europeo delle attività di volontariato che promuovono la cittadinanza attiva.
Droghe in Europa.
I dati sulla cocaina, un “giallo” internazionale.
Come si evolve il consumo e il mercato della droga nell’Unione Europea? I dati presentati nel rapporto 2010 dell’Osservatorio europeo delle droghe testimoniano ancora una volta il fallimento delle politiche proibizioniste e, tra le altre priorità, la necessità di rilanciare le strategie di riduzione del danno, in particolare verso i consumatori di oppioidi, di cocaina e di droghe sintetiche. Il quadro emerso è quello di una situazione problematica sotto vari aspetti: stanno cambiando rapidamente i livelli dei rifornimenti e dell’uso ed emergono sempre più frequentemente nuove sostanze.
Le amfetamine costituiscono un problema grave in alcune parti d’Europa, soprattutto nell’Europa settentrionale (Svezia, Finlandia, Lettonia): circa 12 milioni di europei di età compresa tra i 15 e i 64 anni hanno provato le amfetamine nel corso della vita; di questi circa 2 milioni l’hanno fatto nell’ultimo anno. Questo mercato è cresciuto costantemente negli ultimi anni, con 8,3 tonnellate di amfetamina sequestrata nel 2008. In vari Paesi, poi, la metamfetamina viene venduta come sostituto dell’amfetamina.
Per quanto concerne l’ecstasy il consumo è generalmente stabile: circa 11 milioni di europei l’hanno provata, 2,5 milioni l’hanno consumata nell’ultimo anno. Uno dei “nodi” del problema è però l’andamento dei prezzi: si stima che il costo delle pasticche di ecstasy sia sceso, tra il 2003 e il 2008, del 32%, arrivando a costare tra i 4 e i 10 euro al pezzo, a seconda dello Stato.
Cambia poi il consumo di cannabis, che tende alla stabilizzazione o al calo in alcuni Paesi (soprattutto dell’Europa occidentale, esclusa l’Italia, dove è in aumento, dimostrando così il fallimento di politiche particolarmente proibizioniste). Quasi 75,5 milioni di europei (uno ogni cinque adulti) hanno provato la cannabis nella loro vita.
Si stima che circa 4 milioni di europei ne facciano uso quotidianamente o quasi quotidianamente.
C’è poi un record negativo che riguarda il 2009: il maggior numero di nuove sostanze psicoattive, ben 24, quasi il doppio rispetto al 2008. Ciò significa che i consumi di droghe si stanno evolvendo molto rapidamente a causa della diffusione massiccia di questi prodotti, derivati sintetici o sostanze medicinali, con i relativi pericoli, soprattutto in assenza di politiche di prevenzione e assistenza specifiche. Spesso questi nuovi composti sintetici non regolamentati sono commercializzati su internet, anche come droghe “legali”: per questo controllarne il traffico è molto difficile.
I consumatori “problematici” di oppioidi, invece, si stima siano tra 1,2 e 1,5 milioni.
I decessi indotti dalla droga rappresentano il 4 % di tutti i decessi di cittadini europei di età compresa tra 15 e 39 anni e sono per circa i tre quarti dei casi correlati proprio al consumo di oppioidi, che rappresentano anche la sostanza stupefacente principale in oltre la metà di tutte le richieste di trattamento per consumo di droga.
Ma la situazione più grave riguarda il consumo di cocaina: nel 2009 4 milioni di europei ne hanno fatto uso (soprattutto nei Paesi occidentali), quasi 14 milioni di cittadini l’hanno provato almeno una volta nella loro vita. L’allarme principale riguarda i decessi associati all’uso di cocaina: sono stati circa 1.000 in Europa, nel 2009, e sono in aumento. In Inghilterra, ad esempio, il numero di decessi è raddoppiato tra il 2003 e il 2008 e nei 27 Paesi europei il 17% circa di tutti i nuovi pazienti che si sottopongono al trattamento delle tossicodipendenze lo fa per problemi legati al consumo di cocaina.
L’Osservatorio Ue ha sottolineato come vi siano tecniche sempre più sofisticate per nascondere e spacciare cocaina in Europa. Uno di questi metodi consiste nell’introdurre la cocaina base o l’idrocloride nei materiali di trasporto (ad esempio cera d’api, plastica, tessuti, fertilizzante) prima dell’esportazione, per poi procedere all’estrazione nei laboratori clandestini allestiti entro i confini europei. La cocaina venduta in Europa, inoltre, è spesso mescolata con “sostanze da taglio” (adulteranti) per aumentarne il valore di mercato. Queste possono essere sostanze inerti (ad esempio, zuccheri, amido) o ingredienti attivi che potenziano o imitano gli effetti della droga (ad esempio, lidocaina, fenacetina, procaina, caffeina). È in aumento anche l’utilizzo del levamisolo come adulterante della cocaina, con gravi rischi sanitari aggiuntivi per i consumatori.
Perché vengono nascosti i dati sulla cocaina?
Sulla cocaina uno degli studi più importanti degli ultimi tempi è quello svolto da Alessandro Donati per l’associazione Libera, che denuncia clamorose manipolazioni dei dati ufficiali sulla produzione e sui traffici.
Un’altra voce autorevole, il criminologo francese Xavier Raufer, direttore del Dipartimento di ricerca sulle minacce criminali contemporanee presso l’università Parigi II, basandosi proprio sullo studio di Donati, ha elaborato un dossier, pubblicato su Securité Globale, nel quale confronta le cifre raccolte dagli organismi statunitensi con quelle elaborate dall’Unodc, l’ufficio delle Nazioni unite contro la droga e il crimine, e infine con le rilevazioni fatte da Donati. Che cosa ha scoperto Donati? Raccogliendo i dati dei sequestri pubblicati da parte degli organi di polizia di vari paesi coinvolti e sommandoli ha verificato che gli ettari di piantagioni di coca in America latina sarebbero 300 – 500mila, con una produzione annua di circa 2.000 tonnellate di cocaina: il triplo di quanto stimano le Nazioni Unite.
Raufer e Donati osservano come per le Nazioni Unite la produzione stimata nel 2008 è di 845 tonnellate in tutto il mondo mentre, i sequestri per lo stesso periodo ammontano a circa 800 tonnellate (e si considerano solo i sequestri oltre i 10 chili di cocaina): secondo questi dati tutta la cocaina prodotta sarebbe stata sequestrata. Ma sappiamo che la realtà è ben diversa. Com’è possibile che la un tale scarto? Sono analisi precise e avvalorate da dati inconfutabili e da molti altri accademici. Nessuna fonte ufficiale ha saputo e voluto rispondere ai legittimi dubbi di Alessandro Donati. Perché queste discrepanze? Se i dati di Donati e Raufer corrispondono al vero sarebbe evidente il totale fallimento del Plan Colombia e di tutta la strategia USA, sostenuta dall’Undoc, fondata sulle fumigazioni dall’alto e sulla guerra ai campesinos.

