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Sentenza Diaz, giustizia è fatta. E ora dimissioni

18 giu

- da il manifesto di oggi – Giustizia è fatta! Sono stati necessari nove anni ma finalmente alcuni giudici coraggiosi hanno ricostruito la catena di comando della notte cilena alla Diaz.
Perchè la condanna a De Gennaro questo afferma: che fu lui quella notte ad allertare Sgalla, il capo ufficio stampa della polizia e mandarlo davanti alla Diaz. Quindi De Gennaro sapeva e, visto che era il capo supremo, è impossibile pensare che non abbia partecipato alla decisione.
Ora vi sono tutti gli elementi per risalire alle responsabilità politiche di chi allora era presidente del consiglio, Berlusconi, ministro degli Interni, Scajola, o era nella sala operativa dei carabinieri, Fini. Questo dovrebbe essere l’obiettivo dell’opposizione, ma di certo non accadrà; tutti i governi che si sono succeduti in questi anni, indipendentemente dal loro colore, hanno protetto (o temuto) e promosso De Gennaro e la sua squadra. Di questo dovrebbero rispondere i governi di destra ma anche Prodi, Amato (che lo volle con sè al ministero), Violante e Di Pietro che impedirono l’istituzione di una Commissione d’inchiesta parlamentare.Oggi De Gennaro e tutti i condannati dovrebbero dimettersi o essere immediatamente rimossi dal governo. Mi auguro che almeno quest’obiettivo, che risulterebbe ovvio in tutto Europa, sia perseguito dall’opposizione.
Ho scritto giudici “coraggiosi” non a caso: non è semplice condannare chi è ai vertici dei servizi segreti, lo è ancora meno in Italia, nel pieno di un attacco alla magistratura, con in carica il governo di allora.
Con la sentenza di oggi più nessuno può nascondersi dietro la retorica delle mele marce, perché se esistono, sono ai vertici della polizia e dei servizi. Qualunque opera di bonifica deve iniziare da quel livello.
Ricordo bene quella notte, quando giunsi alla Diaz chiamai Andreassi, l’allora numero due della polizia, chiedendogli di far cessare quella mattanza: lui rispose che non poteva farlo, facendomi intendere che non dipendeva da lui. È  l’unico a non aver fatto carriera.
Con la sentenza di ieri, che si aggiunge a quelle sulla Diaz e su Bolzaneto, la verità giudiziaria viene a coincidere con quello che subito dichiararono le vittime e il GSF. In molti casi le condanne sono state miti e probabilmente nessuno finirà in carcere, ma è anche vero che nel Paese delle stragi impunite questo è uno dei pochi casi dove si è giunti a una forte coincidenza tra la verità giudiziaria e quella storica.
Resta un vulnus enorme: la verità sulla morte di Carlo Giuliani; non c’è nessuna certezza che il colpevole, assolto senza processo, sia davvero colui che ha sparato e ucciso.
P.S. un’ultima annotazione personale: in questi anni ogni volta che denunciavo pubblicamente le responsabilità dei vertici della polizia si verificavano strane coincidenze: il cellulare diventava silente, due incursioni nel mio ufficio con furto dei soli pc, lettere minatorie, forzatura dell’auto, estranei che cercavano di entrare a casa mia: tutto denunciato e regolarmente archiviato. Oggi il mio telefono funziona normalmente. Anche questa è una buona notizia.

Niente assegno mensile alle persone con sindrome di Down. Decisione indecente del governo!

9 giu

Ecco il testo della lettera inviata al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, ai presidenti di Camera e Senato e ai ministri Tremonti, Sacconi, Fazio e Garfagna da parte del COORDOWN:
Il Coordinamento Nazionale Associazioni delle persone con sindrome di Down esprime sconcerto e gravissima preoccupazione per quanto previsto nella Manovra Finanziaria presentata dal Governo, in particolare per quanto riguarda l’ambito delle invalidità.
Condividiamo le azioni di controllo per trovare le persone che in modo disonesto, agevolate da medici compiacenti, hanno ottenuto un falso riconoscimento dell’invalidità, abusi che offendono e mettono in cattiva luce chi ha invece diritto all’invalidità per deficit acquisiti fin dalla nascita o durante il corso della vita.
L’art. 9 del decreto legge licenziato dal Consiglio dei Ministri, prevede l’aumento della percentuale di invalidità per avere diritto all’assegno mensile, per cui ne avrebbero diritto le persone con un grado di invalidità pari all’85% . Ad oggi l’assegno, il cui importo mensile è di € 256,67, spetta alle persone con un’invalidità oltre il 74%.
Le tabelle del Ministero della Sanità riconoscono alle persone con sindrome di Down un’invalidità pari al 75%; se alla sindrome è associato un ritardo mentale grave il grado di invalidità riconosciuto è pari al 100%.
Quanto previsto nella manovra escluderebbe tutte le persone con sindrome di Down con invalidità al 75%, dall’usufruire dell’assegno mensile , che pur non avendo un importo elevato, è comunque un sostegno per la Persona con sindrome di Down e per la famiglia già gravata da un compito di assistenza a vita del proprio figlio disabile.
Dai dati in nostro possesso risulta che soltanto il 10% delle persone con sindrome di Down accede ad un lavoro retribuito, per cui rimarrebbero moltissime persone con sindrome di Down senza alcun reddito.
Alla luce di quanto sopra esposto si chiede che il Governo possa rivedere quanto previsto nella Manovra Finanziaria poiché è fuori di discussione che le persone con sindrome di Down, avendo un’alterazione di tipo cromosomico, hanno un’invalidità sulla quale non può essere posto alcun dubbio e la nostra società ha il dovere di tutelarle, mantenendo i riconoscimenti fino ad oggi acquisiti .
Rimanendo a disposizione per fornire ulteriori chiarimenti, disponibili a presenziare ad un incontro nel caso fosse ritenuto necessario, si porgono distinti saluti.Il Coordinatore Nazionale
Sergio Silvestre

Dalla Diaz alla Flottilla: le regole auree della manipolazione dell’informazione

7 giu

A Genova qualche giorno fa, durante il corteo di protesta per l’assalto israeliano alla “Freedom Flottilla”, parlando con Haidi Giuliani, abbiamo scoperto di essere arrivati tutti e due alla stessa riflessione: vi è un’incredibile similitudine su come è stata gestita la comunicazione da parte del governo israeliano in questa occasione e come nel 2001 il governo italiano gestì  l’assalto alla scuola Diaz.

Due situazioni completamente differenti, ma accomunate da una gestione mediatica molto simile da parte del potere di turno.

Nel 2001 le decine di persone massacrate di botte mentre dormivano furono descritte come pericolosi Black Block, nel 2010 i pacifisti assaliti, uccisi e feriti dall’esercito israeliano, sono stati indicati come fiancheggiatori del terrorismo. Le forze dell’ordine sostennero che l’intervento alla Diaz si era reso necessario dopo che una macchina della polizia era stata colpita dal lancio di oggetti contundenti dalle finestre della scuola; il governo israeliano ha dichiarato, che erano stati i pacifisti ad attaccare i soldati israeliani, i quali furono obbligati a reagire dopo che alcuni di loro erano stati feriti; le violenze poliziesche alla Diaz furono giustificate come reazione al ferimento di un poliziotto da parte di un misterioso giovane poi volatilizzatosi. Fonti  israeliane, nelle ore immediatamente successive all’attacco, dichiararono che i “falsi pacifisti” erano armati e avevano fatto uso di armi da fuoco, i vertici della polizia sostennero che i giovani della Diaz avevano delle molotov pronte all’uso.

Tutte queste affermazioni si sono mostrate in ambedue i casi totalmente false; ma intanto sono state ampiamente riprese dai grandi media per giustificare fatti altrimenti assolutamente indifendibili.

La foto mostrata dal governo israeliano (attrezzi da cucina e da lavoro) per giustificare come autodifesa il massacro compiuto dai loro soldati. E’ impressionante la similitudine con le foto che la polizia italiana mostrò alla stampa (attrezzi provenienti da un vicino cantiere edile) per sostenere la tesi della presenza dei Black Block nella scuola Diaz.

Quando il potere, qualunque esso sia, deve giustificare un comportamento illegale, illegittimo ed in contrasto con la legge, la strategia che usa è sempre la stessa:

  • Squalificare i protagonisti agli occhi dell’opinione pubblica che potrebbe solidarizzare con loro o quantomeno rivendicare giustizia. Questo obiettivo è perseguito negando lo status e l’identità collettiva delle vittime e ricorrendo sempre alla categoria del terrorismo/fiancheggiatori ampliata all’inverosimile.
  • Invertire la successione dei fatti; trasformare gli aggrediti in aggressori ed invocare la legittima difesa per le forze dell’ordine (questo ad esempio fu il motivo utilizzato per non processare Placanica per l’omicidio di Carlo Giuliani)
  • Costruire prove false da mostrare senza contraddittorio in modo da diffondere una sola versione, almeno nelle ore immediatamente seguenti ai fatti, per cercare di affermare nell’immaginario collettivo una  e una sola verità. Ai giornalisti a Genova fu proibito fare domande alla conferenza stampa della questura il 22 luglio e ai media fu reso impossibile contattare qualunque pacifista della Flottilla nelle ore seguenti all’assalto.
  • Garantirsi il controllo e la condiscendenza dei media, operazione per la verità non molto difficile tra i media ufficiali, più complessa nell’epoca dominata da Internet e dalla rete.
  • Garantirsi l’assenza di qualunque voce stonata proveniente dall’interno delle proprie strutture di controllo; in altre parole ottenere la totale omertà da parte di tutti coloro che appartengono, a vario titolo, all’apparato repressivo coinvolto. (Ed infatti la testimonianza, pagata a caro prezzo, di Marco Poggi su quanto avvenne a Bolzaneto fu fondamentale per accreditare le dichiarazioni delle vittime)

Una strategia semplice, spesso efficace, soprattutto nei tempi brevi, ma non  sempre invincibile, come dimostrano i processi genovesi. Una strategia che è bene conoscere e far conoscere, per sviluppare nella società anticorpi preventivi in grado di difendersi dalle “verità di Stato”.

L’Oms: libero accesso alle forniture mediche necessarie per Gaza

3 giu

Nota stampa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – 1 Giugno 2010 | GERUSALEMME – L’Organizzazione Mondiale della Sanità rinnova l’invito a consentire il libero accesso nella Striscia di Gaza alle forniture mediche salvavita, oltre che una più efficace circolazione delle persone dentro e fuori dal territorio per la formazione medica e la riparazione dei dispositivi necessari per fornire un’assistenza sanitaria adeguata.
«Centinaia di attrezzature procurate da OMS e altre organizzazioni sono in attesa di entrare a Gaza da un anno-, dichiara Tony Laurance, capo dell’Ufficio dell’OMS per Gaza e la Cisgiordania – Questi strumenti includono scanner CT, raggi X, fluoroscopi, pompe di infusione, strumenti per la sterilizzazione, apparecchiature di laboratorio, UPS (gruppi di continuità), batterie e parti di ricambio per sistemi di sostegno come gli ascensori.
«È impossibile mantenere un sistema sanitario efficace e sicuro nelle condizioni di assedio che sono in vigore ormai dal giugno 2007», ha dichiarato Laurance «Non è sufficiente garantire solo le forniture, come farmaci e materiali di consumo. Apparecchiature mediche e pezzi di ricambio devono essere resi disponibili».
I vari limiti posti dall’assedio, che hanno un impatto sulla situazione sanitaria e sulla fornitura di assistenza sanitaria a Gaza, sono:
-L’impossibilità per il personale medico di lasciare Gaza per i corsi di formazione si ripercuote pesantemente sul livello di assistenza sanitaria disponibile per gli abitanti di Gaza. Allo stesso modo, tecnici e medici spesso non hanno la possibilità di acquisire le competenze necessarie per mantenere le attrezzature ospedaliere, molte delle quali sono cadute in rovina a causa di parti di ricambio non disponibili. Ciò comporta l’acquisto di nuove attrezzature costose.
-Il settore privato che fornisce e gestisce le attrezzature deve operare con un certo grado di efficienza, in particolare con la possibilità di ricevere personale e attrezzature da e verso Gaza.
-La maggior parte delle apparecchiature mediche dev’essere controllata regolarmente relativamente agli aspetti della sicurezza, i defibrillatori ad esempio devono essere testati due volte all’anno. Gli strumenti necessari per il controllo devono essere ricalibrati annualmente in laboratori specializzati che si trovano fuori da Gaza. Ma l’impossibilità di inviare tali apparecchi al di fuori della Striscia significa che non è stato possibile effettuare tali test per garantire la sicurezza delle apparecchiature.
«Una catena di approvvigionamento così frammentata e discontinua porta una imprevedibilità nella programmazione delle procedure salva-vita, quando sono necessarie per salvare vite umane», ha dichiarato Laurence.
Tale situazione, le condizioni discontinue dell’approvvigionamento di acqua e servizi igienico-sanitari hanno un impatto molto forte sulla fornitura di assistenza sanitaria e sulle condizioni di salute degli abitanti di Gaza.
Il secondo ospedale più grande di Gaza, l’ospedale europeo della Striscia di Gaza, opera 2 dei suoi ascensori su 3, non funzionanti a causa della mancata riparazione.
Tutti gli ospedali hanno atteso oltre 6 mesi per avere i pezzi di ricambio per riparare i loro sterilizzatori principali.
Pezzi di ricambio necessari per i laboratori di cateterizzazione cardiaca presso l’ospedale europeo di Gaza sono in attesa di entrare nei territori da 6 mesi.
Ci sono spesso carenze di farmaci essenziali, con il 15% -20% di tali farmaci comunemente esaurito.
Molti trattamenti specializzati (ad esempio per la chirurgia cardiaca complessa e alcuni tipi di cancro) non sono disponibili nella Striscia di Gaza. Molti pazienti che sono sottoposti a trattamenti al di fuori degli ospedali di Gaza hanno avuto i permessi di uscita negati o concessi in ritardo da parte delle autorità israeliane e non hanno per tanto effettuato le visite o le sedute necessarie. Molti sono morti in attesa di rinvio.

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Press statement – Unimpeded access of medical supplies needed for Gaza

1 June 2010 ¦ JERUSALEM — The World Health Organization renews a call to allow for the unimpeded access into the Gaza Strip of life-saving medical supplies, including equipment and medicines, as well as more effective movement of people in and out of the territory for medical training and the repair of devices needed to deliver appropriate healthcare.

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Hundreds of items of equipment have been waiting to enter Gaza for up to a year, procured by WHO and other organizations, says Mr Tony Laurance, head of WHO’s office for Gaza and the West Bank. These items include CT scanners, x-rays, fluoroscopes, infusion pumps, medical sterilization gasses, laboratory equipment, UPS (uninterrupted power supply) batteries, and spare parts for support systems like elevators.

“It is impossible to maintain a safe and effective healthcare system under the conditions of siege that have been in place now since June 2007,” Mr Laurance says. “It is not enough to simply ensure supplies like drugs and consumables. Medical equipment and spare parts must be available and be properly maintained.”

The various challenges posed by the siege that impact on the health situation, and delivery of health care in Gaza, include:

  • The inability for medical staff to leave Gaza for training impacts greatly on the level of health care available for Gazans. Similarly, medical technicians are often unable to acquire the latest expertise to maintain hospital equipment, much of which falls into disrepair due to spare parts not being available. This results in the costly purchase of new equipment.
  • The private sector which supplies and maintains equipment must operate with some degree of efficiency, particularly by being able to get staff and equipment in and out of Gaza.
  • Most medical equipment must be tested regularly for safety, for example defibrillators must be tested twice a year. The instruments needed for checking must be recalibrated annually in specialized laboratories outside Gaza. But the inability to send such equipment outside the Strip means it has not been possible to conduct such tests to ensure the safety of equipment.

“Such disruptions and the fragmented supply chain brings an unpredictability in scheduling life-saving procedures at a time and place when they are needed to save lives,” Mr Laurance says.

  • Disrupted power, water and sanitation services greatly impact on the delivery of healthcare and consequent health conditions for Gazans.
  • Gaza’s second biggest hospital, the Gaza-European Hospital, operates without 2 out of its 3 elevators not functioning due to disrepair.
  • All hospitals have been waiting for over 6 months to get spare parts to repair their main sterilizers.
  • Spare parts needed for the cardiac catheterization laboratories in the Gaza-European Hospital have been waiting to enter for 6 months.
  • There are often shortages essential medicines, with 15%–20% of such drugs commonly out of stock.
  • Many specialized treatments (e.g. for complex heart surgery and certain types of cancer) are unavailable in the Gaza Strip. Many patients who are referred for treatment to hospitals outside Gaza have had their applications for exit permits denied or delayed by Israeli authorities and have missed their appointments. Several have died while waiting for referral.