Newsletter n.15 – dicembre 2010

numero 15 – dicembre 2010

INDICE

Editoriale

Che cosa è successo in Europa…(leggi)

Rom: com’è andata a finire con la Francia?

Droghe in Europa

Che cosa ha fatto Vittorio…(leggi)

OLE a Otranto

La bufala della pillola del giorno prima

Due punti di vista esterni

«Responsabilità europee nei paradisi fiscali»

di Antonio Tricarico: leggi qui.

Mi è parso importante inserire anche questo articolo di Piero Colaprico, scritto in tempi non sospetti, alla fine di agosto, che ci può aiutare a comprendere ulteriormente l’importanza del risultato delle primarie milanesi del centrosinistra.

«Il fallimento della politica»

di Piero Colaprico:  Repubblica_24082010

Contatti:

blog: www.vittorioagnoletto.it

fb: Vittorio Agnoletto e Vittorio Agnoletto fan page

twitter: VAgnoletto

youtube: VittorioAgnoletto

flickr (foto): vittorioagnoletto

e-mail: vagnoletto@primapersone.org.

Con l’ultimo numero dell’anno, il 13 dicembre, termina dopo sei anni la mia rubrica “Osservatorio Europa” precedentemente “Europa in movimento” nella newsletter periodica di Punto Rosso “Lavori in corso”. E’ mia intenzione continuare a fare informazione su quanto avviene nelle istituzioni europee, quasi totalmente ignorate dai media di casa nostra, anche se, come si sa, oltre il 70 %  delle leggi dipendono da decisioni comunitarie. Spesso notizie che sembrano secondarie e che passano inosservate  alcuni anni dopo si scoprono essere alla base di importanti provvedimenti legislativi nazionali. Seguitemi sul mio blog e sui social network.

——————————————————————————————————————————————————–

Editoriale

Unità: responsabilità sociale della Sinistra

La vittoria a Milano nelle primarie di Giuliano Pisapia ci consegna alcune importanti riflessioni. Innanzitutto l’importanza dell’unità a sinistra; quando si riesce ad andare oltre le identità contrapposte, oltre i residui tossici dello scontro fratricida, quando si pongono al centro obiettivi e programmi precisi riusciamo ad aggregare attorno a noi una forza considerevole forse anche per tutti noi inaspettata. Se al risultato di Giuliano sommiamo quello di Valerio Onida scopriamo che tra li stessi elettori del centrosinistra solo il 40% ha seguito le indicazioni del PD, il partito di gran lunga egemone in questa parte dello schieramento politico. Anche questo è un ulteriore segnale di come si siano rotte le appartenenze identitarie e dell’estrema disponibilità dei cittadini a scegliere, dentro la propria area di appartenenza , in questo caso il centrosinistra, di volta in volta la proposta che appare più convincente. Nessuno può vivere di rendita, nemmeno il PD; vince chi sa coniugare le risposte necessarie per affrontare le urgenze del presente con la capacità di prospettare un futuro, di suscitare un immaginario. La vittoria di Nichi in Puglia indicava una tendenza più generale che oggi appare chiara.

L’ambito “protetto” delle primarie ha dato coraggio a quell’intellettualità democratica che a Milano esiste, anche se spesso preferisce stare prudentemente nascosta, di uscire allo scoperto, di giocarsi un ruolo autonomo come società civile senza aver timore di rischiare troppo.

A marzo vi erano già stati segnali in questa direzione, forse non colti fino in fondo. Attorno alla mia candidatura alle regionali in Lombardia si erano raccolti alcuni importanti nomi dello spettacolo e delle professioni milanesi, suscitando lo stupore non solo del gruppo dirigente del PD milanese, ma anche l’incredulità dei locali media del centrosinistra. La situazione allora era più difficile: non erano primarie,  il centrosinistra era diviso, la sinistra stessa era spaccata con SEL che appoggiava Penati. Ciò nonostante personaggi prestigiosi della cultura milanese entrarono nel mio listino e altri firmarono un appello in mio sostegno che contribuisce a spiegare la significativa differenza tra il voto di lista e il voto che ricevetti come candidato Presidente.

Il voto delle primarie si inserisce quindi in un fenomeno che comincia ad avere radici, non è un fenomeno locale e nemmeno momentaneo. Il grande successo della manifestazione del 27 novembre della CGIL, ma, per le sue caratteristiche politiche, più ancora quella del 16 ottobre della Fiom, richiamano la sinistra ad una precisa responsabilità politica e sociale nel confronto di quel popolo che è sceso in piazza. Non credo sia una forzatura affermare che da quella piazza è emersa una forte richiesta di percorsi unitari.

A maggior ragione se si pensa che il conflitto sociale non sia definitivamente sepolto e che gli sfruttati esistano ancora, si ha il dovere di provare a fornire risposte concrete anche superando la propria autoreferenzialità.

In politica, come in fisica, se non si supera una certa massa non si ha alcuna forza attrattiva e chi oggi è senza lavoro e senza futuro vuole sapere su che forze può contare. Le parole da sole non bastano. La necessità di ricostruire percorsi unitari a sinistra del PD non dipende solo dall’imminenza o meno delle scadenze elettorali. Nessuno nega le differenze di analisi e di strategia esistenti a sinistra, ed io ho sempre espresso con chiarezza il mio pensiero; ma non dovrebbe essere difficile capire che tali differenze impallidiscono di fronte all’attuale emergenza democratica e alla tragedia sociale che quotidianamente si consuma.

La definizione di piattaforme condivise, di campagne unitarie, la costruzione di liste comuni a cominciare da Milano con una lista unitaria in sostegno del candidato sindaco (ma guardando anche oltre la dimensione locale)  devono diventare per tutti noi importanti obiettivi.

Bisogna interrompere quel gioco autolesionista, e anche un po’ infantile, secondo il quale ognuno dei contendenti a sinistra grida all’unità quando è in difficoltà e fa orecchie da mercante quando ritiene di avere il vento in poppa; salvo scambiarsi ruoli e comportamenti a secondo delle alterne vicende politiche.

Certamente l’unità non si costruisce solo sul terreno politico, ma deve sviluppare radici profonde nel sociale. Vorrei soffermarmi solo su un punto, sfuggito, mi pare, ai più, ma non di poca importanza. Landini, intervenendo al congresso delle Federazione della Sinistra ha esplicitato la necessità, in questa condizione sociale, di porsi apertamente l’obiettivo di un salario di cittadinanza. Non è poca cosa detta dal segretario della FIOM e Ferrero ne ha colto subito l’importanza. Da sola questa proposta non ha certo un potere taumaturgico, ma indica la strada verso un welfare universale; offre la possibilità di ricostruire un terreno comune nel quale ricomporre la frantumazione sociale del mondo del lavoro provocata prima della vittoria del liberismo economico e poi amplificata dalla crisi.

Oggi, a differenza degli anni ’70 non esiste una figura sociale unica attorno alla quale riunificare le lotte, oggi dal corporativismo e dalla disperazione si esce soltanto individuando obiettivi e interessi comuni. Sul piano sociale come su quello politico.

CONDIVIDI, INOLTRA, STAMPA,...:
  • Facebook
  • Twitter
  • FriendFeed
  • MySpace
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • LinkedIn
  • RSS
  • email
  • PDF
  • Print

Nessun commento

Lascia un Commento

Prima di pubblicare il tuo commento copia lettere e numeri che appaiono nell'immagine. Così confermi che non si tratta di spam. Grazie.