Archivio | marzo, 2011

CONTRO LA GUERRA E LA CULTURA DELLA GUERRA. APPELLO PER IL 2 APRILE

28 mar

Le persone, le organizzazioni e le associazioni che in questi giorni hanno sentito la necessità,

attraverso appelli, prese di posizioni e promozione di iniziative, di levare la propria voce:

• CONTRO LA GUERRA E LA CULTURA DELLA GUERRA (continua…)

LA CORTE DI STRASBURGO LEGITTIMA L’OMERTA’ DI STATO.

24 mar

Ma la storia, le condanne e le responsabilità dei vertici della polizia non si cancellano.La sentenza della corte di Strasburgo è estremamente grave perché legittima il rifiuto delle istituzioni italiane di ricercare la verità sulla morte di Carlo Giuliani. Lo Stato italiano ha avuto paura ad affrontare un pubblico dibattimento in un’aula giudiziaria. (continua…)

ARCI: CON LE LOTTE PER LA DEMOCRAZIA, CON I DIRITTI DEI MIGRANTI. CONTRO L’INTERVENTO MILITARE

19 mar

RILANCIO MOLTO VOLENTIERI IL CORAGGIOSO COMUNICATO STAMPA DELL’ARCI, ANCORA PIU’ IMPORTANTE DOPO CHE OGGI ANCHE L’IDV HA DECISO DI APPOGGIARE L’ATTACCO MILITARE.

Cosa c’entrano gli attacchi aerei su mezzi terrestri con una no-fly zone? Neppure è cominciata, la no-fly zone, ed è subito attacco militare.

Avevamo appena finito di denunciare i grandi rischi connessi al dispositivo militare della risoluzione ONU. E il vertice di Parigi ha deciso di correrli tutti, subito e volontariamente, iniziando un intervento militare aperto sul campo.

Il via libera alla no-fly zone ha dato fiato alle trombe di chi non vedeva l’ora di dimostrare una responsabilità europea finora dimenticata mettendo a disposizione basi, aerei soldati. Alle impegnative parti della risoluzione ONU legate all’iniziativa politica non c’è chi faccia cenno.

L’Italia oltretutto dovrebbe sentire l’obbligo morale di non intervenire militarmente in un paese che esattamente cento anni fa è stato con le armi conquistato e dichiarato colonia, e dove sono stati perpetrati orribili crimini di guerra. E invece addirittura ci proponiamo ad ospitare il quartier generale delle operazioni.

Le lotte democratiche nel mondo arabo proprio non si meritano l’entusiasmo militarista dimostrato in queste ore da tanti paesi europei, con l’Italia in testa come al solito.

L’Egitto va a votare, la Tunisia affronta una complicata transizione, in Yemen e in Barhein i regimi sparano sulle manifestazioni pacifiche, la Siria si ribella: in due mesi di rivolte e rivoluzioni l’Europa non ha sostanzialmente fatto niente, non ha dimostrato interesse, non ha offerto cooperazione, non ha stanziato un soldo e non si è mosso un ministro. Si è solo cercato di fermare i profughi.

Siamo a fianco dei libici in lotta contro il dittatore. Comprendiamo la loro disperazione e la paura che il paese torni sotto il tallone del regime. Ma confidiamo che essi capiscano anche le nostre ragioni, mentre manifestiamo la nostra opposizione all’intervento militare.

Ne abbiamo viste già tante. Abbiamo visto il prevalere degli interessi economici e strategici, nascosti dietro al manto della difesa dei diritti umani. Abbiamo visto i  “due pesi e le due misure”, che fa chiudere gli occhi davanti a violazioni grandiose del diritto internazionale come quella che patisce da decenni la Palestina.

Conosciamo l’incapacità di mettere in campo la forza della politica, e degli strumenti che ad essa corrispondono, per la difesa dei diritti calpestati, per la risoluzione dei conflitti nel nome della giustizia, per l’affermazione della democrazia.

E crediamo che a questo punto della vicenda libica, non essendo intervenuti a proteggere la rivolta quando da sola poteva liberare il paese dal regime, l’evoluzione della crisi vedrà una forte ingerenza straniera, che non può essere mai foriera di libertà e indipendenza.

I venti di guerra di l’Europa cui sta facendo sfoggio richiamano, persino nei nomi con la “coalizione dei volenterosi”, esperienze che avrebbero dovuto insegnare qualcosa. E noi non saremo di questa partita.

Continuiamo a sostenere tutte le esperienze democratiche del Maghreb e del Mashrek, continuiamo a difendere il diritto all’accoglienza dei profughi, siamo contro l’intervento militare.

ARCI

CON I GIOVANI IN RIVOLTA. CONTRO LA NUOVA FALSA “GUERRA UMANITARIA”

18 mar

Scorrendo le agenzie in queste ore si coglie un attivismo sfrenato di tutti gruppi parlamentari desiderosi di mettere subito a disposizione le basi militari  italiane per l’offensiva contro la Libia.
La Russa non sta nella pelle all’idea di tornare in Libia, Bocchino chiede per l’Italia il comando della coalizione militare, il resto dell’opposizione si accoda.
Parlano di difesa dei diritti umani e intanto mandano le navi al largo delle coste libiche per impedire a chi fugge dalla guerra e dalla dittatura di trarsi in salvo; parlano di democrazia e facevano a gara fino a ieri a baciare Gheddafi e a trattare accordi economici per le loro aziende.
Come per il Kosovo, l’Iraq e l’Afghanistan tutte le ragioni sono buone pur di controllare le risorse energetiche.
Tacciono sulle stragi che i loro stessi alleati, in questi precisi momenti stanno facendo contro altri giovani in diversi paesi mediorientali, basta vedere il comportamento dell’Arabia Suadita o quello che avviene in Yemen. 41 morti nelle ultime ore.
Eppure quei giovani uccisi sono i fratelli dei giovani libici che si battono contro Gheddafi….ma lì il petrolio è in mani sicure, di regimi alleati di ferro con l’occidente, che quindi vanno lasciati agire senza disturbarli. Anche se fanno stragi.
Siamo sempre stati, come movimento pacifista, a fianco dei giovani maghrebini nella loro lotta contro le dittature e i regimi autoritari e non c’è dubbio che quello di Gheddafi lo sia.
Siamo stati al fianco di quei giovani anche quando i nostri governanti fornivano ai dittatori le armi per massacrarli.
Siamo al loro fianco anche ora “senza se e senza ma”; per questo abbiamo chiesto da tempo la rottura dell’accordo (anche militare !!) tra Italia e Libia, per questo abbiamo chiesto il blocco dei beni libici all’estero, l’interruzione degli accordi commerciali, l’isolamento politico immediato di Gheddafi, l’invio di aiuti umanitari immediati attraverso l’ONU e l’Unione Africana, l’accoglienza dei migranti, il supporto di cibo e di beni di prima necessità ai movimenti libici in rivolta…..
I governi se ne sono ampiamente fregati di tutto questo, non hanno fatto nulla, ed ora il rischio è di assistere ad un’ennesima guerra con l’alto rischio che, “per il bene della popolazione”,  si trasformi in un occupazione di territorio e in un protettorato su una parte, quella più ricca di petrolio, della Libia.