Archivio | novembre, 2010

Il 16 dicembre a Milano, per non dimenticare

27 nov

Piazza Fontana dicembre 1969 – Brescia 1974 – Genova luglio 2001

L’attacco arriva al cuore della Costituzione e della democrazia.

Assemblea pubblica

16 dicembre ore 20.30 Camera del Lavoro Milano (continua…)

Aids: la bufala della “pillola del giorno prima”

23 nov

La pubblicazione apparsa su New England Journal of Medicine e riportata da varie agenzie di stampa, è unicamente relativa alla capacità di ridurre parzialmente il rischio d’infezione somministrando un farmaco a persone sane.

E’ profondamente sbagliato presentare la somministrazione di farmaci antiretrovirali a persone sieronegative, quindi sane (tecnicamente definita PrEP – Profilassi Pre Esposizione -) come una soluzione per evitare l’infezione da HIV. Per quanto riguarda l’AIDS non esiste nessuna “pillola del giorno prima” in grado di prevenire il rischio di infezione.

Anziché intervenire sui comportamenti a rischio rilanciando la prevenzione  e le campagne di sensibilizzazione, si sceglie di rinunciare a provare a modificare tali comportamenti e si sceglie di somministrare terapie “pesanti” a persone sane.

Oltretutto forte è il rischio di favorire l’idea in chi assume tali farmaci, di essere comunque protetti e quindi finendo per “sdoganare” e rendere più frequenti i comportamenti a rischio: “tanto ho ingerito il farmaco, mi proteggerà, posso fare quello che voglio, non uso più il preservativo ”. Non è un caso che le stesse agenzie internazionali di lotta all’AIDS hanno espresso le medesime preoccupazioni

E’ bene precisare che non stiamo parlando di un vaccino, che si assume una volta e garantisce per sempre  l’immunità, ma di farmaci normalmente utilizzati per la terapia di persone HIV+.

Il solo pensare di utilizzare tali farmaci per persone sieronegative deresponsabilizza gli Stati dal dover realizzare interventi preventivi e i singoli dal dover evitare comportamenti a rischio.

Nessuno sembra inoltre preoccuparsi più di tanto dei possibili effetti collaterali prodotti in un organismo sano da farmaci così impegnativi.

Di fronte a questi annunci non dovrebbero sfuggire gli enormi interessi delle aziende farmaceutiche, che somministrando le terapie alle persone sieronegative vedrebbero, moltiplicarsi esponenzialmente i propri guadagni.

Secoli interi di politiche di sanità pubblica verrebbero cancellati, la medicina preventiva verrebbe azzerata in nome di una totale medicalizzazione, anzi farmacologizzazione, della società.

Senza per altro bloccare l’infezione: infatti non si può certo pensare di mettere in terapia centinaia di milioni, e forse un miliardo, di persone.

Fino a quando non vi sarà un vaccino la prevenzione e l’educazione sanitaria restano gli unici strumenti contro l’HIV. Il resto è un’ottima azione di marketing.

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L’ONU giustamente ha annunciato un calo significativo delle nuove infezioni da HIV tra il 2009 e il ’99. Ma vanno evitati facili entusiasmi; in Italia sono circa 180.000 le persone viventi sieropositive e in assenza di qualunque progetto di prevenzione questo numero è destinato ad aumentare ulteriormente, producendo sempre maggiori sofferenze umane e sempre maggiori costi per la sanità pubblica.

Ratzinger e il profilattico: un passo in avanti, ma la strada è ancora molto lunga.

22 nov

Benedetto XVI ha ammesso la possibiltità di utilizzare il preservativo per difendersi dal contagio dell’AIDS. E’ la prima volta che un Papa fa un’affermazione simile e questo spiega la grande risonanza che ha avuto la notizia. Da parte mia non posso che esserne contento; so bene quanto male e quanta sofferenza, altrimenti evitabile, abbia prodotto la posizione della gerarchia cattolica  di chiusura netta di fronte all’uso del preservativo.Posizione inflessibile e rimasta tale, nel caso della lotta all’AIDS, per quasi 30 anni, dall’83 al 2010. La posizione del Vaticano ha condizionato politiche di diversi governi africani, ha trovato sponda nella decisione di Bush di tagliare i fondi alle ONG che nelle attività di prevenzione distribuivano i profilattici. Intendo dire che non è rimasta solo un’enunciazione di principio, ma che ha creato enormi difficoltà concrete in chi è da sempre impegnato in prima linea nella lotta a quell’epidemia.

Ora la situazione sembra modificarsi e questo è un bene. Ma attenzione, se si legge attentamente  il pensierodel Papa, si scopre che Ratzinger ha ribadito fino in fondo la dottrina ufficiale della Chiesa: i rapporti sessuali sono finalizzati alla procreazione e l’uso di qualunque strumento o tecnica finalizzata ad interferire con il ciclo della natura è vietata. Non solo, Benedetto XVI ha anche ribadito che nemmeno una condizione di grave rischio per la salute, come nel caso dell’AIDS, può giustificare eticamente l’uso del profilattico. Il suo sforzo si ferma a riconoscere che il mondo è fatto di peccatori, di esseri umani fragili e che quindi, in talune eccezionali situazioni, può essere accettata un’eccezione come il minore dei mali. Non sembra comparire all’orizzonte la consapevolezza della tragedia umana che ancora oggi rappresneta l’AIDS con oltre 30 milioni di persone infettate in vita, la grande maggioranza delle quali situata nel continente africano e privata dell’acceso ai farmaci. Questo sì un vero e proprio peccato mortale.

Resta ancora tanta strada da fare perchè il Vaticano faccia propria, senza se e senza ma, la difesa della vita senza ideologismi che, a mio modesto parere, ben poco hanno a che vedere con il messaggio di fede.

Tutti assolti per la strage di Brescia:una vergogna !

17 nov

L’assoluzione per la strage di Brescia è la garanzia dell’impunità per fascisti e personaggi dei servizi segreti che agirono coperti dai governi democristiani di allora. Il tempo scorre velocemente, ma è importante non dimenticare la Storia; costruire memoria per capire il futuro.