Archivio | febbraio, 2010

Da Milano un segnale di speranza alla sinistra – intervista di Loris Campetti per Il manifesto

28 feb

Chi si rivede, Vittorio Agnoletto. Compagno di sempre, collaboratore di questo giornale dai tempi in cui faceva il medico del lavoro, o si batteva con la Lila contro l’Aids. Vittorio e i giorni terribili del G8 di Genova, Vittorio all’Europarlamento dalla parte dei movimenti e dei popoli sofferenti di mezzo mondo. I movimenti, quasi una religione per lui, anche se ammette che «non è certo una stagione dei cento fiori, quella che viviamo, e non è vero che a una politica marcia corrisponda una società in ottima salute». Ma ha anche una passionaccia per la politica, Vittorio.
«Mi metto a disposizione», ha detto alla Federazione della sinistra quando ormai i giochi in Lombardia erano fatti e l’ipotesi di una presentazione unitaria delle forze alla sinistra del Pd si era infranta. Per molteplici colpe, certo, resta il fatto che la Sel si è imbarcata sul carro di Penati. La Puglia è lontana da Milano. Eppure, in un processo di nuova frammentazione, la candidatura di Agnoletto non appare minoritaria, almeno in quel pezzo di Lombardia che sta con la cultura e con gli operai sui tetti, tra gli ambientalisti, con chi si impegna nella difesa dei beni comuni. Il listino del candidato presidente è di tutto rispetto: da Dario Fo e Franca Rame a Moni Ovadia, da Margherita Hack agli operai in lotta, da Emilio Molinari all’amministratore delegato di Radio Popolare Sergio Serafini, a Paolo Rossi. E ancora, medici, ambientalisti, insegnanti. Si può dire che il cuore dell’altra Lombardia, quella non omologata alle culture e alle politiche dominanti, sta con Agnoletto.

Vittorio, ma chi te l’ha fatto fare?

La voglia di dimostrare che in questa regione cruciale è possibile portare in consiglio regionale una rappresentanza della sinistra diffusa, che esiste e resiste. Senza la mia candidatura non ci sarebbe stata alternativa.

Alternativa a che cosa?

A turarsi in naso e votare per Penati, o restare a casa disertando le urne. Penati non propone un modello sociale diverso da quello di Formigoni, punta anch’egli sulle grandi opere, lasciando deperire la cultura produttiva. Addirittura, su questioni per noi centrali come l’immigrazione si schiera a metà strada tra Formigoni e la Lega. Il mio avversario è ovviamente Formigoni, che vincerà avviandosi a governare per vent’anni la Lombardia, ma non vedo differenze sostanziali tra i suoi programmi, le sue pratiche, e quelle di Penati.

Tutto vero, ma ti presenti con una sola parte della sinistra, un’altra è sul carro di Penati.


Io sono candidato presidente ma non andrò in consiglio regionale. La legge prevede questa opportunità. Questo per dirti che mi sono messo a disposizione per un progetto non di frammentazione ma di ricomposizione della sinistra. Perciò mi sono rivolto a intellettuali e operai, scenziati e insegnanti, ambientalisti e movimenti territoriali e la risposta che sto ricevendo è incoraggiante. Noi spieghiemo quale modello sociale si cela dietro l’Expò, che mette in movimento tanto la Compagnia delle opere quanto una parte delle Coop: quando manca l’opposizione viene meno il ruolo di sentinella del potere, vince la pratica consociativa che sempre più spesso sconfina nell’illecito, come vediamo in questi giorni. Noi proponiamo un altro percorso, diverse relazioni.

Da un lato c’è chi, come la Sel, sceglie di affiancarsi al Pd, dall’altro chi, come Rifondazione e la Federazione della sinistra, rischia di rinchiudersi in uno splendido isolamento che non esclude a priori tentazioni settarie. Non sarà che la tua candidatura nasce dall’idiosincrasia di Penati per la falce e martello?


Io con Penati non mi sarei mai presentato, qualunque schieramento l’avesse sostenuto. Mi pare che le parole migliori per spiegare la presenza di un candidato presidente e di una lista alternativa siano quelle di Moni Ovadia quando ha accettato di stare nel listino: «Tra zuppa e panbagnato scelgo di mangiare bene». Con questa logica mi rivolgo agli elettori di Sinistra e libertà, per dare un segnale diverso nel momento in cui persino nel gruppo dirigente della Sel ci sono divisioni e ripensamenti sull’errore commesso. Mi rivolgo a chi è impegnato nelle lotte per il lavoro, per la cultura, i beni comuni e anche agli elettori dell’Italia dei valori che in Di Pietro cercavano un’alternativa che ora vedono annacquarsi. Ho l’impressione che la mia venga percepita come una candidatura unitaria dalla sinistra lombarda.

Dici che dalla Lombardia vuoi mandare un segnale positivo alle forze di sinistra. Parti da una situazione difficile e frantumata. Persino dentro la Federazione della sinistra, dove ci si divede – solo per fare un esempio – anche sul congresso della Cgil.


Il segnale per un futuro diverso, perché sia efficace deve partire da un buon risultato elettorale: la Federazione sopra il 3% o il presidente sopra il 5%. Io penso che si possa ricostruire un percorso unitario, atonomo dal Pd e non settario e arroccato. Ogni tanto per saltare l’ostacolo bisogna alzare lo sguardo. Alzare lo sguardo anche rispetto al congresso della Cgil, per cercare al di là delle due mozioni le idee e i valori positivi che stanno nelle staordinarie lotte della Fiom in fabbrica, con i migranti e la Val di Susa, ma anche nella storia di Lavoro e società. Sennò come fai a riannodare i fili? Per tornare a noi: credo che a sinistra del Pd ci sia spazio per un solo polo, ma le strade autonome per costruirlo sono più d’una.

Afghanistan, chi ieri ha votato a favore (o si è astenuto) sul proseguimento della missione è corresponsabile di queste morti. Ritiro immediato delle truppe

26 feb

Innanzitutto desidero esprimere le mie condoglianze alla famiglia di Pietro Antonio Colazzo e ai familiari di tutte le vittime. Ora tutte le nostre autorità faranno a gara per esprimere il loro dolore per l’ennesima morte di un italiano e si prepareranno a celebrare funerali di stato dove si affanneranno per occupare le prime file e apparire con volti segnati dal dolore sugli schermi televisivi. Lacrime di coccodrillo, loro sono i corresponsabili di queste morti; sono corresponsabili tutti coloro, maggioranza e PD, che ieri in Senato hanno votato il rifinanziamento della missione in Afghanistan e lo è anche l’IDV che non ha trovato il coraggio di votare contro pensando di cavarsela con una pilatesca astensione. Ora alzeranno tutti quanti grida di disperazione, ma anche un bambino sa che se mandi qualcuno in guerra vi è la possibilità che costui venga ucciso (e che uccida). È necessario l’immediato ritiro delle nostre truppe che non sono in Afghanistan per costruire la pace ma,come bene ha spiegato Gino Strada oggi in un’intervista, sono in Afghanistan per difendere un governo fantoccio,eletto con elezioni truffa e pieno di narcotrafficanti e di signori della guerra. La nostra solidarietà va a RAWA, l’organizzazione delle donne afgane, e tutta la società civile che è impegnata nella difesa dei diritti umani calpestati sia dai talebani che dal governo Karzai.

Il listino di Agnoletto candidato presidente

25 feb

Lo sostengono Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia, Paolo Rossi, Margherita Hack, Mangoni Supergiovane, lavoratori, una studentessa, due ambientalisti…

Ecco i nomi del listino di Vittorio Agnoletto, candidato presidente della Regione Lombardia per la Federazione della Sinistra:

DARIO FO, premio Nobel per la letteratura,
FRANCA RAME, attrice,
MONI OVADIA, attore, compositore, musicista, scrittore,
MARGHERITA HACK, astrofisica,
PAOLO ROSSI, attore, comico,
OTTAVIA ALBANESE, docente di Scienze dell’Educazione Università Bicocca di Milano, EMILIO MOLINARI, presidente del Comitato Italiano per un Contratto Mondiale sull’Acqua,
CELESTINA VILLA, impiegata all’Archivio di Stato di Cremona,
LUCA MANGONI detto SUPERGIOVANE, architetto, guest star di Elio e le Storie tese, LUCA FAZIO, giornalista de Il manifesto,
MARUSKA CONSOLATI, studentessa universitaria di Brescia, classe 1987,
SERGIO SERAFINI, amministratore delegato di Radio Popolare,
MORGAN CORTINOVIS, operaio in lotta alla Frattini, azienda in crisi di Seriate (Bg), MATTEO GADDI, esperto in politiche industriali, animatore delle lotte ambientaliste a Mantova,
GIUSEPPE ERIANO, medico, lavora in Brianza.

«Il sostegno che ricevo da alcune tra le personalità più significative del mondo della cultura e del lavoro della nostra regione – dichiara Vittorio Agnoletto – contiene un messaggio preciso: non possiamo rassegnarci alla situazione presente, è possibile cambiare e per cambiare è necessaria la presenza della sinistra con suoi valori di giustizia sociale e di rispetto dei diritti di ogni essere umano. La mia candidatura vuole offrire una speranza a tutti coloro che credono nella possibilità di costruire una vera opposizione al sistema di potere costruito in quindici anni da Formigoni e non contrastato da un’opposizione di pura facciata. Ringrazio tutti i componenti del mio listino per la disponibilità e la generosità con la quale hanno messo a disposizione il loro impegno e la loro credibilità per questa difficile ma necessaria impresa. Sono fiducioso che otterremo un risultato importante non solo per noi, ma per il futuro di tutti coloro che vivono in questa nostra regione».

Per DARIO FO «è un’occasione, bisogna assolutamente dare una mano, un sostegno e soprattutto convincere altri ad esser attivi e a non dire – come potrebbe accadere di primo istinto – “chi se ne frega, che responsabilità ho io, basta, ne ho piene le scatole della politica”». Mentre c’è chi «continua a ubriacare la gente di idee false, bisogna sperare nelle persone migliori, soprattutto che un movimento che ha una coscienza civile venga avanti. Anche se non si vince, d’accordo, ma è un segno, dare il segno che ci siamo, che partecipiamo e non ci siamo addormentati».

Secondo MONI OVADIA «è ora di avere il coraggio di rompere questo cerchio stantio di una destra aggressiva, autoreferenziale e intollerante e di una opposizione che da troppo tempo si limita a guardare senza opporsi sostanzialmente». La Lombardia «ha bisogno di un’autentica alternativa, non ha bisogno di candidati che si dichiarano democratici e poi scimmiottano le tecniche repressive del peggior centro destra».

EMILIO MOLINARI spiega così il suo sostegno ad Agnoletto: «In questa mia scelta c’è il rispetto per Vittorio ma c’è soprattutto l’indignazione per la continua riduzione della democrazia, c’è il dire basta al cinismo con il quale il PD tenta di sopravvivere alla propria crisi e alla deriva delle idee e dei contenuti, cancellando sistematicamente a sinistra la rappresentanza di storie politiche ed umane che riguardano milione di persone».

Mentre il SUPERGIOVANE dichiara: «Vittorio Agnoletto è bello dentro (nonostante le apparenze è uno figo) ma soprattutto è…giovane dentro! Come si fa a non amare uno che le prende sempre!».

Su http://www.youtube.com/vittorioagnoletto i video con i messaggi di supporto di Dario Fo, Moni Ovadia e altri…

Tangenti Trezzano, Pd e Pdl uniti dalla corruzione dilagante. E’ solo l’antipasto di quello che accadrà con l’Expo.

23 feb

Gli arresti di ieri dimostrano che non siamo di fronte a delle mele marce: il sistema è marcio! E il marciume non riguarda solo le destre ma anche il Pd: l’illegalità, la corruzione e le clientele sono trasversali ad un sistema fondato sul consociativismo. L’intreccio affaristico,spesso illegale, tra esponenti del PdL e del PD è il risultato di una mancata vera opposizione del PD e la ricerca da parte del partito di Penati di un accordo a qualunque costo con Formigoni. L’episodio dell’ex sindaco del Pd di Trezzano non va sottovalutato, soprattutto perché parliamo di un esponente politico alla guida di una grande azienda pubblica che gestisce un bene essenziale come l’acqua.  Scandaloso e inquietante che chi gestisce soldi pubblici venga arrestato con accuse tanto gravi.Certo è che gli unici davvero “puliti” siamo noi della Federazione della Sinistra. E con l’enorme business dell’Expo occorrerà in Regione la presenza di consiglieri davvero estranei a queste logiche, “vedette” che possano a questo punto monitorare tutto ciò che accade alle spalle dei cittadini: gli elettori lombardi non potranno ignorare il sistema mafioso emerso. Noi siamo la sola alternativa, oggi più che mai, a questo sistema mafioso.