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	<title>Vittorio Agnoletto &#187; lavoro</title>
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	<description>Il Blog</description>
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		<title>Moretti deve essere licenziato. Subito!</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 18:40:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Moretti, l&#8217;amministratore delegato delle Ferrovie, dovrebbe essere immediatamente licenziato (senza buonuscita) per totale incapacità nel compiere il proprio lavoro. Altro che TAV, taglio dei treni di lunga percorrenza e licenziamenti di 800 lavoratori !! Si occupi di far funzionare le ferrovie come avviene in qualunque Paese europeo! E&#8217; inammissibile che un po&#8217; di neve blocchi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Moretti, l&#8217;amministratore delegato delle Ferrovie, dovrebbe essere immediatamente licenziato (senza buonuscita) per totale incapacità nel compiere il proprio lavoro. Altro che TAV, taglio dei treni di lunga percorrenza e licenziamenti di 800 lavoratori !! Si occupi di far funzionare le ferrovie come avviene in qualunque Paese europeo! E&#8217; inammissibile che un po&#8217; di neve blocchi il sistema ferroviario italiano.<span id="more-748"></span></p>
<p>Se, ad esempio, un macchinista lavorasse come Moretti, mostrando una simile incompetenza nei compiti affidatigli rischieremmo decine di scontri tra treni ogni giorno, ed il macchinista non solo sarebbe immediatamente sospeso, ma finirebbe sotto processo. Mandiamo a casa Moretti ! Subito!</p>
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		<title>Appello a Napolitano in favore dei lavoratori che da un mese sono sulla torre alla stazione Centrale di Milano</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 10:35:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[diritti]]></category>

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		<description><![CDATA[http://www.petizionionline.it/petizione/appello-al-presidente-della-repubblica-napolitano/6089
Caro Presidente,
siamo cittadini italiani, di questa nazione in sofferenza perché principi fondanti quali l’unità del paese, diritti al lavoro e a servizi fondamentali sono messi in discussione da forze politiche ed economiche irresponsabili.
L&#8217;11 dicembre 2011 Trenitalia ha soppresso treni che collegavano il Sud e il Nord del paese e ha licenziato 800 lavoratori, dipendenti delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>http://www.petizionionline.it/petizione/appello-al-presidente-della-repubblica-napolitano/6089</p>
<p>Caro Presidente,<br />
siamo cittadini italiani, di questa nazione in sofferenza perché principi fondanti quali l’unità del paese, diritti al lavoro e a servizi fondamentali sono messi in discussione da forze politiche ed economiche irresponsabili.<span id="more-744"></span></p>
<p>L&#8217;11 dicembre 2011 Trenitalia ha soppresso treni che collegavano il Sud e il Nord del paese e ha licenziato 800 lavoratori, dipendenti delle società che gestivano il servizio notturno; da allora tre lavoratori licenziati sono saliti, in segno di protesta, sulla torre faro al binario 21 della Stazione Centrale di Milano mentre gli altri lavoratori hanno allestito un presidio. Carmine, Giuseppe e Oliviero portano avanti da ormai un mese questa lotta difficile resistendo al freddo, alle intemperie e alle facili promesse. Non a caso stanno raccogliendo una calda e vasta solidarietà. Lottano per sé, ma anche per tutti i lavoratori e le lavoratrici licenziati da imprenditori che delocalizzano e usano la crisi per fare cassa e/o speculazione, lottano anche per il diritto alla mobilità. Non vogliamo lasciarli lasciamoli soli!</p>
<p>Per questo noi le scriviamo in solidarietà con i licenziati, ma in particolare come potenziali utenti della Ferrovie: Moretti Presidente di Trenitalia infatti, si è permesso di portare un pesante attacco non solo al diritto al lavoro, ma anche al diritto alla mobilità dei cittadini. Chi vorrà d’ora in poi muoversi tra il Nord e il Sud del paese, pensiamo soprattutto alle famiglie con bambini e agli anziani, si dovrà sobbarcare i disagi di trasbordi numerosi, ore di viaggio incompatibili per un paese europeo e moderno e affrontare costi più onerosi.<br />
Quello che la Lega non è riuscita fa fare in tanti anni di &#8220;governo&#8221; ci è riuscita Trenitalia&#8230;..dividere l&#8217;Italia in due!</p>
<p>E&#8217; cancellata una storia, quella che ha visto lo sviluppo delle ferrovie contribuire e intrecciarsi con la costruzione della coesione territoriale e sociale, con il diffondersi di diritti fondamentali tra cui la possibilità di tenere insieme, cosa significativa in un paese di emigranti, luoghi di lavoro e luoghi degli affetti.</p>
<p>Ci rivolgiamo a lei sapendola particolarmente attenta e sensibile non solo per ruolo istituzionale a questi temi e in grado di intervenire affinchè ai lavoratori sia garantito il lavoro e sia ripristinata l’unità del paese.</p>
<p>Firma per dire</p>
<p>NO ALLA DIVISIONE IN DUE DEL PAESE<br />
NO AI LICENZIAMENTI</p>
<p>Primi firmatari:<br />
Don Adrea Gallo, Vittorio Agnoletto, Luca Beltrami Gadola, Roberto Biorcio, Giuseppe Boatti, Bruno Bosco, Bruno Casati, Josè Luis Del Rojo, Andrea Di Stefano, Diego Fusaro, Antonello Patta, Vittorio Rieser, Giorgio Riolo, Basilio Rizzo, Alessandro Santoro, Fulvio Scaparro, Anita Sonego, Luigi Vinci, don Alberto Vitali</p>
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		<title>La crisi degli asini</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 14:21:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Flare]]></category>

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		<description><![CDATA[Un simpatico racconto che spiega in modo semplice l&#8217;origine dei meccanismi speculativi&#8230;mentre ci prepariamo al 15 ottobre.
Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio. In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a € 100  in contanti ogni asino che gli sarebbe stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un simpatico racconto che spiega in modo semplice l&#8217;origine dei meccanismi speculativi&#8230;mentre ci prepariamo al 15 ottobre</em>.</p>
<p>Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio. In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a € 100  in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto. <span id="more-707"></span></p>
<p>I contadini erano effettivamente un po&#8217; sorpresi, ma il prezzo era alto e quelli che accettarono tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua. L&#8217;uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali. Il giorno seguente, offrì 300 € a quelli che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio. Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 € la settimana successiva e se ne andò dal villaggio. Il giorno dopo, affidò al suo socio la mandria che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l&#8217;ordine di vendere le bestie 400 € l&#8217;una. Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 €, la settimana successiva tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, si indebitarono con la banca. Come era prevedibile, i due uomini d&#8217;affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli. Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti. Il corso dell&#8217;asino era crollato. Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere. Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune. Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore). Eppure quest&#8217;ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio ne quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti. Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l&#8217;aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia. Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per la sanità &#8230; Venne innalzata l&#8217;età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate. Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini. Questa triste storia diventa più gustosa quando si scopre che il banchiere e i due truffatori sono fratelli e vivono insieme su un isola delle Bermuda, acquistata con il sudore della fronte. Noi li chiamiamo fratelli Mercato. Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la campagna elettorale del sindaco uscente. Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del villaggio. E voi, cosa fareste al posto loro? Che cosa farete? Se questa storia vi ricorda qualcosa, ritroviamoci tutti nelle strade delle nostre città e dei nostri villaggi Sabato 15 ottobre 2011 (Giornata internazionale degli indignati) &#8230; e fate circolare questa storiella&#8230;.</p>
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		<title>Un filo rosso unisce Torino a Bologna: i diritti o sono universali o non sono diritti.</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 18:29:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>

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		<description><![CDATA[Se passa l’accordo voluto da Marchionne, e sostenuto da CISL e UIL, i lavoratori di Torino dovranno anche chiedere alla Fiat persino il permesso per ammalarsi e, se si ammaleranno nei giorni sbagliati, potranno essere sanzionati.
A Bologna un neonato muore per il freddo; poche settimane prima  i servizi sociali non si erano accorti che la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se passa l’accordo voluto da Marchionne, e sostenuto da CISL e UIL, i lavoratori di Torino dovranno anche chiedere alla Fiat persino il permesso per ammalarsi e, se si ammaleranno nei giorni sbagliati, potranno essere sanzionati.<br />
A Bologna un neonato muore per il freddo; poche settimane prima  i servizi sociali non si erano accorti che la donna era  all’ottavo mese.<br />
Due notizie certamente molto diverse fra loro, ma, purtroppo c’è un filo che le collega: i diritti dei lavoratori e un welfare per tutti sono state le conquiste principali delle lotte che hanno segnato in Italia gli anni ’60 e ’70.<br />
Nessun lavoratore poteva essere spogliato dei propri diritti quando entrava in fabbrica; nessun essere umano, donna o uomo, poteva essere abbandonato dalla collettività ad una situazione di tale povertà da porlo a rischio di vita.<br />
Oggi questi principi sono stati cancellati dalla cultura dominante sparsa a piene mani per quasi trent’anni prima dal craxismo e poi dal berlusconismo.<br />
I modelli presentati come vincenti sono quelli del tutti contro tutti, ognuno per sé, gira lo sguardo dall’altra parte e pensa solo a te stesso….<br />
Lo Stato si ritira, non si assume più alcuna responsabilità, il campo è lasciato alla feroce legge del più forte e ai suoi ricatti.<br />
La posizione della Fiom oggi è di estrema importanza perché: difende i diritti indisponibili dei lavoratori della Fiat; perché è consapevole che lo scontro a Torino rappresenta la linea del Piave, se sfondano lì quegli stessi ricatti si riprodurranno in tutte le aziende; ma soprattutto perché ha compreso che attraverso la lotta dei lavoratori Fiat è possibile provare (almeno provare) a ricostruire un ampio fronte sociale con al centro i diritti sociali per tutti.<br />
I lavoratori precari, i cittadini immigrati, i tanti che individualmente (come nel caso di Bologna) sono lasciati soli ad affrontare il freddo e la fame, possono trovare nella lotta della Fiom un terreno comune per la difesa dei propri diritti e di un welfare universale, per la conquista di un reddito di cittadinanza, oggi più che mai necessario.<br />
Riunificare attorno ad obiettivi comuni tutti quei settori popolari che lo sviluppo capitalista ha diviso e che la crisi rischia di porre gli uni contro gli altri è la priorità odierna. Ed è anche la ragione principale per aderire alla mobilitazione del 28 gennaio.</p>
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		<title>Più sicurezza per le mamme lavoratrici</title>
		<link>http://www.vittorioagnoletto.it/2010/10/piu-sicurezza-per-le-mamme-lavoratrici/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Oct 2010 17:51:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Venti settimane minimo di congedo di  maternità retribuite al 100 per cento. È questa la novità principale ottenuta  grazie al voto del Parlamento europeo sulle modifiche alla legislazione Ue del  1992 sui congedi parentali avvenuto pochi giorni fa a Strasburgo.
L’emiciclo ha infatti approvato in prima  lettura con 390 voti a favore, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Venti settimane minimo di congedo di  maternità retribuite al 100 per cento. È questa la novità principale ottenuta  grazie al voto del Parlamento europeo sulle modifiche alla legislazione Ue del  1992 sui congedi parentali avvenuto pochi giorni fa a Strasburgo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’emiciclo ha infatti approvato in prima  lettura con 390 voti a favore, 192 contrari e 59 astensioni, la relazione  dell&#8217;eurodeputata socialista portoghese Edite Estrela. Il testo va oltre le  proposte di modifica richieste dalla Commissione Ue, che fissava a 18 come  minimo le settimane di congedo di maternità, di cui solo 6 retribuite  interamente. La direttiva del ’92 ne sanciva solo 14 e la proposta legislativa  della Commissione europea del 2008 &#8211; quella che ha dato il via al processo di modifica  &#8211; ne chiedeva 18, fermo restando ovviamente le migliori misure legislative già  esistenti negli Stati membri: l&#8217;Italia è tra  queste.</p>
<p style="text-align: justify;">Il voto è arrivato a completamento di un  percorso irto di ostacoli, creati dalla destra ed esplicitamente dalle  organizzazioni padronali a livello europeo ed italiano, che hanno attaccato il  testo accusandolo di essere irrealistico per le imprese, di costare troppo, di  non tutelare l&#8217;occupazione, anzi di reprimerla a svantaggio delle donne.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ostruzionismo della destra ha ritardato  l&#8217;adozione delle modifiche già contenute in un rapporto pronto al termine della  scorsa legislatura e poi rimodificato nello scorso marzo; a quel punto sono  stati chiesti alcuni studi aggiuntivi relativamente all’impatto economico del  nuovo disegno, i consulenti esterni ne hanno confermato la positività,  preventivando un aumento dell&#8217;occupazione femminile  nell&#8217;Ue.</p>
<p style="text-align: justify;">Positivi in particolare sono i capitoli del  testo a tutela della salute della puerpera, sull&#8217;estensione del congedo in caso  di complicanze e tutte le tutele per il reinserimento al lavoro, sul diritto a  non perdere la retribuzion, gli aumenti salariali e gli avanzamenti di carriera.  È stato poi introdotto, ancora in forma debole e ridotta, un congedo di  paternità di almeno 2 settimane, egualmente retribuito, insieme ad altre tutele  dei diritti contro i licenziamenti illeggittimi e per prevenire le  discriminazioni. L’Europarlamento ha dimostrato quindi, in  conclusione, di poter approvare &#8211; pur con qualche limite &#8211; un testo innovativo,  ma per essere definitivamente in vigore dovrà ora confrontarsi con il Consiglio,  cioè con i governi degli Stati membri. Stati che sicuramente, nella loro  maggioranza, tenteranno nuovamente di “riportare a destra” il testo, per  arrivare quindi ad una seconda lettura ed adozione  definitiva. È una prima tappa che è stata conquistata  a fatica, i gruppi della Sinistra dovranno continuare a difendere i diritti  delle donne e dei bambini.</p>
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		<title>La globalizzazione che ha favorito le mafie</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 07:17:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
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		<description><![CDATA[- intervista a Terra &#8211; Parla Vittorio Agnoletto, coordinatore culturale del forum di Otranto, già portavoce della delegazione italiana al Forum sociale mondiale di Porto Alegre e del Genoa social forum durante il G8 di Genova.
«Questo è un momento storico particolare in cui le masse sono ormai diventate globali assieme alle mafie», spiega Vittorio Agnoletto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">- intervista a <em>Terra</em> &#8211; Parla Vittorio Agnoletto, coordinatore culturale del forum di Otranto, già portavoce della delegazione italiana al Forum sociale mondiale di Porto Alegre e del Genoa social forum durante il G8 di Genova.</p>
<p style="text-align: justify;">«Questo è un momento storico particolare in cui le masse sono ormai diventate globali assieme alle mafie», spiega Vittorio Agnoletto, coordinatore culturale della Otranto Legality Experience (Ole), medico impegnato nella lotta contro l’Hiv, già portavoce nel 2001 della delegazione italiana al Forum sociale mondiale di Porto Alegre e del Genoa social forum durante il tragico G8 di Genova.</p>
<p><strong>Quali sono i principali aspetti che avete analizzato?</strong><br />
A Porto Alegre, quasi dieci anni fa, già denunciavamo che la globalizzazione avrebbe aperto le porte ad ogni sorta di mafia illegale. Cosa puntualmente avvenuta. Prendiamo i Balcani, dove gli scontri sulle identità nazionali continuano mentre le mafie locali già si sono unite. Il secondo è invece la globalizzazione finanziaria e dell’economia. Perché il denaro oggi ha la possibilità di muoversi da una parte all’altra del mondo senza nessuna forma di controllo. E così anche il capitale illegale ha trovato ottime condizioni per spostarsi indisturbato e inserirsi nelle speculazioni finanziarie. Il potere politico, viceversa, ha ancora più difficoltà a muoversi.</p>
<p><strong>Come ne usciamo?</strong><br />
Il 90 per cento delle transazioni finanziarie sono speculative. È evidente che quelle mafiose sono prevalenti. Ma se la politica ha difficoltà a controllare le transazioni servono nuovi strumenti. Al forum abbiamo chiesto ai più alti dirigenti della Ue nuove norme in grado di contrastare il capitale illegale.</p>
<p><strong>Ad esempio?</strong><br />
Nella Ue soltanto 3 Paesi su 27 hanno approvato il meccanismo di confisca europea. E bisogna fare i conti con altrettanti sistemi giudiziari. Oggi se un magistrato italiano deve confiscare un bene in Belgio, non può farlo automaticamente. Una difficoltà oggettiva per contrastare la criminalità. Inoltre chiediamo alla Commissione europea una direttiva per consentire l’uso sociale dei beni confiscati, sul modello adottato in Italia. Anche se nel nostro Paese il 41 per cento dei beni che dovrebbero essere riutilizzati dalla società civile è ipotecato e sotto il controllo delle banche.</p>
<p><strong>Riguardo ai paradisi fiscali di cui in questo periodo si parla molto?</strong><br />
Prima di tutto non sempre si tratta di luoghi lontani. In un dibattito si è parlato dell’isola di Jersey, un porto franco che si trova nella Manica. Infatti molte multinazionali hanno sede su quell’isola per evadere le tasse.</p>
<p><strong>Le grandi coorporation quale ruolo giocano?</strong><br />
Il confine tra economia legale e illegale, tra crimine organizzato e multinazionale, è molto labile. Le mafie saccheggiano l’Africa in stretto rapporto con le multinazionali e nell’indifferenza degli Stati. Nelle miniere di coltan del Congo, fondamentali per produrre i cellulari, l’esercito tratta come schiavi e fa scavare migliaia di ruandesi scappati dalla guerra civile. Un materiale poi acquistato dalle multinazionali. Al forum c’è anche Pedro Paez, ex ministro delle Finanze dell’Ecuador, che ha il ruolo di ridisegnare le organizzazioni economiche sudamericane per sottrarle alla Banca centrale. L’economia deve dare delle risposte al contrasto alle mafie.</p>
<p>(intervista di Alessandro De Pascale)</p>
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		<item>
		<title>Congedo maternità: stessi diritti per lavoratrici autonome e dipendenti &#8211; Osservatorio Europa &#8211; Lavori in corso</title>
		<link>http://www.vittorioagnoletto.it/2010/05/stessi-diritti-per-lavoratrici-autonome-e-dipendenti-osservatorio-europa-lavori-in-corso/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 09:31:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<category><![CDATA[Ue]]></category>

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		<description><![CDATA[14 settimane è il periodo minimo di congedo per maternità, retribuito, previsto attualmente per le lavoratrici dipendenti dalla direttiva europea che regolamenta tale materia. Questo diritto andrebbe però esteso alle lavoratrici autonome e alle compagne, mogli o conviventi, di lavoratori autonomi, con i quali collaborano all&#8217;attività professionale. Pochi giorni fa lo ha chiesto il Parlamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">14 settimane è il periodo minimo di congedo per maternità, retribuito, previsto attualmente per le lavoratrici dipendenti dalla direttiva europea che regolamenta tale materia. Questo diritto andrebbe però esteso alle lavoratrici autonome e alle compagne, mogli o conviventi, di lavoratori autonomi, con i quali collaborano all&#8217;attività professionale. Pochi giorni fa lo ha chiesto il Parlamento europeo, esprimendo la sua opinione relativamente alla proposta di modifica della suddetta direttiva comunitaria e votando la relazione dell&#8217;eurodeputata Astrid Lulling, membro della Commissione per i diritti della donna e l&#8217;uguaglianza di genere. Il testo, concordato con il Consiglio in seconda lettura, sancisce la necessità di garantire gli stessi diritti sociali delle impiegate, ovvero delle lavoratrici con contratto a tempo indeterminato, anche alle lavoratrici autonome e alle cosiddette &#8220;coniugi coadiuvanti&#8221; dei lavoratori autonomi. Le coniugi o conviventi coadiuvanti non sono lavoratrici dipendenti a tutti gli effetti ma spesso aiutano i propri mariti o compagni nel loro lavoro autonomo, in particolare nel settore agricolo, nelle piccole imprese e nelle libere professioni. Ogni Stato membro dovrà decidere se il pagamento per l&#8217;adesione ai regimi di assicurazione sociale (che copre congedo di maternità, malattia, invalidità e vecchiaia) dovrà essere obbligatorio anche per le lavoratrici autonome oppure se potranno accedervi volontariamente. E toccherà sempre ai Paesi dell&#8217;Ue valutare se rendere obbligatorio o volontario il congedo di maternità per le lavoratrici autonome: ogni Stato stabilirà se imporre o meno il periodo di riposo dopo il parto a tutte le lavoratrici e dunque, di conseguenza, le imposte relative, anche per chi non ha un lavoro dipendente. In ogni caso, questa protezione potrà essere «proporzionale alla partecipazione alle attività del lavoratore autonomo (nel caso in cui si tratti di una donna che lavora insieme al proprio coniuge o compagno lavoratore autonomo, ndr) e/o al livello di contribuzione».</p>
<p style="text-align: justify;">Il periodo di 14 settimane rappresenta tra l&#8217;altro «un minimo, prorogabile dagli Stati membri tenendo conto del loro diverso status nonche delle loro esigenze specifiche». L&#8217;Europarlamento ha inoltre previsto «per tenere conto delle specificita&#8217; del lavoro autonomo», la possibilità per le conviventi collaboratrici di lavoratori autonomi di accedere «a un servizio di supplenza temporanea esistente che consenta loro interruzioni di attività in caso di gravidanza o per maternità, oppure agli eventuali servizi sociali nazionali esistenti. L&#8217;accesso a tali servizi può costituire un&#8217;alternativa all&#8217;indennita&#8217; di maternita&#8217; oppure una parte di essa». In questo caso la donna in congedo non riceverebbe l&#8217;intera indennità ma potrebbe essere facilmente sostituita nell&#8217;impresa familiare. Infine, viene chiesto agli Stati membri di adottare le misure necessarie per assicurare che le condizioni per la fondazione di un&#8217;impresa tra coniugi (o conviventi, nei Paesi in cui sono riconosciuti dalla legge nazionale, e sappiamo che ciò non accade in Italia) non siano più restrittive che tra altre persone. Il Consiglio prevede di adottare gli emendamenti votati dall&#8217;emiciclo di Bruxelles il prossimo 7 giugno. Gli Stati membri avranno quindi due anni di tempo per introdurre modifiche alla direttiva, o quattro anni se avessero difficoltà a trovare le risorse per garantire il livello standard di protezione sociale alle lavoratrici autonome e alle mogli o conviventi dei lavoratori autonomi.</p>
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